Paolo Sciunnach,
insegnante | L’uomo
giudica un amico caro con buona disposizione d'animo, per trattarlo con
misericordia; e giudica un nemico con severità, per esigere la
giustizia. Ma D-o agisce diversamente: Egli
giudica tutto il mondo - compresi coloro che violano i Suoi
comandamenti - solamente con Rachamim (Misericordia), nel mese di
Tishri. E le numerose festività e mitzvot rinnovano l’affinità tra Lui
e l'Uomo.
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Anna
Foa,
storica | I
cretini non prosperano solo fra i viceministri israeliani, ce ne sono
dappertutto, e come sappiamo il social network offre loro voce. Così,
chi attacca il papa per celebrare Lutero invece di appellarsi alla
Madonna contro il terremoto (sottintendendo che questo ecumenismo di
Francesco può non essere estraneo al terremoto!). E chi invece,
dall’altra parte, esulta su FB per le chiese rase al suolo dalle
scosse. Ma non è invece che la colpa del terremoto sia dei tanti,
troppi dementi che popolano la terra?
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"Cosa ci insegna Israele"
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“Israele,
con la sua democrazia, ci richiama alla cultura e alla responsabilità
della memoria, congiunta a una tensione continua verso la modernità e
il progresso. Una memoria che ci parla anzitutto di lotta per
l’affermazione della dignità di ogni persona, quale che sia il Paese e
la latitudine in cui si trovi a vivere, quale che sia il suo status”.
Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo
intervento all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università
ebraica di Gerusalemme, la cui parte finale è oggi riportata da La
Stampa.
Numerosi gli interventi e le iniziative che hanno lasciato il segno
nella prima giornata israeliana del capo dello Stato (che è
accompagnato tra gli altri dalla presidente dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Noemi Di Segni). La visita allo Yad Vashem, il
raccoglimento davanti alla tomba di Shimon Peres, la messa a dimora di
un ulivo nella Foresta delle Nazioni, l’incontro con la comunità degli
Italkim. Parole e gesti per riaffermare l’indissolubile legame tra
Italia e Israele.
“Mattarella in Israele ribadisce il sostegno alla sicurezza dello Stato
ebraico e condanna i boicottaggi” sottolinea il Corriere. “Archiviato”,
scrive Repubblica, l’incidente diplomatico che ha tenuto sul filo la
sua missione: l’assurdo intervento del viceministro degli Esteri Ayoub
Kara sul voto Unesco e il sisma in Italia.
“Il premier Netanyahu (che incontrerà Mattarella mercoledì) rivolge un
caloroso benvenuto al nostro presidente della Repubblica e offre ‘tutto
l’aiuto possibile agli amici italiani’ colpiti dal terremoto. Spazzando
via così le parole di quel suo viceministro che si è spinto a definire
la catastrofe in Italia centrale come ‘punizione divina’ al punto che –
si legge – la visita del nostro capo dello Stato era finita ad un passo
dal saltare.
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a gerusalemme il vertice tra i due presidenti Mattarella e l'incontro con Rivlin:
"Italia sempre al fianco d'Israele"
L’autorevolezza
del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella come ponte
per portare un messaggio ai palestinesi: “Israele è pronta a riaprire
un discorso di pace”. Ad affermarlo, il Presidente d’Israele Reuven
Rivlin che, incontrando nelle scorse ore a Gerusalemme il Capo dello
Stato italiano in visita nel Paese, ha chiesto esplicitamente a
Mattarella di “portare i miei saluti al presidente palestinesi Mahmoud
Abbas”. E con i saluti, la proposta di rimettersi insieme attorno a un
tavolo, israeliani e palestinesi, e parlare di pace. “Sappiamo del
contributo che ha dato all’Italia come ministro della Difesa e ministro
dell’Educazione, dell’influenza che ha sul suo popolo – ha affermato
Rivlin parlando con l’omologo italiano – e speriamo che la sua
autorevolezza possa aiutare anche qui in Medio Oriente”.
Entrambi hanno ricordato la stretta amicizia che lega Italia e Israele.
