Benedetto Carucci Viterbi,
rabbino
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Per
capire che siamo un popolo dobbiamo attivare, oltre all'intelletto,
anche l'immaginazione. Dobbiamo essere in grado di rappresentarci
visivamente i grandi momenti fondativi del nostro essere collettivo: in
questo modo sentiremo la voce di Dio. Così Sforno spiega l'espressione
hasket ushma, che compare nella Parashà letta ieri (Devarim 27,9).
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Gérard
Biard, caporedattore di “Charlie Hebdo”, ha detto che lo scopo di una
vignetta non è far ridere, ma fare male. Concordo. Il problema è che
non basta fare male. Bisogna anche sollecitare una risposta che vada
oltre. L’ironia è il prodotto di un processo culturale, che va
raccontato in tutti i suoi passaggi. Non basta mostrare, ma occorre
chiedere di pensare. Diversamente resta solo la tifoseria di chi è
d’accordo o di chi è contrario. Ma con la tifoseria nessuno va oltre se
stesso che è la conseguenza di tutti i processi di crescita culturale
per davvero.
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Colf aspirante kamikaze, espulsa dall'Italia
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Si
stava istruendo sul web da ‘lupo solitario’. E non è escluso che un
domani avrebbe potuto agire. Questi i motivi che hanno portato
all’espulsione di una collaboratrice domestica marocchina, 44enne,
raggiunta da un decreto di espulsione del ministro dell’Interno
Angelino Alfano. “La colf, ricostruiscono gli investigatori, aveva
dimostrato forte ostilità nei confronti degli sciiti, dei Paesi
occidentali, degli ebrei e dei ‘miscredenti'” spiega Il Messaggero.
L’Osservatore Romano pubblica una riflessione di Bergoglio sul dialogo
tra ebrei e cattolici, realizzata a Buenos Aires all’inizio del 2013.
“Il cristianesimo – scrive il futuro papa – è stato uno degli assi
culturali su cui si è costruita la cultura dell’occidente. Le sue
radici primigenie sono le sacre scritture ebraiche, le quali, a loro
volta, sono base e fondamento dello sviluppo religioso e culturale
ebraico. Nei momenti di crisi tutti dobbiamo rivolgere uno sguardo
retrospettivo all’essenza del nostro essere, alle radici della nostra
esistenza. L’essere cristiani è intimamente legato all’essere ebrei”.
Sul Corriere Roma, un approfondimento dedicato alla mostra sul 16
ottobre ospitata presso la sede della Fondazione Museo della Shoah alla
Casina dei Vallati. “Tutti sapevano ma tutti tacquero. La mostra lascia
spazio agli interrogativi, alle ricerche” riconosce la testata.
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tre gruppi riuniti a firenze UCEI, Commissioni al lavoro
Intensa
giornata di lavori, nella sede della Comunità ebraica di Firenze, per
le riunioni delle Commissioni disposte dal Consiglio dell’Unione delle
Comunità ebraiche Italiane. Dopo la prima tornata, che ha visto due
settimane fa a Bologna l’avvio dei lavori di quattro Commissioni, è ora
la volta della Commissione Finanze e Otto per mille, Supporto alle
Comunità e Scuola.
Accolti dalla presidente dell’Unione Noemi Di Segni e dal coordinatore
generale delle Commissioni UCEI Guido Osimo, molti Consiglieri sono
giunti a Firenze per partecipare all’avvio dei tre gruppi di lavoro.
Nel
corso della mattinata la Commissione Finanze, dopo aver ascoltato la
relazione dell’assessore Guido Guetta e aver svolto un ampio dibattito,
ha eletto come coordinatore il Consigliere Davide Romanin Jacur, che
sarà affiancato nel lavoro dal consigliere Andrea Pesaro. I componenti
del gruppo hanno inoltre convalidato l’integrazione di Benedetto
Sacerdoti quale esponente in rappresentanza del mondo giovanile.
La Consigliera Sara Cividalli sarà invece alla guida della Commissione
per il supporto alle Comunità e il gruppo di lavoro sarà integrato
dalla giovane Ariela Coen. I lavori e il dibattito fra i componenti
erano stati introdotti dall’Assessore Davide Menasci.
La
Commissione Scuola, introdotta dall’assessore Livia Ottolenghi, terrà i
propri lavori nel pomeriggio procedendo anche agli adempimenti previsti
dallo Statuto per l’elezione del coordinatore del componente espresso
dalle organizzazioni giovanili.
Le prossime Commissioni a procedere con la prima riunione istitutiva e
l’avvio dei lavori saranno, secondo l’agenda su cui sta lavorando il
Consigliere Osimo, il Gruppo di lavoro dedicato all’identità ebraica e
la Commissione Alià.
Ai lavori della giornata hanno partecipato fra gli altri anche il
direttore della Cultura dell’Unione, rav Roberto Della Rocca, e il
direttore della Comunicazione e della redazione giornalistica Guido
Vitale.
