Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

2 Maggio 2017 - 29 Nissan 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Come per un caso i festeggiamenti di Yom Ha atzmaùt cadono nei giorni in cui i segni del lutto del periodo dell’’Omer sono più rigorosi. Come se laddove c’è più dolore si trovasse la gioia e viceversa: “…coloro che seminano in lacrime, mieteranno con gioia….” (Salmo 126, 5). Con quale potere i Rabbini, anche se non tutti, hanno potuto aggiungere una festa in un calendario antico? Con quale autorità hanno deciso di interrompere un lutto consolidato da secoli autorizzando per una giornata, pur con molteplici varianti e sfumature diverse, la musica, i balli, la recitazione dell’Hallel, l’omissione del Tachanùn (le preghiere di supplica), l’aggiunta di ringraziamento per i miracoli nella penultima benedizione della Amidà come per Chanukka e per Purìm?
 
Leggi

Dario
Calimani,
Università di Venezia
Il calciatore ghanese Sulley Muntari, del Pescara, viene fatto oggetto di insulti razzisti durante una partita con la squadra del Cagliari. Si è incerti se commentare i cori razzisti della curva cagliaritana o la reazione indifferente di un arbitro che non si è accorto di nulla. E siccome né i cori razzisti né la ‘disattenzione’ dell’arbitro ricevono attenzione sul campo, è giusto che a ricevere il cartellino giallo per le sue proteste sia il calciatore offeso, che poi si ritira sconfortato negli spogliatoi. Per i responsabili della squadra ospitante i tifosi del Cagliari non sono razzisti. Certo, non si può mai generalizzare. Ma, se i i tifosi non sono razzisti, se l’arbitro non sente, se i tifosi illuminati non reagiscono in alcun modo, è giusto che paghi la vittima del razzismo? E nessuno punisce la curva? Nessuno punisce l’arbitro? Verrebbe voglia di fare una tirata contro l’ambiente del calcio nel suo insieme. Ma sarebbe come voler far fermare il mondo e chiedere di scendere. Questa è una pagina ebraica, e almeno qui la cosa non può passare sotto silenzio. Chiediamo scusa noi a Sulley Muntari.
 
  davar
la nota ucei dopo il no del governo
Unesco, ancora una provocazione

"Italia tutela dignità europea"
La Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni afferma:
“In queste ore in cui festeggiamo Yom Haazmaut, giorno dell’Indipendenza israeliana, l’Unesco ha definito una nuova risoluzione, aberrante e lontana da ogni connessione con il suo mandato istituzionale, partecipando con la sua presunta autorevolezza internazionale ad una ricostruzione fittizia della storia e alla negazione del fondante legame plurimillenario tra Gerusalemme e il popolo di Israele.
Quanto le risoluzioni precedenti anche questa è diretta a delegittimare lo Stato d’Israele e ad accogliere istanze di chi ancora rifiuta di riconoscere la stessa esistenza dello Stato ebraico e rifiuta di porsi nel quadro di un dialogo diplomatico, diretto, rispettoso e maturo, ricorrendo ad ogni forma di strumentalizzazione.
Dinanzi a questo nuovo affronto, come ebrei italiani, nel giorno solenne in cui celebriamo il sessantanovesimo anniversario di Israele, accogliamo con immensa soddisfazione e apprezzamento la scelta determinata dell’Italia di opporsi alla risoluzione dell’Unesco. A differenza di molti altri Stati europei, il nostro Paese ha infatti scelto di prendere una posizione chiara che guarda all’orizzonte futuro dell’Europa stessa, dimostrando senso di responsabilità e coerenza rispetto alle promesse fatte dopo l’astensione dell’ottobre scorso. Al Primo ministro Paolo Gentiloni e al ministro degli Esteri Angelino Alfano esprimiamo quindi la nostra commossa gratitudine per aver fatto sentire oggi la propria voce a difesa dei valori assoluti che l’Europa intera è chiamata a riconoscere, e per aver ristabilito l’inscindibile nesso tra verità storica e futuro fisicamente e moralmente sostenibile”.

