
Elia Richetti,
rabbino
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Non
è un caso che questa Parashà, Nitzavim – da sola o unita alla
successiva – venga letta sempre lo Shabbath che precede Rosh ha-Shanà
oltre a contenere esplicitamente la mitzwà della Teshuvà, del
pentimento che contraddistingue in modo particolare questo periodo, vi
sono degli accenni nascosti che ci invitano ad andarli a scoprire, come
dobbiamo scoprire ciò che è nascosto in noi per fare una vera Teshuvà.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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A
questo punto della giornata il feretro di Shimon Peres è esposto
davanti alla Knesset per ricevere l'omaggio dei cittadini, e non ha
ancora avuto luogo il funerale al quale stanno arrivando le delegazioni
dei capi di Stato più influenti. È dunque ancora inappropriato, anzi
impertinente, esprimere un giudizio sullo statista scomparso. D'altra
parte Peres è sempre stato un uomo pubblico e ha sempre saputo di non
poter sfuggire agli innumerevoli pareri che sono stati e ancora saranno
espressi sull'uomo e il suo operato. Lettore e ascoltatore vorace che
sapeva sempre cogliere qualche pezzetto di vera sapienza e inserirla
nel suo pensiero e nel suo discorso. Ma anche politico trasversale che
ha percorso ampi spazi nel suo lungo percorso, dall'ala attivista del
Mapai, all'ala pacifista dei laburisti, dal secondo posto nella lista
centrista di Kadima dietro Ehud Olmert, alla presidenza dello stato
come rappresentante di un ampio consenso popolare. Fra gli architetti
degli accordi di Oslo fra Israele e i palestinesi. Ma anche tra i
facilitatori della creazione di Sebastia in Samaria, forse
l'insediamento simbolo della presenza israeliana in Cisgiordania.
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Il mondo ricorda Peres |
Parteciperanno
tutti i grandi della Terra, da Obama alla Merkel, domani a Gerusalemme
ai funerali di Shimon Peres, grande statista israeliano, considerato
uno dei padri dello Stato ebraico, scomparso la scorsa notte a 93 anni.
A rendergli onore, tutti i quotidiani nazionali, con approfondimenti
sulla sua vita (Repubblica, Corriere, Il Fatto Quotidiano, tra gli
altri), sul suo impegno per la pace, sugli incontri avuti nel corso
della sua lunga carriera. Tra questi ultimi, quelli con il Presidente
emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, che su la Stampa ricorda
la sua fraterna amicizia con Peres, incontrato più volte anche quando
entrambi erano presidenti dei rispettivi paesi. “Il dialogo – scrive
Napolitano – è continuato tra noi anche dopo aver lasciato i rispettivi
incarichi di Presidente, ed è continuato in termini di fraterna
vicinanza umana e condivisione politica”. La scomparsa di Peres,
afferma Napolitano, è “una struggente perdita personale”. Altro ricordo
personale, quello di Marek Halter su Repubblica, che racconta del suo
primo incontro in Israele con Peres e di una cena con il leader
palestinese Yasser Arafat da cui mosse i primi passi il famoso
negoziato di pace. Il Corriere, invece, pubblica un discorso di Peres
tenuto in Italia, in cui invitava a “uccidere le ragioni del terrore e
puntare sui giovani” mentre l’Osservatore Romano pubblica il messaggio
di cordoglio di Bergoglio.
“Una morte senza eredi”, l’amara analisi dello storico David Bidussa su
l’Unità, che ricorda l’ex presidente di Israele come parte di una
classe “politica che oggi non esiste più” e che non è stata sostituita
da una che desse “forma al sogno del futuro come riscatto, come libertà
e come diritto a vivere in pace e in sicurezza nel proprio territorio”.
“Noi oggi salutiamo (certo quelli di noi che lo hanno conosciuto e egli
hanno voluto bene) Shimon Peres, che ha evitato molte più guerre di
quante sia stato costretto a combatterne. – il saluto di Furio Colombo
sul Fatto Quotidiano – Ed è riuscito a
stringere le mani dei suoi nemici”. Sul Giornale invece Fiamma
Nirenstein ricorda di un vertice in Toscana in cui due delegazioni,
israeliana e palestinese, si incontrarono per discutere dei negoziati.
Tra le eredità dello statista israeliano, spiega a Libero il biografo
di Peres Michael Bar-Zohar, l’aver trasformato “con successo Israele in
una sofisticatissima potenza tecnologica in grado di migliorare il
mondo intero grazie alle sue scoperte e invenzioni”.
