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 8 gennaio 2017 - 10 Tevet 5777
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l'attacco alla capitale simile a quelli di berlino e di nizza

Netanyahu: "L'attentatore di Gerusalemme
era un sostenitore dello Stato Islamico"

img headerSecondo quanto affermato nelle scorse ore dal Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu l'attentatore di Gerusalemme era un “sostenitore dell'Isis”. Il terrorista, un palestinese residente a Gerusalemme Est, ha attaccato a bordo di un tir un gruppo di giovani soldati che si trovavano nei pressi di una fermata di autobus. Quattro di loro sono rimasti uccisi, tre ragazze - Yael Yekutiel di Givataiym (20 anni), Shir Hajaj di Ma’ale Adumim (22 anni) e Shira Tzur di Haifa (20 anni) - e un ragazzo, Erez Orbach (20 anni) di Alon Shvut. Tre di loro erano cadetti che stavano svolgendo il corso di formazione per ufficiali dell'esercito israeliano.
“Sappiamo l'identità del colpevole, - ha dichiarato Netanyahu - e tutte le indicazioni portano a dire che fosse un sostenitore dello Stato Islamico. Abbiamo chiuso il quartiere di Jabal Mukaber da cui proveniva”. Il Premier ha affermato che nel vertice con il ministro della Difesa Avigdor Lieberman e i vertici militari e dell'intelligence israeliano è emerso un possibile collegamento con gli attacchi perpetrati in Europa dai lupi solitari ispirati dallo Stato islamico. “Sappiamo che vi è un susseguirsi di attacchi [in tutto il mondo], e potrebbe anche darsi che ci sia anche una connessione tra di loro, dalla Francia a Berlino, e ora Gerusalemme. Stiamo combattendo questa piaga, e abbiamo intenzione di sconfiggerla”. “Vorrei esprimere le mie condoglianze alle famiglie, e, naturalmente, i miei auguri per un pronto recupero ai feriti. Supereremo tutto questo come abbiamo superato altri attacchi terroristici”. “È sicuramente possibile che l'attentatore sia stato influenza dalla televisione – ha dichiarato il capo della polizia Roni Alsheich – ma è difficile entrare nella testa di ogni persona e capire cosa lo ha spinto ad agire, non c'è dubbio però che queste cose (le azioni terroristiche in Europa, ndr) abbiano degli effetti”.


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la pellicola sulla società beduina israeliana non andrà agli oscar

Le speranze infrante di Sand Storm

img headerLe speranze israeliane di correre all’Oscar finiscono in niente. Sand Storm, il film della debuttante Elite Zexer incentrato sulla drammatica vicenda di due donne alle prese con i pregiudizi della società patriarcale in un villaggio beduino del Negev e dialogato in arabo, non ce l’ha fatta a entrare nella shortlist dei nove candidati all’Oscar come migliore film straniero. Se può essere di consolazione, tra i film rimasti in lizza ben tre sono dedicati al periodo nazista. Ricordando che un anno fa la vittoria come migliore lavoro straniero andò a Il figlio di Saul di Laszlo Nemes, ipnotica storia di un prigioniero ad Auschwitz, anche le nomination 2017 testimoniano che quel tratto di storia è un’enigma che ancora inquieta e interroga le coscienze.
L’esclusione di Sand Storm, vincitore del premio Ophir in Israele e trionfatore nel circuito degli Oscar, dispiace. Ma che il lavoro di Elite Zexer potesse farcela era una speranza piuttosto remota, tenendo conto che fra gli esclusi figurano alcuni grandi favoriti della vigilia (tra cui il francese Elle con Isabelle Huppert e Neruda del cileno Pablo Larrain) e che il parterre dei nominati quest’anno si annuncia più che notevole. Andando a caso, fra i nominati troviamo il canadese Xavier Dolan con It’s Only the End of the World o l’iraniano Asghar Farhadi, Oscar nel 2012 con il bellissimo A separation, che quest’anno concorre con The Salesman.


Daniela Gross

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dopo il voto delle nazioni unite

'Perché non servono diktat'

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Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, di cui ora l'Italia fa parte, recentemente ha approvato una risoluzione che dichiara illegali gli insediamenti israeliani - compresa la nostra capitale Gerusalemme e la spianata delle Moschee, dove sorgeva il Tempio - e chiede a Israele di lasciarli.
Quando i membri del Consiglio si sono resi conto che la decisione ha indignato la grande maggioranza degli israeliani, compresa l'opposizione, hanno fatto finta di non capire. «Non è una decisione contro Israele» ci hanno detto i capi di governo di diversi Paesi, «riguarda solo gli insediamenti».
È come se Israele annunciasse il suo appoggio alla Lega Nord che rivendica l'indipendenza del Nord Italia. «Non è una decisione contro l'Italia» potremmo dire ai nostri amici italiani, «si tratta solo di Milano».

Yair Lapid, La Stampa, 7 gennaio 2017

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l'esposizione al museo del design 

Occhiali in mostra a Holon

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Settecento anni fa in Italia nasceva il primo esemplare di wearable technology, l'occhiale da vista, che insospettiva e allo stesso tempo affascinava perché inserendosi nella cornice del viso lo modificava per poi confondersi con esso. Fino al 29 aprile 2017 all'accessorio nato per correggere un'anomalia visiva e ben presto assurto al ruolo di status symbol quanto un gioiello o un capo di abbigliamento è dedicata la mostra Overview. Eyeglasses al Design Museum di Holon, a cura di Maya Dvash. L'esposizione esplora il rapporto tra visione e design in un excursus storico, antropologico ed estetico. I 400 esemplari dalla collezione privata dell'ottico franco-israeliano Claude Samuel, mai esposti prima, sono «anelli della catena che racconta la storia dell'invenzione degli occhiali dalle origini a oggi».


Fabiana Magrì, Pagina 99, 7 gennaio 2017

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