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7 agosto 2016 - 3 Av 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Ephraim Mirvis, rabbino

Ci avviciniamo a Tishah Be Av, in cui ricordiamo di come abbiamo perso il nostro Tempio a causa del Sinat Chinam, dell’odio senza motivo, delle divisioni non necessarie all’interno del popolo ebraico. E proprio in questo periodo dell’anno leggiamo la parashah di Matot-Mass’ei, nella quale impariamo da Moshe quanto sia sempre importante creare e mantenere i ponti all’interno del popolo ebraico per garantire il nostro affiatamento ma soprattutto la nostra unità in tutti i tempi
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Ho letto con curiosità l’intervista inedita a Arnaldo Momigliano che Silvia Berti ha inserito in appendice alla riedizione di Pagine ebraiche (Edizioni di storia e letteratura). È un testo del 1987 ed è sufficiente per capire il vuoto che si è creato trenta anni fa, quando abbiamo perduto quella voce.
Bruxelles, torna l’incubo attentato a due poliziotte
Nel pomeriggio di ieri, intorno alle 16, un uomo ha attaccato a colpi di machete due poliziotte a Charleroi, cittadina a sud di Bruxelles. L’attentatore, ucciso da una terza agente, prima di colpire ha urlato Allah Akbar. Le autorità belghe, riporta il Corriere, indagano per capire se si tratti di un attacco dei cosiddetti lupi solitari o se fosse un attentato pianificato da lontano. La Stampa spiega invece come Charleroi sia diventata una culla di foreign fighters e base del terrorismo dell’Isis in Europa: “e qui che Amedy Coulibaly ha comprato le sue armi, utilizzate nell’assalto al supermercato Hyper Cacher di Parigi due giorni dopo la strage di Charlie Hebdo”. E sempre a Charleroi sono stati arrestati negli scorsi mesi uomini di una cellula jihadista che “stava progettando un attentato contro gli ebrei a Parigi subito dopo le stragi del 13 novembre scorso”. Ma è tutto il Belgio, in particolare Bruxelles ad essere “una fucina di Jihadisti”, scrive Repubblica: da qui sono partiti tra 400 e 500 foreign fighters, il numero più alto tra i paesi europei in proporzione alla popolazione.

Bloccare i finanziamenti islamisti. Secondo la procura antimafia italiana “I principali attentati di matrice islamica sono stati preceduti da invio di denaro agli esecutori materiali”. Sotto controllo dunque tutto il sistema dei money transfer, spiega la Stampa, ma i jihadisti si finanziano anche in altri modi come ha accertato, ad esempio, il Nucleo di polizia tributaria di Torino con l’operazione ‘Araba fenice’, che nei mesi scorsi – riporta il quotidiano torinese – ha portato a galla un giro d’affari da 70 milioni di euro legato all’acquisto di macchinari agricoli usati, riferito a soggetti in contatto con Hezbollah e considerati vicini ad altre organizzazioni terroristiche quali Jamaa Al Islamya”.

“Musulmani, denunciate i jihadisti”. L’appello del ministro Angelino Alfano che, intervistato dal Messaggero, sottolinea come in Italia ci sia una buona collaborazione tra le autorità e le comunità islamiche ma queste ultime “faticano ancora ad avere un atteggiamento di assoluta intransigenza” nei confronti dei radicalisti. Alfano poi risponde alle critiche del vicepresidente della Camera Di Maio secondo cui aver messo a disposizione degli Usa le basi per attaccare la Libia (e Sirte in particolare, l’ultimo avamposto dell’Isis nel Paese, scrive il Corriere raccontando la roccaforte islamista): “Noi- afferma Alfano – lavoriamo per prevenire il rischio, il livello di attenzione è altissimo, l’azione di prevenzione efficace e i 5Stelle non sono grandi maestri in politica estera e di sicurezza, se consideriamo le performance di Di Battista sulla Nigeria e Boko Hamm, e i discutibili contenuti delle missioni in Israele e Palestina dello stesso Di Maio”.

Rio, lo spirito olimpico manca ai libanesi. La delegazione olimpica libanese ha impedito con la forza alla delegazione israeliana di salire su di un bus diretto allo stadio Maracanà. A raccontare l’episodio, il velista israeliano Udi Gal che sui social scrive: “è successo che ci siamo trovati a dividere il bus con i libanesi, ma quando se ne sono resi conto non ci hanno fatto salire” (Gazzetta dello Sport). “I vertici del Comitato olimpico – scrive Gianni Riotta nel suo editoriale in prima su La Stampa dedicato alle Olimpiadi in corso a Rio – provano a far passare il brutto caso sotto silenzio, ma Gal posta tutto nella sua pagina Facebook. Giusto in tempo per scoprire che Facebook ha dimenticato di inserire la bandiera di Israele tra gli emoji dei Giochi, salvo far imbarazzata retromarcia di fronte alle proteste”.
 
