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6 luglio 2016 - 30 Sivan 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
“Ecco cosa è il Talmud: negando tutto quanto è meschino, eleva anche ciò che che è futile e vile…Un’altra definizione di Talmud? Il rimedio migliore contro la dimenticanza….Per me il Talmud è ancora un’altra cosa. E’ un canto indimenticabile, quello della mia infanzia” (Elie Wiesel, Celebrazioone Talmudica)
 
Davide
Assael,
ricercatore
Ha fatto molto clamore la notizia che gli attentatori di Dacca fossero, come si dice, figli di buona famiglia e che avessero frequentato buone scuole. Ed è, così, ripreso il consueto dibattito se influiscano di più le motivazioni ideologiche o le condizioni sociali. Un dibattito a mio modo di vedere alquanto sterile perché è ovvio che giochino un ruolo entrambi i fattori.
 
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Le donne e i valori ebraici
“Il ruolo di una donna nel rappresentare l’ebraismo italiano, le sfide della sicurezza, la lotta contro l’antisemitismo, il rapporto tra ebrei e cattolici. Sono alcuni dei punti toccati nella grande intervista che il Corriere della Sera, a firma di Paolo Conti, pubblica oggi a tutta pagina al nuovo presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. Una nomina che segna il ritorno di una donna alla guida dell’Unione, dopo la presidenza di Tullia Zevi dal 1983 al 1998. “È un onore confrontarmi con la straordinaria eredità di Tullia Zevi – afferma Di Segni – che ha guidato l’Unione svolgendo un lavoro fondamentale in anni di sfide faticose. Necessariamente diverse da quelle di oggi che hanno come sfondo le nuove tecnologie e il loro uso, l’integrazione, il dramma del lavoro, l’identità europea in crisi”. “Una donna – continua Di Segni – alla presidenza dell’Unione può trasferire il proprio momento familiare a una famiglia più allargata, quella dell’ebraismo italiano, trasmettendo con passione l’affetto per la comunità con spirito di servizio”.
Sul fronte della lotta all’antisemitismo, il nuovo presidente sottolinea come “il pericolo maggiore viene da social media come dimostrano i recenti episodi di terrorismo legati all’Isis, i giovani meno strutturati possono essere attirati dai catalizzatori d’odio che sfruttano debolezze e fragilità”. Scuola ed educazione, sottolinea la presidente, sono la risposta a queste fragilità e “l’ebraismo, per la sua capacità di affrontare il nodo della sicurezza fisica e psicologica, può dare un grande contributo”. Rispetto al dialogo con il mondo cattolico e alle visite di tre pontefici al Tempio Maggiore a Roma, Di Segni ricorda la posizione del suo predecessore Renzo Gattegna e spiega che “è diventato un rapporto tra chi vuole conoscersi tra diversi ma ha molti messaggi comuni da portare. Quelle visite sono state importantissime. Ci sono ancora questioni da affrontare ma guardo con fiducia a un percorso che sta proseguendo molto positivamente”.

Israele, blocca l’incitamento su Facebook. Secondo Gilad Erdan, ministro perla Sicurezza Interna, “Facebook è diventato un mostro. L’incitamento alla violenza, l’odio, le bugie che nutrono i giovani palestinesi sono diffuse dalla piattaforma digitale” e per questo al vaglio del governo c’è una legge che permetta di intervenire in poche ore per bloccare il materiale che incita al razzismo, agli attentati, minaccia la sicurezza dello Stato o quella individuale, racconta il Corriere della Sera. “Lavoriamo regolarmente con organizzazioni che si occupano di sicurezza e policy-maker di tutto il mondo, Israele compreso – la replica di Facebook -. Non c’è spazio per contenuti che promuovono la violenza, minacce, terrorismo o odio sulla nostra piattaforma. Abbiamo stabilito degli standard pensati per aiutare le persone a capire che cosa sia concesso e invitiamo gli utenti a segnalare quando ritengono che un contenuto violi queste regole, in modo da poter esaminare ciascun caso segnalato e agire prontamente”.

Keillah di Livorno, Mosseri alla presidenza. Conferma per Vittorio Mosseri alla presidenza della Comunità ebraica livornese. Dirigente di una multinazionale e neo Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Mosseri ha scelto per sé la delega al Bilancio. Con lui in Consiglio anche il vicepresidente Gianfranco Giachetti (delega al patrimonio mobiliare e immobiliare) e i Consiglieri Franco Levi (servizi sociali e contabilità), Silvia Ottolenghi e Gadiel Polacco (Corriere Fiorentino).
 
