29 Maggio 2017 - 4 Sivan 5777

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10 luglio 2017 - 16 Tamuz 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Paolo Sciunnach, insegnante
Farete attenzione a voi, non dimenticherete il Patto di HaShem il vostro D-o che ha stabilito con voi, e vi facciate per voi un'immagine scolpita, una figura di qualcosa che ti ha comandato HaShem il tuo D-o" (Deuteronomio 4, 23).
 
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Anna
Foa,
storica
L'Avvenire ricorda, per la penna di Marco Roncalli, il settantesimo anniversario della vicenda della nave Exodus, sotto il titolo quanto mai significativo: Quando i profughi commuovevano. La nave, con a bordo oltre 4500 sopravvissuti ai campi nazisti, salpò dalla Francia per Eretz Israel l'11 luglio 1947, fu attaccata e speronata dagli inglesi, i profughi furono internati ad Amburgo in un ex campo nazista. Il mondo intero si indignò. "Lo Stato d'Israele - scrisse Yoram Kaniuk - non nacque nel 1948 ...ma circa un anno prima..., il giorno in cui i soldati di Sua Maestà assalirono i passeggeri di una nave...e lanciarono centinaia di bombe lacrimogene sulle 4515 persone che vi erano rimaste intrappolate, gente che due anni prima aveva rischiato di essere uccisa da un altro gas, in un altro luogo".
 
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La stretta su neofascisti
Dopo l’inchiesta di Repubblica sulla spiaggia di Chioggia in cui il titolare celebra il fascismo, diverse voci si sono mobilitate per chiederne la chiusura. A raccontarlo, lo stesso quotidiano oggi, in un articolo a firma di Paolo Berizzi, in cui si spiega che questura e prefettura di Venezia si sono attivate e il titolare della spiaggia è stato denunciato per apologia di fascismo: “la Procura della Repubblica di Venezia aprirà un fascicolo ed è probabile che all’imprenditore verrà revocata la concessione”. La località balneare in questione, che ospita ogni giorno 650 persone, è arredata con cartelli che esaltano la “legge del fucile”, l'”uso del manganello sui denti” e le “camere a gas” e il titolare dagli altoparlanti “intrattiene” i bagnanti con discorsi a favore del regime fascista (intervistato da Repubblica, l’uomo nega di essere fascista e alla domanda, “ma non si rende conto che questa spiaggia è un oltraggio alla memoria delle vittime della Shoah?”, risponde con una buona dose di pregiudizio antisemita e anti-rom: “Non ho niente contro gli ebrei, sono da ammirare perché sono più bravi negli affari. Ho qualche problema con i Rom perché non è giusto educare i bambini ad andare a rubare). “Storia sconcertante”, afferma la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “Vi ringrazio per avere portato alla luce e denunciato questa vicenda, – le parole della presidente a Repubblica – ma è preoccupante che lo debba fare il giornalismo e non le autorità, le istituzioni, la politica. Troppo spesso assenti. Dove sono, mi chiedo?”.

La legge Fiano contro la propaganda fascista. Inizia oggi la discussione alla Camera della proposta di legge firmata dal parlamentare Pd Emanuele Fiano che vuole introdurre il reato di propaganda fascista e nazista. Ad essere punibile, come spiegava lo stesso Fiano a moked.it ieri, la “propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco”. È sufficiente, recita il testo della proposta Dem, “una connessione con le ideologie fasciste e naziste anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli, o che ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità” (La Stampa). La pena può aumentare di un terzo se la propaganda viene fatta dal via web. A Repubblica Fiano spiega che probabilmente “tutto il centrodestra si opporrà alla legge con l’aggiunta dei 5Stelle: un fatto molto preoccupante”. Per il Movimento di Grillo la norma proposta da Fiano sarebbe liberticida: “A me – ricorda il deputato Pd – rimane per sempre la frase che disse Giacomo Matteotti: ‘Qui non si tratta di reati di opinione, perché il fascismo non è un’idea, è un crimine’”. Riguardo alla presa dei movimenti di estrema destra in Italia, il politologo Piero Ignazi spiega che questi ultimi “si radicano in fasce giovanili perché tutti i partiti hanno abbandonato il rapporto con la società civile, o lo attivano solo in maniera strumentale, senza quel coinvolgimento ideale e progettuale che rilancerebbe la loro immagine” (Repubblica).

Unesco, ignorare colpevolmente la storia. Pierluigi Battista sul Corriere della Sera e il direttore Claudio Cerasa sul Foglio si soffermano sull’ennesima risoluzione dell’Unesco contro Israele, ovvero quella che riconosce come “palestinese” la Tomba dei Patriarchi di Hebron.
 
