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 12 Luglio 2016 - 6 Tamuz 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Perché è proprio Qorakh il prototipo della ribellione e della discordia? In fondo le sue tesi sono ragionevoli e convincenti e oltretutto riconducibili a una profonda idea religiosa: “...tutta la Comunità è composta da persone sante...” (Bemidbar, 16; 3). La kedushà di Israele non può essere esclusivo appannaggio di pochi eletti, sostiene Qorakh! Spesso però la disgregazione nasce proprio quando una nobile causa si trasforma in un un’ideologia di partito, quando sotto al manto di una giusta idea si camuffa un disegno politico, populista e demagogico, che con la Torah ha poco a che vedere.
 
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
È possibile semplificare il pensiero altrui fino a deformarlo? Certo che sì, se chi ha prodotto quel pensiero è morto e non può difendere la propria posizione. È ciò che fa il cardinale Gianfranco Ravasi (Il Sole 24 Ore, 10 luglio 2016) con Shakespeare e, in particolare, con Il mercante di Venezia, riproponendo la lettura ormai un po’ ammuffita che legge il dramma come un’opposizione fra l’implacabile giustizia ebraica (cita addirittura la legge del taglione) e la salvifica misericordia cristiana. E tutto ciò per convincersi che Shakespeare era pervaso da spirito cattolico. Ma Ravasi, teologo e biblista cui sfugge del tutto l’ironia ambigua del testo shakespeariano, si fida troppo ciecamente delle belle parole di Porzia: “La natura della misericordia è spontanea”. 
 
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“No a imam fai-da-te”
"No agli imam fai-da-te, sì a una nuova figura di imam sempre più consapevole anche del suo ruolo pubblico”. Così il ministro dell’Interno Angelino Alfano al termine del vertice con diverse rappresentanze islamiche italiane durante il quale sono stati fissati dei paletti “per lavorare assieme su libertà e responsabilità”. Tra i punti oggetto dell’accordo, ampiamente approfonditi sul Corriere della sera, prediche in italiano e uno statuto per gli imam.

Il Memoriale della Shoah di Milano riapre le porte per l’emergenza profughi. Quaranta i cittadini eritrei che hanno trovato accoglienza ieri, in una giornata segnata da alcune tensioni e difficoltà in uno dei principali centri di accoglienza. Nel riferire delle diverse iniziative attivate in città, Repubblica scrive: “Il volontariato milanese risponde all’appello del Comune con una mobilitazione straordinaria”.

Un altro Memoriale, quello di Bologna, è invece protagonista sulle pagine bolognesi del quotidiano. Come spiega il presidente della Comunità ebraica Daniele De Paz, si tratta di un luogo sia istituzionale che culturale: “Solo attraverso il teatro, la musica, la danza, si possono definire nuove modalità di dialogo e di scambio: i valori espressi dal monumento”.

Deciso investimento di Enel nel mercato israeliano, con il lancio di un hub per l’innovazione di cui molto si parla oggi sulla stampa italiana. “Non è una novità assoluta per la compagnia elettrica. In materia di start-up aveva già stretto un primo accordo con il governo israeliano. Ha funzionato. Il secondo passo – osserva il Corriere – ne è la logica conseguenza”.
 
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  davar
il memoriale della shoah di milano 
Le porte aperte alla solidarietà
Binario 21 accoglie i profughi

