Paolo Sciunnach, insegnante | Farete
attenzione a voi, non dimenticherete il Patto di HaShem il vostro D-o
che ha stabilito con voi, e vi facciate per voi un'immagine scolpita,
una figura di qualcosa che ti ha comandato HaShem il tuo D-o"
(Deuteronomio 4, 23).
| |
Leggi
|
Anna
Foa,
storica |
L'Avvenire
ricorda, per la penna di Marco Roncalli, il settantesimo anniversario
della vicenda della nave Exodus, sotto il titolo quanto mai
significativo: Quando i profughi commuovevano. La nave, con a bordo
oltre 4500 sopravvissuti ai campi nazisti, salpò dalla Francia per
Eretz Israel l'11 luglio 1947, fu attaccata e speronata dagli inglesi,
i profughi furono internati ad Amburgo in un ex campo nazista. Il mondo
intero si indignò. "Lo Stato d'Israele - scrisse Yoram Kaniuk - non
nacque nel 1948 ...ma circa un anno prima..., il giorno in cui i
soldati di Sua Maestà assalirono i passeggeri di una nave...e
lanciarono centinaia di bombe lacrimogene sulle 4515 persone che vi
erano rimaste intrappolate, gente che due anni prima aveva rischiato di
essere uccisa da un altro gas, in un altro luogo".
|
|
Leggi
|
 |
La stretta su neofascisti
|
Dopo
l’inchiesta di Repubblica sulla spiaggia di Chioggia in cui il titolare
celebra il fascismo, diverse voci si sono mobilitate per chiederne la
chiusura. A raccontarlo, lo stesso quotidiano oggi, in un articolo a
firma di Paolo Berizzi, in cui si spiega che questura e prefettura di
Venezia si sono attivate e il titolare della spiaggia è stato
denunciato per apologia di fascismo: “la Procura della Repubblica di
Venezia aprirà un fascicolo ed è probabile che all’imprenditore verrà
revocata la concessione”. La località balneare in questione, che ospita
ogni giorno 650 persone, è arredata con cartelli che esaltano la “legge
del fucile”, l'”uso del manganello sui denti” e le “camere a gas” e il
titolare dagli altoparlanti “intrattiene” i bagnanti con discorsi a
favore del regime fascista (intervistato da Repubblica, l’uomo nega di
essere fascista e alla domanda, “ma non si rende conto che questa
spiaggia è un oltraggio alla memoria delle vittime della Shoah?”,
risponde con una buona dose di pregiudizio antisemita e anti-rom: “Non
ho niente contro gli ebrei, sono da ammirare perché sono più bravi
negli affari. Ho qualche problema con i Rom perché non è giusto educare
i bambini ad andare a rubare). “Storia sconcertante”, afferma la
Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
“Vi ringrazio per avere portato alla luce e denunciato questa vicenda,
– le parole della presidente a Repubblica – ma è preoccupante che lo
debba fare il giornalismo e non le autorità, le istituzioni, la
politica. Troppo spesso assenti. Dove sono, mi chiedo?”.
La legge Fiano contro la propaganda fascista. Inizia oggi la
discussione alla Camera della proposta di legge firmata dal
parlamentare Pd Emanuele Fiano che vuole introdurre il reato di
propaganda fascista e nazista. Ad essere punibile, come spiegava lo
stesso Fiano a moked.it ieri, la “propaganda le immagini o i contenuti
propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco”.
È sufficiente, recita il testo della proposta Dem, “una connessione con
le ideologie fasciste e naziste anche solo attraverso la produzione,
distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone,
immagini o simboli, o che ne richiama pubblicamente la simbologia o la
gestualità” (La Stampa). La pena può aumentare di un terzo se la
propaganda viene fatta dal via web. A Repubblica Fiano spiega che
probabilmente “tutto il centrodestra si opporrà alla legge con
l’aggiunta dei 5Stelle: un fatto molto preoccupante”. Per il Movimento
di Grillo la norma proposta da Fiano sarebbe liberticida: “A me –
ricorda il deputato Pd – rimane per sempre la frase che disse Giacomo
Matteotti: ‘Qui non si tratta di reati di opinione, perché il fascismo
non è un’idea, è un crimine’”. Riguardo alla presa dei movimenti di
estrema destra in Italia, il politologo Piero Ignazi spiega che questi
ultimi “si radicano in fasce giovanili perché tutti i partiti hanno
abbandonato il rapporto con la società civile, o lo attivano solo in
maniera strumentale, senza quel coinvolgimento ideale e progettuale che
rilancerebbe la loro immagine” (Repubblica).
