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 8 gennaio 2017 - 10 Tevet 5777
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il modello ted talks adottato dai residenti in giudea e samaria

Voci dagli insediamenti: "Vogliamo raccontarci
perché il pubblico possa conoscere chi vive qui"

img headerIl 2017, si legge nella descrizione del video su youtube di “Talk17”, è un anno importante per Israele. Segna i 50 anni dalla guerra dei Sei giorni e i 100 anni dalla dichiarazione Balfour. “Ma 50 anni dopo, vediamo lo stesso messaggio presentato al pubblico rispetto alla vita in Giudea e Samaria o West Bank, e pensiamo sia arrivato il momento che le persone conoscano effettivamente chi vive qui”. Come? Attraverso una serie di incontri ripresi e pubblicati online che richiamano la celebre formula dei Ted Talks: un oratore sul palco – in questo caso del Regional Center for performing arts dell'insediamento di Ariel - , un pubblico davanti, 15 minuti di tempo per sviluppare la propria idea. E in questo caso l'idea è raccontare la vita negli insediamenti, sia sul fronte ebraico sia su quello arabo. Il programma è sostenuto dall'American Friends of Ariel, noprofit statunitense che sostiene l'insediamento di Ariel.

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il pluralismo israeliano contro la repressione palestinese

Quell'accusa di apartheid mal indirizzata

img headerTra coloro che negli ultimi giorni anche in Italia hanno contestato la sentenza da parte di un tribunale militare israeliano nei confronti del soldato Elor Azaria, condannato per l’uccisione di un terrorista palestinese – strano notare che alcuni tra questi sovente attaccano chi invece specie dalla Diaspora mette bocca sul governo di Israele in altre occasioni –, e coloro che invece hanno rispettato la decisione dei giudici. Amira Hass su Internazionale taglia corto: “Il messaggio che le autorità militari hanno trasmesso ai soldati, non è che non devono uccidere chi non rappresenta una minaccia, ma devono stare attenti a non farsi filmare”. A discapito di questa tesi, tutto ciò che accade nei “territori” è continuamente sotto riflettori e videocamere, anche in confronto ad ogni altro paese al mondo, grazie a numerose associazioni arabe, israeliane o internazionali che documentano oppure “mettono in scena” ogni singolo episodio. Eppure, nonostante non condivida la maggior parte delle opinioni di Amira Hass, trovandola il più delle volte provocatoria e tendenziosa, penso che pure giornalisti di questa stoffa non facciano altro che testimoniare quanto Israele sia nelle proprie radici un paese pluralistico e libero di pensiero, e quanto sia importante che continui ad esserlo. Più che altro, non capisco quanto convenga a personaggi come la Hass abbracciare idee così radicalmente anti-israeliane e filo-palestinesi, lei stessa non ha mai condannato il BDS e più volte ha definito Israele un paese dove vige l’apartheid, ma poi contemporaneamente nel 2014 fu invitata ad andarsene da una conferenza organizzata dalla Birzeit University di Ramallah, perché un regolamento interno vietava la presenza di ebrei israeliani. Di quale Apartheid si parla?

Francesco Moises Bassano


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lo scrittore israeliano

Appelfeld: "Qui in Israele, stesso terrore di Berlino"'

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"Occorre comprendere che questo terrorismo che insanguina Israele è lo stesso che colpisce le vostre città europee. Gli estremisti islamici fanno la guerra al mondo occidentale e a Israele, che ne rappresenta l'avamposto in Medio Oriente. Non c'è differenza tra le stragi di Berlino, Parigi, Bruxelles o Gerusalemme". Aharon Appelfeld da sempre racconta nei suoi libri la tragedia degli ebrei al tempo del nazismo e anche commentando le cronache del presente non nasconde di essere pesantemente condizionato dal suo passato. Aveva nove anni nel 1941, quando la sua famiglia fu sterminata nel suo villaggio di Jadova (allora Romania, oggi Ucraina). Lui si nascose nella foresta, riuscì a unirsi a un gruppo di partigiani e sopravvivere prima dell'arrivo dell'Armata Rossa, dove venne preso come cuoco al seguito delle truppe. Emigrato in Israele divenne scrittore. È autore di 46 romanzi. Dice: "Sto scrivendo il 47esimo che Condizionamenti I palestinesi ormai sono sempre più condizionati dal fondamentalismo islamico sarà la saga dell'ebreo a cavallo del nuove millennio".

Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera
9 gennaio 2017


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l'ex vicesindaco della capitale 

Da Firenze a Gerusalemme la storia di David Cassuto

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Vicesindaco di Gerusalemme a metà degli anni 90, l'architetto David Cassuto è sempre un punto di riferimento della comunità degli Italkim, gli italiani d'Israele. Sono oltre 70 anni che ha lasciato Firenze e si è ricostruito una vita dopo mesi in clandestinità per evitare la cattura dei nazifascisti. Ma non per questo ha smesso di sentirsi parte della storia e dei valori della sua città. Al sindaco Dario Nardella, oggi a Tel Aviv per alcune iniziative dedicate al Giorno della Memoria e al Cinquantenario dell'Alluvione, racconterà la vicenda della sua famiglia, di come si salvò dagli aguzzini, ma anche del tradimento subito dal padre Nathan, rabbino capo e tra i principali protagonisti della rete di assistenza agli ebrei. Deportato nei lager, non farà mai ritorno. Sopravvisse invece sua moglie Anna, che fu prigioniera ad Auschwitz, Bergen Belsen e Terezin. Con i figli partirà poi alla volta dell'allora Palestina mandataria, il futuro Stato di Israele. Stato che però non vide nascere. Nell'aprile del 1948 fu infatti uccisa da un gruppo di terroristi arabi nel corso di un attacco a un convoglio medico.

Adam Smulevich, Corriere Fiorentino,
15 gennaio 2017


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proteste a gaza sull'elettricità

In piazza contro Hamas

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Nella Striscia di Gaza si sono tenute diverse proteste contro il governo locale, controllato dal gruppo politico-terroristico di Hamas, per via dei continui blackout di questi giorni. La scarsità di energia elettrica all’interno della Striscia è un problema ricorrente, ma di recente sembra essersi ulteriormente aggravato. Secondo Associated Press, alcune zone ricevono elettricità solamente per 3 o 4 ore al giorno: un problema ancora più rilevante a causa delle basse temperature invernali (anche inferiori ai dieci gradi centigradi, a cui i palestinesi non sono così abituati). La protesta è stata inoltre una delle più partecipate da quando Hamas ha preso il potere nella Striscia, quasi dieci anni fa: sia perché Hamas è tuttora piuttosto popolare nella Striscia, sia perché le sue forze di sicurezza sono note per essere particolarmente repressive.
 
Il Post

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il progetto nella Silicon Wadi

L'Enel e l'hub a Tel Aviv

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Nella ricca Silicon Wadi, l’alternativa israeliana all’egomonia del tech statunitense, svetta da luglio una bandiera italiana: è quella di Enel, che ha deciso di aprire proprio in Israele il suo primo Innovation Hub,  acceleratore di startup destinate a cambiare gli scenari dell’energia.
MIssion della utility è lo scouting ed il  sostegno delle startup nella fase di sviluppo e di commercializzazione, al fine di individuare in anticipo soggetti in grado di apportare valore e colmare gap di innovazione. Nell’hub israeliano le startup avranno la possibilità di entrare in contatto con le business lines del Gruppo, con l’obiettivo di sviluppare insieme nuove soluzioni, grazie al supporto previsto dal programma della multinazionale italiana, interessata ad entrare in contatto con diverse tecnologie in linea con le sue priorità strategiche.

Wired


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