Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

 31 agosto 2017 - 9 Elul 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Due volte la Torah scrive “Ki thetzè la-milchamà ‘al oyevékha” (Quando uscirai in guerra contro il tuo nemico”. Quando però scende nel dettaglio di regole che hanno a che fare con un comportamento eticamente corretto a livello individuale durante la guerra, l’espressione cambia: “Ki thetzè machanè ‘al oyevékha” (Quando uscirai in accampamento contro il tuo nemico).
 
Leggi

Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
In questi giorni al confine fra i tre paesi baltici – Estonia, Lettonia e Lituania che sono membri dell'Unione Europea e della Nato – e la Bielorussia, l'esercito della Repubblica russa svolge la grande esercitazione militare Zapad (Occidente). Un lato interessante di questa esercitazione strategica riguarda l'enclave di Kaliningrad sul Mar Baltico, che fa parte della Russia ma è interamente circondata dalla Polonia e dalla Lituania, e quindi è fisicamente separata dalla parte principale del territorio russo. Fino alla seconda guerra mondiale la provincia di Königsberg, oggi Kaliningrad, faceva parte della Prussia orientale ossia della Germania. Uno dei suoi cittadini più noti fu Emmanuel Kant, indubbiamente un esponente di primo piano della cultura tedesca. Alla fine della guerra mondiale Königsberg fu occupata dall'Armata Rossa, la popolazione tedesca fuggì in massa, la zona fu poi russificata e così lo furono quasi tutti i toponimi fra cui quello della capitale.
 
Leggi

“Contro il terrorismo
politiche d’integrazione”
Intervistato sui recenti sgomberi a Roma, sulle politiche di accoglienza e sulla minaccia al terrorismo, il capo della Polizia Franco Gabrielli chiama in causa la politica che non può “delegare tutto alle forze di polizia, perché certi problemi, prima che di ordine pubblico, sono problemi sociali, che non si possono scaricare sulle forze dell'ordine, facendole diventare oggetto di strumentalizzazione e scontro tra chi solidarizza con loro e chi le attacca”. Al Corriere della Sera, Gabrielli spiega poi la sua posizione sull'intreccio tra questione sicurezza e migranti, auspicando che smetta di essere terreno di scontro politico: “bisogna procedere con l'integrazione, e se ci sono realtà e territori refrattari trovare il modo di far capire che non c'è alternativa. A parte coloro che hanno diritto alla protezione internazionale, ci sono etnie che non otterranno mai lo status di rifugiati e sono destinati a restare illegalmente; per impedirlo, - afferma il capo della Polizia - se non si riesce a ottenere i rimpatri, non resta che l'integrazione, che peraltro è un'opportunità da utilizzare per salvaguardarci dalla criminalità e dal terrorismo”. “L'illegalità – prosegue Gabrielli - porta a commettere reati, diventa terreno di reclutamento per le organizzazione criminali ma anche per il terrorismo di matrice religiosa. L'adesione alla propaganda jihadista, molte volte, prima ancora che una causa di pericolo per noi è un effetto di una mancata integrazione sociale; l'aspetto religioso diventa quasi un corollario di situazioni di marginalità e disagio che non trovano altre risposta e diventano espressione di sfida e ribellione”.

Roma, tensione e intolleranza. “Un alterco tra un migrante con problemi psichici e alcuni adolescenti é bastato per riaccendere il fuoco dell'intolleranza”, racconta Repubblica, parlando della spedizione contro i profughi messa in piedi la scorsa notte nel quartiere Tiburtino da alcuni residenti che hanno circondato il centro di accoglienza gestito dalla Croce Rossa. All'origine dei disordini un presunto lancio di sassi, da parte del migrante, nei confronti di alcuni ragazzi che si trovavano vicino al centro d'accoglienza, da dove l'uomo, fa sapere la Croce Rossa, era stato espulso a causa del suo carattere problematico. I ragazzi avrebbero quindi avvertito i parenti, i quali sarebbero poi giunti in massa davanti all'ingresso del centro dove è sfociata la rissa nel corso della quale il migrante è stato ferito.

Siria, raid Usa contro l'Isis buona notizia per Israele. Contraria a un patto siglato tra i miliziani filoiraniani di Hezbollah e l'Isis sul passaggio di prigionieri, l'amministrazione Trump ha deciso di passare all'offensiva, colpendo in Siria numerosi mezzi dell'Isis. “L'episodio si inserisce in un momento in cui gli Usa stanno accrescendo toni e pressioni nei confronti dell'Hezbollah, considerato uno strumento di Teheran nella regione. - spiega Guido Olimpio sul Corriere - Gli americani sono preoccupati che la fazione, temprata dall'esperienza bellica in Siria, possa aprire un nuovo fronte con Israele. E nelle ultime settimane sono state rilanciate le indiscrezioni su due fabbriche di missili che l'Iran starebbe realizzando in territorio siriano e libanese, materiale destinato ai guerriglieri sciiti Hezbollah. E all'Onu, l'ambasciatrice statunitense Haley preme perché i caschi blu schierati nel Líbano sud (ne fa parte anche un contingente italiano) siano più aggressivi nei confronti degli alleati degli iraniani”.
 
