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18 Giugno 2017 - 24 Sivan 5777
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il governo vota per bloccare i controversi prodotti finanziari

Opzioni binarie, stop alla vendita all'estero
"Un danno economico e di reputazione"

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Il gabinetto israeliano ha approvato nelle scorse ore una nuova legge che vieta la vendita di opzioni binarie all'estero da società di trading on-line in Israele, un'attività che ha sollevato ampie critiche internazionali e accuse di pratiche illecite.
L'emendamento, legato alla legge sui titoli, è stato elaborato dall'Isa, l'autorità di controllo sul mercato azionario israeliano,  e da altri uffici governativi ed è stato presentato al governo dal ministro delle Finanze Moshe Kahlon. Dopo l'approvazione da parte dell'esecutivo guidato dal Primo ministro Benjamin Netanyahu, il provvedimento dovrà passare alla Knesset. Qui l'iter che porterà all'entrata in vigore della legge, scrivono i quotidiani locali, dovrebbe essere abbastanza veloce vista la condivisione sul tema. Il progetto di legge vieta inoltre a qualsiasi realtà di trading di vendere ai clienti esteri - anche se non offrono opzioni binarie - in assenza di una licenza del paese in cui i clienti risiedono. La violazione della legge sarà punibile fino a due anni di carcere e in caso di riciclaggio di denaro, la pena potrebbe raggiungere i 10 anni di reclusione.
A metà novembre era stata resa pubblica la notizia che le autorità di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Belgio stavano esaminando assieme a quelle israeliane decine di denunce nei confronti di aziende israeliane che vendono a livello internazionale opzioni online ad alto rischio. Già a luglio, come scriveva su queste pagine l'economista Aviram Levy, “l'autorità israeliana che vigila sui mercati finanziari e sugli strumenti di risparmio (l'equivalente della Consob italiana - la citata Isa) ha annunciato forti restrizioni e, in alcuni casi la chiusura, per le circa cento società israeliane che offrono servizi di trading online sulle valute ("forex") e su altri strumenti finanziari”. Tra questi ultimi, quelli considerati più rischiosi – tanto che in Israele ne è vietata la vendita – sono le opzioni binarie: strumenti derivati che funzionano con la logica della scommessa. Si chiamano binarie proprio perché offrono solo due alternative, guadagno secco o perdita secca. Hanno due esiti possibili, ovviamente contrapposti. “L’oggetto dell’investimento-scommessa – spiegava il Sole 24 Ore - può essere per esempio che l’indice Ftse Mib si trovi sopra 20mila punti a settembre 2013: se l’evento si verifica la scommessa è vinta, altrimenti la posta in gioco è interamente persa”.

Daniel Reichel

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viaggio in autobus tra i parchi giochi d'israele

Da Tel Aviv a Sderot, un Paese che sa giocare

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Nei giorni d’estate, l’incontro tra le pietre bianche di Gerusalemme e il sole mediorientale sprigiona un effetto abbagliante, a metà fra un riflettore acceso in una galleria di specchi e la vista della tua migliore amica in abito da sposa. Tuttavia, anche se i suoi massi più famosi sono le eterne rocce che stanno nel chilometro quadrato scarso della Città Vecchia dove case e luoghi sacri si affollano in egual misura, per assaggiarne la realtà oltre le cartoline sarebbe opportuno fermarsi appena fuori dalle mura ottomane.
Qui è stato infatti inaugurato nel 2013 il Teddy Park, diventato per molti la spiaggia di Gerusalemme, con uno spiazzo dove ogni due ore zampilla una giostra di 256 fontane: per la gioia di bambini sguazzanti accompagnati da papà e mamme con kippah (il tipico copricapo ebraico maschile), capelli scoperti, velati, foulardati, parruccati o cappellati in tutte le sfumature di ciò che si può trovare sulle teste della variegata popolazione israeliana. Con una media di 3,1, Israele è il paese Ocse con il numero più elevato di figli per donna. Per strada, il contrasto con l’Italia (1,4) non potrebbe essere più abissale: bambini, carrozzine e pancioni sono dappertutto, così come i parchi giochi, un osservatorio unico per scoprire un Paese che sprigiona vita complicata, ma considera le nuove generazioni una priorità.

