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29 Settembre 2016 - 26 Elul 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Non è un caso che questa Parashà, Nitzavim – da sola o unita alla successiva – venga letta sempre lo Shabbath che precede Rosh ha-Shanà oltre a contenere esplicitamente la mitzwà della Teshuvà, del pentimento che contraddistingue in modo particolare questo periodo, vi sono degli accenni nascosti che ci invitano ad andarli a scoprire, come dobbiamo scoprire ciò che è nascosto in noi per fare una vera Teshuvà.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
A questo punto della giornata il feretro di Shimon Peres è esposto davanti alla Knesset per ricevere l'omaggio dei cittadini, e non ha ancora avuto luogo il funerale al quale stanno arrivando le delegazioni dei capi di Stato più influenti. È dunque ancora inappropriato, anzi impertinente, esprimere un giudizio sullo statista scomparso. D'altra parte Peres è sempre stato un uomo pubblico e ha sempre saputo di non poter sfuggire agli innumerevoli pareri che sono stati e ancora saranno espressi sull'uomo e il suo operato. Lettore e ascoltatore vorace che sapeva sempre cogliere qualche pezzetto di vera sapienza e inserirla nel suo pensiero e nel suo discorso. Ma anche politico trasversale che ha percorso ampi spazi nel suo lungo percorso, dall'ala attivista del Mapai, all'ala pacifista dei laburisti, dal secondo posto nella lista centrista di Kadima dietro Ehud Olmert, alla presidenza dello stato come rappresentante di un ampio consenso popolare. Fra gli architetti degli accordi di Oslo fra Israele e i palestinesi. Ma anche tra i facilitatori della creazione di Sebastia in Samaria, forse l'insediamento simbolo della presenza israeliana in Cisgiordania.
 
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Il mondo ricorda Peres
Parteciperanno tutti i grandi della Terra, da Obama alla Merkel, domani a Gerusalemme ai funerali di Shimon Peres, grande statista israeliano, considerato uno dei padri dello Stato ebraico, scomparso la scorsa notte a 93 anni. A rendergli onore, tutti i quotidiani nazionali, con approfondimenti sulla sua vita (Repubblica, Corriere, Il Fatto Quotidiano, tra gli altri), sul suo impegno per la pace, sugli incontri avuti nel corso della sua lunga carriera. Tra questi ultimi, quelli con il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, che su la Stampa ricorda la sua fraterna amicizia con Peres, incontrato più volte anche quando entrambi erano presidenti dei rispettivi paesi. “Il dialogo – scrive Napolitano – è continuato tra noi anche dopo aver lasciato i rispettivi incarichi di Presidente, ed è continuato in termini di fraterna vicinanza umana e condivisione politica”. La scomparsa di Peres, afferma Napolitano, è “una struggente perdita personale”. Altro ricordo personale, quello di Marek Halter su Repubblica, che racconta del suo primo incontro in Israele con Peres e di una cena con il leader palestinese Yasser Arafat da cui mosse i primi passi il famoso negoziato di pace. Il Corriere, invece, pubblica un discorso di Peres tenuto in Italia, in cui invitava a “uccidere le ragioni del terrore e puntare sui giovani” mentre l’Osservatore Romano pubblica il messaggio di cordoglio di Bergoglio.
“Una morte senza eredi”, l’amara analisi dello storico David Bidussa su l’Unità, che ricorda l’ex presidente di Israele come parte di una classe “politica che oggi non esiste più” e che non è stata sostituita da una che desse “forma al sogno del futuro come riscatto, come libertà e come diritto a vivere in pace e in sicurezza nel proprio territorio”. “Noi oggi salutiamo (certo quelli di noi che lo hanno conosciuto e egli hanno voluto bene) Shimon Peres, che ha evitato molte più guerre di quante sia stato costretto a combatterne. – il saluto di Furio Colombo sul Fatto Quotidiano – Ed è riuscito a
stringere le mani dei suoi nemici”. Sul Giornale invece Fiamma Nirenstein ricorda di un vertice in Toscana in cui due delegazioni, israeliana e palestinese, si incontrarono per discutere dei negoziati.
Tra le eredità dello statista israeliano, spiega a Libero il biografo di Peres Michael Bar-Zohar, l’aver trasformato “con successo Israele in una sofisticatissima potenza tecnologica in grado di migliorare il mondo intero grazie alle sue scoperte e invenzioni”.

