Jonathan Sacks, rabbino
|
La causa della violenza non è la religione. La causa della violenza è nell'animo umano.
|
|
David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
|
La
risposta del mondo ebraico all’emergenza terremoto è stata intensa. Per
dirla con uno slogan significa: “mi riguarda”. Oppure, a scelta: “ci
sono”, “non sono di passaggio; “anche io sono di questo luogo”. “Non
sono ospite”. Come per tutti, ogni scelta pubblica esprime un pensiero,
non è un dato tecnico. Vale anche per quelli che su questa vicenda
hanno taciuto.
|
 |
La sfida della fede
|
Nelle
ore del lutto nazionale e dei solenni funerali delle vittime del
terremoto, cui hanno partecipato le più alte cariche dello Stato, nuove
prove di solidarietà e condivisione toccano l’opinione pubblica. Ad
Amatrice, al lavoro fianco a fianco i volontari di Islamic Relief
Italia e quelli della ong israeliana IsraAid. “Musulmani ed ebrei in
azione, insieme” sottolinea Il Giornale. Sul Quotidiano nazionale, una
riflessione del rav Giuseppe Laras sulla “sfida della fede” davanti a
situazioni come quelle vissute dalle popolazioni colpite dal sisma. “La
morte di bambini, addormentati nella notturna quiete domestica, e la
distruzione di famiglie ritrovatesi nei paesi aviti – scrive il rav –
rendono più crudele e scandaloso il dramma vissuto dai nostri
connazionali, a cui vanno la mia vicinanza e le mie preghiere”.
Ha sconvolto l’Argentina la provocazione di un gruppo di ragazzi del
liceo tedesco di Lanus, provincia di Buenos Aires, che si sono
mascherati da nazisti, per insultare e picchiare altri ragazzi di un
liceo ebraico. Come racconta Repubblica, scenario della rissa una
discoteca di Bariloche, nella Patagonia argentina, “dove i liceali
ricchi della capitale vanno a festeggiare con qualche giorno di
dissipatezza la raggiunta maturità”. Bariloche è anche la località dove
si rifugiò il gerarca nazista Erich Priebke, responsabile dell’eccidio
delle Fosse Ardeatine.
Scompare all’età di 95 anni il Testimone romano Settimio Piattelli,
catturato nel maggio del 1944 assieme al fratello Lello e da lì
deportato prima a Fossoli e poi ad Auschwitz-Birkenau. “Un altro pezzo
di storia che se ne va” si legge in una nota diffusa dalla Comunità
ebraica romana ieri in tarda serata. Alla commozione si unisce anche la
presidente UCEI Noemi Di Segni, che ricorda come la sua testimonianza
sia un lascito “per l’intera società italiana”.
|
|
Leggi
|
|
|
SCOMPARE UNO DEGLI ULTIMI TESTIMONI ITALIANI Settimio Piattelli (1921 - 2016)
Se
ne è andato di Shabbat, come i Giusti. Profondo cordoglio per la
scomparsa di Settimio Piattelli, romano, uno degli ultimi Testimoni
italiani della Shoah.
Catturato nel maggio del 1944 assieme al fratello Nello, a pochi giorni
dalla liberazione della Capitale, Settimio fu trasferito prima a
Fossoli e poi ad Auschwitz-Birkenau. “Sopravvissuto alla deportazione,
vittima delle atrocità nazifasciste e Testimone della memoria della
Shoah. Un altro pezzo di storia che se ne va” si legge in una nota
diffusa dalla Comunità ebraica romana nella tarda serata di ieri.
“Auschwitz ce l’hai qui dentro er cervello, nun va via più, nun può
andare via mai” era solito dire Piattelli, le cui parole sono riportate
dallo studioso Marcello Pezzetti nel suo libro della Shoah italiana:
Commossa anche la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Noemi Di Segni, che afferma: “La sua sofferta testimonianza
dall’abisso dell’orrore e lo straordinario esempio quotidiano che ci ha
poi donato, insieme agli altri sopravvissuti, restano un lascito
indimenticabile per l’intera società italiana. In questa triste
giornata rivolgiamo un pensiero commosso alla famiglia di Settimio. Che
il suo ricordo sia di benedizione”.