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  davar
ritrovato un inedito del grande autore 
Presto e Zesto a Limboland
Il ritorno di Maurice Sendak

Si intitola Presto and Zesto in Limboland l’inedito di Maurice Sendak da poco ritrovato da Lynn Caponera, presidente della Fondazione intitolata a quello che è considerato un vero e proprio “mostro sacro” della letteratura per l’infanzia. Una definizione che probabilmente sarebbe andata a genio a un autore noto soprattutto per Where the Wild Things Are, pubblicato nel 1963 e tradotto in italiano come Nel paese dei mostri selvaggi. Appunto.
Contestato per il suo approccio rivoluzionario alla narrativa per ragazzi e al modo in cui i lettori vedono l’infanzia, ha messo nelle sue pagine ciò che gli altri avevano escluso.
All’uscita, furono molte le critiche rivolte a Where the Wild Things Are, libro mitico cui DafDaf ha dedicato un numero speciale nel 2015: “Un libro da non mettere in mano a bambini sensibili che potrebbero esserne negativamente influenzati” fu una delle opinioni più moderate, e anche altri suoi volumi furono tolti dagli scaffali perché considerati troppo spaventosi e inquietanti per i bambini (In the Night Kitchen, del 1970, fu sottoposto a censura). Il suo successo è cresciuto negli anni, fino a farlo diventare un riferimento per tutti coloro che si occupano di letteratura illustrata, così come per tutti coloro che prendono sul serio i piccoli lettori. I bambini da lui raffigurati possono comportarsi male e non avere rimorsi, nei loro sogni e nei loro incubi volano in luoghi di cui nessuno immaginerebbe l’esistenza, incontrano mostri e ogni sorta di creature bizzarre.

Ada Treves
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il documento sui rabbini riconosciuti
Rabbinato e identità ebraica,
una lista divide Israele e Usa

Scontro all'orizzonte tra ebraismo americano e israeliano. A segnare una nuova frattura, la diffusione di una lista, proveniente dal Rabbinato centrale israeliano, in cui si elencano 160 rabbini - di cui 66 americani -  considerati non affidabili rispetto alla certificazione dell'identità ebraica di chi emigra in Israele. Chi fa l'aliyah (emigra in Israele) infatti deve presentare al rabbinato israeliano - ortodosso - un certificato che attesti la propria identità ebraica secondo. Nella documentazione spesso è richiesta la conferma da parte del rabbino della propria comunità di provenienza. Il mancato riconoscimento da parte del Rabbinato centrale non permette di sposarsi secondo rito ebraico in Israele. Da qui la delicatezza della questione: buona parte dei nomi presenti nella lista fanno parte delle correnti reform e conservative ma ci sono anche alcune figure di spicco dell'ortodossia americana. La “black list”, come l'hanno definita i media, è stata inviata dal rabbinato all'organizzazione Itim, no profit israeliana che si occupa di aiutare gli israeliani a confrontarsi con la burocrazia religiosa del Paese. “Stanno effettivamente creando una lista nera – ha affermato Seth Faber, rabbino e direttore esecutivo di Itim – Le dimensioni della questione sono più grandi di quanto immaginassimo e il disprezzo con cui vengono trattati rabbini di tutto il mondo è sorprendente”. Nelle scorse ore il rabbino capo ashkenazita d'Israele rav David Lau ha criticato duramente la pubblicazione della lista, iniziativa che sarebbe stata presa dal direttore generale del Rabbinato centrale Itamar Tubul. Secondo il sito israeliano Srugim, rav Lau si sarebbe infuriato perché la documentazione non era stata approvata dai rabbini capo e l'azione fatta con questa modalità comporta “un danno sia per tutto il rabbinato”.
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gli ebrei ungheresi contro il governo orban
Ungheria: "Manifesti su Soros
evocano sentimenti antisemiti"

I leader dell'ebraismo di Ungheria hanno fatto sentire la loro voce nelle scorso ore protestando contro il governo di Budapest per la campagna organizzata contro il magnate George Soros, di origini ungheresi e naturalizzato americano. In Ungheria sono infatti comparsi dei cartelloni pubblicitari che raffigurano Soros – sopravvissuto alla Shoah e da tempo sotto attacco nel Paese perché finanzia organizzazioni avverse al governo di Viktor Orban – che sorride e sono accompagnati dalle parole “non permettete a Soros di avere l'ultima risata”. Molti di questi cartelloni, spiegano dalla Comunità ebraica magiara, sono stati presi di mira con scritte antisemite. L'ambasciatore d'Israele Yossi Amrani ha appoggiato l'appello degli ebrei ungheresi, invitando a togliere i manifesti su Soros. “È nostra responsabilità morale di far sentire la nostra voce e chiedere alle autorità competenti di esercitare il proprio potere e mettere fine a questa situazione”, ha dichiarato Amrani in un comunicato. “Al di là delle critiche politiche su una determinata persona, la campagna non solo evoca ricordi tristi, ma instilla odio e paura”.
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pilpul
Oltremare - Moda
La moda ai tempi dei fondatori era fatta di gonnellone triangolari e immobili, oppure di pantaloncini cortissimi e rotondi a sottolineare rotondità allora perfettamente in linea con l'immagine della donna eguale, egualmente lavoratrice e quindi in carne se possibile. Muscoli e un po' di sana ciccia erano esposti allora senza particolare modestia e anzi, con esplicita consapevolezza che si rappresentava così un'idea, quella della estrema uguaglianza di tutti i pionieri uomini e donne nella fatica, nel caldo, nell'abbronzatura frutto del lavoro nei campi e non certo da spiaggia. Oggi, la stessa lunghezza o meglio cortezza dai pantaloncini delle ragazzine - magre come chiodi oppure un po' troppo in carne, estremi della modernità - ci strappano un "ma insomma... potrebbero anche coprirsi di più".

Daniela Fubini, Tel Aviv
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Una finestra
“Lo Sterminio non è un quadro appeso alla parete, separato dal resto da una cornice. È una finestra, attraverso cui si vede il mondo in maniera diversa, attraverso cui le cose appaiono del tutto diverse”. (Miroslaw Balka, artista polacco)

Laura Mincer 
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