Leggi

  davar
il testo consegnato in vaticano a bergoglio
"Cattolici: alleati, amici, fratelli"
Lo storico documento dei rabbini

Un passo storico, a distanza di cinquant'anni dalla Nostra Aetate, nell'impegno del Dialogo tra Ebraismo e Chiesa cattolica è stato fatto nelle scorse ore. Il documento presentato oggi in Vaticano a papa Bergoglio da una delegazione formata da tre delle principali istituzioni rabbiniche internazionali - la Conferenza dei rabbini europei, il Rabbinato centrale d'Israele, il Consiglio rabbinico d'America – ha infatti un valore fondamentale nei rapporti tra le due realtà. Per la prima volta infatti il rabbinato ortodosso internazionale ha dato un risposta unitaria sul tema del Dialogo interreligioso con la Chiesa cattolica. “Nonostante le inconciliabili differenze teologiche, noi ebrei consideriamo i cattolici come nostri partner, come stretti alleati, amici, fratelli nella comune ricerca di un mondo migliore che sia benedetto dalla pace, dalla giustizia sociale e dalla sicurezza”, si legge nel documento intitolato “Tra Gerusalemme e Roma – Riflessioni sui 50 anni dalla Nostra Aetate” e consegnato al pontefice dalla delegazione di cui facevano parte, tra gli altri, rav Pinchas Goldschmidt, rabbino capo di Mosca e presidente della Conferenza dei rabbini europei, il vicepresidente e  rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni, rav Ratzon Arusi, presidente  della Commissione del Rabbinato centrale d'Israele per i Rapporti religiosi, rav Elazar Muskin, presidente del Consiglio rabbinico d'America.
Nel testo, da una parte si ricordano le sofferenze patite per secoli dalla minoranza ebraica a causa dell'antisemitismo di matrice cristiana, dall'altra i grandi passi avanti fatti dalla Chiesa nel riconoscere le proprie responsabilità, culminate nella Nostra Aetate (1965): dichiarazione con cui cinquant'anni fa la Chiesa “ha iniziato un processo di introspezione che ha sempre più spogliato la sua dottrina da qualsiasi ostilità verso gli ebrei, consentendo di far crescere fiducia
e amicizia tra le nostre rispettive comunità di fede”, si legge nel documento dei rabbini.  “È stato un momento di valenza storica – spiega a Pagine Ebraiche rav  Goldschmidt – Mai prima d'ora all'interno del mondo ortodosso si è era dimostrata una tale trasversale unità, con la partecipazione dell'Europa, d'Israele e America, sul tema del dialogo con la Chiesa”. Nel documento – su cui c'è stato un lavoro di due anni- presentato a Bergoglio non si parla solo del passato e dei passi avanti fatti, ma si guarda anche al futuro. “La libertà religiosa è sempre più minacciata ed ebrei e cattolici hanno un doppio fronte comune contro cui combattere: da una parte l'estremismo secolare dall'altro quello religioso”,  prosegue il presidente della Conferenza dei rabbini europei, citando da una parte quei movimenti xenofobi che colpiscono le libertà religiose e confondono ad esempio l'Islam come religione con il radicalismo, dall'altra proprio la minaccia della versione estremizzata e distorta dell'Islam, “che fa vittime in Medio Oriente e in tutto il mondo”.
“Il documento rappresenta la possibilità di fare insieme alla Chiesa delle cose concrete nel mondo”, spiega poi rav Di Segni, tra i protagonisti dell'incontro con Bergoglio in mattinata. Incontro che il rav definisce “molto cordiale”. “Ma quello che è importante è ciò che c'è dietro: una parte molto rilevante dell'ebraismo ortodosso ha trovato un accordo e prodotto un testo condiviso sul Dialogo, riparando anche a documenti usciti in passato che contenevano aspetti discutibili dal punto di vista dottrinale”. Il rabbino capo della Capitale rileva poi come la risposta ebraica alla Nostra Aetate sia importante perché “la produzione in campo ebraico sul tema del rapporto con la Chiesa è decisamente minore rispetto a quella nella direzione opposta (la produzione della Chiesa in merito al rapporto con l'ebraismo)”. “La distanza teologica c'è e non può essere colmata”, ribadisce il rav, sottolineando che d'altra parte che questa non è un ostacolo per agire su altri fronti.
Leggi