(Nelle immagini, dall’alto in basso, le Commissioni Finanze e Otto per mille, Supporto alle Comunità e Scuola al lavoro)
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qui roma - il convegno L'ebraico tra antico e moderno
Tradurre, una sfida complessa
“Yafet
nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione”. È il titolo di un denso
convegno, ideato e coordinato da Raffaella Di Castro, che avrà luogo
presso il Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane mercoledì 28 e giovedì 29 settembre. La sfida, quella di
declinare la sfida della traduzione in un contesto molto peculiare come
quello ebraico. Una sfida che nasce come risposta agli stimoli
suscitati dalla recente traduzione in italiano del primo trattato del
Talmud babilonese e dai temi sollevati in occasione dell’ultima
Giornata Europea della Cultura Ebraica, che aveva come tema “Lingue e
dialetti ebraici”.
Realizzato in collaborazione con un comitato scientifico di cui fanno
parte anche i rabbini Roberto Della Rocca e Gianfranco Di Segni,
Silvano Facioni, Irene Kajon, Myriam Silvera, Ada Treves e Micaela
Vitale, il programma prende spunto dalla discussione che, nel Talmud e
nel Midrash, si anima attorno alla legittimità o meno di tradurre i
testi sacri in lingue diverse dall’ebraico. Alcuni maestri legittimano
la traduzione, interpretando la benedizione di Noè, in Genesi IX, 27
(“D-o conceda a Yafet estesi confini ed abiti nelle tende di Shem”),
nel senso “che le parole di Yafet”, ossia il greco, “risiedano nelle
tende di Shem”, ossia nell’ebraico. Altri invece sottolineano
l’importanza della specificità culturale ebraica e mettono in guardia
dai rischi che l’apertura all’esterno comporta.
Tali discussioni, viene spiegato nell’introduzione al convegno, si
riproducono nella storia ebraica successiva nell’alternarsi di
atteggiamenti universalistici e particolaristici e anticipano questioni
di estrema attualità, quali il contatto, lo scambio e la mediazione tra
culture diverse e le strategie di sopravvivenza di gruppi minoritari
all’interno di contesti maggioritari fortemente omogenei. Nelle due
giornate di studio si rifletterà così sulle traduzioni di testi
ebraici, spaziando dai libri sacri alla letteratura, dall’antichità
alla modernità, fino all’attuale progetto di traduzione in italiano del
Talmud e alle piattaforme informatiche. Leggi
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Sanità e santità
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Il
manifesto è diviso in due. Nella parte superiore campeggiano, in un
sfondo di chiarezza “solare”, quattro figure, due donne e due uomini,
anzi due “femmine” e due “maschi”, giovanili, sorridenti, sicuramente
“sani” (ah, le parole, quando contano per classificare, quindi
separare, dividere!), verrebbe quasi da dire “ariani”, che osservano
lieti in volto chi di quel poster è destinatario. Ossia tutti noi.
Sembrano i bagnini di “Baywatch”, una nota e fortunata serie televisiva
di qualche lustro fa. E come questi ultimi, hanno una missione da
compiere: salvare qualcuno attraverso le «buone abitudini da
promuovere». Nel caso nostro, evidentemente, salvare il Paese dal
declino demografico.
Nella parte inferiore del medesimo, invece, altrettante figure (o di
più? Volutamente non si comprende al primo sguardo, bisogna semmai
affinarlo), nelle intenzioni dei suoi ispiratori assai diverse,
attraversate come sono da una opacità “spiaggiata”, seppiosa,
granulosa, ovvero una sorta di condizione umbratile che fa da velo alla
comprensione immediata della loro condotta ma della quale, aguzzando lo
sguardo, si capisce ben presto la presunta irritualità. Se i primi
quattro sorridono, infatti, e ci guardano negli occhi, gli altri,
quelli che stanno “di sotto”, non hanno nulla da ridere (se non in
maniera stereotipata e quindi ebete). Non guardano altri che non siano
se stessi, non comunicano nulla che non siano i loro gesti solitari,
ovvero dedicati ai piaceri individuali: fumo, alcool, plausibilmente
altro ancora, di assolutamente inconfessabile se non a denti stretti.
Sono «i cattivi “compagni” da abbandonare», lo afferma il testo di
accompagnamento, nel nome di un’occorrenza incontrovertibile, quella
dettata dalla necessità di ricorrere, evidentemente ripristinandoli, ai
«corretti stili di vita, per la prevenzione della sterilità e
dell’infertilità».
Due o tre considerazioni, di passata, tra le tante possibili, su questo
“manifesto”, che segue una successione di infelici manifestini e
depliant, frettolosamente ritirati in ventiquattro ore a seguito di
un’alzata di scudi collettiva.
Claudio Vercelli
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