
Elia Richetti,
rabbino
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La
Parashà ci presenta Nòach come un uomo “giusto ed integro”, e subito ci
dice che ebbe tre figli: Shem, Cham e Yàfet, quasi come se il suo
essere giusto si incentrasse nel fatto di aver avuto i figli. Ora,
benché sia noto il fatto che i Maestri giudicano il livello di
giustizia di Nòach nettamente inferiore a quello di Avraham (Nòach era
giusto solo “nella sua generazione”, Nòach “procedeva con D.o” ed
Avraham “davanti” a Lui), incentrare tutta la sua giustizia nel fatto
di aver avuto quei figli sembra decisamente un po’ troppo limitativo.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Itzhak
Rabin, Primo ministro di Israele, è stato ucciso il 4 novembre 1995.
Rehavam Zeevi (detto Gandi), ministro del Turismo nel governo
israeliano, è stato ucciso il 17 ottobre 2001. Il primo da un
terrorista ebreo, il secondo da un terrorista palestinese. Il primo
dopo che aveva cantato Shir Hashalom (Il canto della pace) nella
centrale e affollatissima Piazza Malké Israel (oggi Piazza Rabin) a Tel
Aviv, il secondo nel buio e solitario corridoio di un albergo di
Gerusalemme dove aveva preso in affitto una camera. Il primo circondato
dai meglio addestrati uomini dei servizi di sicurezza, il secondo dopo
che aveva rifiutato ostentatamente la protezione degli uomini della
sicurezza. Il primo, ex-Capo di Stato maggiore, nato nel 1926 e per
molti anni condottiero sul terreno delle truppe di Zahal, fra l’altro
nelle battaglie per la liberazione di Gerusalemme assediata nel 1948 e
nella vittoriosa guerra dei Sei giorni. Il secondo, nato nello stesso
anno, generale ed ex-capo del Comando centrale, soprattutto noto per
incarichi non operativi e per essere stato fotografato in compagnia di
altri comandanti militari. Il primo, leader del Partito Laburista,
firmatario di due accordi di pace con i palestinesi e con la Giordania.
Il secondo, fondatore del partito Moledet, leader dell’avanguardia
nazionalista contraria agli accordi di pace. Esisteva un’enorme
distanza ideologica fra questi due uomini, l’uno favorevole alla pace e
ai rischi del negoziato fra Israele e i suoi nemici, l’altro guida
della frangia più oltranzista e venata di razzismo della politica
israeliana. Per vent’anni in Israele si è commemorato ufficialmente
l’anniversario dell’uccisione di Rabin. Ma quest’anno – secondo fonti
ufficiali, per mancanza di fondi – la commemorazione non ci sarà.
Invece c’è stata alla Knesset la commemorazione ufficiale
dell’anniversario della morte di Gandi. L’inversione nella gerarchia
della memoria dei personaggi più significativi è preoccupante, al
limite dell’eclissi. Non solo per il divario enorme nel contributo da
loro dato ai valori fondanti della democrazia e alla causa della pace.
Ma anche per il divario enorme nel loro contributo alla storia militare
dello stato d’Israele. Il 5 ottobre 1995 sul balcone di Piazza Zion a
Gerusalemme, alla manifestazione in cui fu esposto il ritratto di Izhak
Rabin vestito da nazista, c’era anche Rehavam Zeevi. Izhak Rabin, la
grande vittima, Rehavam Zeevi, il grande sobillatore. Dove va la
Memoria vanno la società e la sua storia, e in questo senso il segnale
che ci viene oggi da Israele è desolante.
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La sfida del Meis
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Il
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah “è un progetto che
vuole raccontare la storia degli ebrei italiani al nostro paese e al
mondo”. Lo ha spiegato ieri il ministro dei Beni culturali Dario
Franceschini, nell’ambito della visita del Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella, presentando al pubblico israeliano, in un incontro
organizzato al Museo Eretz Israel di Tel Aviv, il Meis. Al suo fianco,
la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di
Segni, il presidente del Meis Dario Disegni e il direttore del Museo
Simonetta Della Seta, il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani. Come
riporta il Mattino, Franceschini, nel corso della presentazione, ha
proposto di portare in futuro al Meis una mostra attualmente all’Eretz
Israel dedicata all’emigrazione clandestina ebraica nel dopoguerra
dall’Italia in Israele. Mostra che il Presidente Mattarella ha visitato
prima di vedere il prezioso manoscritto originale del Giardino dei
Finzi Contini di Giorgio Bassani, portato – come ha ricordato Dario
Disegni – per l’occasione dal sindaco Tagliani.
