Ephraim Mirvis, rabbino
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Ci
avviciniamo a Tishah Be Av, in cui ricordiamo di come abbiamo perso il
nostro Tempio a causa del Sinat Chinam, dell’odio senza motivo, delle
divisioni non necessarie all’interno del popolo ebraico. E proprio in
questo periodo dell’anno leggiamo la parashah di Matot-Mass’ei, nella
quale impariamo da Moshe quanto sia sempre importante creare e
mantenere i ponti all’interno del popolo ebraico per garantire il
nostro affiatamento ma soprattutto la nostra unità in tutti i tempi
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Ho
letto con curiosità l’intervista inedita a Arnaldo Momigliano che
Silvia Berti ha inserito in appendice alla riedizione di Pagine
ebraiche (Edizioni di storia e letteratura). È un testo del 1987 ed è
sufficiente per capire il vuoto che si è creato trenta anni fa, quando
abbiamo perduto quella voce.
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Bruxelles, torna l’incubo attentato a due poliziotte
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Nel
pomeriggio di ieri, intorno alle 16, un uomo ha attaccato a colpi di
machete due poliziotte a Charleroi, cittadina a sud di Bruxelles.
L’attentatore, ucciso da una terza agente, prima di colpire ha urlato
Allah Akbar. Le autorità belghe, riporta il Corriere, indagano per
capire se si tratti di un attacco dei cosiddetti lupi solitari o se
fosse un attentato pianificato da lontano. La Stampa spiega invece come
Charleroi sia diventata una culla di foreign fighters e base del
terrorismo dell’Isis in Europa: “e qui che Amedy Coulibaly ha comprato
le sue armi, utilizzate nell’assalto al supermercato Hyper Cacher di
Parigi due giorni dopo la strage di Charlie Hebdo”. E sempre a
Charleroi sono stati arrestati negli scorsi mesi uomini di una cellula
jihadista che “stava progettando un attentato contro gli ebrei a Parigi
subito dopo le stragi del 13 novembre scorso”. Ma è tutto il Belgio, in
particolare Bruxelles ad essere “una fucina di Jihadisti”, scrive
Repubblica: da qui sono partiti tra 400 e 500 foreign fighters, il
numero più alto tra i paesi europei in proporzione alla popolazione.
Bloccare i finanziamenti islamisti. Secondo la procura antimafia
italiana “I principali attentati di matrice islamica sono stati
preceduti da invio di denaro agli esecutori materiali”. Sotto controllo
dunque tutto il sistema dei money transfer, spiega la Stampa, ma i
jihadisti si finanziano anche in altri modi come ha accertato, ad
esempio, il Nucleo di polizia tributaria di Torino con l’operazione
‘Araba fenice’, che nei mesi scorsi – riporta il quotidiano torinese –
ha portato a galla un giro d’affari da 70 milioni di euro legato
all’acquisto di macchinari agricoli usati, riferito a soggetti in
contatto con Hezbollah e considerati vicini ad altre organizzazioni
terroristiche quali Jamaa Al Islamya”.
“Musulmani, denunciate i jihadisti”. L’appello del ministro Angelino
Alfano che, intervistato dal Messaggero, sottolinea come in Italia ci
sia una buona collaborazione tra le autorità e le comunità islamiche ma
queste ultime “faticano ancora ad avere un atteggiamento di assoluta
intransigenza” nei confronti dei radicalisti. Alfano poi risponde alle
critiche del vicepresidente della Camera Di Maio secondo cui aver messo
a disposizione degli Usa le basi per attaccare la Libia (e Sirte in
particolare, l’ultimo avamposto dell’Isis nel Paese, scrive il Corriere
raccontando la roccaforte islamista): “Noi- afferma Alfano – lavoriamo
per prevenire il rischio, il livello di attenzione è altissimo,
l’azione di prevenzione efficace e i 5Stelle non sono grandi maestri in
politica estera e di sicurezza, se consideriamo le performance di Di
Battista sulla Nigeria e Boko Hamm, e i discutibili contenuti delle
missioni in Israele e Palestina dello stesso Di Maio”.
Rio, lo spirito olimpico manca ai libanesi. La delegazione olimpica
libanese ha impedito con la forza alla delegazione israeliana di salire
su di un bus diretto allo stadio Maracanà. A raccontare l’episodio, il
velista israeliano Udi Gal che sui social scrive: “è successo che ci
siamo trovati a dividere il bus con i libanesi, ma quando se ne sono
resi conto non ci hanno fatto salire” (Gazzetta dello Sport). “I
vertici del Comitato olimpico – scrive Gianni Riotta nel suo editoriale
in prima su La Stampa dedicato alle Olimpiadi in corso a Rio – provano
a far passare il brutto caso sotto silenzio, ma Gal posta tutto nella
sua pagina Facebook. Giusto in tempo per scoprire che Facebook ha
dimenticato di inserire la bandiera di Israele tra gli emoji dei
Giochi, salvo far imbarazzata retromarcia di fronte alle proteste”.
