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3 Novembre 2016 - 2 Cheshvan 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
La Parashà ci presenta Nòach come un uomo “giusto ed integro”, e subito ci dice che ebbe tre figli: Shem, Cham e Yàfet, quasi come se il suo essere giusto si incentrasse nel fatto di aver avuto i figli. Ora, benché sia noto il fatto che i Maestri giudicano il livello di giustizia di Nòach nettamente inferiore a quello di Avraham (Nòach era giusto solo “nella sua generazione”, Nòach “procedeva con D.o” ed Avraham “davanti” a Lui), incentrare tutta la sua giustizia nel fatto di aver avuto quei figli sembra decisamente un po’ troppo limitativo.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Itzhak Rabin, Primo ministro di Israele, è stato ucciso il 4 novembre 1995. Rehavam Zeevi (detto Gandi), ministro del Turismo nel governo israeliano, è stato ucciso il 17 ottobre 2001. Il primo da un terrorista ebreo, il secondo da un terrorista palestinese. Il primo dopo che aveva cantato Shir Hashalom (Il canto della pace) nella centrale e affollatissima Piazza Malké Israel (oggi Piazza Rabin) a Tel Aviv, il secondo nel buio e solitario corridoio di un albergo di Gerusalemme dove aveva preso in affitto una camera. Il primo circondato dai meglio addestrati uomini dei servizi di sicurezza, il secondo dopo che aveva rifiutato ostentatamente la protezione degli uomini della sicurezza. Il primo, ex-Capo di Stato maggiore, nato nel 1926 e per molti anni condottiero sul terreno delle truppe di Zahal, fra l’altro nelle battaglie per la liberazione di Gerusalemme assediata nel 1948 e nella vittoriosa guerra dei Sei giorni. Il secondo, nato nello stesso anno, generale ed ex-capo del Comando centrale, soprattutto noto per incarichi non operativi e per essere stato fotografato in compagnia di altri comandanti militari. Il primo, leader del Partito Laburista, firmatario di due accordi di pace con i palestinesi e con la Giordania. Il secondo, fondatore del partito Moledet, leader dell’avanguardia nazionalista contraria agli accordi di pace. Esisteva un’enorme distanza ideologica fra questi due uomini, l’uno favorevole alla pace e ai rischi del negoziato fra Israele e i suoi nemici, l’altro guida della frangia più oltranzista e venata di razzismo della politica israeliana. Per vent’anni in Israele si è commemorato ufficialmente l’anniversario dell’uccisione di Rabin. Ma quest’anno – secondo fonti ufficiali, per mancanza di fondi – la commemorazione non ci sarà. Invece c’è stata alla Knesset la commemorazione ufficiale dell’anniversario della morte di Gandi. L’inversione nella gerarchia della memoria dei personaggi più significativi è preoccupante, al limite dell’eclissi. Non solo per il divario enorme nel contributo da loro dato ai valori fondanti della democrazia e alla causa della pace. Ma anche per il divario enorme nel loro contributo alla storia militare dello stato d’Israele. Il 5 ottobre 1995 sul balcone di Piazza Zion a Gerusalemme, alla manifestazione in cui fu esposto il ritratto di Izhak Rabin vestito da nazista, c’era anche Rehavam Zeevi. Izhak Rabin, la grande vittima, Rehavam Zeevi, il grande sobillatore. Dove va la Memoria vanno la società e la sua storia, e in questo senso il segnale che ci viene oggi da Israele è desolante.
 
La sfida del Meis
Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah “è un progetto che vuole raccontare la storia degli ebrei italiani al nostro paese e al mondo”. Lo ha spiegato ieri il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, nell’ambito della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presentando al pubblico israeliano, in un incontro organizzato al Museo Eretz Israel di Tel Aviv, il Meis. Al suo fianco, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, il presidente del Meis Dario Disegni e il direttore del Museo Simonetta Della Seta, il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani. Come riporta il Mattino, Franceschini, nel corso della presentazione, ha proposto di portare in futuro al Meis una mostra attualmente all’Eretz Israel dedicata all’emigrazione clandestina ebraica nel dopoguerra dall’Italia in Israele. Mostra che il Presidente Mattarella ha visitato prima di vedere il prezioso manoscritto originale del Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani, portato – come ha ricordato Dario Disegni – per l’occasione dal sindaco Tagliani.
 
