Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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"Mi
faranno un Santuario ed Io abiterò dentro di loro" (Es. 25,7). Il rebbe
di Kotzk disse una volta: "Dio abita dove lo si fa entrare".
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | Il
valore dell’individuo e della responsabilità personale, senza mai
concedere nulla all’odio. È il tema che tornerà domani al Monte Stella,
a Milano, al Giardino dei Giusti in occasione della Giornata europea in
memoria dei Giusti. Al centro gli atti concreti di persone, con nome e
cognome: Lassana Bathily e Mohamed Ben Abdesslem, due musulmani che
hanno avuto il coraggio di salvare ebrei e cristiani dalla furia
omicida dei terroristi, Raif Badawi, il blogger saudita simbolo della
lotta per una società libera dal fondamentalismo, Pinar Selek,
l’attivista turca che si batte per i diritti delle minoranze, ed Etty
Hillesum, la giovane ebrea che non volle cedere all’odio neppure di
fronte al male estremo.
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Trump accusa a Obama:
“Mi ha fatto intercettare”
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Dopo
i discorso a camere riunite al Congresso, che ha ricevuto plausi
bipartisan, il presidente Usa Donald Trump torna all’attacco. E lo fa
puntando il dito contro il suo predecessore. Trump infatti, attraverso
una serie di tweet, ha accusato nelle scorse ore Obama di aver ordinato
di intercettare i suoi telefoni. Il nuovo presidente Usa ha evocato il
Watergate e definito il suo predecessore (che ha rispedito l’accusa al
mittente) un maccartista ma, scrive il Corriere della Sera, rispetto
alle accuse non vi è “nessun dettaglio sulle fonti: chi e come ha
scoperto le intercettazioni? Si ipotizza che il presidente possa aver
preso spunto da un articolo del sito iper conservatore Breitbart,
diretto fino a pochi mesi fa da Steve Bannon, il suo consigliere
strategico”. Secondo Massimo Gaggi, sempre sul Corriere, l’attacco
contro Obama sarebbe un tentativo di Trump di distogliere l’attenzione
dell’opinione pubblica dalle “indagini sui rapporti dei suoi uomini con
emissari russi” e dall’inchiesta che ne è seguita.
L’America di Trump. Secondo filosofa Martha Nussbaum, illustre
rappresentante del mondo liberal americano, si sta dipingendo la
situazione degli Stati Uniti guidati da Trump in modo troppo fosco. E,
intervistata dal Corriere, ricorda: “Quando ero bambina, gli
afroamericani venivano uccisi selvaggiamente e la legge nel Sud del
Paese proibiva loro di usare la scuola, i ristoranti e le fontanelle
per i bianchi. Oggi c’è ancora ineguaglianza razziale ma non a quei
livelli e condividiamo tutti un impegno nazionale per mettervi fine.
Fino al 1970 – sottolinea Nussbaum – gli ebrei non potevano lavorare
nei grandi studi legali e oggi sono i benvenuti. Nell’era di McCarthy i
professori di sinistra potevano essere licenziati perché sospettati di
comunismo, mentre adesso abbiamo una tutela forte della libertà
accademica. Fino al 1995 i gay dovevano nascondere la loro sessualità
per paura di violenze e disoccupazione, oggi sono al servizio con
orgoglio di tutte le parti della nostra società e possono sposarsi.
Anche le donne hanno fatto progressi enormi. Su tutti questi temi c’è
molto lavoro da fare e dobbiamo essere vigili contro le ricadute, ma
nel corso della mia vita ho registrato un enorme movimento verso la
giustizia e l’inclusione”.
I Giusti e il 6 marzo. Giusti del dialogo: l’incontro delle diversità
per superare l’odio è il tema della Giornata europea dei Giusti, che
cade il 6 marzo ed è stata istituita nel 2012 dal Parlamento europeo su
proposta di Gariwo. A Milano, l’Associazione per il Giardino dei Giusti
organizza tre giorni di iniziative a partire da domani, con
l’inaugurazione del Giardino Virtuale dei Giusti e con un incontro in
Comune. Mercoledì alle ore 11.30 si terrà un incontro al Monte Stella
dove, con Hamadi Ben Abdesslem, saranno onorati Etty Hillesum, Lassana
Bathily, musulmano che nascose gli ebrei nell’Hyper Cacher di Parigi
nell’attentato del 2015, Raif Badawi, blogger saudita contro il
fondamentalismo e Pinar Selek, scrittrice turca in esilio. Il 14 marzo,
invece come racconta il Fatto Quotidiano, Hamadi ben Abdesslem
incontrerà alcuni dei turisti italiani salvati a Tunisi: “Ricordo il
giorno dell’attentato con grande angoscia. Stavo portando un gruppo di
45 italiani in visita al museo, quando abbiamo sentito i primi spari.