Bruxelles e “l’antisionismo nuovo antisemitismo”. “Oggi è in corso una terza fase storica dell’antisemitismo, mascherato da antisionismo. Non pensavamo si potesse riproporre così presto, con la Shoah ancora fresca nella Memoria”. A denunciarlo dall’Europarlamento di Bruxelles, rav Jonathan Sacks, già rabbino capo di Gran Bretagna, intervenendo a un incontro dedicato al futuro delle Comunità ebraiche in Europa. “Se non fate niente gli ebrei se ne andranno e ci sarà una macchia morale che nessuna eternità riuscirà a cancellare”, l’appello di Sacks, richiamato da La Stampa, ai politici europei. Ad intervenire all’incontro anche rav Benedetto Carucci, direttore della scuola ebraica di Roma, che ha parlato più nello specifico della situazione italiana, sottolineando come nel Paese vi sia “una grande attenzione istituzionale al cuore dell’identità ebraica”.

Memoriale di Milano, l’appello per concludere il progetto. Dopo l’allarme di ieri della Testimone Liliana Segre, il Corriere Milano torna sulla questione del Memoriale della Shoah-Binario 21. Le donazioni si sono fermate e di conseguenza anche i lavori al Memoriale, che come lo scorso anno ha aperto le sue porte ai profughi. “Servono due milioni di euro in tutto per completare l’opera, uno solo per la biblioteca”, spiega al quotidiano Roberto Jarach, vicepresidente della Fondazione del Memoriale. “Il prossimo mese saremo in Svizzera per un’attività di promozione e di ricerca fondi. – prosegue Jarach – Certo poter concludere la biblioteca porterebbe un grande valore aggiunto al Memoriale”. Sulla prima del dorso milanese del Corriere, un editoriale di Dino Messina sottolinea l’importanza di luoghi della Memoria come Binario 21. Il quotidiano inoltre pubblica una testimonianza di Hussein, rifugiato politico pakistano, oggi volontario all’interno del Memoriale per aiutare i profughi, che sottolinea come “il razzismo e l’antisemitismo riguardano tutti noi”.
 
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  davar
shimon peres (1923-2016) - israele in lutto
Leader tra la folla ai funerali
Anche Renzi a Gerusalemme

Anche il primo ministro italiano Matteo Renzi tra i molti leader mondiali che parteciperanno domani ai funerali di Shimon Peres a Gerusalemme. Da Barack Obama a Francois Hollande, da Angela Merkel a Joachim Gauck. E ancora tra gli altri, l'ex presidente statunitense Bill Clinton, che questa mattina ha reso già omaggio al feretro in occasione della camera ardente allestita alla Knesset, il Parlamento, dove migliaia di israeliani sono in fila dall'alba per l'ultimo saluto e dove poche ore fa il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente della Repubblica Reuven Rivlin hanno ricordato insieme il grande statista.
Bandiere a mezz'asta (nell'immagine) in tutto il paese e in tutte le rappresentanze diplomatiche dello Stato ebraico all'estero.
E in queste ore è arrivata la richiesta alle autorità israeliane di Mahmoud Abbas, leader dell'Autorità nazionale palestinese, di poter partecipare ai funerali di domani del premio Nobel per la Pace. Abbas ha espresso "dolore e tristezza" per la scomparsa di Peres, una figura che "ha compiuto sforzi incessanti per raggiungere una pace duratura, dall'accordo di Oslo fino agli ultimi istanti della sua vita". Assieme ad Abbas, dovrebbe partecipare una delegazione dell'Anp, di cui farà parte Saeb Arkat, capo negoziatore palestinese.
 