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  davar
l'intervista al ministro della cultura
Franceschini racconta il Meis:

"Importante iniziare da Israele"
“Il Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara è un progetto che vuole raccontare la storia degli ebrei italiani al nostro Paese e al mondo”. Ed è per questo che, per la prima presentazione internazionale, è stata scelta Israele. “Non poteva essere altrimenti”, ha spiegato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, parlando con Pagine Ebraiche a margine dell’evento organizzato dal Meis al Museo Eretz Israel di Tel Aviv, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una grande occasione per raccontare il Meis, ovvero il Museo che “servirà a conservare la Memoria ma al contempo parlerà al futuro, e si inserirà nel sistema museale nazionale e internazionale ebraico e non”, le parole del ministro. Un concetto ribadito nel suo saluto al Capo dello Stato anche dal presidente del Meis Dario Disegni, presente all’incontro assieme al direttore del Museo Simonetta Della Seta. Entrambi sono stati ringraziati da Franceschini per l’impegno dimostrato dal loro insediamento così come quello portato avanti dal sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, che in Israele ha portato il manoscritto originale del Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani. E il ministro ha espresso gratitudine anche alla Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni così come al suo predecessore, Renzo Gattegna, per il significativo ruolo giocato dall’ente all’interno della Fondazione e del progetto Meis. Un’iniziativa, spiega a Pagine Ebraiche Franceschini, che ha riscosso molto interesse dal ministro della Cultura israeliano Miri Regev: “ci siamo incontrati a Gerusalemme e abbiamo parlato della firma per rinnovare il protocollo bilaterale nell’ambito della cultura. In maggio il ministro Regev sarà in Europa e sarà l’occasione per siglare il rinnovo e ha espresso il desiderio di essere portata a vedere il Meis”. Rispetto al protocollo in sé, Franceschini spiega che toccherà diversi ambiti: “stiamo ragionando su molti punti, che vanno dalla parte archeologica alla parte cinema, scambi di mostre, collaborazioni tra musei”. Un esempio significativo, dunque, di quanto sia stretta la collaborazione tra Israele e Italia.
Il ministro ha ricordato il grande impegno del governo per il Meis così come per altre iniziative come il restauro delle catacombe ebraiche di Villa Torlonia e confermato che l’attenzione per il prezioso patrimonio ebraico italiano da parte delle istituzioni continuerà e verrà anche ampliato con nuovi progetti.
Nella suo breve viaggio in Israele, Franceschini ha anche visitato a Gerusalemme la Comunità ebraica degli Italkim con la splendida sinagoga di Conigliano e il Museo d’Arte ebraica italiana U. Nahon, accompagnato tra gli altri dall’ambasciatore italiano in Israele Francesco Talò e dal presidente del Comites Gerusalemme Beniamino Lazar. “Dalla visita alla mostra sui 500 anni del Ghetto di Venezia (al Museo Nahon), al convegno su Natalia Ginzburg, fino alla bellissima mostra sull’emigrazione ebraica dai porti italiani nel dopoguerra e l’esposizione del manoscritto di Giorgio Bassani”, ha spiegato Franceschini sono il segnale dell’intreccio proficuo tra culturale ebraica, Italia e Israele. “E non potevamo che iniziare da qui per presentare il Meis” al grande pubblico internazionale. Poi una piccola testimonianza su Gerusalemme, visitata per la prima volta: “Certo ventiquattro ore non bastano per visitarla. Veramente un posto incredibile. Un luogo unico al mondo, oltre alla bellezza architettonica e artistica. Regala la sensazione di una convivenza complicata ma al contempo affascinante”.

