31 Luglio 2016 - 25 Tammuz 5776 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Benedetto Carucci
Viterbi e di David Bidussa. Nella sezione pilpul una riflessione di
Claudio Vercelli.
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#PE24BreakingNews
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Preghiera in chiesa, Islam diviso
Sono
molte le chiese che, in Italia, apriranno oggi le proprie porte alla
celebrazione della messa insieme a fedeli islamici. Un’iniziativa di
solidarietà partita dalla Francia che spacca la comunità musulmana.
“Noi oggi in Chiesa? I musulmani divisi” titola il Corriere, dando
conto delle diverse posizioni interne all’Islam italiano. Apprezzamento
per l’iniziativa da parte del capo dello Stato, Sergio Mattarella,
intervistato ieri al TG1 sulla minaccia del terrorismo islamico: “Noi
non possiamo e non dobbiamo stravolgere i principi della nostra civiltà
e inoltre non servirebbe. Occorre un’efficace azione anticipatrice, di
prevenzione, di intelligence, di vigilanza e polizia – afferma
Mattarella – perfettamente compatibile con le libertà superando vecchie
abitudini che ostacolano la condivisione di informazioni”. Quella che
sta portando avanti il terrorismo fondamentalista, per Mattarella, “è
una guerra in un formato diverso, senza frontiere”. Ma “non una guerra
di religione”.
Dichiara Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente Ucoii, in una
intervista a Repubblica: “Oggi saremo nelle chiese italiane, da Milano
a Catania, per portare una testimonianza di dialogo, condivisione e
solidarietà ai nostri fratelli cristiani. Alla preghiera del prossimo
venerdì saremmo lieti di avere nelle nostre moschee esponenti della
comunità cattolica, sindaci, cittadini, politici: anche Salvini è ben
accetto. Ma so anche io che non basterà. Noi dobbiamo fare di più per
isolare chi sceglie il terrore, ma al governo e al premier Renzi chiedo
un atto di coraggio: firmiamo ora l’intesa tra lo Stato e la religione
musulmana per l’8 per mille”. Secondo Elzir, alla guida di una realtà
in cui molte sono le zone d’ombra, “l’8 per mille potremmo avere
finanziamenti per garantire la formazione dei nostri imam totalmente in
Italia, eviteremmo fondi stranieri per la realizzazione delle moschee,
potremo attivare progetti di lavoro e assistenza nelle carceri”.
"Un odio che ha radici religiose". Sul
Quotidiano Nazionale, due interventi di esponenti ebraici sul tema del
terrorismo islamico. Il Consigliere UCEI David Meghnagi, intervistato
venerdì, afferma: “Non ci sono dubbi che, alla base di certi atti
criminosi, possano esserci turbe psichiche irrisolte ma questo è solo
un elemento del problema che non autorizza a ridurre fenomeni di
portata storica a considerazioni di ordine meramente psicologico. In
altri contesti e ambiti, chi ha problemi psichici irrisolti raramente
commette atti come questi”. Aggiunge lo studioso: “Il terrorismo di
matrice islamico-jihadista ha dei fondamenti perversi che si richiamano
esplicitamente a categorie di natura teologica. E una ideologia che
viene da lontano e che demonizza l’Occidente e la democrazia, e che
identifica gli ebrei con il male. E una visione del mondo che
attualizza, assolutizzandola, la polemica antiebraica presente in
importanti Sure del Corano, a discapito di altre più tolleranti, e che
ha come scopo il ritorno del mondo islamico a una purezza
incontaminata. Si tratta di una guerra che, dall’interno del mondo
islamico, dove ha procurato centinaia di migliaia di vittime, dilaga
ora in Occidente, mettendo a rischio le basi della convivenza su cui
poggia la nostra civiltà”.
Rileva oggi il rav Giuseppe Laras: “Le sinagoghe e le scuole ebraiche,
tra Francia e Belgio, sono già state attaccate. Le chiese in Egitto
registrano anch’esse attacchi da decenni. E che dire di Siria, Iraq,
Pakistan? Ora, con l’uccisione di padre Hamel tale attacco è
realizzabile anche in Europa. È stato dato un segnale. Per decenni c’è
stato troppo incosciente silenzio sulle sorti di ebrei e cristiani di
Oriente in relazione all’Islam”.