shimon peres (1923-2016) - l'iniziativa
Quel cordoglio è di tutti
Si aprirà a partire da domani, dalle 11 alle 14, presso la sede della rappresentanza diplomatica israeliana in Italia, la possibilità per i cittadini romani che ne avessero il piacere di lasciare una testimonianza scritta del proprio cordoglio all’interno di un libro di memorie dedicato a Shimon Peres. Una parola, un ricordo, un’immagine da condividere con chi, in Italia e nel mondo, piange in queste ore la scomparsa del grande statista.
Analoga possibilità vi sarà mercoledì 5 ottobre, dalle 10 alle 16, e il giorno successivo agli stessi orari. “La vita di Peres – dichiara il neo ambasciatore israeliano Ofer Sachs, che ha da poco preso il posto di Naor Gilon – è inscindibilmente intrecciata con la storia del nostro Paese, sin dal lavoro svolto assieme a David Ben Gurion, il nostro primo capo di governo, fino al suo mandato da presidente dello Stato. Incommensurabile è stato il il suo contributo. Il ricordo resterà con noi per sempre”.
Numerose le testimonianze in arrivo in queste ore a tutti i livelli della società italiana. In un messaggio inviato alla presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, il sindaco di Roma Virginia Raggi scrive: “Illustre presidente, a nome mio personale e della Giunta, dell’Assemblea capitolina e dell’intera Amministrazione, desidero esprimere a lei e alle comunità ebraiche italiane i più sinceri sentimenti di cordoglio e di affettuosa vicinanza. Tutti ricorderemo sempre il pensiero e l’attività di un uomo carismatico, di un leader che si è fatto promotore della pace e divulgatore del suo messaggio”.
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qui roma - la due giorni di convegno
L’ebraico oggi, l’ebraico domani
A confronto sulla traduzione

