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18 Dicembre 2016 -  18 Kislev 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Jonathan Sacks,
rabbino
Il concetto di viaggio è una metafora centrale nella vita ebraica. Il nostro impegno deve essere volto alla crescita quotidiana, ogni giorno dobbiamo fare un passo avanti rispetto a quello precedente. Singolarmente e collettivamente.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
La tortura, se non di diritto, almeno di fatto è tornata ad essere impunita. A cominciare da Aleppo, ma già era chiaro a Srebrenica nel 1995, quello che stiamo vivendo è il tempo dei carnefici. Quello di “mai più”, ammesso che ci sia stato, era una tregua.
Mogherini: "Aleppo, ecco cosa possiamo fare"
Molti giornali aprono anche oggi con il dramma di Aleppo. “Aiutare la Siria in questo momento vuol dire anzitutto evitare di bombardarla. Siamo il principale donatore, dal punto di vista umanitario: quasi tutti gli aiuti che i siriani ricevono arrivano grazie all’Ue e all’Onu che li porta. Scuole per bambini, acqua, medicinali. Il nostro impegno diplomatico comincia da qui”. Così l’alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea Federica Mogherini in una intervista a La Stampa.

I ragazzi ebrei studiano in media 13,4 anni. I cristiani 9,3; chi non è affiliato ad alcuna religione 8,8; i buddisti 7,9; musulmani e indù 5,6. La media globale è 7,7 anni di studio. I dati sono pubblicati dal Pew Research Center e si riferiscono a persone di 25 o più anni in 151 Paesi, raccolti su statistiche del 2010. Dati che, riflette Danilo Taino sul Corriere, pongono un interrogativo interessante: esiste una relazione tra la religione e il livello d’istruzione che una persona cerca di avere? “I numeri crudi riportati sopra farebbero dire di sl. La realtà, però, è più complessa”.

Un ingegnere di Hezbollah, ritenuto un genio dei droni, è stato ucciso ieri in un agguato in Tunisia. “Quattro auto, almeno sei uomini con i volti coperti dai mefisto e una finta giornalista che ha fatto da esca. Più le armi, tutte rigorosamente con il silenziatore” scrive il Messaggero. Dietro il delitto, si legge ancora, qualcuno intravede la mano del Mossad. “Ovviamente non c’è alcuna conferma da parte di Israele, né tracce di un possibile coinvolgimento del servizio segreto dello Stato ebraico. Ma a quanto pare – scrive il Messaggero – al Zawari era tenuto sotto controllo per le sue competenze sui droni”.
 
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  davar
lE PAROLE della giornalista arabo-israeliana
"Ad Aleppo un nuovo genocidio, l'Onu ancora una volta ipocrita"
“Ci asciughiamo una lacrima quando vediamo un padre con in braccio il corpo della figlioletta morta, poi taciamo”.
Stanno facendo il giro del mondo le parole della giornalista arabo-israeliana Lucy Aharish, che dal secondo canale della televisione di Stato ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché concretamente si mobiliti per porre fine alle sofferenze della popolazione di Aleppo.
“In questo momento – ha affermato Aharish – ad appena otto ore di macchina da Tel Aviv, sta accadendo un massacro. Anzi, lasciatemi usare un termine più preciso: è un vero e proprio Olocausto. Forse non vogliamo che si senta più questa parola, nel 21esimo secolo, nell’era dei social media, in un’epoca in cui tutta l’informazione sembra a portata di mano. Un mondo in cui puoi vedere e sentire le vittime di questo orrore in tempo reale. Bene, in questo mondo noi non facciamo niente mentre bambini innocenti vengono uccisi ogni ora”.
Ha poi aggiunto Aharish: “Mi vergogno per il fatto che il mondo arabo sia ostaggio di terroristi e assassini e che niente si faccia contro di loro. Mi vergogno per il fatto che la maggioranza dell’umanità che vive in pace non faccia realmente niente di concreto”.
Dura la contestazione di realtà come le Nazioni Unite, che secondo la giornalista arabo-israeliana sarebbero responsabili di “ipocrisia”. Proprio in queste ore, tra l'altro, il segretario uscente dell'Onu Ban Ki-Moon, nella sua ultima relazione al Consiglio di Sicurezza, ha riconosciuto come lo Stato ebraico sia da tempo sottoposto a un'ostilità che non ha eguali all'interno del Palazzo di Vetro.
"Decenni di manovre politiche hanno generato un numero sproporzionato di risoluzioni, report e conferenze anti-israeliane" ha sottolineato il segretario.