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l'intervista al ministro della cultura Franceschini racconta il Meis:
"Importante iniziare da Israele"
“Il
Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara è un
progetto che vuole raccontare la storia degli ebrei italiani al nostro
Paese e al mondo”. Ed è per questo che, per la prima presentazione
internazionale, è stata scelta Israele. “Non poteva essere altrimenti”,
ha spiegato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, parlando
con Pagine Ebraiche a margine dell’evento organizzato dal Meis al Museo
Eretz Israel di Tel Aviv, alla presenza del Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella. Una grande occasione per raccontare il Meis, ovvero
il Museo che “servirà a conservare la Memoria ma al contempo parlerà al
futuro, e si inserirà nel sistema museale nazionale e internazionale
ebraico e non”, le parole del ministro. Un concetto ribadito nel suo
saluto al Capo dello Stato anche dal presidente del Meis Dario Disegni,
presente all’incontro assieme al direttore del Museo Simonetta Della
Seta. Entrambi sono stati ringraziati da Franceschini per l’impegno
dimostrato dal loro insediamento così come quello portato avanti dal
sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, che in Israele ha portato il
manoscritto originale del Giardino dei Finzi Contini di Giorgio
Bassani. E il ministro ha espresso gratitudine anche alla Presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni così come
al suo predecessore, Renzo Gattegna, per il significativo ruolo giocato
dall’ente all’interno della Fondazione e del progetto Meis.
Un’iniziativa, spiega a Pagine Ebraiche Franceschini, che ha riscosso
molto interesse dal ministro della Cultura israeliano Miri Regev: “ci
siamo incontrati a Gerusalemme e abbiamo parlato della firma per
rinnovare il protocollo bilaterale nell’ambito della cultura. In maggio
il ministro Regev sarà in Europa e sarà l’occasione per siglare il
rinnovo e ha espresso il desiderio di essere portata a vedere il Meis”.
Rispetto al protocollo in sé, Franceschini spiega che toccherà diversi
ambiti: “stiamo ragionando su molti punti, che vanno dalla parte
archeologica alla parte cinema, scambi di mostre, collaborazioni tra
musei”. Un esempio significativo, dunque, di quanto sia stretta la
collaborazione tra Israele e Italia.
Il ministro ha ricordato il grande impegno del governo per il Meis così
come per altre iniziative come il restauro delle catacombe ebraiche di
Villa Torlonia e confermato che l’attenzione per il prezioso patrimonio
ebraico italiano da parte delle istituzioni continuerà e verrà anche
ampliato con nuovi progetti.
Nella suo breve viaggio in Israele, Franceschini ha anche visitato a
Gerusalemme la Comunità ebraica degli Italkim con la splendida sinagoga
di Conigliano e il Museo d’Arte ebraica italiana U. Nahon, accompagnato
tra gli altri dall’ambasciatore italiano in Israele Francesco Talò e
dal presidente del Comites Gerusalemme Beniamino Lazar. “Dalla visita
alla mostra sui 500 anni del Ghetto di Venezia (al Museo Nahon), al
convegno su Natalia Ginzburg, fino alla bellissima mostra
sull’emigrazione ebraica dai porti italiani nel dopoguerra e
l’esposizione del manoscritto di Giorgio Bassani”, ha spiegato
Franceschini sono il segnale dell’intreccio proficuo tra culturale
ebraica, Italia e Israele. “E non potevamo che iniziare da qui per
presentare il Meis” al grande pubblico internazionale. Poi una piccola
testimonianza su Gerusalemme, visitata per la prima volta: “Certo
ventiquattro ore non bastano per visitarla. Veramente un posto
incredibile. Un luogo unico al mondo, oltre alla bellezza
architettonica e artistica. Regala la sensazione di una convivenza
complicata ma al contempo affascinante”.
