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“Siria, ecco il nostro impegno”

rassegnaMolti giornali aprono anche oggi con il dramma di Aleppo. “Aiutare la Siria in questo momento vuol dire anzitutto evitare di bombardarla. Siamo il principale donatore, dal punto di vista umanitario: quasi tutti gli aiuti che i siriani ricevono arrivano grazie all’Ue e all’Onu che li porta. Scuole per bambini, acqua, medicinali. Il nostro impegno diplomatico comincia da qui”. Così l’alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea Federica Mogherini in una intervista a La Stampa.

I ragazzi ebrei studiano in media 13,4 anni. I cristiani 9,3; chi non è affiliato ad alcuna religione 8,8; i buddisti 7,9; musulmani e indù 5,6. La media globale è 7,7 anni di studio. I dati sono pubblicati dal Pew Research Center e si riferiscono a persone di 25 o più anni in 151 Paesi, raccolti su statistiche del 2010. Dati che, riflette Danilo Taino sul Corriere, pongono un interrogativo interessante: esiste una relazione tra la religione e il livello d’istruzione che una persona cerca di avere? “I numeri crudi riportati sopra farebbero dire di sl. La realtà, però, è più complessa”.

Un ingegnere di Hezbollah, ritenuto un genio dei droni, è stato ucciso ieri in un agguato in Tunisia. “Quattro auto, almeno sei uomini con i volti coperti dai mefisto e una finta giornalista che ha fatto da esca. Più le armi, tutte rigorosamente con il silenziatore” scrive il Messaggero. Dietro il delitto, si legge ancora, qualcuno intravede la mano del Mossad. “Ovviamente non c’è alcuna conferma da parte di Israele, né tracce di un possibile coinvolgimento del servizio segreto dello Stato ebraico. Ma a quanto pare – scrive il Messaggero – al Zawari era tenuto sotto controllo per le sue competenze sui droni”.

Scoppia un caso politico a Bolzano per la felpa indossata dal consigliere comunale dl CasaPound, Andrea Bonazza nell’ultima seduta: una felpa nera con la scritta «Charlemagne» e lo stemma (l’aquila a metà e tre gigli). Il nome e il simbolo, sottolinea il Corriere dell’Alto Adige, sono quelli del volontari francesi della 33esima Divisione Ss Charlemagne. “La vicenda si commenta da sola” dichiara la presidente della Comunità ebraica meranese Elisabetta Rossi Innerhofer.

Anna Frank e i suoi familiari furono scoperti per caso, non in seguito a una delazione alla polizia. È una possibilità che sembra aprirsi in queste ore dopo la diffusione di uno studio curato dal Museo della celebre casa di Amsterdam. “Altri scenari dovrebbero essere considerati” ha affermato ieri Ronald Leopold, direttore esecutivo del Museo.
Che la causa dell’arresto sia più banale, un blitz dei nazisti, senza altre corresponsabilità, “può forse strappare un breve sospiro di sollievo, ma non muta la storia, nella sua drammaticità e nella sua rilevanza, né scalfisce la figura esemplare di Anna” scrive Donatella Di Cesare sul Corriere.

L’apparato repressivo nazista aveva molti tentacoli nell’Italia occupata, ma la testa della piovra era a Verona, in un palazzo di proprietà dell’Istituto nazionale delle assicurazioni. “Qui – si legge sulla Lettura del Corriere – dall’autunno del 1943 regnava Wilhelm Harster, alto papavero delle SS meno famoso di Herbert Kappler, ma più potente, che dirigeva nel nostro Paese tutte le attività di sicurezza, caccia ai partigiani e deportazione degli ebrei”. Ad investigare sulle malefatte del suo ufficio è il volume I signori del terrore (ed. Cierre), curato da Sara Berger e realizzato dall’Istituto veronese per la storia della Resistenza.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(18 dicembre 2016)