“Israele, con la sua democrazia così forte e vitale, costituisce un
modello di democrazia per tutta la regione – ha sottolineato
Mattarella, ospite nella residenza presidenziale israeliana – L’Italia
sarà costantemente dalla parte d’Israele ogni volta che il suo diritto
a esistere sarà messo in dubbio o minacciato”. Il Presidente italiano
ha sottolineato poi come la collaborazione tra le due realtà sia sempre
più stretta sul fronte scientifico, economico e culturale. “Sul piano
bilaterale abbiamo dei rapporti straordinari”, un elemento che permette
di “guardare al futuro con maggiore determinazione”, le parole di
Mattarella che ha espresso d’altro canto la sua preoccupazione per lo
stallo dei negoziati tra israeliani e palestinesi. Uno stallo che
rischia di compromettere la soluzione dei due Stati per due popoli e di
produrre “nuove fasi di radicalizzazione di carattere etnico e
religioso” nella regione. Per riportare la pace, sono necessari “il
dialogo e la reciproca comprensione”, l’appello di Mattarella.
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la prolusione del capo dello stato
'Memoria, altruismo e solidarietà'
Vi
ringrazio molto per le parole di solidarietà rivolte nei confronti
dell’Italia, con riferimento al terremoto che in questi giorni ha
colpito molti Comuni dell’Italia centrale in diverse Regioni,
aggiungendosi a quello che aveva colpito altri Comuni alla fine del
mese di agosto.
Sono giorni tristi per l’Italia. Sono stati danneggiati fortemente – in
agosto anche con numerose vittime – Comuni con molta storia, con grande
fascino architettonico, ricchi di monumenti e di vita quotidiana. Nei
prossimi mesi e nei prossimi anni l’Italia è e sarà impegnata a
ricostruirli così come erano.
Ringrazio molto il Presidente dell’Università per l’invito rivoltomi ad
essere qui oggi con voi, con illustri professori di questa Università,
con gli studenti, cui mi rivolgo particolarmente. È un’emozione
particolare essere oggi qui con voi a Gerusalemme, in questa
straordinaria città.
Desidero per questo ringraziare calorosamente il Presidente e le
Autorità dell’Ateneo, per l’invito alla inaugurazione dell’anno
accademico di un’Università che costituisce un centro propulsore del
sapere scientifico ed umanistico il cui prestigio trascende i confini
di questo Paese.
Qui hanno coltivato il loro talento grandi studiosi, accademici e
diversi premi Nobel. A tutti loro l’umanità deve il raggiungimento di
traguardi del sapere che hanno favorito la crescita, in ogni campo,
delle nostre società.
Quasi cento anni fa si posava qui la prima pietra dell’Università
Ebraica, con nomi illustri fra i suoi fondatori: Freud, Buber, Bialik.
A testimonianza dell’ammirazione nutrita, lo stesso Albert Einstein
decise di donare a questa accademia il suo archivio personale oltre che
i diritti di sfruttamento della propria immagine.
Sono molto grato al Professor Ben-Sasson per avermi offerto la
possibilità di ammirare alcuni appunti dello scienziato – soprattutto
un uomo straordinario – che ci ha condotto a scoperte e conoscenze
senza precedenti, tracciando sentieri del pensiero che ancora oggi
percorriamo e che ci hanno introdotti in un mondo nel quale tecnologie
sino a pochi anni addietro futuristiche sono, ormai, alla portata di
tutti.
Le conoscenze che la ricerca scientifica ci ha donato ci permettono di
dialogare connettendoci da una parte all’altra del pianeta senza
difficoltà; hanno ridotto drasticamente i tassi di mortalità e hanno
accresciuto le aspettative di vita.
Al raggiungimento di traguardi scientifici e tecnologici straordinari
non sempre ha corrisposto nella storia, in eguale misura, un
avanzamento della nostra sensibilità umana e civile.
E’ come se, in concomitanza con l’aumentare degli strumenti a nostra
disposizione, fosse in qualche modo avvenuto, talvolta, un progressivo
oblìo di alcuni elementi sapienziali che, tra l’altro, avevano
contribuito, nei secoli, allo sviluppo positivo della convivenza.
Accadde qualcosa di simile qualche secolo addietro, nella Roma al
tramonto dell’Impero, con una regressione impressionante. Emblematico
fu un fenomeno che consente di riflettere su quanto quella società –
organizzata, complessa, articolata, piuttosto libera, quindi
somigliante a molte di quelle di oggi in tante manifestazioni – fosse
progredita ma avesse, via via, dissipato il sapere che aveva accumulato
e su cui si era fondata la sua affermazione e il suo sviluppo.
