Giuseppe Momigliano,
rabbino
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Giacobbe,
in viaggio verso Charan, per raggiungere lo zio Lavan, pernotta lungo
il percorso e durante la notte sogna “una scala posata in terra, la cui
cima arrivava al cielo e per essa degli angeli di D.O salivano e
scendevano”. Tra i tanti significati simbolici, questo sogno ci insegna
ad avere sempre una duplice prospettiva: volgere lo sguardo in alto
anche rimanendo ancorati a terra, non distogliere l’attenzione da ciò
che è terreno, anche quando il pensiero si dirige verso obiettivi più
alti, considerare al tempo stesso le salite e le discese, i successi i
fallimenti, sapendo imparare dagli uni e dagli altri.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Roma,
San Basilio: una famiglia di origine marocchina (con i figli nati in
Italia) tenta di accedere alla casa popolare a loro assegnata
regolarmente, ma trova l’appartamento occupato da italiani e i
residenti del quartiere che la respingono al grido, così riferiscono le
cronache giornalistiche, di “Qui non vogliamo negri. Tornatevene a casa
con i gommoni”. Gli stessi, aggiungo io, dove si muore quotidianamente
fra sofferenze e abbandono indicibili.
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Il vertice Rouhani-Renzi
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“Ampio
spazio sui quotidiani italiani alla missione di Matteo Renzi in Iran.
Il Primo ministro italiano ha incontrato a Teheran il presidente
iraniano Rouhani e la Guida Suprema del paese, l'ayatollah Khamenei. In
gioco, spiega Repubblica, una partita che vale 15 miliardi di euro di
appalti: 36 gli accordi firmati tra Roma e Teheran con la Cassa
Depositi e prestiti italiana che ha aperto una linea di credito da 4,8
miliardi di euro per avviare nuovi appalti in terra iraniana ma
l'obiettivo primario è il petrolio (Repubblica). Secondo le cronache,
l'incontro tra Renzi e Rouhani è durato un'ora e mezza e si è parlato
di Afghanistan, Siria, Iraq, Libia e Yemen. Rouhani ha dichiarato che
“l'Islam non ha niente a che fare con il terrorismo”. L'Iran sì, ha più
volte ricordato Israele, visto che Teheran,tra gli altri, finanzia i
gruppi terroristici di Hamas e di Hezbollah. “È sempre pericoloso
investire su Paesi con un passato come l'Iran – scrive la Stampa - e
con un presente di ostilità feroce nei confronti di uno Stato come
Israele, amico dell'Italia (e di Renzi), ma il presidente del Consiglio
ha deciso di puntare su Paesi (l'Iran, l'Argentina) in fase di
'rinascita'”.
Israeliani, Stretti tra Egitto e Arabia Saudita. Gerusalemme era
informata e ha ricevuto rassicurazioni scritte da Riyad: nulla cambierà
sul Mar Rosso dopo il passaggio di mano tra egiziani e sauditi rispetto
al controllo delle isole di Tiran e Sanafir. Qui infatti sorgono gli
Stretti di Tiran, uniche vie di accesso allo strategico porto
israeliano di Eilat. Il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon,
come ricorda Davide Frattini sul Corriere, ha rassicurato che la
sovranità saudita non intaccherà i viaggi delle navi da e verso Eilat.
Quello che preoccupa il Premier Netanyahu, scrive Frattini, è
l'espansionismo sciita, “più di quei ponti che potrebbero essere
costruiti tra gil isolotti e collegare l'Arabia Saudita all'Egitto
attraverso il Mar Rosso”. Anzi, il giornalista afferma che “in questi
mesi si è rafforzata l'alleanza segreta tra la monarchia sunnita e lo
Stato ebraico” in chiave anti-Iran.
Le accuse dell'Onu. Secondo Robert Piper, inviato Onu per gli Affari
umanitari nei Territori palestinesi, “il drammatico aumento delle
demolizioni di case palestinesi in Cisgiordania” starebbe minando la
possibilità di raggiungere la soluzione dei due Stati per due popoli
tra israeliani e palestinesi. A riferire delle accuse a Israele di
Piper, l'Osservatore Romano. Il quotidiano della Santa Sede riporta
anche la posizione del governo israeliano secondo cui queste pratiche
sono “l'unico metodo efficace per stroncare nuovi attacchi terroristici
e nuove violenze” da parte dei palestinesi.
