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25 Settembre 2016 - 22 Elul 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Benedetto Carucci Viterbi,
rabbino
Per capire che siamo un popolo dobbiamo attivare, oltre all'intelletto, anche l'immaginazione. Dobbiamo essere in grado di rappresentarci visivamente i grandi momenti fondativi del nostro essere collettivo: in questo modo sentiremo la voce di Dio. Così Sforno spiega l'espressione hasket ushma, che compare nella Parashà letta ieri (Devarim 27,9).
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Gérard Biard, caporedattore di “Charlie Hebdo”, ha detto che lo scopo di una vignetta non è far ridere, ma fare male. Concordo. Il problema è che non basta fare male. Bisogna anche sollecitare una risposta che vada oltre. L’ironia è il prodotto di un processo culturale, che va raccontato in tutti i suoi passaggi. Non basta mostrare, ma occorre chiedere di pensare. Diversamente resta solo la tifoseria di chi è d’accordo o di chi è contrario. Ma con la tifoseria nessuno va oltre se stesso che è la conseguenza di tutti i processi di crescita culturale per davvero.
Colf aspirante kamikaze, espulsa dall'Italia
Si stava istruendo sul web da ‘lupo solitario’. E non è escluso che un domani avrebbe potuto agire. Questi i motivi che hanno portato all’espulsione di una collaboratrice domestica marocchina, 44enne, raggiunta da un decreto di espulsione del ministro dell’Interno Angelino Alfano. “La colf, ricostruiscono gli investigatori, aveva dimostrato forte ostilità nei confronti degli sciiti, dei Paesi occidentali, degli ebrei e dei ‘miscredenti'” spiega Il Messaggero.
L’Osservatore Romano pubblica una riflessione di Bergoglio sul dialogo tra ebrei e cattolici, realizzata a Buenos Aires all’inizio del 2013. “Il cristianesimo – scrive il futuro papa – è stato uno degli assi culturali su cui si è costruita la cultura dell’occidente. Le sue radici primigenie sono le sacre scritture ebraiche, le quali, a loro volta, sono base e fondamento dello sviluppo religioso e culturale ebraico. Nei momenti di crisi tutti dobbiamo rivolgere uno sguardo retrospettivo all’essenza del nostro essere, alle radici della nostra esistenza. L’essere cristiani è intimamente legato all’essere ebrei”.
Sul Corriere Roma, un approfondimento dedicato alla mostra sul 16 ottobre ospitata presso la sede della Fondazione Museo della Shoah alla Casina dei Vallati. “Tutti sapevano ma tutti tacquero. La mostra lascia spazio agli interrogativi, alle ricerche” riconosce la testata.
 
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  davar
tre gruppi riuniti a firenze
UCEI, Commissioni al lavoro
Intensa giornata di lavori, nella sede della Comunità ebraica di Firenze, per le riunioni delle Commissioni disposte dal Consiglio dell’Unione delle Comunità ebraiche Italiane. Dopo la prima tornata, che ha visto due settimane fa a Bologna l’avvio dei lavori di quattro Commissioni, è ora la volta della Commissione Finanze e Otto per mille, Supporto alle Comunità e Scuola.
Accolti dalla presidente dell’Unione Noemi Di Segni e dal coordinatore generale delle Commissioni UCEI Guido Osimo, molti Consiglieri sono giunti a Firenze per partecipare all’avvio dei tre gruppi di lavoro.
Nel corso della mattinata la Commissione Finanze, dopo aver ascoltato la relazione dell’assessore Guido Guetta e aver svolto un ampio dibattito, ha eletto come coordinatore il Consigliere Davide Romanin Jacur, che sarà affiancato nel lavoro dal consigliere Andrea Pesaro. I componenti del gruppo hanno inoltre convalidato l’integrazione di Benedetto Sacerdoti quale esponente in rappresentanza del mondo giovanile.
La Consigliera Sara Cividalli sarà invece alla guida della Commissione per il supporto alle Comunità e il gruppo di lavoro sarà integrato dalla giovane Ariela Coen. I lavori e il dibattito fra i componenti erano stati introdotti dall’Assessore Davide Menasci.
La Commissione Scuola, introdotta dall’assessore Livia Ottolenghi, terrà i propri lavori nel pomeriggio procedendo anche agli adempimenti previsti dallo Statuto per l’elezione del coordinatore del componente espresso dalle organizzazioni giovanili.
Le prossime Commissioni a procedere con la prima riunione istitutiva e l’avvio dei lavori saranno, secondo l’agenda su cui sta lavorando il Consigliere Osimo, il Gruppo di lavoro dedicato all’identità ebraica e la Commissione Alià.
Ai lavori della giornata hanno partecipato fra gli altri anche il direttore della Cultura dell’Unione, rav Roberto Della Rocca, e il direttore della Comunicazione e della redazione giornalistica Guido Vitale.


