
Elia Richetti,
rabbino
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In
tre punti la Torà parla di istigazione e spinta al male. Ciò, dicono i
Maestri, è in corrispondenza a tre modalità di istigazione. Esiste
quella che nasce dall’esempio di qualche persona carismatica o in qual
maniera autorevole, simile al “falso profeta” di cui parla la Torà. A
volte invece è nell’ambiente familiare che qualcuno, amichevolmente,
con un approccio personalizzato, riesce ad instillare la spinta a
lasciare l’Ebraismo o quantomeno l’osservanza. Infine esiste il caso
della spinta sociale, collettiva, quella per la quale “tanto, oggi, chi
ci bada?”.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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Il
periodico ebraico americano Forward pubblica per la prima volta questa
settimana una graduatoria dei migliori programmi universitari di studi
ebraici negli Stati Uniti. Il dato forse più interessante è che per lo
meno 171 università statunitensi offrono un corso di laurea completo in
studi ebraici, mentre il numero di istituti universitari americani nei
quali esiste almeno un corso di contenuto ebraico è ovviamente di molte
volte superiore. Il numero delle Università e dei College negli Stati
Uniti ammonta a diverse migliaia. Con un numero di ebrei attorno ai 5,7
milioni e con molti ulteriori milioni di altre persone di origine
ebraica non c’è da stupirsi se l’interesse per le radici familiari
conduca molti giovani a studiare formalmente qualcosa di ebraico
all’università. Ma va sottolineato anche che gli studi ebraici
attraggono oggi una massa di studenti non necessariamente di origine
ebraica. Nella mia più recente esperienza di insegnamento negli Stati
Uniti all’Università della California a Los Angeles, il migliore della
classe al mio corso di sociologia e demografia ebraica risultò essere
un giovane studente di Taiwan. Le opzioni di insegnamento offerte oggi
sono numerose, dall’ebraismo biblico spesso inserito nelle facoltà di
studi teologici, agli studi israeliani spesso inseriti negli studi sul
Medio Oriente, dalla lingua alla storia alla sociologia ebraica. Gli
americani amano molto classificare e graduare le performances dei
diversi istituti, e Forward segue questa falsariga con una classifica
che è un composito di diversi indicatori. Leggi
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Italia-Austria, al Brennero torna la tensione
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Torna
a riaccendersi la tensione tra Italia e Austria dopo la decisione di
Vienna di inviare 70 soldati al confine del Brennero. Per il governo
italiano, un fulmine a ciel sereno. “È un’azione ‘sorprendente e non
giustificata’, fanno sapere fonti del ministero dell’Interno,
aggiungendo: la situazione è assolutamente tranquilla” scrive tra gli
altri il Corriere. La scelta è così difesa dal capo della polizia
austriaca: “Si tratta non soltanto di prevenire l’immigrazione
illegale, ma anche di garantire in prima linea la vita delle persone”.
Il riferimento, viene spiegato, è anche al fatto che due migranti morti
sono morti lo scorso anno a bordo di un treno merci.
“Sotto la stazione, contro l’indifferenza”. È il titolo dell’ampio
reportage di Rossella Tercatin sul settimanale 7 del Corriere, dedicato
all’impegno di accoglienza condotto dal Memoriale della Shoah di
Milano. Un’iniziativa che si rinnova ogni estate e che ha permesso di
aiutare, con il contributo della Comunità di Sant’Egidio, diverse
migliaia di persone in fuga dall’orrore e dalle privazioni. “Nessuna
analogia storica, nessuna presa di posizione sui flussi d’immigrazione.
Solo un gesto ispirato a un sentimento di umanità” si legge
nell’approfondimento. A parlare è anche il vicepresidente del Memoriale
Roberto Jarach: “Con questa iniziativa – afferma l’ex vicepresidente
UCEI – abbiamo visto l’opportunità di fare qualcosa e abbiamo agito,
perché non si può sempre aspettare che ci pensino gli altri”. Aggiunge
poi Jarach: “Penso che le istituzioni dovrebbero fare di più, invece
dopo due anni continuo a vedere non progettualità, ma improvvisazione”.
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l'approfondimento su 7 del corriere Memoriale, ancora porte aperte:
"Lottiamo contro l'indifferenza"
“Sotto la stazione, contro l’indifferenza”.
L’impegno del Memoriale della Shoah di Milano per l’accoglienza dei
profughi è al centro di un grande approfondimento curato oggi da
Rossella Tercatin per il settimanale 7 del Corriere della sera.
