Paolo Sciunnach, insegnante | Se
vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una
delle tue città del paese che il Signore tuo Dio ti dà, non indurirai
il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso;
anzi gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità
in cui si trova - Deuteronomio 15, 7-8.
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Anna
Foa,
storica |
La
recente proposta di dedicare una giornata alla memoria delle vittime
borboniche dell’Unità d’Italia, ne ha parlato ieri su queste pagine
Claudio Vercelli, non dovrebbe stupirci troppo: dopo le scie chimiche,
i complotti plutogiudaici di Soros, la lotta contro i vaccini, non
restava che rivalutare i briganti filoborbonici e considerare l’Unità
d’Italia qualcosa di simile alla Shoah. Dopo l’attacco all’Europa,
l’attacco all’Italia, alla fondazione dello Stato italiano. Finora
tutto questo era folklore, e in quanto tale poteva essere tollerato, ma
ora si esagera e si sta precipitando non dico verso il Medioevo, che
era pur sempre l’era della scolastica e di Dante, ma verso la
preistoria.
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Israele contro Al Jazeera:
“Fiancheggia terrorismo”
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Si
va verso la chiusura degli uffici della tv Al Jazeera in Israele e
verso il ritiro delle credenziali dei suoi giornalisti. L’annuncio,
scrive il Corriere, è giunto dal ministro israeliano per le
Comunicazioni Ayub Kara. In una conferenza stampa lo stesso aveva
accusato Al Jazeera di “fiancheggiare il terrorismo”. Per poi
aggiungere: “Stiamo per adottare alcuni provvedimenti per evidenziare
la nostra lotta contro il terrorismo e contro l’Islam estremista, e il
nostro sostegno al mondo arabo ragionevole”. Per procedere, ha
sottolineato il ministro, sarà necessario approvare emendamenti alla
legge in vigore. Da parte sua invece Al Jazeera ha già fatto sapere che
si appellerà contro le misure annunciate.
“Una resa all’Occidente il selfie con la Mogherini”. Accese polemiche
in Iran per il comportamento di alcuni deputati, che ieri si sono
riversati verso il centro della sala per fotografare e farsi ritrarre
con la ministra degli Esteri della Ue.
“Doveva essere il giorno dell’insediamento del presidente iraniano
Hassan Rohani, ma i flash sono stati tutti per l’Alta rappresentante
dell’Unione europea per gli affari esteri, Federica Mogherini. Di
sicuro – scrive La Stampa – quelli degli smartphone dei parlamentari di
Teheran”. L’agenzia di Stato Fars ha parlato di “comportamento
singolare”. Più forti nella condanna i social, dove non di rado è
apparso l’aggettivo “umiliante”.
Il Corriere Roma racconta una giornata al Portico d’Ottavia insieme
alla presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello. “Siamo i romani
più antichi, i primi ad arrivare furono i Maccabei nel II secolo prima
dell’Era Volgare, poi giunsero gli altri nello dopo la distruzione del
Tempio di Gerusalemme. Nessuna comunità italiana – afferma Dureghello –
è così profondamente cementata con l’identità della propria città come
avviene qui a Roma”. Penso, sottolinea ancora, “che nessun ebreo nel
resto del mondo avverta su di sé le gioie e le ferite della propria
città quanto capita a noi”.
In Israele sono venuti alla luce i resti di un’antica città, ricercata
da decenni: si tratta della romana Julias, che avrebbe dato i natali ad
alcune figure fondamentali della tradizione cristiana quali gli
apostoli Pietro, Andrea e Filippo. La scoperta (avvenuta nei pressi del
Lago di Tiberiade) è stata fatta da Mordechai Aviam, responsabile dello
scavo archeologico e a capo del Kinneret Institute for Galilean
Archeology del Kinneret Academic College (Corriere, tra gli altri).
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la testimone segre sull'aiuto ai migranti
Memoriale della Shoah di Milano
'Porte aperte contro l'indifferenza'
“Tre
anni fa, in un momento molto difficile per Milano, è stato chiesto al
Memoriale della Shoah di Milano se poteva ospitare alcuni migranti,
soprattutto donne e bambini, in condizioni disperate. Come fa un luogo
che ha stampata a lettere cubitali all'ingresso la parola
'Indifferenza', a dire di no, a dire no non ospito nessuno? La leva che
ci ha fatto muovere, purtroppo molto poco sentita, è l'obbligo a non
rimanere indifferenti”. In poche battute la Testimone della Shoah
Liliana Segre spiega a Pagine Ebraiche 24 il senso dell'iniziativa
portata avanti per il terzo anno consecutivo dal Memoriale della Shoah
di Milano. Un Memoriale nato proprio per volontà di Segre: da qui il 30
gennaio 1944 Liliana, allora tredicenne, e il padre Alberto furono
deportati assieme ad altri 602 ebrei. Di loro, solo in ventidue
tornarono. Il Memoriale serve a ricordare quella tragedia, a ricordare
a Milano e non solo di come rimase indifferente di fronte al destino
degli ebrei. E a chi oggi si chiede perché quel luogo, tra i simboli
della Shoah italiana, sia stato aperto per un periodo di tempo per
accogliere i migranti, Segre domanda, “dovevamo rimanere indifferenti?
