Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Oggi,
17 gennaio, è il giorno in cui la Chiesa cattolica, da ormai 27 anni,
dedica alla conoscenza e al dialogo con l'ebraismo. Per dare un senso
autentico e realistico ai vari incontri di oggi e di quelli che
seguiranno, si dovrebbero posporre gli alti discorsi filosofici e
dottrinali, sui quali, tra l'altro, non troveremo sostanziali
convergenze, per mettere l'accento sul legame indissolubile tra
il popolo ebraico e lo Stato di Israele.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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È sempre più difficile e imbarazzante parlare di memoria.
Il 20 aprile 1945, mentre l’esercito americano si stava avvicinando, i
nazisti cercarono di evacuare il campo di concentramento di Flossenburg
costringendo ventiduemila prigionieri a una marcia forzata verso il
campo di Dachau. Durante la marcia morirono settemila persone, molte di
queste uccise perché non in grado di proseguire.
Il 23 aprile 1945, Anthony Hecht, ventiduenne, entrò nel campo di
Flossenburg con le truppe americane di liberazione e, come agente del
controspionaggio, ebbe l’incarico di raccogliere fra gli internati le
testimonianze sui crimini di guerra, testimonianze che sarebbero state
poi usate durante il processo di Norimberga. Quelle interviste e quei
racconti produssero nella mente di Hecht un trauma indelebile che segnò
la sua vita e la sua poesia.
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Il filosofo Henri Levy: "Israele, un odio antico"
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È preoccupante che la comunità internazionale divisa su tutto si unisca per attaccare tramite l’Onu lo Stato di Israele.
È il senso dell’appassionato intervento del filosofo francese Bernard
Henri Levy, pubblicato oggi dal Corriere della sera sotto il titolo
“Israele e quell’odio antico che può diventare religione”. Scrive il
noto intellettuale: “Sono stato profondamente colpito dalla confusione
che si è creata, a Natale, sul voto dell’ormai famosa Risoluzione 2334
che esige la ‘cessazione immediata’ della ‘colonizzazione’ nei
territori palestinesi occupati. Innanzitutto c’è il luogo: l’assemblea
dell’Onu che da decenni continua a condannare, demonizzare,
ostracizzare Israele e che rappresenta uno degli ultimi luoghi al mondo
dove si possa sperare, su questo problema come su altri, sia presa una
posizione equilibrata o coraggiosa. C’era lo spettacolo di quelle
quindici mani incapaci di alzarsi, appena qualche giorno prima, per
fermare il massacro ad Aleppo”.
La Giornata delle radici. Nella giornata dell’amicizia
ebraico-cristiana, ampia riflessione del segretario della commissione
per i rapporti religiosi con l’ebraismo della Santa Sede padre Norbert
Hofmann. Scrive l’esponente vaticano sull’Osservatore Romano: “La
giornata dell’ebraismo che si celebra in Italia il 17 gennaio è segno
del grande apprezzamento che esiste all’interno della Chiesa cattolica
nei confronti dell’ebraismo. Essa vuole offrire ai cristiani una
proficua occasione per ricordare con gratitudine le radici ebraiche
della loro fede, come pure prendere coscienza, con sensibilità, del
dialogo in corso con l’ebraismo di oggi”.
La Memoria viva. Numerosi gli approfondimenti sui temi e le iniziative
di questo Giorno della Memoria. Sul dorso romano di Repubblica si
segnala Run for Mem, la corsa tra Storia e Memoria organizzata per
questa domenica dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane insieme a
Maratona di Roma e Maccabi Italia. Sul Corriere Roma spazio invece al
grande concerto dell’Auditorium, la Serata colorata dedicata al campo
di Ferramonti in programma il 26 gennaio (progetto sviluppato da
Viviana Kasam e Marilena Citelli Francese. A Repubblica Milano, Liliana
Picciotto Fargion (direttrice per la ricerca del Cdec) racconta come
sono state scelte le pietre d’inciampo che saranno apposte in questi
giorni nel capoluogo lombardo. Una pietra sarà posta oggi anche a
Torino in ricordo di Gemma Vitale Servadio. Sulla Stampa, Elena
Loewenthal racconta la sua storia.
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qui torino - la giornata di studi
L’eredità di un grande Maestro
Cinquant’anni senza rav Disegni
Dalla Torah al Talmud, dal Talmud alla Torah.
È il titolo della giornata di studio organizzata per questa domenica a
Torino in memoria di rav Dario Disegni (1878-1967), uno dei grandi
Maestri dell’ebraismo italiano novecentesco. A cinquant’anni dalla
scomparso, l’omaggio di oltre una decina di rabbini che accoreranno nel
centro sociale comunitario.
Ad aprire i lavori di questa giornata, che ha ricevuto anche il
patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sarà il
presidente della Comunità torinese Dario Disegni, nipote del grande
rabbino, con un saluto introduttivo in programma alle 10.30.
La sessione mattutina, sul tema della “Traduzione”, vedrà invece
protagonisti il rabbino capo di Torino Ariel Di Porto, il rabbino capo
di Firenze Joseph Levi, il rabbino capo di Genova rav Giuseppe
Momigliano, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni e il
traduttore Moise Levy.