Rossella Tercatin, Corriere Sette

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isis e hamas rivendicano l'attacco mentre il paese piange la giovane

Hadas Malika, poliziotta orgoglio di Israele
uccisa dal terrorismo palestinese

img headerEra una ragazza di 23 anni che subito prima di essere uccisa mentre cercava di fermare tre terroristi ha scritto un messaggio di amore e pace a famiglia e amici. E morta pugnalata. E sulla sua uccisione, assistiamo a un bello scontro di giganti: Isis che rivendica l'attentato per rincuorarsi dalle sconfitte; Hamas che come un bambino cui abbiano sottratto il giocattolo preferito urla: «Macché Isis, sono stato io». E la palma va al grande punto di riferimento di tutti i pacifisti, Abu Mazen, che condanna Israele e si intenerisce per i suoi che sparavano col mitra all'impazzata e pugnalavano a morte, tre terroristi che sono stati fermati perché smettessero di uccidere, e annuncia che denuncerà lo Stato ebraico per crimini di guerra. Nessun comunicato del genere è stato mai scritto contro le forze di polizia inglesi o tedesche o francesi per aver ucciso terroristi. L'attentato, venerdì nella Città Vecchia, dove i terroristi hanno sparato col mitra ferendo 4 persone e poi hanno ucciso a pugnalate l'agente della polizia di frontiera, Hadas Malka, che alla porta di Damasco si è eroicamente gettata nella lotta fra la gente. I tre terroristi sono Adel Ankush, 18 anni, Brá a Salah e Asama Ahmed Atta, 19.

Fiamma Nirenstein, Il Giornale


 

l'opinionista ben-dror yemini  

"Cosa ricordare del 1967"

Ero bambino, scolaro alle elementari. Ricordo perfettamente la paura, tanta paura. Non c'erano rifugi nella casa in cui vivevo. Era chiaro che ci sarebbero stati bombardamenti, quindi avevamo scavato delle buche nel cortile. Ogni tanto qualcuno si ricorda delle tonanti minacce di distruzione che giungevano dal Cairo. In realtà, le cose erano molto più gravi. Sia la Lega Araba che i capi di tutti gli stati confinanti annunciavano in modo inequivocabile che il loro piano prevedeva il nostro annientamento. Ripeto: annientamento". Così scrive Ben Dror-Yemini ricordando la guerra del 1967, di cui si celebra in questi giorni il cinquantesimo anniversario e di cui si discutono ancora le conseguenze, da diverse prospettive. "Una cosa, quindi, non si deve mai dimenticare", sottolinea il giornalista: "L'unica alternativa alla vittoria sarebbe stata l'annientamento".


Il Foglio

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la crisi energetica

Perché Gaza rimane al buio

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ha chiesto ai ministri di astenersi dal rilasciare qualsiasi dichiarazione circa la crisi energetica in corso nella Striscia di Gaza. La questione relativa all'approvvigionamento energetico della Striscia è un dibattito interno tra l'Autorità palestinese e Hamas e Israele non ha alcun interesse a un’escalation della violenza a Gaza, ha dichiarato Netanyahu alla stampa locale. Il governo di Gerusalemme si dice fiducioso che la situazione nella Striscia sia sotto controllo e che Hamas preferisca ancora evitare lo scontro, nonostante l'approvvigionamento energetico nell'enclave si sia ridotto ad appena quattro ore giornaliere. Secondo fonti diplomatiche israeliane citate da "Haaretz", l'apparente ottimismo del governo israeliano è dovuto alla fiducia di un intervento stabilizzatore da parte dell'Egitto. Colloqui sarebbero incorso tra Israele, Egitto e alcuni Paesi europei per tentare di risolvere al più presto la crisi.
 
 



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