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a londra 2012 gli rubarono le scarpe
Donald, il corridore sfortunato
A Rio per il riscatto nei 400
Difficile
immaginare che possa essere più sfortunato di quattro anni fa, quando
poco prima di gareggiare ai giochi Olimpici di Londra gli rubarono le
scarpe. Uno strumento indispensabile, visto che la sua disciplina è la
corsa, i 400 metri per la precisione. Per questo Donald Sanford, 29
anni, corridore statunitense naturalizzato israeliano, è fiducioso
mentre si appresta a competere a Rio rappresentando Israele. "Più mi
avvicino alla gara, più sono sicuro di me", ha infatti detto in un
video diffuso sui social media ufficiali della squadra israeliana."Non
rappresento solo me e la mia famiglia – ha aggiunto – rappresento
Israele. Sapete, è qualcosa che offre molto di cui essere orgogliosi".
L'episodio del furto delle scarpe dalla sua borsa a pochi minuti dal
fischio d'inizio delle gare di qualificazione decise, in negativo, per
l'esito degli ultimi Giochi olimpici, dove Sanford fu costretto a
gareggiare con quelle di un collega, riuscendo a piazzarsi solo 26esimo
nonostante su di lui ci fossero molte aspettative. Londra 2012 era il
primo grande evento sportivo in cui rappresentava Israele, riuscendo a
ottenere il lasciapassare solo poche settimane prima dall'avvio della
manifestazione, ma nonostante la delusione negli anni successivi è
riuscito a guadagnarsi nuove soddisfazioni sempre con i colori bianco e
blu. Nel 2014, Sanford è infatti arrivato terzo nei 400 ai Campionati
europei di atletica leggera, stabilendo un nuovo record nazionale e
dedicando la sua vittoria alle Forze di difesa israeliane di Tsahal. A
giugno dell'anno scorso poi, nella prima edizione dei Giochi europei a
Baku, in Azerbaigian, è arrivato davanti a tutti, vincendo nella sua
specialità. Leggi
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usa - le accuse anti-israeliane del movimento
Appoggio ebraico a Black lives
ma non a scapito d'Israele
Molte
organizzazioni ebraiche americane nelle scorse settimane hanno
appoggiato le istanze del movimento Black lives matter, che, dopo i
casi di violenza registrati contro cittadini afroamericani e compiuti
dalla polizia, chiedono parità di diritti e di trattamento. Un appello
alla giustizia sociale che realtà come l'Antidefamation League –
organizzazione impegnata nella lotta all'antisemitismo – ha fatto
inizialmente sue. Fino a lunedì, quando la piattaforma per i diritti
degli afroamericani ha rilasciato un lungo comunicato in cui, tra
richieste legittime come la lotta concreta alle diseguaglianze,
invocava la “fine dell'aiuto del governo federale Usa a Israele”,
altrimenti “complice del genocidio in atto contro il popolo
palestinese”. Accusa velenosa e infondata che ha portato l'ebraismo
americano, di destra quanto di sinistra, a criticare duramente le
parole di Black lives matter. “Avete ogni diritto di criticare Israele.
- il tweet del giornalista dell'Atlantic ed editorialista di Haaretz
Peter Beinart - Ma 'genocidio'? Portate solidarietà, non stupidità”. Leggi
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Il viaggio nel vuoto
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Qualche
domanda bisognerà pure iniziare a porsela. Non perché dietro a singole
scelte (o alla loro deliberata omissione) si delinei per forza di cose
un disegno politico organico, un progetto chiaro e conchiuso, con tutti
i tasselli già da subito messi al loro giusto posto. Semmai, e non è
detto che la cosa debba inquietare di meno, è l’apparente
occasionalità, l’intermittenza, l’aspetto fortuito ed imprevisto a
dovere indurre ad un qualche supplemento di riflessioni. Non sorprende
troppo, infatti, che nel programma di governo della città di Roma,
presentato recentemente dalla sindaca Virginia Raggi, l’attuale
maggioranza di giunta non preveda nulla per le attività legate alle
memoria. Si tratta dei viaggi ad Auschwitz, ai luoghi del ricordo come
le foibe, come anche le attività e forse la stessa continuità del museo
della Shoah. .
Claudio Vercelli
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II settimanAle - Mondi possibili
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Nella
montagna di carte, oggetto della furia riordinatrice della mia dolce
metà, mi è andato l’occhio sulla rubrica “Flash da Israele” di un
vecchio numero del Gennaio 1981 del giornale del Keren Kayemeth,
Karnenu. Uno dei Flash, firmato da Anna Colombo, riferisce che
l’Accademia delle Scienze di Gerusalemme aveva indetto, nel millenario
della nascita, una serata di studio su Avicenna, il “famoso pensatore e
medico vissuto a Isfahan, dove scrisse in persiano e arabo”. “Non
c’erano quasi [posti] vuoti in sala: e numerosi erano i giovani. Dopo
le parole introduttive del prof. J. Leibovitz – che diede notizie
generali sull’opera medica, sulle traduzioni antiche in latino e in
ebraico, e sul carattere decisamente medievale, per l’indirizzo
teologico, degli studi d’Avicenna – s’occuparono del grande medico il
dr. S. Nuseiba – sulla filosofia della medicina – e il dr. E. Alon…”.
Alessandro Treves, neuroscienziato
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