Daniel Reichel


L'INTERVENTO DELLA PRESIDENTE UCEI a tel aviv
Italia-Israele, la cultura unisce
In occasione della presentazione del progetto del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano di Ferrara al Museo Eretz Israel di Tel Aviv, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha pronunciato il seguente discorso:

Signor Presidente Sergio Mattarella, Signor Ministro Dario Franceschini, Signor Sindaco Tiziano Tagliani, Illustre Autorità ed Ospiti, Cari amici,
è un onore e momento di grande commozione essere oggi qui assieme per la condivisione di un percorso che da qui – nella terra di Israele, al MUSA, museo dedicato alla storia e alla cultura di Israele nei secoli, si apre.
A nome di tutte le 21 Comunità Ebraiche Italiane e del Consiglio dell’Unione delle Comunità, porgo quindi un profondo ringraziamento a tutti coloro che quotidianamente ed infaticabilmente, con professionalità e passione, con un profondo credo, si dedicano a seminare i diversi campi della cultura, e con fatica ad ararli.

In questi tempi difficili, in cui l’esistenza fisica e ideale di Israele e dell’Europa intera è minacciata da forti e violenti attacchi, la cultura e la condivisione della plurimillenaria storia ebraica, segnata da alterni destini, rappresenta un bene imprescindibile per l’intera società occidentale e un fondamentale presidio contro ogni forma di dilagante odio, violenza e divisione.
È traendo forza da un’antica storia e da profonde radici che si è convinti di poter trasmettere così tanto e poter edificare un museo – dei musei – che guardano al futuro.

Noemi Di Segni,

presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

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i leader ebraici in udienza dal papa
'Religioni, un linguaggio comune'
Cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, induisti. Oltre duecento rappresentanti religiosi sono stati ricevuti in udienza da papa Bergoglio in Vaticano per una riflessione corale sul tema della misericordia.
“Occorre il nostro impegno per educare alla sobrietà e al rispetto, a un modo di vivere più semplice e ordinato, dove si utilizzino le risorse del creato con saggezza e moderazione, pensando all’umanità intera e alle generazioni future, non solo agli interessi del proprio gruppo e ai vantaggi del proprio tempo” ha sottolineato il papa rivolgendosi ai partecipanti, tra cui una folta rappresentanza dell’ebraismo romano e italiano guidata dal rabbino capo rav Riccardo Di Segni.
Positive le sue impressioni dell’incontro, svoltosi in un clima di grande cordialità e amicizia. “Vedere insieme nella stessa sala fedi diverse, oltre ogni divergenza e contrasto, è sempre un’esperienza positiva” conferma la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello. “I temi toccati oggi in questo incontro accomunano l’intera umanità. Sfide, prospettive, un lavoro dall’ampia prospettiva che deve vederci sempre più uniti” sottolinea il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Giorgio Mortara.
Nella folta delegazione anche i vicepresidenti della Comunità ebraica romana Ruben Della Rocca e Claudia Fellus, i consiglieri UCEI David Menasci (Bologna), Joyce Bigio (Milano), Sara Cividalli (Firenze), Roberto Israel (Verona), Elisabetta Rossi Innerhofer (Merano), il presidente della Comunità ebraica triestina Alessandro Salonichio, il consigliere della Comunità romana Marco Sed, i rabbini Alberto Funaro, Cesare Moscati e Pino Arbib.
“È la prima volta – sottolinea Menasci – che le piccole Comunità partecipano a un incontro del genere. È quindi un fatto che giudico molto positivamente, anche se mi avrebbe fatto piacere vedere qualche rabbino esterno alla realtà romana”.
“Dialogo, apertura, tolleranza. Sono tre concetti fondamentali per il futuro dell’umanità, che tutte le religioni devono difendere assieme in un clima di fratellanza. Oggi – afferma Bigio – sono uscita dal Vaticano con sensazioni molto buone”.
“Occasioni come questa – spiega Cividalli – rappresentano un momento formidabile di incontro e reciproco arricchimento. Trovo in particolare significativo che leader ebraici e leader islamici abbiano oggi lungamente conversato su idee e progetti comuni”.
“Una giornata importante, rituale ma non scontata. Oggi più che mai le religioni sono chiamate a riconoscersi e a tendersi una mano. Serve un impegno consapevole – dice Israel – nel segno dei valori che uniscono”.
“Una bella occasione per incontrare e conoscere leader di altre religioni. Il rapporto molto familiare e intimo che si è subito instaurato con gli altri partecipanti è sicuramente un buon segnale. Iniziative come questa – conclude Innerhofer – sono molto importanti”.
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qui roma - il convegno
Arte, i divieti della Halakhah