I saccheggi, devastanti, cui Roma fu sottoposta, avevano risparmiato le
terme, con il loro significato di luoghi di incontro, e i suoi
cittadini continuarono a frequentarle. Si trattava di edifici che
avevano richiesto, per la loro edificazione e per il loro
funzionamento, una sofisticata tecnologia ingegneristica.
Negli anni successivi alla fine dell’Impero, quando le condotte di
alimentazione delle terme si deteriorarono, e tutto il sistema delle
acque giunse al collasso, i romani scoprirono di non disporre più di
competenze in grado di rimetterle in funzione. E un elemento tra i
migliori della civiltà dell’epoca venne meno.
La conoscenza alla base del progresso tecnologico si era persa e, con essa, un aspetto non secondario della convivenza.
Era stato commesso l’errore fatale di considerarla una condizione acquisita per sempre.
Sta, forse, accadendo qualcosa di simile anche oggi?
Stiamo dando per acquisite, condizioni, conoscenze, idee, traguardi per
i quali la ricerca si è impegnata e per i quali generazioni si sono
battute senza che ci rendiamo conto che esse, invece, sono perennemente
a rischio?
Vi sono idee, conoscenze e capacità proprie dell’essere umano che in noi stanno perdendo forza?
Il risultato della dissipazione della memoria comporta, per le nuove
generazioni, il rischio di ripetere errori talora commessi in passato
da quelle precedenti.
Si ha lasensazione che queste domande siano al cuore dei grandi problemi che le nostre società sono chiamate a risolvere.
Il mondo è stato reso piccolo dalla globalizzazione – il suo modo di
essere è necessariamente più “in comune” – e questo ha reso le
disuguaglianze più evidenti, marcate e, a lungo andare, insostenibili,
oltre che moralmente inaccettabili.
Il divario nelle conoscenze tecnico-scientifiche si è trasformato in una barriera difficilmente sormontabile.
E’ diventato assai facile e forse persino luogo comune pensare che
tutti possano oggi accedere a livelli di sapere simili. Ma la realtà di
tutti i giorni ci insegna che non è così.
Basti ricordare che, oggi, oltre un miliardo e duecento milioni di persone non hanno accesso all’energia elettrica.
Lo straordinario progresso tecnologico di questi ultimi cinquanta anni
– di cui tutti, auspicabilmente, dovrebbero usufruire – si è
trasformato, sovente, in un ulteriore fattore di divisione, in una
nuova faglia che attraversa le nostre società, che separa, suo
malgrado, coloro che hanno potuto beneficiare del progresso da quanti
sono comunque lasciati indietro.
Si tratta di coloro che, sempre più comunemente, vengono definiti gli
“sconfitti” della globalizzazione, ai margini delle società sviluppate
e all’interno dei Paesi ancora in via di sviluppo.
E’ una realtà con ampie ripercussioni, e non soltanto nelle società occidentali.
Il nodo delle migrazioni, che ha portato ad un dibattito assai vivace –
e tutt’altro che concluso – nell’Unione Europea, spingendo le opinioni
pubbliche di alcuni Stati membri su inedite posizioni di chiusura, è
indicativo su questo piano.
Siamo chiamati, e lo saremo sempre di più negli anni a venire, a
mettere insieme tutte le nostre forze per rispondere alle esigenze di
una parte crescente della popolazione mondiale che deve essere posta in
condizione di condividere – in un lasso di tempo congruo – il livello
di conoscenza e benessere che le nostre società hanno ormai acquisito.
E’ questo il significato profondo della solidarietà che società sviluppate, come le nostre, hanno il dovere di esercitare.
Le tecnologie e la scienza non bastano, da sole, a farci superare l’irrazionale paura dell’altro.
Occorre una adeguata visione dell’uomo e del suo stato.
L’idea di reagire soltanto “chiudendosi” dentro un proprio spazio può
forse rassicurarci nel breve periodo, ma non può costituire una
strategia a lungo termine. I fenomeni vanno compresi e governati, non
affrontati soltanto con misure passive.