Leggi


yom haatzmaut - qui roma 
"Sessantanove anni di amore"
La celebrazione di un grande miracolo della contemporaneità. Nonostante le insidie di tanti, nonostante le minacce di molti. “Non ci faremo mai rubare questa festa e tutto questo amore” spiega dal palco allestito all’interno del Palazzo della cultura la Presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello.
Musica, bandiere e tanto entusiasmo per la festa di Yom HaAtzmaut – l’anniversario per i 69 anni dalla nascita dello Stato di Israele – celebrata al Portico d’Ottavia insieme all’ambasciata dello Stato ebraico e a tanti amici. In contemporanea, lo stesso accadeva in tutta l'Italia ebraica. Da Milano a Firenze, da Torino a Bologna.
Dal palco romano, dopo una cerimonia in sinagoga condotta dal rabbino capo Riccardo Di Segni, intervengono anche la Presidente UCEI Noemi Di Segni, gli ambasciatori Ofer Sachs (che rappresenta lo Stato di Israele in Italia) e Oren David (che invece lo rappresenta presso la Santa Sede), la sindaca Virginia Raggi, l’assessore regionale Guido Fabiani.
Sottolinea nell’occasione la Presidente Di Segni: “Israele, cui gli ebrei di tutto il mondo guardano con emozione e orgoglio, rappresenta solo un punto sulle carte geografiche. Si può essere un intero continente buio e si può invece essere un solo punto che unisce più continenti. Un punto di luce che brilla e illumina il mondo intero”.
Orgoglio condiviso dall’ambasciatore Sachs, che ha ricordato il fondamentale contributo delle Comunità della Diaspora “per far progredire e crescere tutto il paese”. Un paese che, ha osservato, dalle origini ad oggi ha fatto dei passi giganteschi avanti ed è diventato un punto di riferimento in molti campi.
“Il mio augurio per Israele è quello di una pace equa, vera e duratura” ha affermato la sindaca Raggi.


Leggi

yom haatzmaut - festa nell'italia ebraica
Torino, due piccoli sostenitori

di Israele tra sorrisi e falafel 
Piccolissimi sostenitori di Israele a Torino, in occasione della festa di Yom HaAtzmaut svoltasi in Comunità dopo la cerimonia in sinagoga. Nelle immagini Noemi Ottolenghi (nove mesi) alle prese con il primo sventolìo di bandiera israeliana, e Teo Tobia Fisher (un anno) alla prese con la sua prima pita e falafel.




pilpul
Parole deludenti
A costo di apparire naif e ingenuamente arrogante, confesso di essere rimasto deluso dalle recenti dichiarazioni di papa Francesco. Incontrando i giornalisti sul volo dal Cairo a Roma, il pontefice ha risposto su varie questioni, esprimendo molte posizioni che conosciamo e apprezziamo. Il colloquio avveniva al termine della missione in Egitto, densa come mai di significati simbolici, etici e geopolitici.
Jorge Bergoglio sceglie di non esprimersi sulle prossime elezioni francesi, affermando di non conoscere i due candidati al ballottaggio; per carità, una leader spirituale non deve mettersi a fare campagna elettorale, e gli amici più esperti mi insegnano che da molti secoli la Chiesa cattolica tende a non farsi coinvolgere nella politica transalpina. Tuttavia, una presa di posizione semplice sarebbe stata sufficiente: la Chiesa non sostiene nessun candidato, ma sono note le sue posizioni sui migranti, sul dovere dell’accoglienza, sulla solidarietà. A buon intenditore…
A conclusione del colloquio il papa ribadisce l’equiparazione tra centri per migranti e lager (nazisti), sostenendo che un luogo chiuso, dove le persone non hanno nulla da fare, sia proprio un campo di concentramento. Ora, questa è una vecchia diatriba linguistica con profonde implicazioni politiche: oltre all’errore storico, è utile chiamare “lager” gli orribili Centri per migranti che popolano i paesi sviluppati, tutti orribili e vieppiù orribili man mano che si va, per esempio, a Est?
A nostro giudizio no. Dal punto di vista retorico, si usa con finalità più nobili ma simmetriche lo stesso artificio dei Matteo Salvini quando affermano: sono alberghi a cinque stelle. Meglio dunque sarebbe stato stigmatizzare (indirettamente) Marine Le Pen e combattere la xenofobia senza paragoni fuorvianti e in definitiva controproducenti.
Questa papa è forse il più grande leader globale del nostro tempo: il suo allarme sull’ambiente, la ferma condanna dell’indifferenza (“globalizzazione dell’indifferenza”) di fronte al dramma dei migranti, l’insistenza sul dialogo e sulla cooperazione tra uomini di fede, la denuncia della terza guerra mondiale “a pezzi”, sono pietre miliari per ogni coscienza, che non a caso rimangono nell’immaginario anche in questi imprevedibili neologismi. A lui chiediamo sempre il massimo, anche chi, come chi scrive, non è cattolico, e comprende l’enorme difficoltà in cui si muove papa Francesco, che è poi quella in cui versa il nostro mondo.


Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas

moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici su  FACEBOOK  TWITTER
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.