Nel pomeriggio, in cui invece si parlerà di “Tradizione”, interverranno
il direttore della Scuola Rabbinica Margulies-Disegni Alberto Somekh,
il rabbino capo di Ferrara Luciano Caro, rav Jacov Di Segni
dell’Ufficio Rabbinico di Roma, il rabbino capo di Milano rav Alfonso
Arbib, il rav Roberto Colombo delle scuole ebraiche di Roma. Leggi
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la proposta per coinvolgere anche l'italia
Da Israele arriva Yom HaIvrit
"Il 21 di Tevet parliamo ebraico"
Il
21 di Tevet, ovvero il 19 gennaio nel calendario civile 2017,
corrisponde al Giorno della lingua ebraica – יום הלשון העברית: ovvero
la data scelta da Israele per celebrare e promuovere la lingua ebraica
all’interno dei confini nazionali così come in tutto il mondo. Un modo
per sensibilizzare e far conoscere al pubblico la ricchezza
dell’ebraico che ha radici antiche ma che al contempo possiamo
considerare giovane ed in continua evoluzione. E lo dimostra la
continua introduzione da parte dell’Accademia ebraica di Gerusalemme di
nuovi termini al vocabolario corrente. Ultime in ordine di tempo
(introdotte ufficialmente proprio il 16 gennaio) parole come כְּפַרְוָר
(Kfarvar), che unisce la parola villaggio a quella che indica
l’insediamento agricolo e indica, spiega l’Accademia, i nuovi sobborghi
delle città in espansione. È il caso ad esempio di Tel Aviv, metropoli
in espansione
che ha inglobato terreni prima agricoli, oggi edificati e diventati
parte della città. E rimanendo sul tema urbano, troviamo עִיר הֲלִיכָה
(ir Halicha), ovvero una città percorribile a piedi, ma anche
רַב־כְּרַךְ (ravKrach), megalopoli (qui le altre parole). Termini che,
come si vede, seguono l’evoluzione e si adattano ai tempi così come
insegna il lavoro sulla lingua fatto dal grande filologo Eliezer Ben
Yehuda, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento e considerato uno
dei padri dell’ebraico moderno. E non è un caso se Yom HaIvrit cade
proprio nel giorno ebraico della nascita di Ben Yehuda, il 21 di Tevet.
Un momento dunque di festa che guarda al passato e al contempo al
futuro, a cui la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Noemi Di Segni invita a partecipare. Un invito rivolto sia
alle realtà ebraiche italiane sia a tutti coloro che amano l'ebraico a
organizzare un momento di studio per ogni età, collettivo o personale,
di alcune ore o anche breve per il 19 gennaio prossimo, magari
utilizzando proprio quelle nuove parole introdotte dall'Accademia della
lingua ebraica. Leggi
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Qui Roma
A confronto sulla circoncisione
Incrementare
l’attività scientifica e istituzionale dell’ente, restituire
un’immagine positiva della struttura. Questo lo scopo del ciclo di
cinque conferenze sul tema “Tra Corpo e Spirito” organizzato
dall’Ospedale Israelitico di Roma in accordo con l’ufficio rabbinico,
la direzione sanitaria e l’Associazione Medica Ebraica.
Circoncisione, nutrizione, medicina di genere, eutanasia e maternità
surrogata: questi i temi che saranno affrontati nel corso delle
conferenze, cui parteciperanno medici, rappresentanti istituzionali,
rappresentanti religiosi e professionisti.
Primo appuntamento questa sera alle 18, al Centro Bibliografico UCEI,
sul tema della circoncisione e in particolare sulle sue implicazioni
religiose, scientifiche e sociali. Leggi
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Immagini e ferite |
Le
immagini possiedono una forza spaventosa. Semmai, nell’epoca digitale,
corrono il rischio di inflazionarsi rapidamente, di essere presto
dimenticate nel fluire continuo sui nostri monitor ogni giorno. Anche
le parole, però, hanno una potenza impressionante. Si può discutere se
davvero siano equiparabili alle pietre, ma possono rovinare delle
esistenze, creare senso comune, indurre menti più deboli a compiere
atti sconsiderati.
I nuovi mezzi di comunicazione, da questo punto di vista, sono una
sciagura. Qualunque diaframma e ogni controllo su quanto viene scritto
sembra saltato.
Prendiamo le immagini, tremende, dei profughi in fila in mezzo alla
neve in un centro per migranti alle porte di Belgrado. Sono della
settimana scorsa, e ci interrogano profondamente come esseri umani e
come cittadini europei.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie – Una pagina nera |
Settant’anni
fa, il 26 dicembre del 1946, nasceva il Movimento Sociale Italiano,
dalle ceneri della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, che era
stata alleata di Hitler e protagonista autonoma di violenze efferate
verso civili, ebrei e ribelli, oltre che complice della strategia di
sterminio degli ebrei messa in atto dal nazismo.
In un contesto generale che volgeva verso la guerra fredda, il Msi
venne infatti fondato per iniziativa di alcuni reduci di Salò, tra cui
Giorgio Almirante e Pino Romualdi, ex volontari delle SS italiane come
Rutilio Sermonti ed ex esponenti del regime fascista come Augusto De
Marsanich e Arturo Michelini.
Mario Avagliano
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