Bruxelles e “l’antisionismo nuovo antisemitismo”. “Oggi è in corso una
terza fase storica dell’antisemitismo, mascherato da antisionismo. Non
pensavamo si potesse riproporre così presto, con la Shoah ancora fresca
nella Memoria”. A denunciarlo dall’Europarlamento di Bruxelles, rav
Jonathan Sacks, già rabbino capo di Gran Bretagna, intervenendo a un
incontro dedicato al futuro delle Comunità ebraiche in Europa. “Se non
fate niente gli ebrei se ne andranno e ci sarà una macchia morale che
nessuna eternità riuscirà a cancellare”, l’appello di Sacks, richiamato
da La Stampa, ai politici europei. Ad intervenire all’incontro anche
rav Benedetto Carucci, direttore della scuola ebraica di Roma, che ha
parlato più nello specifico della situazione italiana, sottolineando
come nel Paese vi sia “una grande attenzione istituzionale al cuore
dell’identità ebraica”.
Memoriale di Milano, l’appello per concludere il progetto. Dopo
l’allarme di ieri della Testimone Liliana Segre, il Corriere Milano
torna sulla questione del Memoriale della Shoah-Binario 21. Le
donazioni si sono fermate e di conseguenza anche i lavori al Memoriale,
che come lo scorso anno ha aperto le sue porte ai profughi. “Servono
due milioni di euro in tutto per completare l’opera, uno solo per la
biblioteca”, spiega al quotidiano Roberto Jarach, vicepresidente della
Fondazione del Memoriale. “Il prossimo mese saremo in Svizzera per
un’attività di promozione e di ricerca fondi. – prosegue Jarach – Certo
poter concludere la biblioteca porterebbe un grande valore aggiunto al
Memoriale”. Sulla prima del dorso milanese del Corriere, un editoriale
di Dino Messina sottolinea l’importanza di luoghi della Memoria come
Binario 21. Il quotidiano inoltre pubblica una testimonianza di
Hussein, rifugiato politico pakistano, oggi volontario all’interno del
Memoriale per aiutare i profughi, che sottolinea come “il razzismo e
l’antisemitismo riguardano tutti noi”.
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shimon peres (1923-2016) - israele in lutto
Leader tra la folla ai funerali
Anche Renzi a Gerusalemme
Anche
il primo ministro italiano Matteo Renzi tra i molti leader mondiali che
parteciperanno domani ai funerali di Shimon Peres a Gerusalemme. Da
Barack Obama a Francois Hollande, da Angela Merkel a Joachim Gauck. E
ancora tra gli altri, l'ex presidente statunitense Bill Clinton, che
questa mattina ha reso già omaggio al feretro in occasione della camera
ardente allestita alla Knesset, il Parlamento, dove migliaia di
israeliani sono in fila dall'alba per l'ultimo saluto e dove poche ore
fa il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente della
Repubblica Reuven Rivlin hanno ricordato insieme il grande statista.
Bandiere a mezz'asta (nell'immagine) in tutto il paese e in tutte le rappresentanze diplomatiche dello Stato ebraico all'estero.
E in queste ore è arrivata la richiesta alle autorità israeliane di
Mahmoud Abbas, leader dell'Autorità nazionale palestinese, di poter
partecipare ai funerali di domani del premio Nobel per la Pace. Abbas
ha espresso "dolore e tristezza" per la scomparsa di Peres, una figura
che "ha compiuto sforzi incessanti per raggiungere una pace duratura,
dall'accordo di Oslo fino agli ultimi istanti della sua vita". Assieme
ad Abbas, dovrebbe partecipare una delegazione dell'Anp, di cui farà
parte Saeb Arkat, capo negoziatore palestinese.
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shimon peres (1923-2016) - l'iniziativa
Quel cordoglio è di tutti
Si
aprirà a partire da domani, dalle 11 alle 14, presso la sede della
rappresentanza diplomatica israeliana in Italia, la possibilità per i
cittadini romani che ne avessero il piacere di lasciare una
testimonianza scritta del proprio cordoglio all’interno di un libro di
memorie dedicato a Shimon Peres. Una parola, un ricordo, un’immagine da
condividere con chi, in Italia e nel mondo, piange in queste ore la
scomparsa del grande statista.