Siamo oggi chiamati ad affrontare questa situazione con rinnovato
spirito solidale, e a rispondere attraverso quello che si configura
come un immenso – ma indifferibile – impegno anche educativo.
A differenza di quanto avviene nel campo delle scienze, dove i
progressi di oggi si sommano a quelli già acquisiti, nell’ambito della
formazione le possibilità di “accumulazione”, per così dire, sono ben
più limitate.
Ogni persona è sempre nuova, così come ciascuna generazione è sempre nuova.
Una generazione può mettere la successiva nelle condizioni di poter
ereditare i propri beni e le proprie conoscenze, ma non potrà far
conoscere i propri valori se non attraverso un impegno costante,
capillare, diffuso.
I valori si trasmettono, naturalmente, soltanto se si continua a
viverli, con spirito di dialogo, di responsabilità e di tensione
solidale.
Se noi, quindi, crediamo fermamente in quegli stessi valori
faticosamente posti alla base delle nostre società – contrassegnate da
diritti, garanzie, libertà e doveri, dal rifiuto del bellicismo, del
terrorismo e di ogni altra sopraffazione -, se vogliamo che quei valori
continuino a costituire l’elemento cardine per far sì che democrazia e
dialogo prevalgano, che il rispetto della legge e la pace prendano il
sopravvento, dobbiamo allora seriamente impegnarci per la loro
salvaguardia dove esistono, e per la loro diffusione dove sono assenti.
Grava su di noi quindi una grande responsabilità.
Una responsabilità che per società antiche – che, come le nostre,
affondano le proprie radici in una storia millenaria – è, forse, anche
maggiore.
Le idee, gli stili di vita, i modelli normativi, gli orientamenti e le
spinte ideali delle nazioni nelle quali viviamo costituiscono un
importante catalizzatore che ci può – e ci deve – aiutare a trasmettere
alle nuove generazioni così come a condividere con coloro che vengono
in contatto con noi, le fondamenta delle società democratiche perché le
nuove generazioni possano, appunto, renderle sempre migliori e
modellarle con nuovi e crescenti traguardi positivi.
A fronte di queste aspirazioni dobbiamo pensare con responsabilità al
tumultuoso fenomeno delle migrazioni, e ai nostri vicini del
Mediterraneo e dell’Est, prossimi a noi.
Dobbiamo pensare con allarme ai drammi dei conflitti che stanno
insanguinando tutta la regione medio-orientale, con sofferenze
indicibili per la popolazione civile.
Nel panorama che ho cercato di tracciare, Israele, con la sua
democrazia, ci richiama alla cultura e alla responsabilità della
memoria, congiunta a una tensione continua verso la modernità e il
progresso. Una memoria che ci parla anzitutto di lotta per
l’affermazione della dignità di ogni persona, quale che sia il Paese e
la latitudine in cui si trovi a vivere, quale che sia il suo status.
La memoria della Shoah, un valore fondante della società israeliana
sospinge in questa direzione. La Shoah è divenuta, anche nel nostro
Paese, un tratto costitutivo.
L’Italia repubblicana, nata sulle spoglie di un regime che aveva
condotto il Paese e i suoi cittadini nel baratro della guerra. Un
regime che aveva ripudiato in modo odioso una componente del suo stesso
popolo, quella di origine ebraica, che aveva contribuito – da sempre –
alla vita civile del Paese a partire dalla pagina fondante del
Risorgimento.
L’Italia vanta oggi fondamenta solide, si è riconciliata con la storia
autentica del suo popolo e ha fatto proprio il valore delle parole “mai
più”, che costituiscono un monito sempre presente.
E’ questo il senso profondo dell’omaggio silenzioso che, ogni anno,
viene reso ai caduti delle Fosse Ardeatine, simbolo doloroso dell’odio
e della sopraffazione.
Si tratta del senso di responsabilità di chi intende coltivare la
memoria per sviluppare anticorpi contro il ripetersi di uno
sconvolgimento così radicale dei valori di convivenza civile, tale da
rendere talvolta, ieri come oggi, uno Stato capace di rivoltarsi contro
propri cittadini, contro esseri umani inermi.
Il culto della memoria, naturalmente, non deve essere diretto ad alimentare i contrasti, rendendoli eterni.