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MELAMED
Ricerca, la firma del ministro

Rinnovato il bando Montalcini
Firmato dal Ministro per l'Istruzione, l’Università e la Ricerca il bando intitolato a Rita Levi-Montalcini prevede il rientro in Italia di ventiquattro giovani studiosi ed esperti impegnati stabilmente all’estero in attività di ricerca o didattica.
A pochi giorni dal trentesimo anniversario del conferimento del Nobel per la medicina alla Levi-Montalcini e a pochissimi giorni dalla sua nomina a ministro, Laura Fedeli non solo ha firmato anche per quest’ano il bando intitolato alla grande studiosa, ma ha voluto accelerare il processo, chiedendo anticipatamente agli atenei la disponibilità ad assorbire i vincitori del “Programma Montalcini”, che una volta ottenuta l’abilitazione saranno inquadrati nelle università come professori associati.


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il compleanno del professore
Giacomo Saban, 90 candeline!
Novantesimo compleanno per Giacomo Saban, uno dei grandi protagonisti dell’Italia ebraica del ventesimo e del ventunesimo secolo.
Nato a Istanbul da genitori di nazionalità italiana, Saban cresce nell’atmosfera cosmopolita della capitale ottomana dove la sua famiglia si occupa d’importazione di tessuti e dove studia alla scuola italiana. Si laurea in matematica all’università di Istanbul dove diviene docente e nel 1950 consegue una seconda laurea a Roma. Da allora torna periodicamente in Italia per insegnare. Nel 1978 decide di trasferirsi nel nostro Paese. È professore di matematica all’ateneo dell’Aquila e quindi si sposta all’Università La Sapienza di Roma dove sarà direttore del dipartimento di Matematica. Nel 1985 diviene presidente della Comunità ebraica di Roma e in tale veste accoglierà, un anno dopo, la visita del papa in sinagoga.
Eletto nel Consiglio UCEI, ne è vicepresidente dal 1998 al 2002. Direttore per molti anni della prestigiosa Rassegna mensile di Israel, Saban è stato in tempi recenti anche Presidente del Consiglio dei Probiviri dell’Unione.
Intervistato da Daniela Gross su Pagine Ebraiche del dicembre 2011, in occasione dell’85esimo compleanno, Saban parlava lungamente della sua Istanbul e delle speranze tradite della città turca. “Oggi, nel vuoto della politica – rifletteva – si è affermato un orientamento islamico che si oppone all’europeizzazione e che ha altri baricentri. Il crogiolo di culture e nazionalità in cui sono cresciuto è scomparso e solo una piccola minoranza ormai si rende conto che quell’intreccio era un elemento prezioso di modernità”.
Ad mea ve esrim, fino a 120, caro professore!


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vergogna a bolzano
In Consiglio con la felpa nazista