Un’iniziativa che si rinnova ogni estate e che ha permesso di aiutare,
con il contributo della Comunità di Sant’Egidio, diverse migliaia di
persone in fuga dall’orrore e dalle privazioni. “Nessuna analogia
storica, nessuna presa di posizione sui flussi d’immigrazione. Solo un
gesto ispirato a un sentimento di umanità” si legge
nell’approfondimento.
“Indifferenza”, viene spiegato, è la parola impressa sul muro
d’ingresso del Memoriale. A volerla è stata Liliana Segre, che da lì,
perché ebrea, fu deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944. La lotta
all’indifferenza, in qualunque situazione essa si manifesti, riguarda
quindi ogni generazione.
Sottolinea il vicepresidente del Memoriale Roberto Jarach: “Con questa
iniziativa abbiamo visto l’opportunità di fare qualcosa e abbiamo
agito, perché non si può sempre aspettare che ci pensino gli altri”.
Aggiunge poi l’ex vicepresidente UCEI: “Penso che le istituzioni
dovrebbero fare di più. Invece dopo due anni continuo a vedere non
progettualità, ma improvvisazione”. Leggi
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JCIAK Netflix punta sull'ebraico
Il
colosso dell’intrattenimento streaming scommette sull’ebraico. Netflix,
che aveva esordito in Israele un anno e mezzo fa, offre ora una
programmazione in larga parte (75 per cento) doppiata o sottotitolata e
pagabile in shekel. E, soprattutto, arricchisce il suo carnet con una
serie di show e film locali, rendendo così omaggio a una scena
artistica sempre più vivace e apprezzata a livello internazionale.
L’annuncio di un servizio che i responsabili del network hanno definito
“autenticamente israeliano” è arrivato a fine giugno ed è frutto di una
partnership tra Netflix e l’israeliana Partner Communications che rende
disponibili lo streaming su Partner Tv.
“Siamo lieti di poter offrire un’esperienza Netflix in ebraico,
proponendo agli abbonati una varietà di show televisivi e film che
spaziano dalle nostre serie note a livello internazionale, agli anime,
ai contenuti per bambini alle commerdie”, ha spiegato il direttore
dell’ufficio comunicazione Netflix Jonathan Friedland. “Israele è
abituato a spettacoli di livello e d’ora in poi sarò più facile
guardare gli show più popolari in qualsiasi momento, ovunque e su
qualsiasi connessione internet insieme al resto del mondo”.
Nel paniere di Netflix figurano già alcune celebri serie tv israeliane,
fra cui Fauda, Bnei Aruba – Hostages, Hatufim (Prisoners of War) e
Hamidrasha (Mossad 101) ma la scelta è presto destinata ad ampliarsi.
(Nell’immagine una scena di Hostages)
Daniela Gross
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la minaccia dell'estrema destra
Bauer, presidente onorario IHRA
'Charlottesville monito per tutti'
“L’iniziativa
‘Unite the Right’, che ha avuto luogo a Charlottesville la scorsa
settimana e che ha portato alla morte della manifestante antirazzista
Heather Heyer, non solo infanga l’America, ma costituisce un tempestivo
richiamo all’incessante bisogno di combattere la perversa ideologia
dell’estrema destra, ovunque essa emerga”. A dichiararlo è lo studioso
di fama internazionale Yehuda Bauer, presidente dell’International
Holocaust Remembrance Alliance.
“La Shoah – ha aggiunto Bauer – è tuttora un avvenimento abbastanza
vicino nel tempo da far sì che i sopravvissuti possano essere testimoni
degli orrori che hanno oppresso gli ebrei e delle terribili sofferenze
patite delle milioni di vittime del nazismo. Pertanto mi disgusta
vedere che quei simboli dell’odio vengano usati per separare le
comunità e come mezzi per esprimere la supremazia di alcuni su altri.
Non c’è posto in nessuna società per le dichiarazioni e i gesti
violenti, antisemiti e razzisti di coloro che sono legati a ‘Unite the
right’”.
Bauer ha inoltre aggiunto: “In qualità di presidente onorario
dell’International Holocaust Remembrance Alliance, organizzazione che
unisce governi ed esperti per rafforzare, promuovere ed incentivare
l’informazione sulla Shoah, chiedo alla comunità internazionale di
condannare fermamente questi messaggi di odio e discriminazione e di
unirsi in un’azione contro di essi.”