Analoga possibilità vi sarà mercoledì 5 ottobre, dalle 10 alle 16, e il
giorno successivo agli stessi orari. “La vita di Peres – dichiara il
neo ambasciatore israeliano Ofer Sachs, che ha da poco preso il posto
di Naor Gilon – è inscindibilmente intrecciata con la storia del nostro
Paese, sin dal lavoro svolto assieme a David Ben Gurion, il nostro
primo capo di governo, fino al suo mandato da presidente dello Stato.
Incommensurabile è stato il il suo contributo. Il ricordo resterà con
noi per sempre”.
Numerose le testimonianze in arrivo in queste ore a tutti i livelli
della società italiana. In un messaggio inviato alla presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, il sindaco
di Roma Virginia Raggi scrive: “Illustre presidente, a nome mio
personale e della Giunta, dell’Assemblea capitolina e dell’intera
Amministrazione, desidero esprimere a lei e alle comunità ebraiche
italiane i più sinceri sentimenti di cordoglio e di affettuosa
vicinanza. Tutti ricorderemo sempre il pensiero e l’attività di un uomo
carismatico, di un leader che si è fatto promotore della pace e
divulgatore del suo messaggio”.
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qui roma - la due giorni di convegno
L’ebraico oggi, l’ebraico domani
A confronto sulla traduzione
Per
scoprire il complesso rapporto dell’ebraismo con la traduzione, vuoi
come pratica linguistica vuoi come percorso filosofico, occorre
compiere un viaggio nel tempo e nello spazio, che porta dall’Italia
alla Germania, dall’antichità ellenistica al nuovo mondo di internet.
Questo è avvenuto con il convegno “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico
in traduzione”, la cui seconda giornata è in corso al Centro
bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ideato e
coordinato da Raffaella DI Castro. Del comitato scientifico fanno parte
inoltre i rabbini Roberto Della Rocca e Gianfranco Di Segni, Silvano
Facioni, Irene Kajon, Myriam Silvera, Ada Treves e Micaela Vitale, con
la partnership dell’Università di Roma La Sapienza, l’Università della
Calabria, il Centro interdipartimentale di Studi ebraici “Michele
Luzzati”, il Centro ebraico il Pitigliani, la casa editrice la Giuntina
e la libreria Kiryat Sefer. Prosegue così il dibattito stimolato
dall’ultima Giornata Europea della Cultura Ebraica, che aveva come tema
“Lingue e dialetti ebraici”, e dalla recente traduzione in italiano del
primo trattato del Talmud babilonese, quello di Rosh Hashanah. Sul
quale è stato aperto ieri un ciclo di lezioni, con un primo
appuntamento al centro ebraico il Pitigliani al quale sono intervenuti
il presidente del Progetto di traduzione italiana del Talmud Babilonese
rav Riccardo Di Segni e la sua direttrice Clelia Piperno, coordinati da
Daniele Fiorentino.
Strumento fondamentale di questa impresa è senza dubbio la tecnologia,
protagonista anche della mattinata di oggi, con la sessione moderata
dalla giornalista della redazione UCEI Ada Treves, intitolata
“L’ebraico oggi e domani”. Ad aprire il dibattito è stato l’intervento
registrato da Brett Lockspeiser, intitolato “Sefaria: un’esplorazione
del ruolo della traduzione nel mondo digitale”. Lockspeiser ha
descritto il progetto da lui ideato e coordinato insieme a Joshua Foer,
chiamato appunto Sefaria, un sito open source che rende disponibili i
testi canonici ebraici in una nuova forma digitale, interconnessa,
facilmente accessibile e modificabile da tutti.
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la due giorni di convegno - rav della rocca
Traduzione alla prova del nome
“Che
il parlare di Yafet”, cioè la lingua greca, “dimori nelle tende di
Sem”, cioè nell’ebraico. Come un auspicio alla traduzione in greco dei
testi sacri ebraici, il Talmud Babilonese (trattato Meghillà 8b-9b)
reinterpreta – traduce? – la benedizione, “il Signore faccia crescere
Yafet e dimori nelle tende di Shem”, che in Genesi IX, 27, Noè rivolge
ai figli Yafet e Sem i quali hanno avuto la delicatezza di coprire la
sua nudità camminando a ritroso, a differenza del fratello Canaan che
di fronte ad essa non ha provato vergogna. In ebraico il verbo “far
crescere” [yaft] ha radice simile a quella della parola “bello” [yafè],
presente anche nello stesso nome “Yafet”– tipica metodologia
ermeneutica usata dai maestri talmudici, quella di mettere in
connessione significati diversi sulla base di minuscole analogie –.
