
Elia Richetti,
rabbino
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Due
volte la Torah scrive “Ki thetzè la-milchamà ‘al oyevékha” (Quando
uscirai in guerra contro il tuo nemico”. Quando però scende nel
dettaglio di regole che hanno a che fare con un comportamento
eticamente corretto a livello individuale durante la guerra,
l’espressione cambia: “Ki thetzè machanè ‘al oyevékha” (Quando uscirai
in accampamento contro il tuo nemico).
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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In
questi giorni al confine fra i tre paesi baltici – Estonia, Lettonia e
Lituania che sono membri dell'Unione Europea e della Nato – e la
Bielorussia, l'esercito della Repubblica russa svolge la grande
esercitazione militare Zapad (Occidente). Un lato interessante di
questa esercitazione strategica riguarda l'enclave di Kaliningrad sul
Mar Baltico, che fa parte della Russia ma è interamente circondata
dalla Polonia e dalla Lituania, e quindi è fisicamente separata dalla
parte principale del territorio russo. Fino alla seconda guerra
mondiale la provincia di Königsberg, oggi Kaliningrad, faceva parte
della Prussia orientale ossia della Germania. Uno dei suoi cittadini
più noti fu Emmanuel Kant, indubbiamente un esponente di primo piano
della cultura tedesca. Alla fine della guerra mondiale Königsberg fu
occupata dall'Armata Rossa, la popolazione tedesca fuggì in massa, la
zona fu poi russificata e così lo furono quasi tutti i toponimi fra cui
quello della capitale.
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“Contro il terrorismo
politiche d’integrazione” |
Intervistato
sui recenti sgomberi a Roma, sulle politiche di accoglienza e sulla
minaccia al terrorismo, il capo della Polizia Franco Gabrielli chiama
in causa la politica che non può “delegare tutto alle forze di polizia,
perché certi problemi, prima che di ordine pubblico, sono problemi
sociali, che non si possono scaricare sulle forze dell'ordine,
facendole diventare oggetto di strumentalizzazione e scontro tra chi
solidarizza con loro e chi le attacca”. Al Corriere della Sera,
Gabrielli spiega poi la sua posizione sull'intreccio tra questione
sicurezza e migranti, auspicando che smetta di essere terreno di
scontro politico: “bisogna procedere con l'integrazione, e se ci sono
realtà e territori refrattari trovare il modo di far capire che non c'è
alternativa. A parte coloro che hanno diritto alla protezione
internazionale, ci sono etnie che non otterranno mai lo status di
rifugiati e sono destinati a restare illegalmente; per impedirlo, -
afferma il capo della Polizia - se non si riesce a ottenere i rimpatri,
non resta che l'integrazione, che peraltro è un'opportunità da
utilizzare per salvaguardarci dalla criminalità e dal terrorismo”.
“L'illegalità – prosegue Gabrielli - porta a commettere reati, diventa
terreno di reclutamento per le organizzazione criminali ma anche per il
terrorismo di matrice religiosa. L'adesione alla propaganda jihadista,
molte volte, prima ancora che una causa di pericolo per noi è un
effetto di una mancata integrazione sociale; l'aspetto religioso
diventa quasi un corollario di situazioni di marginalità e disagio che
non trovano altre risposta e diventano espressione di sfida e
ribellione”.
Roma, tensione e intolleranza. “Un alterco tra un migrante con problemi
psichici e alcuni adolescenti é bastato per riaccendere il fuoco
dell'intolleranza”, racconta Repubblica, parlando della spedizione
contro i profughi messa in piedi la scorsa notte nel quartiere
Tiburtino da alcuni residenti che hanno circondato il centro di
accoglienza gestito dalla Croce Rossa. All'origine dei disordini un
presunto lancio di sassi, da parte del migrante, nei confronti di
alcuni ragazzi che si trovavano vicino al centro d'accoglienza, da dove
l'uomo, fa sapere la Croce Rossa, era stato espulso a causa del suo
carattere problematico. I ragazzi avrebbero quindi avvertito i parenti,
i quali sarebbero poi giunti in massa davanti all'ingresso del centro
dove è sfociata la rissa nel corso della quale il migrante è stato
ferito.
Siria, raid Usa contro l'Isis buona notizia per Israele. Contraria a un
patto siglato tra i miliziani filoiraniani di Hezbollah e l'Isis sul
passaggio di prigionieri, l'amministrazione Trump ha deciso di passare
all'offensiva, colpendo in Siria numerosi mezzi dell'Isis. “L'episodio
si inserisce in un momento in cui gli Usa stanno accrescendo toni e
pressioni nei confronti dell'Hezbollah, considerato uno strumento di
Teheran nella regione. - spiega Guido Olimpio sul Corriere - Gli
americani sono preoccupati che la fazione, temprata dall'esperienza
bellica in Siria, possa aprire un nuovo fronte con Israele. E nelle
ultime settimane sono state rilanciate le indiscrezioni su due
fabbriche di missili che l'Iran starebbe realizzando in territorio
siriano e libanese, materiale destinato ai guerriglieri sciiti
Hezbollah. E all'Onu, l'ambasciatrice statunitense Haley preme perché i
caschi blu schierati nel Líbano sud (ne fa parte anche un contingente
italiano) siano più aggressivi nei confronti degli alleati degli
iraniani”.