e la stagione dell'astrattismo
È iniziato con un commosso omaggio e un minuto di silenzio in memoria di Tina Anselmi il convegno “Immagini vietate o permesse? Arte ed ebraismo a Roma”, in corso al Centro Bibliografico “Tullia Zevi” dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
La giornata di studi, che si propone di illustrare e approfondire l’arte ebraica attraverso numerosi focus ed excursus storici, con particolare attenzione ai beni culturali ebraici nel nostro Paese, è stato aperto da un saluto del Segretario Generale UCEI Gloria Arbib, che ha ricordato la figura della prima donna ministro in Italia, presidente della commissione per i beni razziati agli ebrei italiani durante la seconda guerra mondiale. Introducendo i lavori, Arbib ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra Unione e Comunità ebraica di Roma, che hanno lavorato a braccetto nella realizzazione del simposio e che collaborano positivamente su più fronti.
 Ha poi preso la parola lo psicanalista David Meghnagi, Assessore alla Cultura dell’UCEI, che ha speso parole di encomio per l’appuntamento ideato e coordinato da Raffaella Di Castro con la collaborazione del comitato scientifico composto da Fiorella Bassan, Giorgia Calò, Miriam Haiun e Claudio Procaccia.


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qui roma - segnalibro
Golem, leggenda senza tempo
Si è tenuta ieri, presso la prestigiosa sede dell’Istituto Italiano di Studi Germanici a Roma, la presentazione del libro H. Leivick – Il Golem, uscito per Marsilio e curato dalla slavista Laura Quercioli Mincer.
Il libro è una nuova edizione italiana (la prima era uscita nel 1957) del dramma poetico Der Goylem pubblicato a New York nel 1921 dallo scrittore H. Leivick, nato in Bielorussia ed emigrato poi negli Stati Uniti a causa del suo attivismo politico nel Bund, il partito socialista ebraico, a causa del quale fu imprigionato per quattro anni.


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qui roma - IL PITIGLIANI 
Primo Levi, una lezione viva
Per una parte consistente della sua vita di scrittore, “capire i tedeschi” – o almeno, intercettarli, incontrarli, interrogarli – fu per Primo Levi un’esigenza quotidiana e insieme un potente germe creativo. A questo impegno del celebre scrittore è dedicata l'ottava edizione della Lezione Primo Levi, a Roma questa sera per la quarta volta dalla sua istituzione.
Relatrice dell'incontro Martina Mengoni, dottoranda della Scuola Normale di Pisa, che su Pagine Ebraiche aveva anticipato una riflessione legata alla sua lezione (già proposta a Torino negli scorsi giorni insieme al Centro Primo Levi)
L'evento odierno, in programma a partire dalle 20.45, si svolge in collaborazione con l’Associazione di Cultura Ebraica Hans Jonas, l’Istituto italiano di Studi Germanici, il Cdec Progetto Memoria, il Master internazionale di II livello in didattica della Shoah di RomaTre e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.


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jciak
Israele, un corto da Oscar
Un lavoro israeliano ce l’ha fatta a entrare nella prima shortlist dei cortometraggi documentari in lizza per gli Oscar. Intitolato The Mute’s House – Beth Ha’ilemet è scritto, diretto e coprodotto da Tamar Kay, studentessa dell’ultimo anno alla Sam Spiegel Film & Television School di Gerusalemme, ed è stato selezionato fra 61 film.
Il documentario, della durata di 31 minuti, racconta la storia di Yousef, otto anni, e di sua madre Sahar, gli ultimi due palestinesi ad abitare un edificio abbandonato nella parte israeliana di Hebron. Sono i soldati israeliani a chiamare la loro casa Mute’s house, anche se la donna è sorda ma niente affatto muta.