Perché dunque, tra i tanti figli di Yafet, i maestri talmudici scelgono
proprio il greco? Perché, rispondono essi stessi, “il greco è quanto
c’è di più bello nella discendenza di Yafet”, che dunque “dimori nelle
tende di Sem”. Bello è il greco, commenta Emmanuel Levinas in una sua
lezione su questi passi talmudici (La traduzione della scrittura, in
Nell’ora delle nazioni, Jaca Book, Milano 2000, pp.39-62), ma in
generale in tutta la sua opera filosofica da lui stesso intesa come
“una traduzione in greco del Talmud”, perché è la lingua “dell’ordine,
della chiarezza, del metodo, dell’attenzione dal più semplice al più
complesso, dell’intellegibilità e soprattutto della non prevenzione”,
“della decifrazione e demistificazione”, “la scuola del parlare
paziente” propria del pensiero critico, scientifico ed etico, sempre
pronto a “dirsi e disdirsi” per amore della verità e della giustizia.
Levinas, che in altri testi è estremamente severo nei confronti della
cultura ellenistica, qui forza il testo talmudico, fino a interpretare
la legittimità di tradurre i testi sacri in greco (e, secondo Rabbi
Simon ben Gamliel, solo in greco si possono tradurre) addirittura come
una “prova necessaria” a cui i testi sacri si devono sottoporre per
rivelare l’universalità e modernità della loro antichissima
singolarità. A riprova di ciò, Levinas sottolinea il modo in cui, nello
stesso brano talmudico che stiamo commentando, è riportata la
leggendaria storia della traduzione in greco del Pentateuco, per
iniziativa del re Tolomeo d’Egitto, nel II secolo a.e.v.: i settantadue
anziani incaricati, senza comunicare l’uno con l’altro, avrebbero non
solo tradotto allo stesso modo, ma anche apportato identiche correzioni
alla lettera del testo. Questo evento miracoloso sarebbe il segno
dell’approvazione divina della traduzione in greco del Pentateuco.
Nei testi talmudici non esiste però mai un pensiero unico e definitivo.
I maestri hanno posizioni diverse, discutono, litigano tra loro, a
volte persino i giudizi di una stessa persona sembrano contraddittori.
Ogni idea, seppur di minoranza è ricordata e tramandata, accanto al
“nome proprio” di chi l’ha enunciata per primo. E il “nome proprio” –
primo fra tutti il Nome innominabile dell’Eterno – è un concetto
fondamentale della “filosofia della singolarità ebraica” di Levinas: è
quella specificità, unicità, inviolabile, inalienabile,
irrappresentabile, indicibile che fonda l’etica della responsabilità.
La trascendenza che nell’ebraismo resta non solo tra l’Eterno e l’uomo
ma anche orizzontalmente tra me e l’altro, la santità come spazio di
separazione, rispetto, comandamento “tu non ucciderai”. È ciò che
Canaan, nel guardare il corpo nudo del padre, ha già violato. Il nome
proprio è l’intimità, il pudore, il limite di ciò che – per tornare al
nostro tema – non può essere valicato, tradotto.
La traduzione può sì “abbellire” il testo, ma – ci avvertono i maestri
talmudici – può anche denudarlo fino a dissacrarlo, facendogli perdere
l’attitudine a “rendere impure le mani”: così l’idioletto talmudico
chiama la santità di un testo. Un testo rende impure le mani, se – come
spiega Levinas – non permette “di impadronirsi di un pensiero nelle
lettere come da una mano che afferra un oggetto” in modo frettoloso,
strumentale, prepotente, “non si lascia toccare da una mano che resta
nuda”, “senza preparazione, senza maestro”, senza la mediazione della
tradizione e la precauzione di un metodo interpretativo (come lo
sguardo senza coperture di Caanan). E così nel nostro testo talmudico
non esiste una Teoria della traduzione. Non vi è teoria nell’ebraismo
che non debba collaudarsi con la pratica, l’esperienza, i contesti, le
trasformazioni, esigenze ed emergenze specifiche della storia. In
questo testo in particolar modo, troviamo una pluralità vorticosa di
posizioni che, come spiega bene Levinas, “significano altrettante
maniere di intendere il rapporto del giudaismo con le culture delle
nazioni”. Come potrebbe questo rapporto esaurirsi nel dilemma
traduzione sì / traduzione no? Bisogna vedere cosa e come e quando si
traduce. E necessariamente i maestri sono molto cauti e meticolosamente
attenti ai contesti, ai dettagli concreti e quotidiani o, come dice il
Talmud stesso, al “corpo del testo”. Viene ricordato che nella stessa
Bibbia compare un’espressione in aramaico, in Genesi 31, 47, per
designare il mucchio di pietre innalzato da Giacobbe e Labano per
commemorare il patto della loro riconciliazione: traduzione dunque come
azione di pace. Ma si sostiene anche che è vietato tradurre la