(Traduzione di Ilaria Vozza, studentessa della Scuola Superiore per
Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste e tirocinante presso
la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)
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Setirot
- Abitudine all'odio
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Facciamo
bene a indignarci, e a preoccuparci, per i fatti americani di questi
giorni, ovvero per quel “rinnovato” KKK che sempre più alza impunemente
la testa. (Detto per inciso: come mai nessuno chiama terrorista il
suprematista bianco che con la sua automobile si è scagliato contro la
manifestazione antirazzista uccidendo una donna?). Pare di essere
tornati bellamente indietro di decenni. Non che da noi vada meglio.
L’assalto dei fascisti al Comune di Milano, i saluti romani e le
svastiche ormai all’ordine del giorno sotto gli occhi di tutti
rischiano seriamente di diventare rapidamente (se non lo sono già)
banale quotidianità. Se poi il leader di un partito che mira a
governare il Paese non trova di meglio per attaccare un suo avversario
(Salvini versus Saviano) che minacciare di togliergli la scorta appena
arrivato al potere, allora il livello di inciviltà è davvero diventato
insopportabile. Episodi di razzismo, xenofobia, antisemitismo,
intolleranza fascista si susseguono senza sosta. Ci stiamo facendo
l’abitudine? Perché le piazze non si mobilitano? Perché i giornali non
iniziano vere e proprie campagne?
Stefano Jesurum, giornalista
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Spirito klezmer
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La
giornata è stupenda. Parto da Prato Nevoso (CN) con lo zainetto in
spalla, diretta all’Alpe Gavo Bracco (1650 metri), un anfiteatro
naturale ai piedi del Mondolé. Il cielo è terso, di un blu profondo e
io cammino un’ora, nell’aria che sa di abeti e di sole caldo, pensando
che sono fortunata a vivere in una terra tanto bella. Sono le 11 del
mattino e tra meno di due ore comincerà la 37esima edizione del
tradizionale concerto di Ferragosto, nato da un’idea del Maestro
Giovanni Mosca e affidato fin dalle origini all’Orchestra Bartolomeo
Bruni – città di Cuneo. Quest’anno per la prima volta salirà sul podio
il giovane Maestro Andrea Oddone, la cui scelta di programma ha già
suscitato commenti accesi tra i partecipanti. Certo, forse gli amanti
del bel canto e delle arie d’opera si sono trovati un po’ spiazzati, ma
personalmente trovo azzeccato il repertorio, vario, dinamico, adatto a
orecchie di qualsiasi background ma al tempo stesso culturalmente
interessante.
Maria Teresa Milano
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Il Bund e il diritto alla differenza
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“Doikeyt.
Noi stiamo qui ora!” è la parola d’ordine del Bund ed è anche il titolo
di un volume fresco di stampa scritto da Massimo Pieri e pubblicato da
Mimesis in occasione del centesimo anniversario della Rivoluzione
d’Ottobre. “Doikeyt” indica lo stare qui, la consapevolezza di esserci
(in tedesco “Da-keit”, in inglese “hereness”). La consapevolezza, per
le masse ebraiche dell’Europa orientale, di essere soggetto, e non più
solo oggetto, della grande storia.
L’Unione generale dei lavoratori ebrei di Russia, Polonia e Lituania
(Bund), fondata il 7 ottobre 1897 a Vilna, è il primo movimento
politico ebraico di massa dell’età contemporanea.
Giorgio Berruto
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Rispetto reciproco |
Mentre
a Civitanova Marche discutono sulla decisione di riportare, dopo un
lustro di assenza, le selezioni per ‘Miss Italia’ in città, mentre a Torino una signora viene
picchiata dall’ex compagno dopo averlo finalmente denunciato per
minacce e violenze, perché da ben nove anni costui la perseguita non
accettando la fine della loro relazione (e, sebbene arrestato in
flagranza di reato, è stato già scarcerato), mentre mi va di traverso
una cena peraltro già pessima, sentendo un ventenne sentenziare accanto
alla fidanzata e ad un’altra coppia di amici, tutti silenti, che la
donna ha i suoi compiti: lavare, cucinare, stirare, lavare i piatti,
fare i figli e crescerli, pulire e tenere bene la casa, mentre tutto
questo e molto altro ancora accade.
Sara Valentina Di Palma Leggi
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Wikipedia
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Tutti
quelli di sinistra sono traditori e tutti gli arabi sono terroristi,
tutti quelli di Tel Aviv sono vegani e tutti i coloni hanno ucciso
Rabin, tutti i religiosi sono primitivi con gli ziziot e hanno
cancellato Darwin dalla storia.
Non imprigionatemi in nessuna gabbia...
Angelica Edna Calo Livne
Leggi
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