Al contrario, deve costituire esercizio per il loro superamento in nome
della causa dell’umanità e deve rappresentare un elemento sul quale
incardinare un impegno e una responsabilità nei confronti delle
generazioni future e dei tanti che bussano alle nostre porte.
La convivenza di diverse anime all’interno di una società, la
multiculturalità, è un dato di fatto acquisito del nostro mondo, ma le
difficoltà poste dalle barriere linguistiche, e più ancora delle
differenze di credo e tradizione, continuano ad essere rilevanti e
insidiose.
La sapienza di società antiche, come quelle cui apparteniamo,
comprende, tuttavia, anche la capacità di cimentarsi con sfide
apparentemente impossibili.
Forse anche la nostra epoca è ben descritta dalla descrizione
dell'”Angelus Novus” di Paul Klee, resa immortale dalle parole di
Walter Benjamin.
Un angelo della storia con lo sguardo rivolto al passato e le spalle al
futuro, mentre la tempesta dell’avanzare del mondo sconvolge le sue ali.
Il futuro appare paradossalmente alle spalle, sconosciuto e irto di pericoli.
Il passato si coglie in uno sguardo. E’ davanti ai nostri occhi, lo
vediamo, lo meditiamo e, a volte, vi troviamo anche conforto.
Non possiamo però indulgere in questa illusoria serenità.
Il vento della storia spira impetuoso e non sappiamo quanto forte sarà
e non sappiamo quanto tempo ci sarà dato per metterci in condizione di
governarlo.
La nostra responsabilità primaria è comprendere che in quel futuro
ignoto vi sono anche opportunità, possibilità che dobbiamo cogliere per
rendere più sicuro, progredito e concorde il mondo nel quale viviamo.
La sfida, tuttavia, non si limita alla capacità di cogliere tali
opportunità, ma, soprattutto, nel sapere condividere la loro
trasformazione in risultati.
Cari studenti,
apertura al futuro, impegno e responsabilità sono valori profondamente radicati nelle nostre società.
Ed è per questi motivi che i rapporti tra i nostri due Paesi vivono, ad
ogni generazione, una nuova stagione di reciproco interesse, amicizia e
curiosità.
La curiosità, nelle parole di Einstein, è “una piantina delicata che, a parte gli studi, ha bisogno soprattutto di libertà”.
Quella libertà che caratterizza le nostre società e che dobbiamo saper condividere con gli altri popoli.
Perché la libertà è indivisibile. La si può godere appieno soltanto insieme a tutti gli altri.
E’ la base sulla quale si fonda un rapporto bilaterale solido,
profondo, multidimensionale, che vede nella cultura, nella ricerca e
nella cooperazione scientifica i suoi punti di eccellenza.
La traduzione in italiano del Talmud curata, d’intesa con l’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane, dalla Presidenza del Consiglio, dal
Ministero dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica e dal Consiglio
Nazionale delle Ricerche, così come il Museo nazionale dell’Ebraismo e
della Shoah, rappresentano una ulteriore dimostrazione dello spessore e
dell’intensità del tessuto culturale che lega i nostri Paesi.
Per questa ragione, sono particolarmente lieto di essere a Gerusalemme
in coincidenza con la celebrazione del centenario della nascita di due
tra i maggiori scrittori di lingua italiana del ‘900, Giorgio Bassani e
Natalia Ginzburg.
E’ significativo ricordare come due personalità che così tanto hanno
contribuito a determinare i tratti distintivi della letteratura
italiana contemporanea siano così profondamente rivelatori della
cultura ebraica, nel ritmo del tempo e nella struggente intimità che
hanno saputo raccontare.
Memorie, le loro, che non sono puro rimpianto né mere nostalgie. Una
memoria che si fa forza attiva nello smuovere le coscienze, nel
sollecitare, nell’educare, nel formare una coscienza civile, nel
produrre cultura.
Sono esempi dei quali tutti noi, israeliani ed italiani, possiamo andare fieri.
Shalom!
Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica
(Intervento tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Ebraica di Gerusalemme) Leggi
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dopo le ultime scosse nel centro italia
Terremoto, la solidarietà ebraica
Prosegue
l'impegno di solidarietà alle popolazioni del Centro Italia colpite dal
terremoto da parte dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e di
altre istituzioni ebraiche, che seguono con grande attenzione
l'evolversi della situazione dopo le ultime scosse sismiche nell'area.
