4 luglio 2016 - 28 Sivan 5776 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Paolo Sciunnach e di
Anna Foa. Nella sezione pilpul una riflessione di Daniela Fubini.
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Pietro Grasso @PietroGrasso
3 luglio
Auguri e in bocca al lupo a Noemi Di Segni, eletta nuova Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane.
Stefania Giannini @SteGiannini 3 luglio
Buon lavoro a Noemi Di Segni nuova Presidente Unione Comunità Ebraiche.
Ringrazio Renzo Gattegna per questi anni di proficua collaborazione
Francesco M. Talo' @francescom_talo
3 luglio
Complimenti a Noemi Di Segni. @ItalyinIsrael felice di continuare l'ottima collaborazione avuta con Renzo Gattegna
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#PE24BreakingNews
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Aggiornamenti regolari e notizie provenienti dal mondo ebraico, sulla homepage del portale dell'ebraismo italiano www.moked.it oppure seguendo il link diretto http://bit.ly/1uQoBHo
Le notizie vengono pubblicate anche su twitter, @paginebraiche, con l'hashtag #PE24BreakingNews.
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Unione delle Comunità Ebraiche,
Noemi Di Segni alla presidenza
Grande
spazio e attenzione sui media nazionali per l'elezione ieri a Roma di
Noemi Di Segni, nuovo presidente dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane (clicca qui
per leggere il suo discorso). La notizia della nomina da parte del
Consiglio UCEI di Di Segni, nata a Gerusalemme e romana d'adozione,
alla guida dell'ebraismo italiano è stata subito rilanciata online dai
principali quotidiani italiani (La Stampa e Repubblica) e poi ripresa
oggi sulla carta stampata (tra gli altri, Repubblica, La Stampa,
Unità). Sul Corriere della Sera di oggi, Paolo Conti spiega che la sua
nomina “conferma una linea moderata e improntata al dialogo”
dell'Unione. Assessore al Bilancio nel precedente Consiglio UCEI, Di
Segni succede all'avvocato Renzo Gattegna. In un'ampia intervista
rilasciata al Messaggero, il nuovo presidente spiega come tra le sue
priorità ci siano l'unità e la sicurezza del mondo ebraico italiano.
“All'interno – afferma Di Segni - è necessario dare un messaggio di
unità, l'ebraismo italiano è frastagliato, le comunità sono 21, ma
oltre alle maggiori di Roma e Milano ne esistono altre 19 con le quali
bisogna definire nuovi modelli di networking per gestire in sinergia i
servizi comunitari. I finanziamenti dell'otto per mille andranno
rafforzati. Ma bisogna anche affrontare il tema dell'identità ebraica,
con la formazione religiosa, la scuola, la socializzazione”. Sul fronte
delle minacce esterne, in un momento storico in cui il terrorismo è
sempre più una minaccia globale, il nuovo presidente sottolinea come
sia necessario “sviluppare una strategia vincente per difendere le
nostre comunità da un antisemitismo che diventa sempre più aggressivo e
subdolo. Ma la sicurezza va gestita informando e senza generare panico.
Di concerto naturalmente con le forze dell'ordine e l'intelligence”.
Rispetto al suo rapporto con Israele, spiega di esserci vissuta fino ai
vent'anni e di avere fatto lì il servizio militare. “Come comunità
siamo al fianco dello Stato di Israele. Sappiamo come la sua
sopravvivenza rappresenti una garanzia per l'esistenza, e aggiungerei
oggi resistenza, dell'intera compagine europea. Continueremo a
difenderlo come luogo di eccellenza nello sviluppo etico, scientifico,
tecnologico e sociale, unico nel Mediterraneo”. Rispetto poi al suo
predecessore, Renzo Gattegna, Di Segni spiega di considerarlo “un
esempio di presidenza da seguire, da lui ho imparato moltissimo,
soprattutto l'ascolto e il rispetto delle persone”.
Da Dacca a Bagdad, le stragi del terrorismo islamista.