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il testo consegnato in vaticano a bergoglio
"Cattolici: alleati, amici, fratelli"
Lo storico documento dei rabbini
Un
passo storico, a distanza di cinquant'anni dalla Nostra Aetate,
nell'impegno del Dialogo tra Ebraismo e Chiesa cattolica è stato fatto
nelle scorse ore. Il documento presentato oggi in Vaticano a papa
Bergoglio da una delegazione formata da tre delle principali
istituzioni rabbiniche internazionali - la Conferenza dei rabbini
europei, il Rabbinato centrale d'Israele, il Consiglio rabbinico
d'America – ha infatti un valore fondamentale nei rapporti tra le due
realtà. Per la prima volta infatti il rabbinato ortodosso
internazionale ha dato un risposta unitaria sul tema del Dialogo
interreligioso con la Chiesa cattolica. “Nonostante le inconciliabili
differenze teologiche, noi ebrei consideriamo i cattolici come nostri
partner, come stretti alleati, amici, fratelli nella comune ricerca di
un mondo migliore che sia benedetto dalla pace, dalla giustizia sociale
e dalla sicurezza”, si legge nel documento intitolato “Tra Gerusalemme
e Roma – Riflessioni sui 50 anni dalla Nostra Aetate” e consegnato al
pontefice dalla delegazione di cui facevano parte, tra gli altri, rav
Pinchas Goldschmidt, rabbino capo di Mosca e presidente della
Conferenza dei rabbini europei, il vicepresidente e rabbino capo
di Roma rav Riccardo Di Segni, rav Ratzon Arusi, presidente della
Commissione del Rabbinato centrale d'Israele per i Rapporti religiosi,
rav Elazar Muskin, presidente del Consiglio rabbinico d'America.
Nel testo, da una parte si ricordano le sofferenze patite per secoli
dalla minoranza ebraica a causa dell'antisemitismo di matrice
cristiana, dall'altra i grandi passi avanti fatti dalla Chiesa nel
riconoscere le proprie responsabilità, culminate nella Nostra Aetate
(1965): dichiarazione con cui cinquant'anni fa la Chiesa “ha iniziato
un processo di introspezione che ha sempre più spogliato la sua
dottrina da qualsiasi ostilità verso gli ebrei, consentendo di far
crescere fiducia e amicizia tra le nostre rispettive comunità di fede”, si
legge nel documento dei rabbini. “È stato un momento di valenza
storica – spiega a Pagine Ebraiche rav Goldschmidt – Mai prima
d'ora all'interno del mondo ortodosso si è era dimostrata una tale
trasversale unità, con la partecipazione dell'Europa, d'Israele e
America, sul tema del dialogo con la Chiesa”. Nel documento – su cui
c'è stato un lavoro di due anni- presentato a Bergoglio non si parla
solo del passato e dei passi avanti fatti, ma si guarda anche al
futuro. “La libertà religiosa è sempre più minacciata ed ebrei e
cattolici hanno un doppio fronte comune contro cui combattere: da una
parte l'estremismo secolare dall'altro quello religioso”,
prosegue il presidente della Conferenza dei rabbini europei, citando da
una parte quei movimenti xenofobi che colpiscono le libertà religiose e
confondono ad esempio l'Islam come religione con il radicalismo,
dall'altra proprio la minaccia della versione estremizzata e distorta
dell'Islam, “che fa vittime in Medio Oriente e in tutto il mondo”.
“Il
documento rappresenta la possibilità di fare insieme alla Chiesa delle
cose concrete nel mondo”, spiega poi rav Di Segni, tra i protagonisti
dell'incontro con Bergoglio in mattinata. Incontro che il rav definisce
“molto cordiale”. “Ma quello che è importante è ciò che c'è dietro: una
parte molto rilevante dell'ebraismo ortodosso ha trovato un accordo e
prodotto un testo condiviso sul Dialogo, riparando anche a documenti
usciti in passato che contenevano aspetti discutibili dal punto di
vista dottrinale”. Il rabbino capo della Capitale rileva poi come la
risposta ebraica alla Nostra Aetate sia importante perché “la
produzione in campo ebraico sul tema del rapporto con la Chiesa è
decisamente minore rispetto a quella nella direzione opposta (la
produzione della Chiesa in merito al rapporto con l'ebraismo)”. “La
distanza teologica c'è e non può essere colmata”, ribadisce il rav,
sottolineando che d'altra parte che questa non è un ostacolo per agire
su altri fronti.