Daniel Reichel
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L'INTERVENTO DELLA PRESIDENTE UCEI a tel aviv Italia-Israele, la cultura unisce
In
occasione della presentazione del progetto del Museo Nazionale
dell’Ebraismo Italiano di Ferrara al Museo Eretz Israel di Tel Aviv,
alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del
ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, la presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha
pronunciato il seguente discorso:
Signor Presidente Sergio Mattarella, Signor Ministro Dario
Franceschini, Signor Sindaco Tiziano Tagliani, Illustre Autorità ed
Ospiti, Cari amici,
è un onore e momento di grande commozione essere oggi qui assieme per
la condivisione di un percorso che da qui – nella terra di Israele, al
MUSA, museo dedicato alla storia e alla cultura di Israele nei secoli,
si apre.
A nome di tutte le 21 Comunità Ebraiche Italiane e del Consiglio
dell’Unione delle Comunità, porgo quindi un profondo ringraziamento a
tutti coloro che quotidianamente ed infaticabilmente, con
professionalità e passione, con un profondo credo, si dedicano a
seminare i diversi campi della cultura, e con fatica ad ararli.
In questi tempi difficili, in cui l’esistenza fisica e ideale di
Israele e dell’Europa intera è minacciata da forti e violenti attacchi,
la cultura e la condivisione della plurimillenaria storia ebraica,
segnata da alterni destini, rappresenta un bene imprescindibile per
l’intera società occidentale e un fondamentale presidio contro ogni
forma di dilagante odio, violenza e divisione.
È traendo forza da un’antica storia e da profonde radici che si è
convinti di poter trasmettere così tanto e poter edificare un museo –
dei musei – che guardano al futuro.
Noemi Di Segni,
presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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i leader ebraici in udienza dal papa 'Religioni, un linguaggio comune'
Cristiani,
ebrei, musulmani, buddisti, induisti. Oltre duecento rappresentanti
religiosi sono stati ricevuti in udienza da papa Bergoglio in Vaticano
per una riflessione corale sul tema della misericordia.
“Occorre il nostro impegno per educare alla sobrietà e al rispetto, a
un modo di vivere più semplice e ordinato, dove si utilizzino le
risorse del creato con saggezza e moderazione, pensando all’umanità
intera e alle generazioni future, non solo agli interessi del proprio
gruppo e ai vantaggi del proprio tempo” ha sottolineato il papa
rivolgendosi ai partecipanti, tra cui una folta rappresentanza
dell’ebraismo romano e italiano guidata dal rabbino capo rav Riccardo
Di Segni.
Positive le sue impressioni dell’incontro, svoltosi in un clima di
grande cordialità e amicizia. “Vedere insieme nella stessa sala fedi
diverse, oltre ogni divergenza e contrasto, è sempre un’esperienza
positiva” conferma la presidente della Comunità ebraica romana Ruth
Dureghello. “I temi toccati oggi in questo incontro accomunano l’intera
umanità. Sfide, prospettive, un lavoro dall’ampia prospettiva che deve
vederci sempre più uniti” sottolinea il vicepresidente dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane Giorgio Mortara.
Nella folta delegazione anche i vicepresidenti della Comunità ebraica
romana Ruben Della Rocca e Claudia Fellus, i consiglieri UCEI David
Menasci (Bologna), Joyce Bigio (Milano), Sara Cividalli (Firenze),
Roberto Israel (Verona), Elisabetta Rossi Innerhofer (Merano), il
presidente della Comunità ebraica triestina Alessandro Salonichio, il
consigliere della Comunità romana Marco Sed, i rabbini Alberto Funaro,
Cesare Moscati e Pino Arbib.
“È
la prima volta – sottolinea Menasci – che le piccole Comunità
partecipano a un incontro del genere. È quindi un fatto che giudico
molto positivamente, anche se mi avrebbe fatto piacere vedere qualche
rabbino esterno alla realtà romana”.
“Dialogo, apertura, tolleranza. Sono tre concetti fondamentali per il
futuro dell’umanità, che tutte le religioni devono difendere assieme in
un clima di fratellanza. Oggi – afferma Bigio – sono uscita dal
Vaticano con sensazioni molto buone”.