Meghillah di Ester, il libro che racconta il rischio di sterminio del
popolo ebraico per opera di Aman: quando la sopravvivenza è il pericolo
la traduzione può essere un rischio mortale. Alcuni rabbini limitano
l’universalità della traduzione sostenendo che i libri biblici possono
essere tradotti, ma non i versetti consacrati agli usi rituali e
inseriti negli oggetti di culto: i Tefilin, filatteri che leghiamo su
noi stessi, quando preghiamo, in corrispondenza del cuore e del
cervello, e le Mezuzoth, fissate sugli stipiti delle nostre case. Come
se per conferire a questi oggetti tutto il loro peso non fosse
sufficiente la spiritualità ebraica, ma fosse indispensabile anche
tutta l’intimità del corpo ebraico. Altri rabbini si spingono oltre
nell’attenzione alla materialità: si può tradurre in altre lingue a
patto che il testo sia scritto in caratteri ebraici classici, con
l’inchiostro e sotto forma di libro. Un rabbino tedesco dell’Ottocento,
Samson Raphael Hirsch ha approfondito l’etimologia dei nomi dei figli
di Noè, cioè dei progenitori dell’umanità. Oltre a ribadire il
significato per Yafet di bellezza, estetica, capacità immaginativa,
ricorda che Shem, capostipite del popolo ebraico, significa “nome”: il
nome è principio di ogni sapienza, fonte di senso, capacità di chiamare
le cose con il proprio nome. Non bisogna mai dimenticarsi nel tradurre
e nel tradursi dei nomi propri da cui discendiamo nel passato e su cui
ci fondiamo nel presente per il futuro.
Rav Roberto Della Rocca
(Intervento tenuto in occasione del convegno “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione” al Centro Bibliografico UCEI)
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A Torino Spiritualità con Pagine Ebraiche
Tra anima e corpo
Anche il giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche è fra i protagonisti dell'importante
festival interculturale e interreligioso Torino Spiritualità, iniziato nelle scorse ore e giunto alla sua 12esima edizione.
Il tema di questa edizione, Distinti Animali, mette voci di fedi
diverse a confronto sulla presenza e sul significato di ogni forma
vivente nel quadro della Creazione.
Sarà il rav Roberto Della Rocca, direttore della Formazione e della
Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, - interrogato
dalla giornalista Ada Treves - a parlare domani pomeriggio alle 18 al
Circolo dei Lettori di Anima e Corpo, teologia dell’uomo e teologia
degli animali nella tradizione ebraica. Introducendo la conferenza, il
direttore della Comunicazione e della redazione giornalistica UCEI
Guido Vitale porterà una testimonianza raccolta dal biblista Paolo De
Benedetti, che ha dedicato molti studi alla concezione ebraica del
mondo animale e che, gravemente ammalato, non potrà intervenire di
persona come avrebbe desiderato.
Nell’ambito del festival, fra l’altro, anche un colloquio in programma
domani alle 11 alla libreria Bardotto in cui lo studioso Davide Assael
presenterà insieme allo stesso Vitale il lavoro del pensatore
israeliano Yuval Harari, che insegna all'Università ebraica di
Gerusalemme e autore di testi fondamentali del pensiero contemporaneo
come Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità (Harper) e HaHistoria
shel HaMachar (La storia di domani – pubblicato in ebraico nel 2015).
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alfano apre il forum a roma ricordando peres
Cybertech, la trappola del web
“Dobbiamo
garantire sicurezza e libertà”, ha spiegato nelle scorse ore il
ministro degli Interni Angelino Alfano, intervenendo a Roma al forum
Cybertech, dedicato alla sicurezza virtuale e organizzato
dall'israeliana Cybertech Global Events in collaborazione con
Leonardo-Finmeccanica. Ma prima di entrare nel vivo del tema, il
ministro ha voluto dedicare un pensiero all'ex presidente di Israele,
Shimon Peres, “un uomo di pace”. “Sogniamo in grande, guardiamo avanti
e facciamo diventare questo mondo un posto migliore, per tutti”, le
parole di Peres rilanciate da Alfano anche sui social. E dopo il
tributo al Premio Nobel, Alfano è tornato sull'argomento del forum, uno
spazio ideato in Israele e considerato come una delle piattaforme più
rilevanti dedicate alla cyber security. Una delle minacce su questo
fronte, ha ricordato il ministro, è quella dell'Isis che usa il web
come un'arma per attirare potenziali sostenitori e fomentare il
terrorismo islamista. “Su questo fronte è importante che pubblico e
privati collaborino, che gli stati si aprano alle tecnologie ed alle
innovazioni”. Quelle al centro di Cybertech, per esempio.