Qui non ci sono paragoni con quello che è stato, con la Shoah. È chiaro
che il Memoriale è destinato ad altro e non all'accoglienza ma di
fronte a un'esigenza è stato deciso, insieme alla Comunità di
Sant'Egidio, di agire. E quello che rimane sono ad esempio i deliziosi
disegni fatti dai bambini il primo anno che abbiamo aperto le porte, un
segno della loro purezza e gratitudine”. Dal 2015, anno in cui il
progetto di accoglienza ha avuto inizio, il Memoriale ha
offerto riparo e asilo a 6.350 profughi – uomini, donne,
bambini – provenienti da Eritrea, Siria, Sudan e altri 23 Paesi,
mettendo a loro disposizione brandine fornite dalla Protezione Civile,
pasti caldi e servizi igienici, oltre all'aiuto dei volontari della
Comunità di Sant’Egidio. Quest'ultima è la responsabile della gestione
operativa dell’accoglienza, come ricorda il vicepresidente della
Fondazione del Memoriale Roberto Jarach, che a Pagine Ebraiche 24
sottolinea come “quest'anno la decisione di aprire ai profughi è stata
particolarmente complicata. È un'operazione logisticamente delicata,
possibile per il momento perché mettiamo a disposizione un'aerea non
utilizzata e, ovviamente, non c'è nessun cambiamento di scopo rispetto
alle finalità del Memoriale”. Leggi
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l'iniziativa dell'amministrazione raggi
Rav Toaff, memoria oltraggiata
Da
una parte un uomo che ha segnato la storia del Novecento con i suoi
insegnamenti, la profondità del suo magistero, l'apertura a incontri
straordinari. Un uomo che è stato sinonimo universale di umanità e
coraggio.
Dall'altra un personaggio controverso che, pur insignito del Premio
Nobel per la Pace in una stagione di grande speranza per il Medio
Oriente, ha tradito ogni attesa e perseguito una politica molto spesso
in odore di terrorismo.
Eppure, per la città di Roma, meritano un pari riconoscimento postumo.
Rav Elio Toaff e Yasser Arafat: per il primo una piazza, per il secondo
un parco. È quanto stabilito in un provvedimento varato negli scorsi
giorni dall'amministrazione cittadina.
All'indomani della scomparsa del grande rabbino livornese, mancato il
19 aprile 2015 alla soglia del secolo di vita, si susseguivano gli
appelli di istituzioni (in primis il capo dello Stato Mattarella) e
comuni cittadini per intitolargli un luogo significativo della
capitale. Tutto fermo per oltre due anni, mentre altre realtà si
adoperavano efficacemente in tal senso. Come Pisa, luogo dei suoi
studi, dove recentemente sono stati intitolati alla memoria del rav una
passeggiata all’interno del Giardino Scotto e il cortile
dell'Università dove si laureò in Giurisprudenza, con le Leggi Razziali
già in vigore da alcuni mesi. Leggi
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il cordoglio della keillah milanese
Il cardinale Dionigi Tettamanzi
e quelle parole in sinagoga
"Continuano
i messaggi di cordoglio inviati alla Chiesa per ricordare il cardinale
Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, scomparso sabato scorso
all'età di 83 anni. In una lettera diretta alla Chiesa di Milano, la
Comunità ebraica della città, con la firma del rabbino capo Alfonso
Arbib, dei presidenti Raffaele Besso e Milo Hasbani e di tutto il
Consiglio, lo ricorda “con le sue parole, pronunciate nella visita alla
nostra Sinagoga Maggiore, il 20 Settembre 2003, alla vigilia di
Rosh Ha Shanah, il capodanno ebraico: 'È vero, la tragedia della Shoah
ha scosso le coscienze, ma non ancora tutte. Rimangono presenti i
rischi di un antisemitismo, sempre risorgente. Possa il Signore
benedire il vostro popolo, perché sia sempre luce delle genti”.
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Oltremare - Pubblicità negativa |
Non
so chi abbia inventato il detto "non esiste pubblicità negativa", ma
probabilmente non viveva in Israele e non si occupava di "hasbara". La
parola si traduce con spiegazione, e si usa in contesto diplomatico e
giornalistico quando si parla di Israele con cognizione di causa, e di
norma in positivo, almeno nelle intenzioni. Io faccio parte di uno
sparuto gruppo di israeliani abbastanza convinti che il 90% dei
paladini difensori di Israele a partire dall'ONU per arrivare ai gruppi
su Facebook che smerciano foto truccate di romantici tramonti
israeliani con soldati muscolosi in penombra facciano più danni che
altro. Non faccio quindi parte degli innumerevoli gruppi in varie
lingue che propagandano Israele online come un prodotto, e scadono
spesso in una esaltazione del mio paese che non ha più nessun rapporto
con la realtà, anche perché viene fatta da persone che in Israele il
più delle volte non hanno mai neanche messo piede. A guardare bene è un
fenomeno interessante, sociologicamente parlando: una specie di
anamnesi del classico antisemita viscerale polacco, che riesce ad
odiare gli ebrei con tutta l’anima anche quando di ebrei non ce ne sono
proprio più.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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