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28 Agosto 2016 - 24 Av 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Jonathan Sacks, rabbino

La causa della violenza non è la religione. La causa della violenza è nell'animo umano.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
La risposta del mondo ebraico all’emergenza terremoto è stata intensa. Per dirla con uno slogan significa: “mi riguarda”. Oppure, a scelta: “ci sono”, “non sono di passaggio; “anche io sono di questo luogo”. “Non sono ospite”. Come per tutti, ogni scelta pubblica esprime un pensiero, non è un dato tecnico. Vale anche per quelli che su questa vicenda hanno taciuto.
La sfida della fede
Nelle ore del lutto nazionale e dei solenni funerali delle vittime del terremoto, cui hanno partecipato le più alte cariche dello Stato, nuove prove di solidarietà e condivisione toccano l’opinione pubblica. Ad Amatrice, al lavoro fianco a fianco i volontari di Islamic Relief Italia e quelli della ong israeliana IsraAid. “Musulmani ed ebrei in azione, insieme” sottolinea Il Giornale. Sul Quotidiano nazionale, una riflessione del rav Giuseppe Laras sulla “sfida della fede” davanti a situazioni come quelle vissute dalle popolazioni colpite dal sisma. “La morte di bambini, addormentati nella notturna quiete domestica, e la distruzione di famiglie ritrovatesi nei paesi aviti – scrive il rav – rendono più crudele e scandaloso il dramma vissuto dai nostri connazionali, a cui vanno la mia vicinanza e le mie preghiere”.

Ha sconvolto l’Argentina la provocazione di un gruppo di ragazzi del liceo tedesco di Lanus, provincia di Buenos Aires, che si sono mascherati da nazisti, per insultare e picchiare altri ragazzi di un liceo ebraico. Come racconta Repubblica, scenario della rissa una discoteca di Bariloche, nella Patagonia argentina, “dove i liceali ricchi della capitale vanno a festeggiare con qualche giorno di dissipatezza la raggiunta maturità”. Bariloche è anche la località dove si rifugiò il gerarca nazista Erich Priebke, responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Scompare all’età di 95 anni il Testimone romano Settimio Piattelli, catturato nel maggio del 1944 assieme al fratello Lello e da lì deportato prima a Fossoli e poi ad Auschwitz-Birkenau. “Un altro pezzo di storia che se ne va” si legge in una nota diffusa dalla Comunità ebraica romana ieri in tarda serata. Alla commozione si unisce anche la presidente UCEI Noemi Di Segni, che ricorda come la sua testimonianza sia un lascito “per l’intera società italiana”.
 
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  davar
TERREMOTO - la mobilitazione
Un aiuto concreto alle vittime
Prosegue la campagna di solidarietà concreta alle popolazioni colpite dal terremoto lanciata negli scorsi giorni dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Per le donazioni è possibile versare un’offerta su un conto corrente speciale, intestato all’UCEI.


IBAN – IT42B0200805205000103538743
CAUSALE: offerta per emergenza terremoto 240816


Sui luoghi del sisma continua intanto incessante l’azione della ong israeliana IsraAid, specializzata nell’azione di soccorso in condizioni di emergenza. Gli oltre venti volontari arrivati in Italia nella giornata di giovedì sono attivi in particolare ad Amatrice, il comune laziale dove la devastazione è stata più significativa e che ha fatto registrare il maggior numero di vittime.
Sollecitati su più fronti, i membri di IsraAid stanno offrendo un contributo prezioso anche nella gestione dei traumi post-sisma diffusi in numerose comunità, tra giovani e meno giovani.
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SCOMPARE UNO DEGLI ULTIMI TESTIMONI ITALIANI
Settimio Piattelli (1921 - 2016)
Se ne è andato di Shabbat, come i Giusti. Profondo cordoglio per la scomparsa di Settimio Piattelli, romano, uno degli ultimi Testimoni italiani della Shoah.
Catturato nel maggio del 1944 assieme al fratello Nello, a pochi giorni dalla liberazione della Capitale, Settimio fu trasferito prima a Fossoli e poi ad Auschwitz-Birkenau. “Sopravvissuto alla deportazione, vittima delle atrocità nazifasciste e Testimone della memoria della Shoah. Un altro pezzo di storia che se ne va” si legge in una nota diffusa dalla Comunità ebraica romana nella tarda serata di ieri.
“Auschwitz ce l’hai qui dentro er cervello, nun va via più, nun può andare via mai” era solito dire Piattelli, le cui parole sono riportate dallo studioso Marcello Pezzetti nel suo libro della Shoah italiana:
Commossa anche la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, che afferma: “La sua sofferta testimonianza dall’abisso dell’orrore e lo straordinario esempio quotidiano che ci ha poi donato, insieme agli altri sopravvissuti, restano un lascito indimenticabile per l’intera società italiana. In questa triste giornata rivolgiamo un pensiero commosso alla famiglia di Settimio. Che il suo ricordo sia di benedizione”.