“Occasioni come questa – spiega Cividalli – rappresentano un momento
formidabile di incontro e reciproco arricchimento. Trovo in particolare
significativo che leader ebraici e leader islamici abbiano oggi
lungamente conversato su idee e progetti comuni”.
“Una giornata importante, rituale ma non scontata. Oggi più che mai le
religioni sono chiamate a riconoscersi e a tendersi una mano. Serve un
impegno consapevole – dice Israel – nel segno dei valori che uniscono”.
“Una bella occasione per incontrare e conoscere leader di altre
religioni. Il rapporto molto familiare e intimo che si è subito
instaurato con gli altri partecipanti è sicuramente un buon segnale.
Iniziative come questa – conclude Innerhofer – sono molto importanti”. Leggi
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qui roma - il convegno Arte, i divieti della Halakhah
e la stagione dell'astrattismo
È
iniziato con un commosso omaggio e un minuto di silenzio in memoria di
Tina Anselmi il convegno “Immagini vietate o permesse? Arte ed ebraismo
a Roma”, in corso al Centro Bibliografico “Tullia Zevi” dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane.
La giornata di studi, che si propone di illustrare e approfondire
l’arte ebraica attraverso numerosi focus ed excursus storici, con
particolare attenzione ai beni culturali ebraici nel nostro Paese, è
stato aperto da un saluto del Segretario Generale UCEI Gloria Arbib,
che ha ricordato la figura della prima donna ministro in Italia,
presidente della commissione per i beni razziati agli ebrei italiani
durante la seconda guerra mondiale. Introducendo i lavori, Arbib ha
sottolineato l’importanza della collaborazione tra Unione e Comunità
ebraica di Roma, che hanno lavorato a braccetto nella realizzazione del
simposio e che collaborano positivamente su più fronti.
Ha poi preso la parola lo psicanalista David Meghnagi, Assessore
alla Cultura dell’UCEI, che ha speso parole di encomio per
l’appuntamento ideato e coordinato da Raffaella Di Castro con la
collaborazione del comitato scientifico composto da Fiorella Bassan,
Giorgia Calò, Miriam Haiun e Claudio Procaccia.
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qui roma - IL PITIGLIANI Primo Levi, una lezione viva
Per
una parte consistente della sua vita di scrittore, “capire i tedeschi”
– o almeno, intercettarli, incontrarli, interrogarli – fu per Primo
Levi un’esigenza quotidiana e insieme un potente germe creativo. A
questo impegno del celebre scrittore è dedicata l'ottava edizione della
Lezione Primo Levi, a Roma questa sera per la quarta volta dalla sua
istituzione.
Relatrice dell'incontro Martina Mengoni, dottoranda della Scuola
Normale di Pisa, che su Pagine Ebraiche aveva anticipato una
riflessione legata alla sua lezione (già proposta a Torino negli scorsi
giorni insieme al Centro Primo Levi)
L'evento odierno, in programma a partire dalle 20.45, si svolge in
collaborazione con l’Associazione di Cultura Ebraica Hans Jonas,
l’Istituto italiano di Studi Germanici, il Cdec Progetto Memoria, il
Master internazionale di II livello in didattica della Shoah di RomaTre
e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
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jciak Israele, un corto da Oscar
Un
lavoro israeliano ce l’ha fatta a entrare nella prima shortlist dei
cortometraggi documentari in lizza per gli Oscar. Intitolato The Mute’s
House – Beth Ha’ilemet è scritto, diretto e coprodotto da Tamar Kay,
studentessa dell’ultimo anno alla Sam Spiegel Film & Television
School di Gerusalemme, ed è stato selezionato fra 61 film.
Il documentario, della durata di 31 minuti, racconta la storia di
Yousef, otto anni, e di sua madre Sahar, gli ultimi due palestinesi ad
abitare un edificio abbandonato nella parte israeliana di Hebron. Sono
i soldati israeliani a chiamare la loro casa Mute’s house, anche se la
donna è sorda ma niente affatto muta.
Daniela Gross Leggi
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un limmud e un volume per ricordarlo
Cesare Jarach (1884-1916)
Ricorre
oggi, 3 novembre, il centesimo anniversario della scomparsa
dell’avvocato Cesare Jarach, ebreo piemontese, nato a Casale Monferrato
nel 1884, che come molti altri partì giovanissimo volontario vestendo
la divisa dell’esercito italiano nel Primo conflitto mondiale.