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pagine ebraiche - dossier sicilia ebraica
Palermo e l'ebraismo che rinasce
La
Giornata Europea della Cultura Ebraica in programma il prossimo 10
settembre protagonista del numero di settembre di Pagine Ebraiche in
distribuzione, che tra i vari temi approfondisce sfide e scenari
dell’ormai tradizionale appuntamento di fine estate. Incontri e linee
guida della Giornata trovano collocazione in diverse pagine del
mensile, in continuità con i diversi spazi di approfondimento aperti
nello scorso numero attraverso le pagine dello speciale dossier
“Sicilia ebraica”, curato da Ada Treves. Al centro del dossier, oltre
alla Giornata, un fitto programma di impegni che attende leadership
ebraica e istituzioni locali. A partire dalla sfida di aprire in un
prossimo futuro una sinagoga a Palermo, a oltre cinque secoli dagli
editti di espulsione firmati dai regnanti di Spagna che segnarono la
fine di una presenza ebraica sull’Isola. Dal numero di agosto, uno
sguardo su Palermo con Evelyne Aouate.
È una donna il centro intorno al quale l’ebraismo di Palermo ha
ripreso voce: Evelyne Aouate, ebrea francese nata in Algeria, ha
vissuto l’esperienza dell’erranza che ha portato lei e la sua famiglia
a Parigi. Cresciuta in una famiglia osservante, molto giovane, decide
di restare in Sicilia dopo un viaggio. “Pensavo di essere l’unica ebrea
a Palermo ma mi sbagliavo, anche se non c’era un’organizzazione di
riferimento. Quando sono venuta a sapere di altre realtà ebraiche è
stata una grande gioia per me. Casualmente, poi, è venuta a cercarmi
Miriam Ancona, che aveva saputo da una mia cliente che sono ebrea e mi
è venuta a trovare nel mio negozio”.
Dopo tanti anni di attività lavorativa la decisione di interrompere,
ed è proprio in questo momento che Evelyne comincia ad essere
contattata da fuori Palermo: “Tre anni e mezzo fa ho deciso di smettere
di lavorare e in quello stesso periodo sono stata contattata da rav
Pierpaolo Pinhas Punturello, per organizzare un seminario per parlare
di ebraismo. Era un campo sconosciuto, ma col sostegno di un amico
libraio siamo riusciti e abbiamo visto che c’è grande curiosità di
vedere, di sapere, di capire cosa è l’ebraismo.
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Setirot
- Adozioni |
Diamo
per buona (rimanendo però in attesa di una versione meno confusa di
quella fornita il primo giorno dal Times) la “bomba” giornalistica
secondo cui a Londra, nel distretto multietnico di Tower Hamlets (dove
solo il 31% dei residenti ha la pelle bianca), una bambina di 5 anni,
battezzata, è stata affidata dai servizi sociali a una famiglia
musulmana praticante.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Melodie yemenite
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Quando
il cantore A. Zvi Idelsohn giunge a Gerusalemme nel 1906, resta
affascinato soprattutto dagli ebrei “orientali” e decide di
intraprendere un progetto di ricerca, raccolta e trascrizione di tutte
le tradizioni musicali e linguistiche. Nel 1914 pubblica il primo
volume del suo Thesaurus delle Melodie Ebraiche Orientali, dedicato
interamente alla tradizione yemenita, che ritiene essere la più pura e
autentica, in quanto la pronuncia dell’ebraico e l’eredità musicale
sarebbero databili al I sec. a.C.
All’epoca delle prime ricerche di Idelsohn, la comunità yemenita in
Eretz Israel è sparuta e vive ai margini della società, ma agli occhi
di musicisti ed etnomusicologi costituisce un vero tesoro. Le melodie
orientaleggianti raccolte da Idelsohn affascinano i compositori giunti
in quegli anni dalla Germania e dall’est Europa e qualcuno, più che
altro animato dall’ideale romantico, prova anche a metterci le mani.
Maria Teresa Milano
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Un milione per Hatikwà |
“Qui
comincia l’avventura / del signor Bonaventura...” Così, per decenni,
sul “Corriere dei piccoli” si avviavano le strampalate gesta del
personaggio in marsina e bombetta rosse e larghi pantaloni bianchi
conosciuto da generazioni di giovani lettori. Squattrinato all’inizio,
Bonaventura finiva regolarmente per diventare milionario (negli anni
cinquanta, a causa dell’adeguamento all’inflazione, addirittura
miliardario).
Giorgio Berruto
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Proteggi gli alberi
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Sarebbe
bello se la forza distruttiva dell'uomo forse limitata all'irriverenza
dissacrante e simbolica di un Palazzeschi, con il suo Incendiario che
può "cogli occhi / bruciare tutto il mondo" come il poeta "incendiario
mancato, / incendiario da poesia" (che poi, a rileggerne l'incipit dopo
i recenti orrori dei prigionieri in gabbia dell'Isis, la descrizione di
questo piromane esposto alla gogna stringe il cuore.
Sara Valentina Di Palma
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