I funerali di Settimio Piattelli si sono svolti questa mattina nella sezione ebraica del cimitero di Prima Porta.

(Nell'immagine la deposizione rilasciata da Piattelli nel luglio del 1945, conservata nell'archivio digitale della Fondazione Cdec di Milano)
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su iniziativa di SHIMON peres
Zahavi, l'ex Palermo nominato

"ambasciatore per la pace"
A Palermo lo ricordano ancora con affetto e la sensazione, a distanza di tre anni, è che in Serie A potesse restarci più che dignitosamente. Suo compagno d’attacco è oggi Graziano Pellè, il bomber azzurro che ha scelto l’Estremo Oriente attratto da un’offerta irrinunciabile.
C’è ancora tanta Italia nel distino di Eran Zahavi, il giocatore israeliano più forte della sua generazione, oggi in forza ai facoltosi cinesi dello Guangzhou R&F.
Chi meglio di lui, quindi, per rappresentare Israele nel mondo del calcio? Nessun dubbio per l’ex presidente della Repubblica Shimon Peres, che ha oggi insignito l’ex centrocampista offensivo rosanero del titolo di “ambasciatore per la pace”.
Zahavi, visibilmente emozionato, ha indossato maglietta, pantaloncini e scarpe comode ed è sceso in campo con alcuni giovani calciatori israeliani e palestinesi. Un’iniziativa che fa parte del programma “Twinned Peace Sport Schools” promosso dal Centro Peres per la Pace. Presenti all’evento anche alcuni rappresentanti diplomatici dello Stato asiatico.

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pilpul

Le scosse dell'animo
Lo scenario che va configurandosi in questi giorni, riguardo alla tragedia causata dal sisma che ha colpito diverse municipalità dell’Italia centrale, non è quello di un “difetto” bensì di un “eccesso”. Come in una sorta di riflesso condizionato, del tutto spontaneo, molti cittadini si sono messi in moto, spesso con le migliori intenzioni ma senza nessuna precisa cognizione sul da farsi. Appelli, raccolte di denaro, richieste di convogliare risorse nei riguardi delle vittime ma anche donne e uomini che hanno cercato di raggiungere, di propria volontà, i luoghi sinistrati per “dare una mano”. Già da adesso le disponibilità alimentari, e quelle di capi di vestiario, parrebbero soddisfare le tante occorrenze del momento. Così le strutture e i sistemi di soccorso. Lo stesso si può dire delle strutture da campo di primissima accoglienza, al netto della infelici battute, ossessivamente ricorrenti, che vorrebbero stabilire un nesso competitivo tra terremotati autoctoni e profughi stranieri. Malgrado ciò proseguono le catene di raccolta, evidentemente motivate più da un bisogno di testimoniare che non da un reale rapporto tra richiesta e offerta. Va comunque bene così. Ciò che gli esperti – quelli veri, non gli improvvisati sismologi, gli studiosi di logistica da tavolino, tuttologi e polemisti assortiti di professione – segnalano, anche attraverso i social network, è semmai la necessità di garantire linee di comunicazione libere da inutili intasamenti. Transiti viari, contatti telefonici, spazi percorribili hanno un valore strategico, in questo come in altri casi. Così come mani inesperte, ancorché in buona fede, possono a volte causare maggior danno di mani assenti. L’affollamento di persone nei luoghi della tragedia non garantisce che chi si dovesse trovare ancora sotto le macerie venga liberato, vivo oppure, a questo punto assai più probabilmente, morto che sia.  .

Claudio Vercelli
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