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  davar
il presidente dell'unione di segni al corriere
"Il modello della famiglia ebraica
come esempio per la comunità"

Un ruolo da protagonisti per gli ebrei italiani nel quadro della società di cui sono da sempre componente determinante. Un modello di famiglia inclusiva e responsabile. Un passo ulteriore nella conquista della piena responsabilità e del pieno impegno professionale e politico del mondo femminile. Il riconoscimento e la valorizzazione di ognuna delle 21 comunità ebraiche italiane. Un forte appello all’unità di intenti nel più rigoroso rispetto delle differenze. E ancora valori democratici, cultura, scuola, lotta all’antisemitismo e all’intolleranza, sicurezza, Israele.
A tutta pagina sul
Corriere della Sera, le prime riflessioni della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni all’indomani della sua elezione, la scorsa domenica, da parte del Consiglio UCEI.
A confronto con il maggiore quotidiano nazionale su molteplici tematiche: il ruolo di una donna nella rappresentanza dell’ebraismo italiano, la sfida della sicurezza, la lotta contro l’antisemitismo, il percorso del dialogo anche alla luce dei nuovi incontri tra mondo ebraico e altre realtà culturali e religiose. “Il valore particolare delle donne è un patrimonio dell’ebraismo” uno dei punti forti evocati dal presidente dell’Unione nel suo colloquio con il Corriere, posto in evidenza dalla redazione del quotidiano come titolo dell’intervista.
“Non solo poche Comunità, ma anche le più piccole tra le 21 che compongono l‘Italia ebraica, sono state o sono dirette da donne. Ed è doveroso sottolineare l’importanza che hanno le comunità più piccole, in cui è magari più difficile mantenere la peculiarità e l’identità per la mancanza di scuole. Sono comunità diverse tra loro, con tradizioni spesso differenti. Un valore – sottolinea Di Segni – che va tutelato e protetto”.
Di ampio respiro anche il confronto svolto, tra i molti segnali queste ore, lanciato dalla
Radio Vaticana. Afferma Di Segni nel colloquio con l’emittente radiofonica della Santa Sede: “La presidenza che si apre è un frutto, se vogliamo, un primo frutto di un impegno che abbiamo portato avanti per quattro anni, di attenzione alle persone, alle singole comunità, per la loro esistenza come punti di riferimento e evidenze di un ebraismo che si è sviluppato ed è maturato sul territorio nazionale, valorizzando le peculiarità di ciascuna comunità. L’idea è quella di valorizzare quello che è comune tra le diverse collettività e comunità, siano esse ebraiche, cattoliche, cristiane e musulmane. E quindi, la linea che noi vogliamo assolutamente seguire, nel solco dell’eredità di Tullia Zevi e di Renzo Gattegna, è proprio quella di essere portatori dei valori di dialogo e di democrazia, con il resto della società italiana”. Valori degli ebrei italiani che costituiscono un patrimonio irrinunciabile dell’intera società.