Per scoprire il complesso rapporto dell’ebraismo con la traduzione, vuoi come pratica linguistica vuoi come percorso filosofico, occorre compiere un viaggio nel tempo e nello spazio, che porta dall’Italia alla Germania, dall’antichità ellenistica al nuovo mondo di internet. Questo è avvenuto con il convegno “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione”, la cui seconda giornata è in corso al Centro bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ideato e coordinato da Raffaella DI Castro. Del comitato scientifico fanno parte inoltre i rabbini Roberto Della Rocca e Gianfranco Di Segni, Silvano Facioni, Irene Kajon, Myriam Silvera, Ada Treves e Micaela Vitale, con la partnership dell’Università di Roma La Sapienza, l’Università della Calabria, il Centro interdipartimentale di Studi ebraici “Michele Luzzati”, il Centro ebraico il Pitigliani, la casa editrice la Giuntina e la libreria Kiryat Sefer. Prosegue così il dibattito stimolato dall’ultima Giornata Europea della Cultura Ebraica, che aveva come tema “Lingue e dialetti ebraici”, e dalla recente traduzione in italiano del primo trattato del Talmud babilonese, quello di Rosh Hashanah. Sul quale è stato aperto ieri un ciclo di lezioni, con un primo appuntamento al centro ebraico il Pitigliani al quale sono intervenuti il presidente del Progetto di traduzione italiana del Talmud Babilonese rav Riccardo Di Segni e la sua direttrice Clelia Piperno, coordinati da Daniele Fiorentino.
Strumento fondamentale di questa impresa è senza dubbio la tecnologia, protagonista anche della mattinata di oggi, con la sessione moderata dalla giornalista della redazione UCEI Ada Treves, intitolata “L’ebraico oggi e domani”. Ad aprire il dibattito è stato l’intervento registrato da Brett Lockspeiser, intitolato “Sefaria: un’esplorazione del ruolo della traduzione nel mondo digitale”. Lockspeiser ha descritto il progetto da lui ideato e coordinato insieme a Joshua Foer, chiamato appunto Sefaria, un sito open source che rende disponibili i testi canonici ebraici in una nuova forma digitale, interconnessa, facilmente accessibile e modificabile da tutti.
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la due giorni di convegno - rav della rocca
Traduzione alla prova del nome
“Che il parlare di Yafet”, cioè la lingua greca, “dimori nelle tende di Sem”, cioè nell’ebraico. Come un auspicio alla traduzione in greco dei testi sacri ebraici, il Talmud Babilonese (trattato Meghillà 8b-9b) reinterpreta – traduce? – la benedizione, “il Signore faccia crescere Yafet e dimori nelle tende di Shem”, che in Genesi IX, 27, Noè rivolge ai figli Yafet e Sem i quali hanno avuto la delicatezza di coprire la sua nudità camminando a ritroso, a differenza del fratello Canaan che di fronte ad essa non ha provato vergogna. In ebraico il verbo “far crescere” [yaft] ha radice simile a quella della parola “bello” [yafè], presente anche nello stesso nome “Yafet”– tipica metodologia ermeneutica usata dai maestri talmudici, quella di mettere in connessione significati diversi sulla base di minuscole analogie –. Perché dunque, tra i tanti figli di Yafet, i maestri talmudici scelgono proprio il greco? Perché, rispondono essi stessi, “il greco è quanto c’è di più bello nella discendenza di Yafet”, che dunque “dimori nelle tende di Sem”. Bello è il greco, commenta Emmanuel Levinas in una sua lezione su questi passi talmudici (La traduzione della scrittura, in Nell’ora delle nazioni, Jaca Book, Milano 2000, pp.39-62), ma in generale in tutta la sua opera filosofica da lui stesso intesa come “una traduzione in greco del Talmud”, perché è la lingua “dell’ordine, della chiarezza, del metodo, dell’attenzione dal più semplice al più complesso, dell’intellegibilità e soprattutto della non prevenzione”, “della decifrazione e demistificazione”, “la scuola del parlare paziente” propria del pensiero critico, scientifico ed etico, sempre pronto a “dirsi e disdirsi” per amore della verità e della giustizia. Levinas, che in altri testi è estremamente severo nei confronti della cultura ellenistica, qui forza il testo talmudico, fino a interpretare la legittimità di tradurre i testi sacri in greco (e, secondo Rabbi Simon ben Gamliel, solo in greco si possono tradurre) addirittura come una “prova necessaria” a cui i testi sacri si devono sottoporre per rivelare l’universalità e modernità della loro antichissima singolarità. A riprova di ciò, Levinas sottolinea il modo in cui, nello stesso brano talmudico che stiamo commentando, è riportata la leggendaria storia della traduzione in greco del Pentateuco, per iniziativa del re Tolomeo d’Egitto, nel II secolo a.e.v.: i settantadue anziani incaricati, senza comunicare l’uno con l’altro, avrebbero non solo tradotto allo stesso modo, ma anche apportato identiche correzioni alla lettera del testo. Questo evento miracoloso sarebbe il segno dell’approvazione divina della traduzione in greco del Pentateuco.