In Bangladesh si terranno oggi i funerali di Stato per le vittime
dell'attentato compiuto da terroristi dell'Isis in un ristorante di
Dacca. Tra le 28 persone uccise, nove italiani, per cui in Italia,
racconta Repubblica, si valuta se dichiarare il lutto nazionale. Su La
Stampa e Repubblica, la terribile testimonianza di Gianni Boschetti,
sopravvissuto al massacro al ristorante dove però è stata assassinata
la moglie. Il profilo degli assassini parla invece di ragazzi
benestanti: “ricchi, belli e colti. Il Bangladesh scopre i volti del
terrore”, titola La Stampa, parlando dei terroristi affascinati
dall'ideologia di morte dell'Isis. E il terrorismo del movimento
islamista nelle scorse ore è tornato a colpire: un Camion bomba è
esploso a Bagdad nel quartiere dei negozi frequentato dalle famiglie.
126 morti e almeno 25 erano minori (Corriere della Sera).
Il patto della Rete contro il terrore.
Palazzo Chigi si mobilita e chiede l'intervento dei giganti della Rete
per bloccare la propaganda online della Jihad. “Nella storia del '900 -
afferma una fonte di Palazzo Chigi a Repubblica - abbiamo conosciuto un
periodo buio della ragione, un cortocircuito dell'umanità che ha
portato all'Olocausto. Quella follia si è alimentata della propaganda.
Che non a caso era l'ossessione del Terzo Reich. Oggi, ora, quelle
immagini di un'umanità letteralmente sventrata, di corpi eviscerati,
riversi nel loro sangue e nei loro liquidi biologici, quella minaccia
di uccidere nei sogni, le une e le altre affidate alla Rete in tempo
reale, ci dicono che siamo di fronte alla stessa sfida. In gioco sono
il racconto del Terrore e la sua forza contagiosa”.
Cosa fu l'operazione Entebbe.
Quarant'anni fa, tra il 3 e il 4 luglio del 1974, nell’aeroporto
ugandese di Entebbe, l’esercito israeliano riuscì a liberare, in
un'operazione entrata nella storia del Paese, decine di ostaggi in mano
a terroristi, in parte palestinesi in parte tedeschi, che avevano
dirottato un aereo. La Stampa, riportando le testimonianze di alcuni
dei protagonisti di allora, ricostruisce oggi la vicenda.
Dopo Wiesel, dopo i Testimoni. Sul
Mattino Titti Marrone riflette sul futuro della Memoria a partire dalla
scomparsa sabato sera di una delle sue voci più preziose, Elie Wiesel.
“Che succederà quando non ci sarà più qualcuno a raccontare di aver
vissuto sulla propria pelle e visto con i propri occhi l'orrore della
Shoah? Se lo è chiesto David Bidussa in un bel libro di qualche anno fa
intitolato Dopo l'ultimo testimone (Einaudi 2009). - ricorda Marrone -
E ora, dopo la morte di Elie Wiesel, vien da pensare che ci siamo
quasi. Che con la fine dello scrittore e premio Nobel per la pace
scomparso l'altra notte a 87 anni, con lo spegnersi della sua memoria
diretta, vibrante e intensa ma sempre pacata, si fanno sempre più
sparute e rare le voci in grado di raccontare e testimoniare
l'Olocausto”.
Addio a Marina Jarre.
“È mancata ieri a Torino la scrittrice e drammaturga Marina Jarre, nata
a Riga in Lettonia nel 1925 da padre ebreo lettone (il suo cognome da
nubile era Gersoni) e madre valdese italiana. Arrivata a dieci anni in
Italia con la sorella a Torre Pellice, nel Torinese, in seguito alla
separazione dei suoi, e allontanatasi dal crogiuolo di lingue di Riga,
in cui si intrecciavano lettone, tedesco, russo, polacco e svedese,
Jarre imparò l’italiano a scuola e lo usò per scrivere” (Corriere). Da
qui, la sua carriera di narratrice in cui raccontò l'epopea dei valdesi
(La Stampa).
Daniel Reichel twitter @dreichelmoked
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