pagine ebraiche - dossier sicilia ebraica
Palermo e l'ebraismo che rinasce
La Giornata Europea della Cultura Ebraica in programma il prossimo 10 settembre protagonista del numero di settembre di Pagine Ebraiche in distribuzione, che tra i vari temi approfondisce sfide e scenari dell’ormai tradizionale appuntamento di fine estate. Incontri e linee guida della Giornata trovano collocazione in diverse pagine del mensile, in continuità con i diversi spazi di approfondimento aperti nello scorso numero attraverso le pagine dello speciale dossier “Sicilia ebraica”, curato da Ada Treves. Al centro del dossier, oltre alla Giornata, un fitto programma di impegni che attende leadership ebraica e istituzioni locali. A partire dalla sfida di aprire in un prossimo futuro una sinagoga a Palermo, a oltre cinque secoli dagli editti di espulsione firmati dai regnanti di Spagna che segnarono la fine di una presenza ebraica sull’Isola. Dal numero di agosto, uno sguardo su Palermo con Evelyne Aouate.

È una donna il centro intorno al quale l’ebraismo di Palermo ha ripreso voce: Evelyne Aouate, ebrea francese nata in Algeria, ha vissuto l’esperienza dell’erranza che ha portato lei e la sua famiglia a Parigi. Cresciuta in una famiglia osservante, molto giovane, decide di restare in Sicilia dopo un viaggio. “Pensavo di essere l’unica ebrea a Palermo ma mi sbagliavo, anche se non c’era un’organizzazione di riferimento. Quando sono venuta a sapere di altre realtà ebraiche è stata una grande gioia per me. Casualmente, poi, è venuta a cercarmi Miriam Ancona, che aveva saputo da una mia cliente che sono ebrea e mi è venuta a trovare nel mio negozio”.
Dopo tanti anni di attività lavorativa la decisione di interrompere, ed è proprio in questo momento che Evelyne comincia ad essere contattata da fuori Palermo: “Tre anni e mezzo fa ho deciso di smettere di lavorare e in quello stesso periodo sono stata contattata da rav Pierpaolo Pinhas Punturello, per organizzare un seminario per parlare di ebraismo. Era un campo sconosciuto, ma col sostegno di un amico libraio siamo riusciti e abbiamo visto che c’è grande curiosità di vedere, di sapere, di capire cosa è l’ebraismo.
Leggi

  pilpul
Setirot - Adozioni
Diamo per buona (rimanendo però in attesa di una versione meno confusa di quella fornita il primo giorno dal Times) la “bomba” giornalistica secondo cui a Londra, nel distretto multietnico di Tower Hamlets (dove solo il 31% dei residenti ha la pelle bianca), una bambina di 5 anni, battezzata, è stata affidata dai servizi sociali a una famiglia musulmana praticante.

Stefano Jesurum, giornalista
Leggi

In ascolto - Melodie yemenite
Quando il cantore A. Zvi Idelsohn giunge a Gerusalemme nel 1906, resta affascinato soprattutto dagli ebrei “orientali” e decide di intraprendere un progetto di ricerca, raccolta e trascrizione di tutte le tradizioni musicali e linguistiche. Nel 1914 pubblica il primo volume del suo Thesaurus delle Melodie Ebraiche Orientali, dedicato interamente alla tradizione yemenita, che ritiene essere la più pura e autentica, in quanto la pronuncia dell’ebraico e l’eredità musicale sarebbero databili al I sec. a.C. 
All’epoca delle prime ricerche di Idelsohn, la comunità yemenita in Eretz Israel è sparuta e vive ai margini della società, ma agli occhi di musicisti ed etnomusicologi costituisce un vero tesoro. Le melodie orientaleggianti raccolte da Idelsohn affascinano i compositori giunti in quegli anni dalla Germania e dall’est Europa e qualcuno, più che altro animato dall’ideale romantico, prova anche a metterci le mani.


Maria Teresa Milano
Leggi

Un milione per Hatikwà
“Qui comincia l’avventura / del signor Bonaventura...” Così, per decenni, sul “Corriere dei piccoli” si avviavano le strampalate gesta del personaggio in marsina e bombetta rosse e larghi pantaloni bianchi conosciuto da generazioni di giovani lettori. Squattrinato all’inizio, Bonaventura finiva regolarmente per diventare milionario (negli anni cinquanta, a causa dell’adeguamento all’inflazione, addirittura miliardario).

Giorgio Berruto
Leggi


Proteggi gli alberi
Sarebbe bello se la forza distruttiva dell'uomo forse limitata all'irriverenza dissacrante e simbolica di un Palazzeschi, con il suo Incendiario che può "cogli occhi / bruciare tutto il mondo" come il poeta "incendiario mancato, / incendiario da poesia" (che poi, a rileggerne l'incipit dopo i recenti orrori dei prigionieri in gabbia dell'Isis, la descrizione di questo piromane esposto alla gogna stringe il cuore.

Sara Valentina Di Palma
Leggi



moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici su  FACEBOOK  TWITTER
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.