Sono entranti in una trentina passando dal portone di piazza Edmond J.Safra 1. Ad accoglierli in serata, sulla soglia del Memoriale della Shoah di Milano - Binario 21, i volontari della Comunità di Sant'Egidio e del Progetto Arca (nell'immagine). I trenta sono il primo gruppo di profughi, per lo più provenienti dal Corno d'Africa, che ieri ha trovato ospitalità all'interno della struttura del Memoriale, adibita come lo scorso anno a centro di accoglienza con quaranta posti letto a disposizione. “Nei mesi del 2015 in cui abbiamo aperto le nostre porte – ricorda Roberto Jarach, vicepresidente della Fondazione per il Memoriale – sono state oltre 4500 le persone che abbiamo ospitato. È stata un'esperienza importante e ci sembrava giusto ripeterla visto che la situazione accoglienza è ancora difficile. Rispetto allo scorso anno poi le frontiere sono state chiuse, il che complica ulteriormente le cose. In ogni caso noi – conclude Jarach – noi abbiamo voluto dare il nostro contributo, perché vogliamo essere parte attiva della società e per questo combattiamo”. Come lo scorso anno, il coordinamento dell'iniziativa d'accoglienza è affidata alla Comunità di Sant'Egidio, che ha ricevuto da subito la disponibilità di oltre un centinaio tra persone e associazioni per l'aiuto nell'assistenza ai profughi. Anche la Comunità ebraica di Milano si è messa al servizio per dare un contributo nell'emergenza, riproponendo la raccolta di vestiti, cibo e altri aiuti assieme all'associazione dei City Angels, realtà no profit impegnata nel sociale. “Abbiamo iniziato la raccolta 10 giorni fa – racconta il Consigliere della Keillah Daniele Misrachi – e c'è bisogno del maggior aiuto e partecipazione possibile. Parlando con Mario Furlan (presidente dei City Angels), mi ha detto che c'è bisogno di acqua, tanta acqua, di indumenti intimi e di vestiti per uomini di taglia media”.
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l'incontro con gli italiani in israele
"Il viaggio dei Cinque Stelle? 
Loro prospettiva incompleta"

Ogni volta che una delegazione di un partito del parlamento italiano visita Israele, la prassi consolidata prevede un incontro con alcuni rappresentanti della comunità italiana nel paese, organizzato dall’ambasciata italiana a Tel Aviv. Per cui, questo momento di confronto è stato organizzato anche in occasione della visita di alcuni rappresentanti del Movimento 5 Stelle, guidati dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, affiancato dai parlamentari Manlio Di Stefano e Ornella Bertorotta (nell'immagine, un momento del viaggio), accolti ieri sera presso la residenza dell’ambasciatore. “Sono occasioni per sentire cose che normalmente, nei discorsi ufficiali e sulla stampa, non si leggono”, afferma Raphael Barki, presidente del Comites (Comitato per gli italiani all’estero) di Tel Aviv, che racconta la serata a Pagine Ebraiche. “È durata più del solito, dal momento che il confronto è stato molto acceso”, aggiunge il presidente del Comites di Gerusalemme Beniamino Lazar, anche lui presente all’incontro. “È stata una serata vivace – conferma un altro invitato che preferisce restare anonimo – ma anche un’utile occasione per fornire ai parlamentari dati che non conoscevano”.
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qui venezia
Il Ghetto, metafora globale
Aperto questa mattina dai saluti di Flavio Gregori, preside della facoltà di Lingue e responsabile delle attività culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il convegno internazionale intitolato “
Il ghetto come metafora globale” va ad aggiungersi al ricco programma di convegni, lezioni e approfondimenti dedicati al cinquecentenario dell’istituzione del Ghetto di Venezia. L’iniziativa, organizzata congiuntamente dalla Princeton University, da Ca’ Foscari e dal Comitato per i 500 anni del Ghetto, porta oggi l’attenzione internazionale sull’idea del “ghetto fuori dal ghetto” uscendo dalla specificità veneziana, a partire dal recente volume del sociologo Mitchell Duneier, attualmente docente a Princeton, che ha pubblicato presso Farrar, Straus and Giroux Ghetto: The Invention of a Place, the History of an Idea. Un ribaltamento di prospettiva importante, che dopo mesi in cui tutte le attenzioni sono state dedicate al ghetto simbolo di tutte le esclusioni hanno portato a Venezia storici, antropologi, sociologi a discutere di casi specifici e a ragionare sull’origine e sulla storia del termine e poi del concetto, declinato in una prospettiva internazionale che ne comprende i molteplici aspetti, sia culturali che geografici e soprattutto sociali..
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qui roma - Diploma e Master UCEI 
Susanna e Manuela, mazal tov!
Si sono conclusi oggi due nuovi percorsi di studio all’interno del percorso formativo proposto dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dal Collegio Rabbinico.
Diploma Triennale in Studi Ebraici per Susanna Limentani, che ha discusso una tesi su “Restistere nel ghetto. Pacifica Di Castro sfuggita alla conversione nel 1694″, davanti a una commissione composta dalla presidente UCEI Noemi Di Segni, dal presidente della commissione rav Riccardo Di Segni, dalla coordinatrice del diploma Miryam Silvera, dalla storica Micol Ferrara, dal rav Benedetto Carucci Viterbi e dal rav Gianfranco Di Segni.
Manuela Giuili si è invece diplomata al Master in cultura ebraica e comunicazione con una tesi su “Il ruolo dello storico ai tempi del web. Anna Del Monte in palcoscenico”, con una commissione composta dal rav Di Segni, Silvera, Ferrara e dal segretario generale dell’Unione Gloria Arbib.
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qui roma
La collezione di libri di rav Toaff
donata al Collegio rabbinico