Per chi volesse dare un contributo, continua ad essere a disposizione
il numero di conto corrente speciale, intestato all’UCEI e destinato ad
aiutare le zone colpite dal terremoto.
IBAN – IT42B0200805205000103538743
CAUSALE: offerta per emergenza terremoto 240816
(Nell'immagine, l'intervento dell'organizzazione israeliana IsraAid
nelle zone del Centro Italia colpite dal sisma lo scorso agosto)
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la comunità degli italkim a mattarella
"L'Italia sia una guida per tutti
nella difesa e tutela d'Israele"
“Sono
qui per dimostrare l’amicizia tra Italia e Israele. Un’amicizia
rappresentata anche da voi, che siete un legame tra i due paesi”. Così
il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è rivolto alla
Comunità ebraica degli Italkim, (gli italiani d’Israele) dopo aver
visitato la mostra “La Corte ebraica di Venezia”, allestita al Museo
d’Arte ebraica italiana U. Nahon di Gerusalemme, e il Tempio italiano.
Quest’ultimo, che accoglie la bellissima sinagoga di Conigliano, è
stato preso come esempio da Mattarella – accompagnato nella visita al
Tempio e al Museo da David Cassuto e da Jack Arbib – nel suo discorso
alla Comunità per sottolineare l’intreccio indissolubile tra l’Italia,
la sua cultura, Israele e l’ebraismo. A portare invece il saluto
ufficiale degli Italkim a Mattarella – in visita ufficiale in Israele
con una delegazione di cui fa parte la Presidente dell'Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni - il demografo Sergio Della
Pergola (nell'immagine durante il discorso). Di seguito il testo del
suo intervento.
Signor Presidente,
con grande piacere e affetto Le rivolgiamo il caloroso benvenuto della
comunità degli Italkím – gli ebrei di origine italiana in Israele – qui
a Gerusalemme, la capitale eterna del popolo ebraico, capitale dello
stato d'Israele, in questa Casa d'Italia nella quale, come Lei ha
potuto vedere personalmente, è forte e vivo il retaggio della civiltà,
della cultura, e anche dell'estetica italiana, assieme a quello della
storia bimillenaria dell'ebraismo italiano.
In primo luogo, Signor Presidente, ci consenta di porgere per il Suo
tramite la nostra unanime e affettuosa solidarietà alle popolazioni
delle regioni centrali e appenniniche dell'Italia così duramente
colpite dagli ultimi funesti eventi sismici. Noi auspichiamo pronta
guarigione e ricostruzione a tutte le persone e a tutte le località
coinvolte.
La nostra collettività qui è ben memore e grata per due gesti
indimenticabili che Lei, Signor Presidente, ha voluto offrire non solo
alle comunità ebraiche ma a tutti i cittadini italiani fin dalle prime
ore del Suo insediamento nella massima carica dello Stato. Il Suo primo
gesto da Presidente è stato quello di recarsi alla Fosse Ardeatine: un
atto altamente simbolico, non atteso, commovente, e senza precedenti. E
nel Suo discorso di insediamento Lei ha voluto ricordare Stefano Tachè,
il bambino ebreo italiano ucciso da terroristi palestinesi di fronte
alla Sinagoga Centrale di Roma nel 1982, proprio in questa stagione
dell'anno. Questa sera noi vogliamo rinnovarLe il nostro apprezzamento
per queste Sue ri-affermazioni della memoria, che non dimenticheremo
mai.
Per la collettività degli Italkím – gli immigrati italiani e le loro
famiglie – esistono due diversi modelli del vivere in Israele: l'uno,
come un gruppo di origine con una propria personalità, lingua e cultura
destinato a mantenersi separato e distinto dalla maggioranza della
società nei tempi lunghi; l'altro, come un gruppo destinato a fondersi
e ad assimilarsi nella corrente centrale della società israeliana nel
corso delle generazioni, pur tenendo sempre viva la tradizione ebraica
italiana. La realtà sociale ovviamente comprende elementi dell'uno e
dell'altro modello, e crediamo che questa Casa d'Italia, dove questa
sera ci troviamo, offra una pregevole sintesi di queste
aspirazioni.