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IL PRESIDENTE DELLA COMUNITA' DI MANTOVA
"Cimitero ebraico, dai rabbini
richiesta senza fondamento"
”È
una cosa che non sta né in cielo, né in terra. Una pretesa senza basi
fondate, ma anche una pessima figura davanti a tutta la cittadinanza.
Indirettamente, anche la nostra Comunità ne esce danneggiata in termini
di immagine”
Si è preso qualche giorno per commentare. Ma l’amarezza non è passata,
anzi. Emanuele Colorni (nell’immagine), presidente della Comunità
ebraica mantovana, risponde così alle pretese avanzate da un gruppo di
rabbini israeliani e statunitensi guidati da rav Shmaya Levi, giunti
nelle scorse ore in città per reclamare l’antico cimitero ebraico
locale, ormai dismesso da secoli e in cui (stando almeno alle loro
ricostruzioni, basate sul ritrovamento di un antico documento a Budapest)
sarebbero seppelliti illustri cabalisti del passato. “Per tutto il
mondo ebraico è fondamentale che quella terra ritorni ai suoi legittimi
proprietari” ha affermato rav Shmaya prima di incontrare il sindaco
Mattia Palazzi e altri esponenti dell’amministrazione comunale.
Incontro propedeutico a una richiesta ufficiale in tal senso. Anche se
i piani dell’amministrazione appaiono ben diversi: in quell’area
abbandonata, diventata in tempi più recenti campo di concentramento dei
nazisti e quindi area militare ceduta lo scorso anno dal demanio
statale al Comune, dovrebbero sorgere un centro ricerche per la
biodiversità e un centro per l’agroalimentare. Leggi
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L'INIZIATIVA DEL MEIS
Gli ebrei italiani e il sionismo
Molte voci a confronto
IGli
ebrei italiani e il sionismo. Questo il tema di una prestigiosa
giornata di studio organizzata per domenica 11 dicembre dal Meis, il
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Sede
dell’incontro, che sarà declinato tra ricerca storica e testimonianze,
la Sala dei Comuni al Castello Estense.
Ad aprire alle 11 la giornata gli interventi del sindaco di Ferrara,
Tiziano Tagliani, e del presidente del Meis Dario Disegni. “Dalle
origini all’ascesa del fascismo” il tema della prima sessione,
presieduta da Manuela Consoni, e con interventi di Alberto Cavaglion
(“Gli albori del sionismo italiano”), Gabriella Padovano (“Felice
Ravenna e la nascita della federazione sionistica italiana a Ferrara”),
della direttrice del Meis Simonetta Della Seta (“Il sionismo integrale
di Alfonso Pacifici”) e Alon Confino (“Il sionismo socialista di Enzo
Sereni”). La seconda sessione vedrà invece tra i relatori Michele
Sarfatti (“La scelta sionista negli anni della persecuzione”) e Israel
Corrado Debenedetti (“Da Ferrara al Kibbutz: la testimonianza di un
sionista ferrarese”).
(Nell’immagine Theodor Herzl, il padre del sionismo). Leggi
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qui roma
Viaggio nell’Italia delle religioni
Un
libro che racconta il dialogo e l’incontro con culture e religioni
“altre”, presentato in una tavola rotonda che ha avuto luogo
stamattina, in apertura della fiera della piccola e media editoria di
Roma “Più libri più liberi”.
È appena uscito il nuovo libro della giornalista a scrittrice Lia
Tagliacozzo, illustrato dai bei disegni di Eleonora Antonioni, “Inviati
per caso – viaggio nell’Italia delle religioni”, per l’editore Sinnos.
Un percorso on the road: perché l’autrice ha viaggiato e ascoltato, da
Firenze a Verona, dalle valli piemontesi a Novellara in Emilia Romagna,
in otto tappe alla scoperta delle religioni, in particolare quelle
minoritarie, dai sikh ai musulmani, dai valdesi agli induisti ai
cristiani ortodossi. Raccontando, insieme alle altre, anche un po’ di
cultura ebraica.
“Ho
fatto un viaggio in Italia, eppure quando ho finito mi è sembrato di
aver viaggiato intorno al mondo”, ha detto Lia Tagliacozzo, nel corso
della presentazione che è stata anche un dialogo con i tanti giovani
presenti, alcuni dei quali hanno vissuto in prima persona la genesi del
libro, avendo incontrato l’autrice nel corso della sua ricerca. “Il
messaggio che voglio mandare ai lettori, e in particolare ai ragazzi,
con questo libro, è che tutti hanno uguali diritti e uguale dignità.”