Sono andato avanti a parlare, non capivo che cosa stesse succedendo.
Poi abbiamo capito. – il ricordo della guida tunisina al Fatto – Una
pallottola ci è arrivata vicino, fin nella stanza dov’eravamo. Allora
sono riuscito a mantenere la calma, ringraziando Dio, ho tenuto il
gruppo unito e sono riuscito a portarlo fuori dal museo, in salvo. Dio
era con noi”.
L’Europa e la convivenza con il mondo musulmano. Sul Sole 24 Ore,
Lucetta Scaraffia riprende il libro dello storico ebreo francese
Georges Bensoussan, Les Juifs du monde arabe. La question interdite,
legata alla vita degli ebrei nei paesi islamica: “la condizione degli
ebrei è sempre stata quella di un popolo dominato, umiliato e angariato
in paesi dove l’ostilità antiebraica era dominante. – scrive Scaraffia
sulla base delle ricerche di Bensoussan – Gli ebrei erano sempre
considerati stranieri, tanto che veniva loro impedito di imparare
l’arabo scritto e di conoscere il Corano. Una sorta di esilio interno,
insomma, che ha scatenato massacri, violenze di vario genere,
umiliazioni costanti”. “Il libro ha suscitato grandi polemiche per il
suo assoluto pessimismo e accuse di ‘istigazione all’odio razziale’ o
di islamofobia. Ma nella sua critica al mito dell’esistenza di un
passato di utopica pace tra le religioni le ragioni ci sono, anche ben
fondate”, scrive Scaraffia secondo cui però una convivenza alternativa
è possibile.
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usa - fermato un primo sospettato
Minacce bomba ai centri ebraici,
l'Fbi in cerca dei colpevoli
L'Fbi
nelle scorse ore ha arrestato negli Stati Uniti un uomo di trent'anni
di Sant Louis, Juan Thompson, considerato responsabile di almeno otto
delle telefonate minatorie ricevute da istituzioni ebraiche nelle
scorse settimane. Decine di centri ebraici e scuole ebraiche sono
infatti state bersaglio negli ultimi mesi di presunti allarmi bomba.
Alcune di queste sarebbero partite da Thompson, su cui l'Fbi sta
indagando in particolare per una vicenda di cyberstalking ai danni di
una donna. Secondo quanto riporta la stampa locale, dall'indagine è
emerso che il sospettato avrebbe inviato una mail all'ufficio di
Manhattan dell'Anti-Defamation League il 21 febbraio incolpando la
donna (definita “vittima 1”) per le minacce di attacchi bomba ricevute
dall'ente. Da quanto emerge quindi, Thompson avrebbe fatto lui stesso
le minacce ad almeno otto centri ebraici per poi cercare di scaricare
la responsabilità sulla sua vittima.
A parte questo caso, allarmi bomba e atti vandalici contro cimiteri
ebraici si sono susseguiti negli ultimi mesi negli Stati Uniti (in
ultimo nelle scorse ore è stato vandalizzato un cimitero a Rochester,
nello Stato di New York), vicende che preoccupano la realtà ebraica
d'oltreoceano. "Le forze dell'ordine a tutti i livelli sono al fianco
del mondo ebraico americano - ha dichiarato Evan Bernstein, New
York direttore regionale di ADL – Ma solo perché c'è stato un arresto
oggi (venerdì, ndr) legato alle minacce di attentati, non
significa che le minacce siano scomparse o si fermeranno”.