Unesco, ignorare colpevolmente la storia. Pierluigi Battista sul
Corriere della Sera e il direttore Claudio Cerasa sul Foglio si
soffermano sull’ennesima risoluzione dell’Unesco contro Israele, ovvero
quella che riconosce come “palestinese” la Tomba dei Patriarchi di
Hebron.
|
|
Leggi
|
|
|
ritrovato un inedito del grande autore
Presto e Zesto a Limboland
Il ritorno di Maurice Sendak
Si intitola Presto and Zesto in Limboland
l’inedito di Maurice Sendak da poco ritrovato da Lynn Caponera,
presidente della Fondazione intitolata a quello che è considerato un
vero e proprio “mostro sacro” della letteratura per l’infanzia. Una
definizione che probabilmente sarebbe andata a genio a un autore noto
soprattutto per Where the Wild Things Are, pubblicato nel 1963 e
tradotto in italiano come Nel paese dei mostri selvaggi. Appunto.
Contestato per il suo approccio rivoluzionario alla narrativa per
ragazzi e al modo in cui i lettori vedono l’infanzia, ha messo nelle
sue pagine ciò che gli altri avevano escluso.
All’uscita,
furono molte le critiche rivolte a Where the Wild Things Are, libro
mitico cui DafDaf ha dedicato un numero speciale nel 2015: “Un libro da
non mettere in mano a bambini sensibili che potrebbero esserne
negativamente influenzati” fu una delle opinioni più moderate, e anche
altri suoi volumi furono tolti dagli scaffali perché considerati troppo
spaventosi e inquietanti per i bambini (In the Night Kitchen, del 1970,
fu sottoposto a censura). Il suo successo è cresciuto negli anni, fino
a farlo diventare un riferimento per tutti coloro che si occupano di
letteratura illustrata, così come per tutti coloro che prendono sul
serio i piccoli lettori. I bambini da lui raffigurati possono
comportarsi male e non avere rimorsi, nei loro sogni e nei loro incubi
volano in luoghi di cui nessuno immaginerebbe l’esistenza, incontrano
mostri e ogni sorta di creature bizzarre.
Ada Treves Leggi
|
il documento sui rabbini riconosciuti
Rabbinato e identità ebraica,
una lista divide Israele e Usa
Scontro
all'orizzonte tra ebraismo americano e israeliano. A segnare una nuova
frattura, la diffusione di una lista, proveniente dal Rabbinato
centrale israeliano, in cui si elencano 160 rabbini - di cui 66
americani - considerati non affidabili rispetto alla
certificazione dell'identità ebraica di chi emigra in Israele. Chi fa
l'aliyah (emigra in Israele) infatti deve presentare al rabbinato
israeliano - ortodosso - un certificato che attesti la propria identità
ebraica secondo. Nella documentazione spesso è richiesta la conferma da
parte del rabbino della propria comunità di provenienza. Il mancato
riconoscimento da parte del Rabbinato centrale non permette di sposarsi
secondo rito ebraico in Israele. Da qui la delicatezza della questione:
buona parte dei nomi presenti nella lista fanno parte delle correnti
reform e conservative ma ci sono anche alcune figure di spicco
dell'ortodossia americana. La “black list”, come l'hanno definita i
media, è stata inviata dal rabbinato all'organizzazione Itim, no profit
israeliana che si occupa di aiutare gli israeliani a confrontarsi con
la burocrazia religiosa del Paese. “Stanno effettivamente creando una
lista nera – ha affermato Seth Faber, rabbino e direttore esecutivo di
Itim – Le dimensioni della questione sono più grandi di quanto
immaginassimo e il disprezzo con cui vengono trattati rabbini di tutto
il mondo è sorprendente”. Nelle scorse ore il rabbino capo ashkenazita
d'Israele rav David Lau ha criticato duramente la pubblicazione della
lista, iniziativa che sarebbe stata presa dal direttore generale del
Rabbinato centrale Itamar Tubul. Secondo il sito israeliano Srugim, rav
Lau si sarebbe infuriato perché la documentazione non era stata
approvata dai rabbini capo e l'azione fatta con questa modalità
comporta “un danno sia per tutto il rabbinato”. Leggi
|
Oltremare - Moda |
La
moda ai tempi dei fondatori era fatta di gonnellone triangolari e
immobili, oppure di pantaloncini cortissimi e rotondi a sottolineare
rotondità allora perfettamente in linea con l'immagine della donna
eguale, egualmente lavoratrice e quindi in carne se possibile. Muscoli
e un po' di sana ciccia erano esposti allora senza particolare modestia
e anzi, con esplicita consapevolezza che si rappresentava così un'idea,
quella della estrema uguaglianza di tutti i pionieri uomini e donne
nella fatica, nel caldo, nell'abbronzatura frutto del lavoro nei campi
e non certo da spiaggia. Oggi, la stessa lunghezza o meglio cortezza
dai pantaloncini delle ragazzine - magre come chiodi oppure un po'
troppo in carne, estremi della modernità - ci strappano un "ma
insomma... potrebbero anche coprirsi di più".
Daniela Fubini, Tel Aviv
Leggi
|
Una finestra
|
“Lo
Sterminio non è un quadro appeso alla parete, separato dal resto da una
cornice. È una finestra, attraverso cui si vede il mondo in maniera
diversa, attraverso cui le cose appaiono del tutto diverse”. (Miroslaw
Balka, artista polacco)
Laura Mincer
Leggi
|
|
|