I funerali di Settimio Piattelli si sono svolti questa mattina nella sezione ebraica del cimitero di Prima Porta.
(Nell'immagine
la deposizione rilasciata da Piattelli nel luglio del 1945, conservata
nell'archivio digitale della Fondazione Cdec di Milano) Leggi
|
su iniziativa di SHIMON peres Zahavi, l'ex Palermo nominato
"ambasciatore per la pace"
A
Palermo lo ricordano ancora con affetto e la sensazione, a distanza di
tre anni, è che in Serie A potesse restarci più che dignitosamente. Suo
compagno d’attacco è oggi Graziano Pellè, il bomber azzurro che ha
scelto l’Estremo Oriente attratto da un’offerta irrinunciabile.
C’è ancora tanta Italia nel distino di Eran Zahavi, il giocatore
israeliano più forte della sua generazione, oggi in forza ai facoltosi
cinesi dello Guangzhou R&F.
Chi meglio di lui, quindi, per rappresentare Israele nel mondo del
calcio? Nessun dubbio per l’ex presidente della Repubblica Shimon
Peres, che ha oggi insignito l’ex centrocampista offensivo rosanero del
titolo di “ambasciatore per la pace”.
Zahavi, visibilmente emozionato, ha indossato maglietta, pantaloncini e
scarpe comode ed è sceso in campo con alcuni giovani calciatori
israeliani e palestinesi. Un’iniziativa che fa parte del programma
“Twinned Peace Sport Schools” promosso dal Centro Peres per la Pace.
Presenti all’evento anche alcuni rappresentanti diplomatici dello Stato
asiatico.
Leggi
|
Le scosse dell'animo
|
Lo
scenario che va configurandosi in questi giorni, riguardo alla tragedia
causata dal sisma che ha colpito diverse municipalità dell’Italia
centrale, non è quello di un “difetto” bensì di un “eccesso”. Come in
una sorta di riflesso condizionato, del tutto spontaneo, molti
cittadini si sono messi in moto, spesso con le migliori intenzioni ma
senza nessuna precisa cognizione sul da farsi. Appelli, raccolte di
denaro, richieste di convogliare risorse nei riguardi delle vittime ma
anche donne e uomini che hanno cercato di raggiungere, di propria
volontà, i luoghi sinistrati per “dare una mano”. Già da adesso le
disponibilità alimentari, e quelle di capi di vestiario, parrebbero
soddisfare le tante occorrenze del momento. Così le strutture e i
sistemi di soccorso. Lo stesso si può dire delle strutture da campo di
primissima accoglienza, al netto della infelici battute, ossessivamente
ricorrenti, che vorrebbero stabilire un nesso competitivo tra
terremotati autoctoni e profughi stranieri. Malgrado ciò proseguono le
catene di raccolta, evidentemente motivate più da un bisogno di
testimoniare che non da un reale rapporto tra richiesta e offerta. Va
comunque bene così. Ciò che gli esperti – quelli veri, non gli
improvvisati sismologi, gli studiosi di logistica da tavolino,
tuttologi e polemisti assortiti di professione – segnalano, anche
attraverso i social network, è semmai la necessità di garantire linee
di comunicazione libere da inutili intasamenti. Transiti viari,
contatti telefonici, spazi percorribili hanno un valore strategico, in
questo come in altri casi. Così come mani inesperte, ancorché in buona
fede, possono a volte causare maggior danno di mani assenti.
L’affollamento di persone nei luoghi della tragedia non garantisce che
chi si dovesse trovare ancora sotto le macerie venga liberato, vivo
oppure, a questo punto assai più probabilmente, morto che sia. .
Claudio Vercelli
Leggi
|
|
|