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qui venezia - la giornata di studi
Il mondo e i suoi ghetti
Inaugurazione
questa mattina della nuova sala Montefiore della Comunità ebraica di
Venezia (nell'immagine, la targa scoperta dal presidente della Comunità
Paolo Gnignati - a destra - assieme a Cristiano Corazzari, assessore al
Territorio della Regione Veneto, e Bruno Pigozzo, vicepresidente del
Consiglio regionale) in occasione della 40esima edizione della Giornata
di Studio, occasione annuale per affrontare un aspetto dell'ebraismo
nelle sue varie sfaccettature. Tema di quest'anno "Ghetto e Ghetti nel
mondo", una lettura analitica sul temi dei Ghetti e dei quartieri
ebraici attraverso gli interventi di rav Robert Bonfil, rabbino e
professore emerito dell'Università Ebraica di Gerusalemme, Reinhold
Mueller, storico medievalista già docente di Storia economica e sociale
del Medioevo a Ca' Foscari, Stefano Zaggia, professore associato in
Storia dell'Architettura all'Università di Padova, Francesca Bregoli
del Queens College of the City University di New York, Emanuela
Trevisan Semi, docente di Lingua e letteratura ebraica contemporanea
all'Università di Ca' Foscari di Venezia e l'archeologo e storico
dell'arte Salvatore Settis. A moderare l'incontro, Enrico Levis
(sessione della mattina) e Riccardo Calimani (sessione pomeridiana).
La data del 29 marzo 1516 è un momento forte della storia ebraica nel
suo complesso. Il decreto del Senato della Repubblica Veneta che
destinava agli ebrei una porzione della città, nella contrada di S.
Girolamo – sede in precedenza di una fonderia semi-abbandonata -
costituiva un tornante significativo per tutti gli ebrei, non solo
veneziani. Questo perché, dopo tante espulsioni o conversione forzate,
in analogia con quanto avvenne nella città lagunare, da allora un po’
dappertutto nei Paesi del Mediterraneo si moltiplicarono i Ghetti che
davano asilo a quanti erano obbligati a risiedere in una ben precisa
zona recintata della città.
(Nell'immagine il presidente della Comunità ebraica ). Leggi
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Defezione e irresponsabilità |
Che
dire del troppo dire? Non è un gioco di parole. Da diverso tempo ci si
esercita sulla cosiddetta «post-verità», sulle manipolazioni, le
mistificazioni ma anche e soprattutto le costruzioni di una sorta di
realtà parallela, costituita non dai fatti – e dai loro puntuali
riscontri –, come neanche dal confronti tra opinioni diverse ma da
immagini che si traducono in fantasie che, per la ragione stessa di
essere raccontate al pubblico, si costituirebbero come una specie di
contro-realtà, alla quale credere a prescindere da qualsiasi verifica.
Nel fuoco della polemica – infatti – pare esserci, più che la «verità»
in quanto tale, semmai un’idea plausibile di realtà da condividere. Se
è questa la vera posta in gioco, allora il problema non è solo il
continuare a denunciare le pur evidenti alterazioni (fake news, trolls
e cos’altro), prodotto della volontà di certuni, rispetto ai dati di
fatto; così come rischia di risultare poco o nulla produttivo il
denunciare la diffusa epidemia di credulità che accompagna l’età che
stiamo vivendo.
Claudio Vercelli
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Levi Papers - Barbarici latrati |
Una
nuova frase è inserita nel capitolo “Il viaggio”. Segue quel verbo
(“Venne”) che risuona come un colpo di gong; precede: “a un tratto lo
scioglimento”. L’intera frase suona così: “Venne a un tratto lo
scioglimento”; ed è già un verso. Il sostantivo “scioglimento” contiene
una sfumatura tra lo psicologico e il teatrale. Sciogliere cosa? Un
nodo. Il nodo è quello dell’arrivo. Cosa li attende ad Auschwitz. Ora
si sa. “La portiera fu aperta con fragore”: azione concreta.
L’attenzione che Levi pone ai rumori (“fragore”), oltre che ai suoni:
“il buio echeggiò di ordini stranieri”. Anche quest’ultimo è un verso,
segno dell’attitudine che ha la scrittura di Levi di tendere al poetico
quando descrive momenti importanti dell’azione: alza il tono del detto.
La poesia compendia; è essenziale, secca, elegante. Nel 1958 introduce
sulla edizione De Silva del 1947 una frase nuova, che è diventata
famosa e perciò spesso citata: “e di quei barbarici latrati dei
tedeschi quando comandano, che sembrano dar vento a una rabbia vecchia
di secoli”. Si tratta di una delle espressioni in cui Levi manifesta la
propria ostilità verso i tedeschi. Non ha scritto: “barbarici latrati
delle SS”. Ma: “dei tedeschi”.
Marco Belpoliti, scrittore
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