La pubblicazione della graphic novel è stata fortemente voluta, e
supportata, dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. “Perché il
mondo ebraico ha il dovere di incontrare le altre minoranze religiose”,
ha detto nel corso dell’incontro Sara Cividalli, consigliera UCEI. Leggi
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Ticketless
-Illacrimata sepoltura |
Tutte
le vote che mi capita di uscire da Torino dal cavalcavia che divide
Moncalieri da Nichelino, sul punto dove il torrente Sangone della
celebre parodia di Gipo Farassino (“Song on blues”) confluisce nel Po,
il pensiero corre ad Emanuele Artom e ai miei esordi di insegnante
nelle scuole di periferia. Due settimane fa il torrente è uscito dagli
argini creando danni enormi ai piedi del nobile castello di Moncalieri
e il pensiero di nuovo è tornato a Emanuele, il cui corpo proprio sulle
rive del Sangone fu abbandonato dai suoi aguzzini e mai più ritrovato.
Per decenni quella di Emanuele è stata una “illacrimata sepoltura”. Via
Artom, lì a due passi, era una delle strade più malfamate nei Settanta,
sventurato chi aveva una nomina di docente da quelle parti, ma guai a
trovare qualcuno nella zona che sapesse dirti chi era Emanuele Artom.
Nessuno che si ricordasse di lui. Dopo lunghi anni di silenzio qualcosa
sta cambiando, per fortuna. Sono stati pubblicati i Diari da una grande
casa editrice, non è mancato nemmeno chi, Alessandro Musto, ha provato
ad attualizzare il ricordo ambientando propri qui un romanzo.
Mercoledì, nell’angolo della Biblioteca civica locale è stato inaugurato un murale.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Sì e no
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Mi
è difficile esprimere con chiarezza i miei pensieri e le mie sensazioni
a seguito della chiusura della battaglia referendaria e dell’esito
della consultazione. Un esito evidentemente inequivocabile: chi ha
vinto ha stravinto, e la sconfitta di chi ha perso è stata
schiacciante, inequivocabile, un’autentica disfatta. Altro che vittoria
sul filo del rasoio, al fotofinish, per una manciata di voti! Le
dimensioni della vittoria del No sono travolgenti, il Sì è stato
distrutto. In democrazia il popolo sovrano ha sempre ragione, chi ha
perso – anzi, straperso – deve solo prenderne atto.
Tra gli straperdenti ci sono io, che ho fatto un’accanita e convinta
battaglia per il Sì, iscrivendomi a un Comitato, e partecipando a
diversi incontri pubblici, nei quali ho sostenuto, con una molteplicità
di argomentazioni, le ragioni del Sì, e confutando con forza quelle del
No.
Francesco Lucrezi, storico
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L'incompiuta |
La
musica si plasma nell’aria e si aggancia alla terra tramite supporto
cartaceo o registrazione fonografica e, nel caso della musica
concentrazionaria, sopravvive alla prova del tempo tramandandosi anche
per via orale o nascondendosi tra le pieghe dei ricordi di deportazione. Tuttavia
al compositore può essere mancato tempo ed energia per rivedere i
propri lavori oppure il materiale scritto costituiva un iniziale
canovaccio dal quale estrarre l’opera nella sua forma finale dopo la
liberazione dal Campo (semmai fosse accaduto); entravano in gioco
elementi contingenti come qualità e scarsità di carta o penne o matite,
tempo da dedicare in alla creazione musicale, interazione con compagni
di prigionia che potevano costituire fonte di stimoli ma altresì di
disturbo.
Francesco Lotoro
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La lezione dei Navajo
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Sembrerebbe
difficile trovare una connessione tra gli studenti di una scuola in una
riserva Navajo in Arizona e la Shoah, eppure Shannon Allison -
insegnante di inglese alla Shonto Preparatory High School - ha di
recente contribuito a costruire questa connessione.
Dopo aver preso parte a un progetto organizzato presso lo United States
Holocaust Memorial Museum, il Museo della Shoah di Washington, Shannon
ha messo in pratica nella sua classe la “lezione dell’olocausto”.
Sira Fatucci
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