Daniela Gross
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un limmud e un volume per ricordarlo 
Cesare Jarach (1884-1916)
Ricorre oggi, 3 novembre, il centesimo anniversario della scomparsa dell’avvocato Cesare Jarach, ebreo piemontese, nato a Casale Monferrato nel 1884, che come molti altri partì giovanissimo volontario vestendo la divisa dell’esercito italiano nel Primo conflitto mondiale.
La sua figura, così emblematica delle passioni civili dell’epoca, ma anche dei destini di tanti ebrei italiani che sacrificarono la propria vita nel nome degli ideali patriottici, sarà al centro di un Limmud organizzato per questo martedì, 8 novembre, nella sinagoga di Torino. Nel corso della serata di studio interverrà il rabbino capo di Torino Ariel Di Porto.
Jarach già in età giovanissima fu un promettente economista politico, allievo fra i prediletti del professor Luigi Einaudi e suo collaboratore scientifico. Il futuro Presidente della Repubblica affermò in un lungo necrologio che Jarach rappresentava quel tipo di “funzionario colto, studioso, animato da devozione alla cosa pubblica” di cui aveva la società italiana sentito una grande necessità.
Nella sua breve vita lo studioso affiancò a un’attività scientifica di alto valoreuna fulminante carriera nelle istituzioni governative e dello Stato. Saggista, ricercatore e teorico dell’economia e della finanza, esperto di problematiche dell’emigrazione, fu nominato a ventitré anni delegato tecnico della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di vita dei contadini nel Mezzogiorno.
Sulla figura di Cesare Jarach è anche prevista la pubblicazione di un volume di studi storici.
    pilpul

Setirot - Si parla di pace
Non so bene perché, ma si sente di nuovo parlare parecchio di "pace" e di soluzione "due Stati per due popoli". Si può essere d'accordo o meno sulle speranze per il futuro e sul percorso da intraprendere. Ciò che mi piacerebbe capire è che cosa significhino "pace" e "due Stati per due popoli" per gli israeliani e i palestinesi nati dopo il 1993 (accordi di Oslo).

Stefano Jesurum, giornalista 
In ascolto - Bella ciao
Il paese piange la scomparsa di Tina Anselmi, una donna dalla biografia straordinaria che amava raccontare le proprie esperienze inserendole nel contesto della normalità. Quando decide di combattere il nazifascismo e di entrare nella brigata Cesare Battisti ha solo 17 anni. Lascia la casa e la famiglia e diventa Gabriella, staffetta partigiana. Ma questo è solo l’inizio di una lunga serie di scelte coraggiose e Tina, con ironia, intelligenza e modi semplici e schietti, dedicherà la sua vita all’impegno politico e alla ricerca della giustizia. Molto è stato scritto su di lei in questi giorni e non intendo ripercorrere in dettaglio le tappe della sua carriera o le sue conquiste, soprattutto perché questa è una rubrica che si occupa di musica. Vorrei dunque ricordare Tina Anselmi con una canzone, molto particolare, che riassume in sé due aspetti importanti della sua vita e racconta due contesti storici e sociali distinti. La canzone è “Bella Ciao delle Mondine”.

Maria Teresa Milano
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Le solite sospette
Attenti a voi, figli e nipoti che state leggendo: le vostre mamme e nonne, se si annoiano e hanno un buon motivo, potrebbero inventarsi un futuro da rapinatrici di banche. Così almeno capita nel sonnacchioso Dorset inglese, in “Le Solite Sospette”, il nuovo esilarante romanzo di John Niven (Einaudi, Euro 18,50, traduzione di Marco Rossari).

Valerio Fiandra
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Il terremoto e la preghiera
Disse Rabbi Judah nel nome del Rav: ‘Quattro gruppi di persone devono ringraziare: coloro che attraversano il mare, quelli che viaggiano nel deserto, il malato che guarisce ed il prigioniero che è stato liberato'”, è scritto nel trattato di Berachot (Talmud Bavli, Berachot 54b). Poco oltre Rab Judah specifica che queste categorie di persone devono dire ברוך גומל, e da qui diciamo HaGomel dopo essere sopravvissuti ad una malattia, al parto (cosa che infatti di recente ho fatto io stessa) e più genericamente ad un pericolo, perché il Signore ci concede ogni bontà.

Sara Valentina Di Palma
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