(Nelle immagini, dall’alto in basso, le Commissioni Finanze e Otto per mille, Supporto alle Comunità e Scuola al lavoro)
qui napoli - L'INCONTRO
Meridione, laboratorio di idee
Il risveglio di interesse verso la cultura e l’identità ebraica in corso nel Meridione. Le molte sfide che una Comunità relativamente piccola come quella partenopea è chiamata ad affrontare, anche in ragione del suo essere punto di riferimento per un territorio molto esteso. La filiera dei prodotti casher nelle regioni del Sud tra collaborazioni già attivate e nuovi progetti da sviluppare. Ma anche il lavoro più strettamente attinente alla quotidianità comunitaria: la partecipazione alle attività, il coinvolgimento dei più giovani.
Intenso e costruttivo confronto, nella sede della Comunità napoletana, tra la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni e i rappresentanti della Comunità stessa, guidati dalla presidente Lydia Schapirer. Assieme ai Consiglieri e ai molti iscritti presenti al confronto, anche alcuni partecipanti allo Shabbaton organizzato in città per il fine settimana dall’Ufficio Giovani dell’UCEI.
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qui roma - il convegno
L'ebraico tra antico e moderno

Tradurre, una sfida complessa
“Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione”. È il titolo di un denso convegno, ideato e coordinato da Raffaella Di Castro, che avrà luogo presso il Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane mercoledì 28 e giovedì 29 settembre. La sfida, quella di declinare la sfida della traduzione in un contesto molto peculiare come quello ebraico. Una sfida che nasce come risposta agli stimoli suscitati dalla recente traduzione in italiano del primo trattato del Talmud babilonese e dai temi sollevati in occasione dell’ultima Giornata Europea della Cultura Ebraica, che aveva come tema “Lingue e dialetti ebraici”.
Realizzato in collaborazione con un comitato scientifico di cui fanno parte anche i rabbini Roberto Della Rocca e Gianfranco Di Segni, Silvano Facioni, Irene Kajon, Myriam Silvera, Ada Treves e Micaela Vitale, il programma prende spunto dalla discussione che, nel Talmud e nel Midrash, si anima attorno alla legittimità o meno di tradurre i testi sacri in lingue diverse dall’ebraico. Alcuni maestri legittimano la traduzione, interpretando la benedizione di Noè, in Genesi IX, 27 (“D-o conceda a Yafet estesi confini ed abiti nelle tende di Shem”), nel senso “che le parole di Yafet”, ossia il greco, “risiedano nelle tende di Shem”, ossia nell’ebraico. Altri invece sottolineano l’importanza della specificità culturale ebraica e mettono in guardia dai rischi che l’apertura all’esterno comporta.
Tali discussioni, viene spiegato nell’introduzione al convegno, si riproducono nella storia ebraica successiva nell’alternarsi di atteggiamenti universalistici e particolaristici e anticipano questioni di estrema attualità, quali il contatto, lo scambio e la mediazione tra culture diverse e le strategie di sopravvivenza di gruppi minoritari all’interno di contesti maggioritari fortemente omogenei. Nelle due giornate di studio si rifletterà così sulle traduzioni di testi ebraici, spaziando dai libri sacri alla letteratura, dall’antichità alla modernità, fino all’attuale progetto di traduzione in italiano del Talmud e alle piattaforme informatiche.
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qui firenze - IL SEMINARIO
La Memoria che educa alla pace
È possibile riflettere sulle problematiche che riguardano la Shoah senza un’introduzione che porti a scoprire la cultura, la storia, l’arte e le tradizioni del mondo ebraico? Quali opportunità di apprendimento, trasmissione, condivisione e trasformazione emergono nel progettare le didattiche per la conoscenza della Shoah?
Esistono didattiche innovative e interdisciplinari capaci di coinvolgere gli studenti rendendoli persone attive e primi protagonisti nella costruzione delle proprie conoscenze e competenze? Come gli studenti leggono, interpretano, elaborano e costruiscono la memoria della Shoah?
Interrogativi che hanno animato un partecipato seminario internazionale condotto a Firenze, nei locali del Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università degli Studi, dalla professoressa Silvia Guetta.
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pilpul

Sanità e santità
Il manifesto è diviso in due. Nella parte superiore campeggiano, in un sfondo di chiarezza “solare”, quattro figure, due donne e due uomini, anzi due “femmine” e due “maschi”, giovanili, sorridenti, sicuramente “sani” (ah, le parole, quando contano per classificare, quindi separare, dividere!), verrebbe quasi da dire “ariani”, che osservano lieti in volto chi di quel poster è destinatario. Ossia tutti noi. Sembrano i bagnini di “Baywatch”, una nota e fortunata serie televisiva di qualche lustro fa. E come questi ultimi, hanno una missione da compiere: salvare qualcuno attraverso le «buone abitudini da promuovere». Nel caso nostro, evidentemente, salvare il Paese dal declino demografico.
Nella parte inferiore del medesimo, invece, altrettante figure (o di più? Volutamente non si comprende al primo sguardo, bisogna semmai affinarlo), nelle intenzioni dei suoi ispiratori assai diverse, attraversate come sono da una opacità “spiaggiata”, seppiosa, granulosa, ovvero una sorta di condizione umbratile che fa da velo alla comprensione immediata della loro condotta ma della quale, aguzzando lo sguardo, si capisce ben presto la presunta irritualità. Se i primi quattro sorridono, infatti, e ci guardano negli occhi, gli altri, quelli che stanno “di sotto”, non hanno nulla da ridere (se non in maniera stereotipata e quindi ebete). Non guardano altri che non siano se stessi, non comunicano nulla che non siano i loro gesti solitari, ovvero dedicati ai piaceri individuali: fumo, alcool, plausibilmente altro ancora, di assolutamente inconfessabile se non a denti stretti. Sono «i cattivi “compagni” da abbandonare», lo afferma il testo di accompagnamento, nel nome di un’occorrenza incontrovertibile, quella dettata dalla necessità di ricorrere, evidentemente ripristinandoli, ai «corretti stili di vita, per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità».
Due o tre considerazioni, di passata, tra le tante possibili, su questo “manifesto”, che segue una successione di infelici manifestini e depliant, frettolosamente ritirati in ventiquattro ore a seguito di un’alzata di scudi collettiva.


Claudio Vercelli
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