La sua figura, così emblematica delle passioni civili dell’epoca, ma
anche dei destini di tanti ebrei italiani che sacrificarono la propria
vita nel nome degli ideali patriottici, sarà al centro di un Limmud
organizzato per questo martedì, 8 novembre, nella sinagoga di Torino.
Nel corso della serata di studio interverrà il rabbino capo di Torino
Ariel Di Porto.
Jarach già in età giovanissima fu un promettente economista politico,
allievo fra i prediletti del professor Luigi Einaudi e suo
collaboratore scientifico. Il futuro Presidente della Repubblica
affermò in un lungo necrologio che Jarach rappresentava quel tipo di
“funzionario colto, studioso, animato da devozione alla cosa pubblica”
di cui aveva la società italiana sentito una grande necessità.
Nella sua breve vita lo studioso affiancò a un’attività scientifica di
alto valoreuna fulminante carriera nelle istituzioni governative e
dello Stato. Saggista, ricercatore e teorico dell’economia e della
finanza, esperto di problematiche dell’emigrazione, fu nominato a
ventitré anni delegato tecnico della Commissione parlamentare
d’inchiesta sulle condizioni di vita dei contadini nel Mezzogiorno.
Sulla figura di Cesare Jarach è anche prevista la pubblicazione di un volume di studi storici.
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Setirot
- Si parla di pace
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Non
so bene perché, ma si sente di nuovo parlare parecchio di "pace" e di
soluzione "due Stati per due popoli". Si può essere d'accordo o meno
sulle speranze per il futuro e sul percorso da intraprendere. Ciò che
mi piacerebbe capire è che cosa significhino "pace" e "due Stati per
due popoli" per gli israeliani e i palestinesi nati dopo il 1993
(accordi di Oslo).
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Bella ciao
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Il
paese piange la scomparsa di Tina Anselmi, una donna dalla biografia
straordinaria che amava raccontare le proprie esperienze inserendole
nel contesto della normalità. Quando decide di combattere il
nazifascismo e di entrare nella brigata Cesare Battisti ha solo 17
anni. Lascia la casa e la famiglia e diventa Gabriella, staffetta
partigiana. Ma questo è solo l’inizio di una lunga serie di scelte
coraggiose e Tina, con ironia, intelligenza e modi semplici e schietti,
dedicherà la sua vita all’impegno politico e alla ricerca della
giustizia. Molto è stato scritto su di lei in questi giorni e non
intendo ripercorrere in dettaglio le tappe della sua carriera o le sue
conquiste, soprattutto perché questa è una rubrica che si occupa di
musica. Vorrei dunque ricordare Tina Anselmi con una canzone, molto
particolare, che riassume in sé due aspetti importanti della sua vita e
racconta due contesti storici e sociali distinti. La canzone è “Bella
Ciao delle Mondine”.
Maria Teresa Milano
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Le solite sospette
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Attenti
a voi, figli e nipoti che state leggendo: le vostre mamme e nonne, se
si annoiano e hanno un buon motivo, potrebbero inventarsi un futuro da
rapinatrici di banche. Così almeno capita nel sonnacchioso Dorset
inglese, in “Le Solite Sospette”, il nuovo esilarante romanzo di John
Niven (Einaudi, Euro 18,50, traduzione di Marco Rossari).
Valerio Fiandra
Leggi
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Il terremoto e la preghiera
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Disse
Rabbi Judah nel nome del Rav: ‘Quattro gruppi di persone devono
ringraziare: coloro che attraversano il mare, quelli che viaggiano nel
deserto, il malato che guarisce ed il prigioniero che è stato
liberato'”, è scritto nel trattato di Berachot (Talmud Bavli, Berachot
54b). Poco oltre Rab Judah specifica che queste categorie di persone
devono dire ברוך גומל, e da qui diciamo HaGomel dopo essere
sopravvissuti ad una malattia, al parto (cosa che infatti di recente ho
fatto io stessa) e più genericamente ad un pericolo, perché il Signore
ci concede ogni bontà.
Sara Valentina Di Palma
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