Il valore delle donne è un patrimonio dell'ebraismo

Noemi Di Segni, 47 anni, nata a Gerusalemme e romana d’adozione, è il nuovo presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Torna una donna alla guida dell’ebraismo italiano: “È il risultato di un lavoro di 4 anni realizzato da un gruppo di donne all’interno dell’Unione. Come succede per gli alberi, c’è voluto tempo per vedere i frutti”.
Lei idealmente succede a Tullia Zevi, presidente dell’Unione dal 1983 al 1998.
È un onore confrontarmi con la straordinaria eredità di Tullia Zevi che ha guidato l’Unione svolgendo un lavoro fondamentale in anni di sfide faticose. Necessariamente diverse da quelle di oggi che hanno come sfondo le nuove tecnologie e il loro uso, l’integrazione, il dramma del lavoro, l’identità europea in crisi.
Quale valore aggiunto può portare una donna in un incarico molto delicato come quello di rappresentare un ebraismo italiano compatto ma insieme diversissimo?
C’è il valore particolare delle donne: il loro saper tutelare e salvaguardare il nucleo familiare. Io ho tre figli e so bene quanto sia essenziale. Nella mia famiglia però tutte le donne non solo hanno avuto rapporti familiari forti ma hanno sempre consolidato il loro percorso personale affrontando studi universitari e inserendosi nella vita pubblica e nelle istituzioni. In Israele, l’uguaglianza tra uomini e donne è un dato acquisito: l’importanza di quella parità apparteneva alla matrice sociale degli anni in cui nacque lo stato di Israele. Anche in Italia sono stati compiuti molti passi in avanti ma le sfide restano numerose. Una donna alla presidenza dell’Unione può trasferire il proprio momento familiare a una famiglia più allargata, quella dell’ebraismo italiano, trasmettendo con passione l’affetto per la comunità con spirito di servizio. Il mio non è un “lavoro”, ma un incarico gratuito in un ente che notoriamente non è lucrativo.
Anche la comunità ebraica romana, la più numerosa, è guidata da una donna, Ruth Dureghello. C’è dunque una nuova linea di tendenza nell’ebraismo italiano?
L’impegno delle donne sta diventando un patrimonio dell’ebraismo italiano. Ruth è bravissima ed è bello pensare che Noemi e Ruth, nella Bibbia, siano unite da un fortissimo legame tra suocera e nuora. Ma voglio ricordare che non poche comunità, anche le più piccole tra le nostre 21, sono state o sono dirette da donne. Ed è doveroso sottolineare l’importanza che hanno le comunità più piccole, in cui è magari più difficile mantenere la peculiarità e l’identità per la mancanza di scuole. Sono comunità diverse tra loro, con tradizioni spesso differenti. Un valore che va tutelato e protetto.
Pensa che in Italia ci sia ancora un antisemitismo diffuso, che il livello sia preoccupante?
L’antisemitismo si evolve e cambia. Oggi nessuno teorizza l’eliminazione fisica come fece il nazismo. Ma ci sono forme subdole che resistono, lo sa chi vive sulla propria pelle quel non valorizzare, non riconoscere l’altro. Oggi il pericolo maggiore viene dai social media dove, come dimostrano i recenti episodi di terrorismo legati all’Isis, i giovani meno strutturati possono essere attirati dai catalizzatori d’odio che sfruttano debolezze e fragilità. Bisogna operare nelle scuole, sostenere i giovani, spiegare i pericoli del web e raccontare cosa sta accadendo nel mondo ma senza generare panico. L’ebraismo, per la sua capacità di affrontare il nodo della sicurezza fisica e psicologica, può dare un grande contributo.
Quanto hanno contato, nel rapporto tra ebrei e cattolici, le visite dei tre Pontefici in Sinagoga?
Come ha sempre detto il mio predecessore Renzo Gattegna, che per me è una luce, un maestro e una grande persona, è diventato un rapporto tra chi vuole conoscersi tra diversi ma ha molti messaggi comuni da portare. Quelle visite sono state importantissime. Ci sono ancora questioni da affrontare ma guardo con fiducia a un percorso che sta proseguendo molto positivamente.

Paolo Conti, Corriere della Sera, 6 luglio 2016
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UCEI - al lavoro PER FORMARe la giunta
“Serve unità e rispetto reciproco
per dar voce agli ebrei italiani" 

Una Giunta unita, al cui interno abbiano voce tutte le anime del Consiglio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Composta da persone capaci di superare la tentazione dei veti e delle esclusioni. Questo l'obiettivo della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, al lavoro in queste ore per portare al Consiglio dell'Unione del prossimo 17 luglio la proposta di un organo esecutivo che dia un forte segnale di unità e condivisione di intenti da parte di tutto l'ebraismo italiano.
La stessa Presidente ha sollecitato, come primo atto dopo la sua elezione, un incontro con il nuovo Consiglio dell’Assemblea rabbinica italiana che dovrebbe avvenire in tempi brevi.
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ramadan - il messaggio agli islamici d'italia
"I valori della fede e della pace
portino a un proficuo dialogo"

In occasione della fine della ricorrenza del Ramadan, il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha inviato alle comunità islamiche italiane il seguente messaggio:

A nome del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e mio personale e auguro a tutti i musulmani d’Italia una serena conclusione del Ramadan.
Nella consapevolezza che i valori della fede e della pace illuminano la strada di un proficuo dialogo, nel rispetto delle differenze e dell'impegno per il bene comune, per le nostre Comunità di oggi e delle generazioni future.

Noemi Di Segni
presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

qui milano - il messaggio di besso e hasbani
"Buon lavoro da tutta la Keillah
al nuovo presidente dell'Unione"