Il papa ad Auschwitz, secondo Scalfari. “Francesco
ha passato tre giorni tra Cracovia e Birkenau, tre giorni decisivi per
il suo pontificato e — oso dirlo da non credente — per l’anima del
mondo. La Shoah voluta dalla Germania nazista non sarà mai scordata ma,
sia pure con caratteristiche molto diverse, è nuovamente attuale,
soprattutto nella discussione su Dio” scrive Eugenio Scalfari su
Repubblica. “Questa volta i suoi accoliti lo evocano come Allah Akbar,
Allah è grande; ma l’eccidio in coreo guidato dal Califfo trova un
corrispettivo nella storia del mondo e delle religioni: l’Islam, i
Cattolici, i Protestanti, i Tartari. Ovunque gli Dei sono stati simboli
branditi per guerre e per stragi effettuate in loro nome. E poiché
guerre e stragi hanno come reale motivazione il potere, gli Dei in
lotta tra loro sono stati sempre e dovunque identificati con il potere.
Allah Akbar è oggi il più orribilmente disumano, ma eccita tutti gli
altri a rispondere analogamente”.
Un violino per abbattere le differenze. “Sono
israeliano figlio di un polacco che è dovuto scappare dalla Polonia e
di una marocchina che è dovuta scappare dal Marocco e per questo ho
suonato in Polonia per portare al popolo di mio padre un messaggio di
speranza e forza; e ho suonato in Marocco per infondere lo stesso
sentimento nel popolo di mia madre. Come israeliano mi sento molto
vicino a chi scappa dagli orrori e credo fortemente nella capacità
della musica di valicare le differenze culturali”. Così Yehezkel
Yerushalmi, il primo violino del Maggio Musicale, in una intervista al
Corriere Fiorentino a poche ore da un concerto in Tunisia.
Il maestro Bassani. Sul
Corriere della sera, Giorgio Pressburger ricorda i suoi tre anni da
allievo di Giorgio Bassani all’Accademia nazionale d’Arte drammatica di
Roma. “Molte lezioni – scrive – cominciavano al bar di fronte al
villino: il professore ci offriva un caffè e chiacchierava con noi dei
fatti quotidiani, dei nostri problemi, e a volte dei suoi. Mi ricordo
che una volta ci intrattenne per tutta l’ora della lezione sul problema
degli scrittori che spesso devono fare una scelta su come andare avanti
nella loro opera di narrazione. Ci raccontò come il trovarsi di fronte
a continue scelte e decisioni fosse un vero tormento per l’autore,
tormento che a volte per mesi e mesi lo accompagnava per strada, in
casa, in compagnia di amici, a teatro o al cinema”.
Venezia, gli ebrei, l'Europa. Sul
domenicale del Sole 24 Ore, Giulio Busi racconta le sue impressioni
della grande mostra “Venezia, gli ebrei e l’Europa” curata da Donatella
Calabi a Palazzo Ducale. “II libro e la mostra – scrive lo studioso –
danno conto di tutto quanto fu prodotto dagli ebrei veneziani. I torchi
delle tipografie ebraiche, che lavoravano a ritmo incessante, le
prediche dei rabbi nelle sinagoghe, a cui accorrevano anche diplomatici
e intellettuali cristiani, la musica, che qui ebbe cultori informati e
creativi, la filosofia e il pensiero economico-politico, è materia per
riempire non un catalogo ma un’enciclopedia intera. E se è lecito
sfruttare la ricorrenza per proporre un sogno da realizzare, sarebbe
bello che si lanciasse, dopo gli eventi di questo 2016, una vera
‘Enciclopedia del ghetto di Venezia’. Di materia ce n’è a dismisura, e
anche le competenze, come il catalogo prova, sono pronte a
concretizzarsi”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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