"Superato il limite, si intervenga"
“Il personaggio non è nuovo a provocazioni estreme, ma ho la sensazione che stavolta davvero si sia davvero superato il limite. Mi auguro che il Consiglio comunale di Bolzano intervenga al più presto con dei provvedimenti. Quella felpa offende e inorridisce”.
Così la presidente della Comunità ebraica meranese Elisabetta Rossi Innerhofer commenta l’iniziativa del Consigliere comunale di CasaPound, Andrea Bonazza, presentatosi ai lavori del Consiglio con indosso una felpa nera con la scritta Charlemagne e con un’aquila a metà e tre gigli come stella. Nome e simbolo del volontari francesi della 33esima Divisione SS Charlemagne, uno spregevole gruppo di collaborazionisti d’Oltralpe che abbracciò il nazismo e le sue politiche di annientamento.
Grottesca la giustificazione di Capanna, che ha affermato: “Ho moltissime felpe, magliette ed altri oggetti che hanno a che fare sia con la prima che con la seconda guerra mondiale. Ho anche un colbacco e felpe dell’Unione sovietica, quindi non solo dell’esercito tedesco. Chi mi critica non ha più nessun argomento valido contro di noi, e non sa più come attaccarci. Perché indosso una felpa con questa scritta? Sono vicino a tutti i militari, ai giovani che hanno perso la loro vita combattendo per una causa, per un ideale”.
Tra coloro che hanno informato la Digos, anche la presidente Innerhofer stessa.
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pilpul

Le uova del serpente
Non è più un “onorevole” ma rimane un “politico”, quindi un nemico. Poiché, argomentano certuni, la “gente” ha un nemico, ovvero i politici, tanto più se di professione. D’altro canto, l’esercitarsi in inutili distinguo (sta a Montecitorio o a Palazzo Madama? Fa il consigliere comunale o regionale? Sta a destra, a sinistra o magari in un qualche luogo qualsiasi della politica, magari in un cantuccio tutto suo?) non è cosa nella quale possano inutilmente trastullarsi coloro che si sentono invece autorizzati all’immediato ricorso alle vie di fatto. Quisquilie e pinzillacchere, per i centurioni della furia redentrice. Identificato tra la folla, comunque nella “piazza”, finalmente restituita per un attimo al “popolo”, additato quindi al pubblico ludibrio, va pertanto fatto oggetto non solo dei vituperi di prassi ma di un vero e proprio “arresto”, nel nome di quella stessa “gente” di cui si dice di fare le veci, dando così legittimo sfogo alla rabbia che cova di dentro. L’aggressione squadrista, in puro stile primi anni Venti, ai danni di Osvaldo Napoli, già deputato della Repubblica italiana (in questi casi l’appartenenza al gruppo parlamentare è del tutto irrilevante, anche perché ad essere colpita sono la funzione e il mandato svolto dalla persona, quindi la sua investitura simbolica, e non la collocazione politica come tale) è un fatto gravissimo. In quanto segno a sé stante dell’ulteriore imbarbarimento della vita politica, è purtroppo destinato a rimanere sommerso dai boati di vicende più grandi, catalizzatrici dell’attenzione, spesso morbosa, dei tanti. Avviene inoltre in una città come Roma, dove tutto sembra volgersi verso un declino inarrestabile.

Claudio Vercelli
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Levi Papers - Iniziazione
Quelle che leggete nell’immagine sono le righe finali del capitolo “Iniziazione” di Se questo è un uomo, presente solo nella edizione del 1958. Levi le ha aggiunte a mano coprendo con un foglio incollato una precedente versione. Qui si parla del sergente austro-ungarico Steinlauf della sua volontà di resistere nel Lager attraverso una serie di pratiche che gli impediscono di ridursi a bestia, come lavarsi la faccia o dare il nero alle scarpe. Sotto la striscia c’è un’altra versione del testo. La trascrivo: “Ma a questi principi egli si atteneva, e li tradusse in pratica giorno per giorno, perché gli si addicevano; e grazie ad essi seppe durare, da buon combattente qual era, fino alla fine del Lager di Buna-Monowitz. Fino al giorno in cui, travolto anch’egli dalle ultime convulsioni della Germania piegata, nessuno sa come, dove e come, furono spenti dalla violenza cieca la sua saggezza e il suo valore”. La nuova versione, aperta da quel “No” categorico, è molto più efficace e ci dice una cosa fondamentale già anticipata poche righe sopra, là dove parla della “più facile, duttile e blanda dottrina, quella che da secoli si respira al di qua delle Alpi”, ovvero in Italia.

Marco Belpoliti, scrittore
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