Un messaggio di auguri positivo e improntato alla collaborazione quello arrivato nelle scorse ore dalla Comunità ebraica di Milano all'indirizzo del nuovo presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “Sai di avere al tuo fianco, in questi anni a venire, le comunità ebraiche italiane, diverse nel loro insieme, per cultura, provenienza e tradizioni. Ma questo rappresenta la nostra prima ricchezza, uno straordinario valore aggiunto sul quale potrai contare in ogni momento del tuo cammino”, si legge nel testo firmato e condiviso dai due presidenti della Keillah milanese Raffaele Besso (a sinistra nell'immagine) e Milo Hasbani (a destra nell'immagine), assieme a tutto il Consiglio e al segretario generale. La Milano ebraica, nelle sue diverse anime, dunque si unisce nei complimenti e nell'augurio di buon lavoro alla neopresidente Di Segni, sottolineando d'altro canto come la situazione internazionale attuale sia complessa a causa del terrorismo e della violenza, così come per il “sorgere o il risorgere di forme, le più variegate, di antisemitismo”. “Eppure – continua il messaggio di auguri, che si aggiunge a quelli pervenuti negli scorsi giorni dalle istituzioni, da diverse Comunità ebraiche e da cittadini comuni - puoi contare sull’amicizia di larga parte del popolo italiano, delle sue massime istituzioni e delle sue autorità politiche e religiose, che non hanno mai fatto mancare la loro vicinanza e il loro affetto”.


dopo brexit, episodi d'intolleranza in crescita
Minoranze contro gli estremismi "L'odio non riuscirà a dividerci"
Nel Regno Unito si guarda con preoccupazione agli effetti di Brexit, ovvero all’uscita dall’Unione europea sancita dagli elettori britannici attraverso il referendum del 23 giugno scorso. A tenere banco, la situazione economica e i tempi di assestamento dopo la reazione negativa dei mercati. Ma cresce anche un altro timore, fondato su una percezione diffusa: che il fenomeno Brexit abbia in qualche modo sdoganato Oltremanica l’estremismo e l’intolleranza. Un problema – confermato dai dati in crescita di denunce di episodi di incitamento all’odio diffusi dalle forze dell’ordine – che riguarda in particolare le minoranze, nel mirino di una politica fortemente nazionalista e anti immigrazione. Per tutti questi motivi, il sindaco di Londra Sadiq Khan ha allertato la polizia di Scotland Yard affinché alzi il livello di vigilanza nei confronti dei crimini d’odio di stampo razzista “perpetrati da chi potrebbe usare il referendum come maschera di un tentativo di dividerci”, e ha affermato di prendere con serietà “la mia responsabilità di difendere il fantastico mix di diversità e tolleranza che contraddistingue Londra”. Un appello ribadito anche nel corso dell’Iftar interreligioso e multietnico svoltosi al Lambeth Palace, la residenza ufficiale londinese dell’Arcivescovo di Canterbury, a cui ha partecipato il rabbino capo del Commonwealth Ephraim Mirvis (nell'immagine in prima fila a destra insieme al sindaco Kahn e all'arcivescovo di Canterbury Justin Welby).

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pilpul
Ticketless - Nocentini
Diversa dal solito, la coincidenza di questa settimana. Non di libri parliamo (una volta tanto!), ma di infanzie. Di ritorno da Nonantola, ho visitato a Firenze il Museo degli Innocenti, in piazza SS. Annunziata, appena inaugurato. Suggerisco agli amici nonantolani di correre a vederlo per la meraviglia in sé e per le idee che potrà suggerire a chi come loro sta lavorando a un memoriale sulla storia dei bambini. Intorno al meraviglioso Salone Brunelleschi, trovano spazio adesso il Museo che ricostruisce da mezzo millennio circa di storia dell’infanzia abbandonata, ma anche la Biblioteca dell’Unicef, nonché varie istituzioni nazionali e internazionali sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Elie Wiesel
È davvero difficile parlare di Elie Wiesel, nel momento in cui ci ha lasciato, senza cadere in quella retorica a lui tanto aliena, o nell'illusione di riuscire a sintetizzare con delle parole il senso di una lezione il cui nucleo essenziale è proprio quello dell'incapacità della parola di rendere testimonianza. "Vi abbiamo raccontato parte del nostro passato - ha scritto - non per farvelo conoscere, ma perché possiate sapere che non lo conoscerete mai". Eppure, della parola Wiesel è stato maestro, lasciandoci delle pagine di altissimo lirismo, di ineguagliabile forza espressiva, che avrebbero potuto benissimo guadagnargli, accanto all'onore del Nobel per la Pace, quello del Nobel per la Letteratura.

Francesco Lucrezi, storico
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Nel segno dei nomi
Qualche giorno fa abbiamo festeggiato la festa di Shavuot. Il giorno in cui D-o, attraverso Moshe' Rabbenu ci ha reso popolo dandoci le sue Leggi. Ogni festa in Israele ha anche un simbolico valore legato alla terra, alla natura e Shavuot è la festa delle messi e del raccolto.

Angelica Edna Calo Livne
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