Sono più di quaranta gli scatoloni arrivati in queste ore alla sede del Collegio rabbinico italiano a Roma, sotto l’occhio vigile del suo coordinatore Gianfranco Di Segni. Il loro contenuto è la collezione di libri di argomento ebraico del rabbino capo emerito di Roma Elio Toaff, scomparso poco più di un anno fa, che la famiglia ha deciso di donare. Una scelta, spiega Di Segni, che i figli di Toaff – Miriam, Ariel, Dani e Gadi – hanno fatto “perché i libri di argomento ebraico non andassero a finire in qualche bancarella”. Quelli in ebraico troveranno dunque una nuova casa presso il Collegio, mentre gli altri verranno smistati tra il Centro bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il Centro di Cultura della Comunità ebraica di Roma e altre istituzioni e sinagoghe della città.
Tra i volumi contenuti nelle scatole impilate, già schedate e divise secondo vari criteri, vi sono anche, racconta il rav Di Segni, vari siddurim di secoli passati e discorsi pronunciati dal rav Elio Toaff e da suo padre Alfredo Toaff. Inoltre, aggiunge Di Segni, vi si trovano anche “alcuni volumi del Talmud sui quali Toaff studiava con suo padre, che a sua volta aveva studiato con il rabbino livornese Benamozegh, che lui invece non conobbe mai”. Questi ultimi erano arrivati a Toaff che li ha poi donati al rav Vittorio Haim Della Rocca.
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qui Milano - la comunità saluta naor gilon
"Arrivederci ambasciatore"
Milano ha dato il suo saluto all'ambasciatore israeliano in Italia Naor Gilon, che nelle prossime settimane concluderà il suo mandato e tornerà in Israele. A organizzare l'incontro, tenutosi nelle sale del Memoriale della Shoah – Binario 21, la Comunità ebraica di Milano assieme al Keren Kayemeth LeIsrael e al Keren Hayesod. “Vi ringrazio per questa accoglienza – ha sottolineato l'ambasciatore – in un luogo così significativo. Mio padre era un sopravvissuto alla Shoah ma non ha mai parlato del suo passato. Da noi in casa tutto era proiettato verso il sionismo”. La Memoria della tragedia, ha sottolineato Gilon – che in programma ieri aveva un incontro con il Primo ministro Matteo Renzi -, è importante così come la consapevolezza che oggi “il popolo ebraico ha una garanzia ed è Israele”. A fare gli onori di casa, Roberto Jarach, vicepresidente della Fondazione del Memoriale – all'incontro era presente anche il presidente Ferruccio De Bortoli -, a cui sono seguito i ringraziamenti per il lavoro svolto in questi anni da parte dei presidenti della Keillah di Milano Raffaele Besso e Milo Hasbani.
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pilpul
Una necessità
"L’unità dell’Europa era un sogno di pochi. È stata una speranza per molti. Oggi è una necessità per tutti". (Konrad Adenauer)

 


Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
 

Storie - Criminali in fuga
Nel dopoguerra una rete internazionale, a volte costituita da persone insospettabili, garantì l’impunità a criminali nazisti e fascisti, molti dei quali in tal modo sfuggirono alla giustizia. Di questa rete furono protagonisti uomini dei servizi segreti alleati, ambienti del Vaticano, nazioni arabe e gruppi dell’estrema destra, che aiutarono nazisti e fascisti a lasciare indisturbati il loro Paese e a trovare asilo in una patria di riserva, dall’Argentina di Peròn alle dittature latinoamericane, dall’Egitto agli Stati Uniti.
È la storia raccontata in I segreti del Quarto Reich, di Guido Caldiron (Newton Compton), che ricostruisce le vicende di ex ufficiali delle SS colpevoli di atroci crimini contro l’umanità, di medici responsabili di ogni orrore dei campi di sterminio, di collaborazionisti ungheresi, baltici, ucraini, belgi, fascisti italiani e giapponesi.


Mario Avagliano
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