Nei testi talmudici non esiste però mai un pensiero unico e definitivo. I maestri hanno posizioni diverse, discutono, litigano tra loro, a volte persino i giudizi di una stessa persona sembrano contraddittori. Ogni idea, seppur di minoranza è ricordata e tramandata, accanto al “nome proprio” di chi l’ha enunciata per primo. E il “nome proprio” – primo fra tutti il Nome innominabile dell’Eterno – è un concetto fondamentale della “filosofia della singolarità ebraica” di Levinas: è quella specificità, unicità, inviolabile, inalienabile, irrappresentabile, indicibile che fonda l’etica della responsabilità. La trascendenza che nell’ebraismo resta non solo tra l’Eterno e l’uomo ma anche orizzontalmente tra me e l’altro, la santità come spazio di separazione, rispetto, comandamento “tu non ucciderai”. È ciò che Canaan, nel guardare il corpo nudo del padre, ha già violato. Il nome proprio è l’intimità, il pudore, il limite di ciò che – per tornare al nostro tema – non può essere valicato, tradotto.
La traduzione può sì “abbellire” il testo, ma – ci avvertono i maestri talmudici – può anche denudarlo fino a dissacrarlo, facendogli perdere l’attitudine a “rendere impure le mani”: così l’idioletto talmudico chiama la santità di un testo. Un testo rende impure le mani, se – come spiega Levinas – non permette “di impadronirsi di un pensiero nelle lettere come da una mano che afferra un oggetto” in modo frettoloso, strumentale, prepotente, “non si lascia toccare da una mano che resta nuda”, “senza preparazione, senza maestro”, senza la mediazione della tradizione e la precauzione di un metodo interpretativo (come lo sguardo senza coperture di Caanan). E così nel nostro testo talmudico non esiste una Teoria della traduzione. Non vi è teoria nell’ebraismo che non debba collaudarsi con la pratica, l’esperienza, i contesti, le trasformazioni, esigenze ed emergenze specifiche della storia. In questo testo in particolar modo, troviamo una pluralità vorticosa di posizioni che, come spiega bene Levinas, “significano altrettante maniere di intendere il rapporto del giudaismo con le culture delle nazioni”. Come potrebbe questo rapporto esaurirsi nel dilemma traduzione sì / traduzione no? Bisogna vedere cosa e come e quando si traduce. E necessariamente i maestri sono molto cauti e meticolosamente attenti ai contesti, ai dettagli concreti e quotidiani o, come dice il Talmud stesso, al “corpo del testo”. Viene ricordato che nella stessa Bibbia compare un’espressione in aramaico, in Genesi 31, 47, per designare il mucchio di pietre innalzato da Giacobbe e Labano per commemorare il patto della loro riconciliazione: traduzione dunque come azione di pace. Ma si sostiene anche che è vietato tradurre la Meghillah di Ester, il libro che racconta il rischio di sterminio del popolo ebraico per opera di Aman: quando la sopravvivenza è il pericolo la traduzione può essere un rischio mortale. Alcuni rabbini limitano l’universalità della traduzione sostenendo che i libri biblici possono essere tradotti, ma non i versetti consacrati agli usi rituali e inseriti negli oggetti di culto: i Tefilin, filatteri che leghiamo su noi stessi, quando preghiamo, in corrispondenza del cuore e del cervello, e le Mezuzoth, fissate sugli stipiti delle nostre case. Come se per conferire a questi oggetti tutto il loro peso non fosse sufficiente la spiritualità ebraica, ma fosse indispensabile anche tutta l’intimità del corpo ebraico. Altri rabbini si spingono oltre nell’attenzione alla materialità: si può tradurre in altre lingue a patto che il testo sia scritto in caratteri ebraici classici, con l’inchiostro e sotto forma di libro. Un rabbino tedesco dell’Ottocento, Samson Raphael Hirsch ha approfondito l’etimologia dei nomi dei figli di Noè, cioè dei progenitori dell’umanità. Oltre a ribadire il significato per Yafet di bellezza, estetica, capacità immaginativa, ricorda che Shem, capostipite del popolo ebraico, significa “nome”: il nome è principio di ogni sapienza, fonte di senso, capacità di chiamare le cose con il proprio nome. Non bisogna mai dimenticarsi nel tradurre e nel tradursi dei nomi propri da cui discendiamo nel passato e su cui ci fondiamo nel presente per il futuro.