In questi ultimi anni la nostra comunità si è molto rinnovata grazie
all'arrivo di numerosi nuovi immigrati dall'Italia che cercano di
realizzare qui molte delle loro speranze, per sé stessi e per i loro
figli. L'anno 2015 ha registrato il massimo numero di arrivi a partire
dal 1949. Cogliamo in queste cifre un indicatore di inquietudini che
serpeggiano fra gli ebrei in Italia sia sul piano economico sia in un
senso più generale di soddisfazione personale. Le pulsioni
dell'antisemitismo e della delegittimazione di Israele non sono mai
spente, ma di fronte a questo va dato atto al Governo italiano di avere
molto aiutato a promuovere la cultura e la memoria ebraica in Italia,
per esempio attraverso l'istituzione del Museo MEIS a Ferrara e con la
traduzione in italiano dei primi volumi del
Talmud.
L'amicizia e la gratitudine nei Suoi confronti, Signor Presidente, ci
inducono ancora a una breve riflessione su quell'episodio di politica
internazionale che negli ultimi mesi ha profondamente turbato non solo
le comunità ebraiche in Israele e in tutto il mondo, ma anche tutte le
persone dotate di coscienza, di onestà civile e di buona volontà. Mi
riferisco ovviamente alla provocatoria e vergognosamente erronea
votazione del Comitato direttivo dell'Organizzazione delle Nazioni
Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura a proposito dei Luoghi
Santi a Gerusalemme, e l'omissione, anzi la negazione, della loro
relazione con il popolo ebraico e con lo stato d'Israele che ne è
l'indelebile espressione sovrana. Da millenni gli ebrei sono legati al
Monte del Tempio a Gerusalemme di cui il Muro del Pianto è solo
l'ultimo bastione rimasto a disposizione del nostro raccoglimento e
della nostra preghiera. Har HaBayt e molti altri Luoghi Santi in questa
terra sono realtà storica, archeologica e simbolo di fede.
Anche se lo Stato d'Israele non esistesse, il Monte del Tempio
resterebbe luogo santificato per gli Ebrei, e per estensione anche per
i Cristiani di tutto il mondo, luogo unico e certo di consenso sia pure
tra le molte diversità che animano la cultura e la politica. E così
continuerà sempre ad essere percepito ed amato. In queste contingenze
invitiamo anche i nostri confratelli cristiani ad esprimere i loro
sentimenti con le loro parole e non con il silenzio.
Finalmente però, dopo tante delusioni, abbiamo molto apprezzato le
ultime dichiarazioni del Primo Ministro Matteo Renzi, che ha definito
"allucinanti" le votazioni dell'Unesco. Il Ministro degli Esteri Paolo
Gentiloni ha espresso in Parlamento la promessa di un diverso
atteggiamento dell'Italia di fronte a future mozioni unilaterali e
monche. Confidiamo dunque che stia per inaugurarsi un nuovo periodo in
cui l'Italia sarà in prima fila e vorrà giocare un ruolo di guida
accanto ad altre grandi democrazie nel costruire un futuro migliore che
non può prescindere dalle grandi valutazioni etiche e da un'onesta
consapevolezza della verità storica. Esprimiamo anche il nostro
apprezzamento alla Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche,
Noemi Di Segni, per la sua fattiva opera in tale senso.
Signor Presidente, siamo più che certi che Lei saprà ascoltare e
interpretare i sentimenti, le preoccupazioni e le speranze che abbiamo
qui espresso in tutta franchezza e sincerità. Noi, a nome degli
Italiani in Israele, Le auguriamo il massimo successo nella Sua
missione oggi qui a Gerusalemme, e per l'intero corso del Suo alto
mandato. Leggi
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qui gerusalemme - il convegno
Ricordando Natalia Ginzburg
che Israele imparò ad amare
Celebrare
l'importanza del contributo letterario ed etico dell'opera di Natalia
Ginzburg, nel centenario dalla nascita, per il pensiero
esistenzialista, sociale, femminista ed ebraico. Questo l'obiettivo
della giornata di studio in corso all'Istituto Van Leer di Gerusalemme,
organizzata in occasione della visita del presidente della Repubblica
Mattarella in Israele.