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  davar
a migliaia ottengono cure
Gratitudine delle vittime siriane
Tsahal cura tutti i feriti

Mentre a Rio la delegazione olimpica libanese impedisce con la forza a quella israeliana di salire sullo stesso autobus, in Israele i medici sono impegnati in queste ore a salvare la vita a diversi civili siriani, trasportati d'urgenza oltreconfine dopo essere rimasti vittima di scontri a fuoco nella città di Qunietra. L'operazione d'evacuazione, di cui si è data notizia in queste ore, è stata portata avanti la scorsa settimana: otto siriani, tra cui due bambini, sono stati trasferiti dal centro medico di Qunietra (che si trova a pochi chilometri da Israele) in un ospedale israeliano in Galilea. I feriti trasportati, ha raccontato Micky Almakis della squadra medica di Tsahal, sono arrivati in gravissime condizioni. Il centro medico da cui provenivano era stato investito da colpi di artiglieria pesante, presumibilmente – spiegano i media israeliani – sparati dalle truppe di Assad. “Abbiamo dovuto chiamare a rinforzo il team medico del Corpo corazzato che era nel Golan in quel momento per un esercitazione – spiega Almakis -  Avevamo bisogno di integrare le forze mediche della brigata che è normalmente responsabile per la zona”.
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a londra 2012 gli rubarono le scarpe
Donald, il corridore sfortunato
A Rio per il riscatto nei 400 

Difficile immaginare che possa essere più sfortunato di quattro anni fa, quando poco prima di gareggiare ai giochi Olimpici di Londra gli rubarono le scarpe. Uno strumento indispensabile, visto che la sua disciplina è la corsa, i 400 metri per la precisione. Per questo Donald Sanford, 29 anni, corridore statunitense naturalizzato israeliano, è fiducioso mentre si appresta a competere a Rio rappresentando Israele. "Più mi avvicino alla gara, più sono sicuro di me", ha infatti detto in un video diffuso sui social media ufficiali della squadra israeliana."Non rappresento solo me e la mia famiglia – ha aggiunto – rappresento Israele. Sapete, è qualcosa che offre molto di cui essere orgogliosi".
L'episodio del furto delle scarpe dalla sua borsa a pochi minuti dal fischio d'inizio delle gare di qualificazione decise, in negativo, per l'esito degli ultimi Giochi olimpici, dove Sanford fu costretto a gareggiare con quelle di un collega, riuscendo a piazzarsi solo 26esimo nonostante su di lui ci fossero molte aspettative. Londra 2012 era il primo grande evento sportivo in cui rappresentava Israele, riuscendo a ottenere il lasciapassare solo poche settimane prima dall'avvio della manifestazione, ma nonostante la delusione negli anni successivi è riuscito a guadagnarsi nuove soddisfazioni sempre con i colori bianco e blu. Nel 2014, Sanford è infatti arrivato terzo nei 400 ai Campionati europei di atletica leggera, stabilendo un nuovo record nazionale e dedicando la sua vittoria alle Forze di difesa israeliane di Tsahal. A giugno dell'anno scorso poi, nella prima edizione dei Giochi europei a Baku, in Azerbaigian, è arrivato davanti a tutti, vincendo nella sua specialità.
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usa - le accuse anti-israeliane del movimento 
Appoggio ebraico a Black lives
ma non a scapito d'Israele

Molte organizzazioni ebraiche americane nelle scorse settimane hanno appoggiato le istanze del movimento Black lives matter, che, dopo i casi di violenza registrati contro cittadini afroamericani e compiuti dalla polizia, chiedono parità di diritti e di trattamento. Un appello alla giustizia sociale che realtà come l'Antidefamation League – organizzazione impegnata nella lotta all'antisemitismo – ha fatto inizialmente sue. Fino a lunedì, quando la piattaforma per i diritti degli afroamericani ha rilasciato un lungo comunicato in cui, tra richieste legittime come la lotta concreta alle diseguaglianze, invocava la “fine dell'aiuto del governo federale Usa a Israele”, altrimenti “complice del genocidio in atto contro il popolo palestinese”. Accusa velenosa e infondata che ha portato l'ebraismo americano, di destra quanto di sinistra, a criticare duramente le parole di Black lives matter. “Avete ogni diritto di criticare Israele. - il tweet del giornalista dell'Atlantic ed editorialista di Haaretz Peter Beinart - Ma 'genocidio'? Portate solidarietà, non stupidità”.
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pilpul

Il viaggio nel vuoto
Qualche domanda bisognerà pure iniziare a porsela. Non perché dietro a singole scelte (o alla loro deliberata omissione) si delinei per forza di cose un disegno politico organico, un progetto chiaro e conchiuso, con tutti i tasselli già da subito messi al loro giusto posto. Semmai, e non è detto che la cosa debba inquietare di meno, è l’apparente occasionalità, l’intermittenza, l’aspetto fortuito ed imprevisto a dovere indurre ad un qualche supplemento di riflessioni. Non sorprende troppo, infatti, che nel programma di governo della città di Roma, presentato recentemente dalla sindaca Virginia Raggi, l’attuale maggioranza di giunta non preveda nulla per le attività legate alle memoria. Si tratta dei viaggi ad Auschwitz, ai luoghi del ricordo come le foibe, come anche le attività e forse la stessa continuità del museo della Shoah. .

Claudio Vercelli
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II settimanAle - Mondi possibili
Nella montagna di carte, oggetto della furia riordinatrice della mia dolce metà, mi è andato l’occhio sulla rubrica “Flash da Israele” di un vecchio numero del Gennaio 1981 del giornale del Keren Kayemeth, Karnenu. Uno dei Flash, firmato da Anna Colombo, riferisce che l’Accademia delle Scienze di Gerusalemme aveva indetto, nel millenario della nascita, una serata di studio su Avicenna, il “famoso pensatore e medico vissuto a Isfahan, dove scrisse in persiano e arabo”. “Non c’erano quasi [posti] vuoti in sala: e numerosi erano i giovani. Dopo le parole introduttive del prof. J. Leibovitz – che diede notizie generali sull’opera medica, sulle traduzioni antiche in latino e in ebraico, e sul carattere decisamente medievale, per l’indirizzo teologico, degli studi d’Avicenna – s’occuparono del grande medico il dr. S. Nuseiba – sulla filosofia della medicina – e il dr. E. Alon…”.

Alessandro Treves, neuroscienziato
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