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Setirot
- Unanimi nel lutto |
Mi
chiedo quanti di coloro che oggi piangono la morte di Shimon Peres
auspichino – anche pubblicamente – la vittoria di Donald Trump alle
prossime presidenziali USA. Così, tanto per capire.
Stefano Jesurum, giornalista
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Stradivari |
Evento
di grande portata a Cremona per tutti gli amanti della musica. Il 24
settembre ha preso il via lo Stradivari Festival che durerà fino all’8
ottobre e che offre sei concerti per pubblico generico più due speciali
a misura di famiglia, con oltre cinquanta artisti tra cui: Fabio Biondi
e l’ensemble Europa Galante, impegnati nel repertorio barocco; i
Bohemian Virtuosi, orchestra di giovani talenti fondata a Budapest nel
2011 da Geza Hosszu Legocky, un virtuoso della musica classica che ama
il gipsy; l’inglese Nigel Kennedy, che come altri della sua generazione
(tipo David Garrett o Ara Malikian) suona con la stessa naturalezza
Bach e cover dei Doors, duettando con la chitarra elettrica; il trio
diretto da Avishai Cohen, il ragazzo del kibbutz cresciuto in America e
oggi considerato uno dei più importanti contrabbassisti nel mondo del
jazz.
Maria Teresa Milano
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Piero, cane magico |
Quando
ho finito di leggere L’imprescindibile Piero, di Paolo Morganti
(Morganti Editori, 17 Euro) ero felice e arrabbiato. La storia del
ruvido ma tenero Bruno Armàn; della schietta e angelica Aspasia, e
soprattutto la sua, quella del cane – no, del piers (dovrete leggerlo
per capire la differenza) – trovato/perduto/ritrovato, mi aveva fatto
passare due ore di leggera ma non vuota distrazione. Ma. Ma ero anche
un po’ dispiaciuto perché, pensavo, un libro così merita il
palcoscenico nazionale, e la casa editrice di Udine – per quanto ben
distribuita nelle librerie e presente anche sulle piattaforme di IBS e
Amazon – non credo sia capace di tirature, pubblicità e recensioni
adeguate.
Valerio Fiandra
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Sigillato per il bene |
Un
altro anno è passato e siamo giunti allo Yahrzeit, l’anniversario della
morte della persona che ci ha donato la vita (primo dolore infantile al
primo film al cinema, treenne: la morte della madre di Bambi
nell’omonimo film di Walt Disney). Kaddish al Tempio, una candela
accesa a casa, El Maleh Rachamim al cimitero. “Possa il suo luogo di
riposo essere nel Gan Eden”.
Quante tombe qui, e come è triste vedere le lapidi più antiche
consumate dalle intemperie, alcune illeggibili, altre rovinate a terra.
Ma vero che quando arriva Maschiach lei rinascerà? E rinascono solo le
persone buone, vero? E come dormono le persone morte, qui sotto la
terra? Vedono che mettiamo in sasso in segno di ricordo? E perché
proprio un sasso?
Le domande si susseguono e si accavallano incessanti, voce bassa ed occhi sgranati.
Sara Valentina Di Palma
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Continuiamo a sognare |
Il
fenomeno Peres mi incuriosì sin da quando cominciai ad interessarmi di
politica israeliana. All’epoca egli era un Presidente amato e
rispettato, una figura mitologica, una leggenda in carne ed ossa,
osannato dalla stampa interna e venerato da quella estera. Nonostante
l’aura che lo avvolgeva e lo elevava sempre più, altre fonti mi
conducevano all’immagine di un politico ben diverso da quello
indiscusso che presiedeva la Knesset. Un politico contraddetto e
contraddittorio, a cui ripetute volte era stato soffiato il titolo
sotto il naso, che in gioventù si era spesso accanito contro quelle
folle che inveivano irrefrenabili contro di lui..
David Zebuloni
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