"La specificità del mondo ebraico italiano prima e dopo la Shoah" il
tema della prima parte dei lavori, che ha visto gli interventi di
Tsippy Levin Byron, Mimmo Cangiano, Sergio Della Pergola, Ariel Rathaus
e Manuela Consonni.
È seguito un approfondimento sulle "radici della scrittura di Natalia
Ginzburg" con la partecipazione anche di Uzi Shavit, Ariel Hirschfeld e
Uri S. Cohen.
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pagine ebraiche a Lucca Comics
La grande arte della coppia
Continua
a Lucca l’allegra invasione degli appassionati di fumetto, e non solo,
e dopo la giornata di ieri, che ha visto il tutto esaurito con
ottantamila biglietti venduti, la programmazione continua ad offrire
numerosi appuntamenti imperdibili. La redazione di Pagine Ebraiche,
dopo la presentazione del settimo dossier Comics&Jews, curato da
Ada Treves e dedicato al rapporto fra fumetto e cultura ebraica, non ha
terminato il suo lavoro ma continua a incontrare gli editori e
stringere rapporti sempre più stretti con l’organizzazione, oltre
ovviamente a raccogliere spunti e a monitorare la distribuzione del
numero di novembre di Pagine Ebraiche, che l’organizzazione stessa del
festival porta ogni mattina nelle biglietterie e negli infopoint.
Grande successo per Frank Miller, matita storica del fumetto americano,
che è in questi mesi impegnato in una esplorazione delle radici
ebraiche del più classico dei supereroi, e nelle scorse ore ha lasciato
l’impronta delle sue mani per la Walk of Fame, che a Lucca si
arricchisce ogni anno di nuove stelle. Continua intanto a brillare a
Basilea la stella di Robert Crumb, protagonista di una grande mostra al
Cartoon Museum, che chiuderà presto e che merita una visita.
Riproponiamo qui l’articolo, tratto dal dossier Comics&Jews che ne
racconta senso e contenuti. Leggi
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qui roma - arte ed ebraismo, il convegno
Il nodo ebraico delle immagini
Una
full immersion nel rapporto tra arte ed ebraismo, argomento complesso,
fatto di molte sfaccettature. E che sarà affrontato in un’ampia e
coinvolgente giornata di studi, dal titolo “Immagini vietate o
permesse? Arte ed ebraismo a Roma”, che avrà luogo presso il Centro
bibliografico Tullia Zevi dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
il prossimo giovedì 3 novembre.
Ideato e coordinato da Raffaella Di Castro e organizzato in
collaborazione con la Comunità ebraica di Roma, il convegno si propone
di illustrare e approfondire l’arte ebraica attraverso numerosi focus,
con particolare attenzione ai beni culturali ebraici nel nostro Paese,
che vista l’antica e ininterrotta presenza ebraica è un patrimonio
diffuso in tutto la penisola, spesso molto antico, e altrettanto spesso
di gran pregio. L’ideazione del programma è stata condivisa da un
comitato scientifico composto da Fiorella Bassan, Giorgia Calò, Miriam
Haiun e Claudio Procaccia.
Marco Di Porto Leggi
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Oltremare - Cinema |
L’espressione
“fare un cinema” era parte del mio lessico famigliare di bambina in
Italia, e significava fare i capricci o esagerare. Da allora di cinema
ne ho visto tanto ma fatto ancora poco, salvo all’interno della
metafora. In Israele invece, l’espressione cinematografica più popolare
invece è “chai be-seret”, riferita a qualcuno che pensa, dice o fa una
cosa senza senso, come se appunto vivesse dentro un film.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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Il ritorno del Sefer Torah
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Correva
l'anno 1986 quando, durante i lavori per la realizzazione della statale
106 Jonica, in un campo nelle vicinanze del paese calabrese di Bova
Marina vennero rinvenuti dei mosaici di epoca tardo-romana. La sorpresa
divenne ancora maggiore quando si vide che alcuni di questi mosaici
riportavano chiaramente dei simboli ebraici: la menorah, lo shofar, il
lulav tra gli altri. Era la prova di una presenza ebraica risalente al
IV secolo e.V. sulle coste del Sud della Calabria. Il complesso
sinagogale di Bova Marina divenne così, dopo quello di Ostia antica, il
secondo più antico ad essere scoperto sul suolo europeo.
Davide Saponaro
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