Rav Roberto Della Rocca

(Intervento tenuto in occasione del convegno “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione” al Centro Bibliografico UCEI)
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qui roma - la due giorni di convegno
Traduzione, mestiere in ombra
Tutto comincia con una vecchia storia. Una storia all’alba di quella che chiamiamo storia. C’era infatti un tempo, remoto e irraggiungibile, in cui tutta l’umanità parlava una sola lingua. Così la Genesi biblica raffigura quel giovane mondo appena popolato e certo ancora assai immaturo. In quel mondo tutte le voci si rispondevano a vicenda con le medesime sillabe, tutti si capivano alla perfezione: allora era molto, forse troppo comodo, comunicare: la gente si capiva, quasi si leggeva nel pensiero.

Elena Loewenthal
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A Torino Spiritualità con Pagine Ebraiche 
Tra anima e corpo 
Anche il giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche è fra i protagonisti dell'importante
festival interculturale e interreligioso Torino Spiritualità, iniziato nelle scorse ore e giunto alla sua 12esima edizione.
Il tema di questa edizione, Distinti Animali, mette voci di fedi diverse a confronto sulla presenza e sul significato di ogni forma vivente nel quadro della Creazione.
Sarà il rav Roberto Della Rocca, direttore della Formazione e della Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, - interrogato dalla giornalista Ada Treves - a parlare domani pomeriggio alle 18 al Circolo dei Lettori di Anima e Corpo, teologia dell’uomo e teologia degli animali nella tradizione ebraica. Introducendo la conferenza, il direttore della Comunicazione e della redazione giornalistica UCEI Guido Vitale porterà una testimonianza raccolta dal biblista Paolo De Benedetti, che ha dedicato molti studi alla concezione ebraica del mondo animale e che, gravemente ammalato, non potrà intervenire di persona come avrebbe desiderato.
Nell’ambito del festival, fra l’altro, anche un colloquio in programma domani alle 11 alla libreria Bardotto in cui lo studioso Davide Assael presenterà insieme allo stesso Vitale il lavoro del pensatore israeliano Yuval Harari, che insegna all'Università ebraica di Gerusalemme e autore di testi fondamentali del pensiero contemporaneo come Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità (Harper) e HaHistoria shel HaMachar (La storia di domani – pubblicato in ebraico nel 2015).
 

alfano apre il forum a roma ricordando peres 
Cybertech, la trappola del web
“Dobbiamo garantire sicurezza e libertà”, ha spiegato nelle scorse ore il ministro degli Interni Angelino Alfano, intervenendo a Roma al forum Cybertech, dedicato alla sicurezza virtuale e organizzato dall'israeliana Cybertech Global Events in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica. Ma prima di entrare nel vivo del tema, il ministro ha voluto dedicare un pensiero all'ex presidente di Israele, Shimon Peres, “un uomo di pace”. “Sogniamo in grande, guardiamo avanti e facciamo diventare questo mondo un posto migliore, per tutti”, le parole di Peres rilanciate da Alfano anche sui social. E dopo il tributo al Premio Nobel, Alfano è tornato sull'argomento del forum, uno spazio ideato in Israele e considerato come una delle piattaforme più rilevanti dedicate alla cyber security. Una delle minacce su questo fronte, ha ricordato il ministro, è quella dell'Isis che usa il web come un'arma per attirare potenziali sostenitori e fomentare il terrorismo islamista. “Su questo fronte è importante che pubblico e privati collaborino, che gli stati si aprano alle tecnologie ed alle innovazioni”. Quelle al centro di Cybertech, per esempio.
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qui roma 
Ospedale Israelitico, Bruno Sed
nominato nuovo presidente

Cinquant’anni, avvocato, romano: da ieri Bruno Sed (nell’immagine) è il nuovo presidente dell’Ospedale Israelitico della Capitale. A nominarlo il Consiglio della Comunità ebraica, riunitosi per affrontare diversi punti all’ordine del giorno. Tra cui appunto il futuro dell’ospedale e, tra le varie nomine, anche quella di nuovo presidente della Casa di Riposo. Incarico, quest’ultimo, che è stato affidato a David Barda.
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jciak
Verso un Oscar che parla arabo
Un anno fa il candidato d’Israele agli Oscar, il delicato Baba Joon ambientato nel mondo degli immigrati iraniani, parlava farsi. Stavolta la scelta si fa per molti versi ancora più radicale, perché gli Academy Awards vedranno schierato un film tutto dialogato in arabo. L’ultima edizione degli Ophir, che una settimana ha premiato i migliori film israeliani dell’anno, ha infatti decretato il trionfo di Sand Storm dell’israeliana ebrea Elite Zexer, storia drammatica di due donne alle prese con i riti e i pregiudizi della società patriarcale in un villaggio beduino del Negev. È la prima volta che un film in arabo vince l’Ophir com’è la prima volta che un lavoro di questo livello esplora la realtà spesso marginalizzata della comunità beduina.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Unanimi nel lutto
Mi chiedo quanti di coloro che oggi piangono la morte di Shimon Peres auspichino – anche pubblicamente – la vittoria di Donald Trump alle prossime presidenziali USA. Così, tanto per capire.


Stefano Jesurum, giornalista
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Stradivari
Evento di grande portata a Cremona per tutti gli amanti della musica. Il 24 settembre ha preso il via lo Stradivari Festival che durerà fino all’8 ottobre e che offre sei concerti per pubblico generico più due speciali a misura di famiglia, con oltre cinquanta artisti tra cui: Fabio Biondi e l’ensemble Europa Galante, impegnati nel repertorio barocco; i Bohemian Virtuosi, orchestra di giovani talenti fondata a Budapest nel 2011 da Geza Hosszu Legocky, un virtuoso della musica classica che ama il gipsy; l’inglese Nigel Kennedy, che come altri della sua generazione (tipo David Garrett o Ara Malikian) suona con la stessa naturalezza Bach e cover dei Doors, duettando con la chitarra elettrica; il trio diretto da Avishai Cohen, il ragazzo del kibbutz cresciuto in America e oggi considerato uno dei più importanti contrabbassisti nel mondo del jazz.

Maria Teresa Milano
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Piero, cane magico
Quando ho finito di leggere L’imprescindibile Piero, di Paolo Morganti (Morganti Editori, 17 Euro) ero felice e arrabbiato. La storia del ruvido ma tenero Bruno Armàn; della schietta e angelica Aspasia, e soprattutto la sua, quella del cane – no, del piers (dovrete leggerlo per capire la differenza) – trovato/perduto/ritrovato, mi aveva fatto passare due ore di leggera ma non vuota distrazione. Ma. Ma ero anche un po’ dispiaciuto perché, pensavo, un libro così merita il palcoscenico nazionale, e la casa editrice di Udine – per quanto ben distribuita nelle librerie e presente anche sulle piattaforme di IBS e Amazon – non credo sia capace di tirature, pubblicità e recensioni adeguate.

Valerio Fiandra
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Sigillato per il bene
Un altro anno è passato e siamo giunti allo Yahrzeit, l’anniversario della morte della persona che ci ha donato la vita (primo dolore infantile al primo film al cinema, treenne: la morte della madre di Bambi nell’omonimo film di Walt Disney). Kaddish al Tempio, una candela accesa a casa, El Maleh Rachamim al cimitero. “Possa il suo luogo di riposo essere nel Gan Eden”.
Quante tombe qui, e come è triste vedere le lapidi più antiche consumate dalle intemperie, alcune illeggibili, altre rovinate a terra. Ma vero che quando arriva Maschiach lei rinascerà? E rinascono solo le persone buone, vero? E come dormono le persone morte, qui sotto la terra? Vedono che mettiamo in sasso in segno di ricordo? E perché proprio un sasso?
Le domande si susseguono e si accavallano incessanti, voce bassa ed occhi sgranati.


Sara Valentina Di Palma
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Continuiamo a sognare
Il fenomeno Peres mi incuriosì sin da quando cominciai ad interessarmi di politica israeliana. All’epoca egli era un Presidente amato e rispettato, una figura mitologica, una leggenda in carne ed ossa, osannato dalla stampa interna e venerato da quella estera. Nonostante l’aura che lo avvolgeva e lo elevava sempre più, altre fonti mi conducevano all’immagine di un politico ben diverso da quello indiscusso che presiedeva la Knesset. Un politico contraddetto e contraddittorio, a cui ripetute volte era stato soffiato il titolo sotto il naso, che in gioventù si era spesso accanito contro quelle folle che inveivano irrefrenabili contro di lui..

David Zebuloni
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