
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
|
Coloro
i quali questo pomeriggio, prima dell'ingresso dello Shabbat,
prepareranno la plata ( piastra elettrica che tiene in caldo i cibi per
lo Shabbat), sistemeranno il bollitore (pentola elettrica che tiene in
caldo l'acqua per il te o il caffè per lo Shabbat), controlleranno lo
shaon Shabbat (l'orologio che regola di Sabato lo spegnimento e
l'accensione delle luci) sappiano che l'inventore di tutte queste cose
e di molti altri sistemi di incontro tra la modernità, la vita e la
tradizione ebraica è morto ieri.
Rav Israel Rozen zl grande sapiente, ingegnere, rabbino, giudice di un tribunale rabbinico ha lasciato questo mondo.
|
|
Leggi
|
Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
|
Il
2 novembre 1917 il governo inglese discusse e approvò il testo di
quella che passerà alla storia come la Dichiarazione Balfour, una
lettera indirizzata dal ministro degli esteri a Lord Rothschild. Ecco
il testo, sul quale vale la pena riflettere:
«His Majesty’s Government view with favour the establishment in
Palestine of a national home for the Jewish people, and will use their
best endeavours to facilitate the achievement of this object, it being
clearly understood that nothing shall be done which may prejudice the
civil and religious rights of existing non-Jews communities in
Palestine, or the rights and political status enjoyed by Jews in any
other country.»
|
|
Leggi
|
 |
Alle Fosse Ardeatine,
la preghiera di Bergoglio
|
"Dopo
aver celebrato la messa al cimitero americano di Nettuno, Bergoglio si
è recato ieri al sacrario delle Fosse Ardeatine. Qui il “papa prega in
silenzio nel luogo in cui i nazisti, il 24 marzo 1944, uccisero 335
italiani, tra i quali 75 ebrei. - scrive Gian Guido Vecchi sul Corriere
- Sul terrapieno sopra l'ingresso sono piantate una Croce e una Stella
di David. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, recita in ebraico
il De Profundis”. Assieme al rav, presenti tra gli altri la presidente
dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni e la
presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello. I giornali
riportano poi l'annotazione lasciata da Bergoglio sul libro d'onore del
Sacrario: “Questi sono i frutti della guerra: odio, morte,
vendetta...Perdonaci, Signore” (Repubblica e Avvenire).
A Bonn e Berna i capolavori depredati dai nazisti. Come anticipato da
Pagine Ebraiche, dal 2 novembre il Kunstmuseum di Berna con “Degenerate
Art – confiscated and sold” (“Arte degenerata – confiscata e venduta”)
e dal 3 la Bundeskunsthalle di Bonn con Nazi Art Theft and its
Consequences (“Il furto d’arte per mano nazista e le sue conseguenze”)
espongono il tesoro conservato per decenni da Cornelius Gurlitt e
sequestrato a fine febbraio 2012 dalle autorità tedesche. Un patrimonio
di opere, da Chagall a Picasso, che il padre di Cornelius, Hildebrand
Gurlitt, sottrasse agli ebrei durante il nazismo o ottenne dopo i
sequestri nei musei dell'“arte degenerata”. “Secondo quanto dichiarato
da Cornelius fino alla sua morte nel 2014, - scrive il Corriere della
Sera parlando oggi delle due mostre - lui non aveva mai pensato che
quei quadri fossero frutto di rapina. Ora, le due esposizioni si
propongono anche di 'ricordare con rispetto le vittime degli espropri e
dei furti oltre che gli artisti, collezionisti e mercanti d'arte
perseguitati dal regime', tutti o quasi ebrei. Ma solo pochissimi fra
loro sarebbero stati rintracciati, e per sole 5 opere: l'ultimo caso,
di appena un mese fa, riguarda il 'Ritratto di una giovane donna
seduta' di Thomas Couture, appartenuto a Georges Mandel, politico ebreo
francese assassinato”.
Parigi, fuga ebraica dalle banlieu. Lettere minatorie, bossoli di
kalashnikov, scritte antisemite e pro-Isis. La percezione di una
minaccia costante e la decisione obbligata, dopo 17 anni, di lasciare
la propria casa a Noisy-le-Grand, a Est di Parigi. Una vicenda
raccontata da Le Monde e oggi ripresa da La Stampa con protagonista,
suo malgrado, una famiglia ebraica francese. “In quella casa, al minimo
rumore, non si dormiva più - ha ammesso Paul, il padre della famiglia
in questione -. Siamo andati via”. Una storia esempio di un
antisemitismo quotidiano e ordinario, in crescita a Parigi, soprattutto
nelle banlieues più popolari, scrive La Stampa: “l'antisemitismo non è
una novità di oggi. In un sondaggio che era stato realizzato da
Fondapol tra gli ebrei di diversi Paesi alla fine del 2013, già
emergeva che la situazione era peggiore che altrove: ad esempio, il 60%
temeva di essere aggredito fisicamente perché ebreo nell'anno a venire
contro il 17% nel Regno Unito, il 18% in Svezia e il 34% in Germania”.
Diversi poi gli episodi di feroce antisemitismo registrati in Francia,
come il sequestro e barbaro omicidio del giovane Ilan Halimi nel 2006:
due giorni fa, una lapide in sua memoria è stata divelta a Parigi. Ieri
invece la Corte d'Assise della Capitale ha condannato a 20 anni di
reclusione Abdelkader Merah, considerato istigatore del fratello
Mohamed, che nel 2012 fece una strage alla scuola ebraica di Tolosa.
Della Francia e il problema dell'antisemitismo scrive anche il Foglio
di oggi.
| |
Leggi
|
|
|
a 22 anni dall'omicidio - le parole di rivlin
"L'assassinio di Yitzhak Rabin,
una frattura ancora da guarire"
Il
4 novembre 1995 è stato un giorno di rottura per la democrazia
israeliana: Yitzhak Rabin, il Primo ministro israeliano che incarnava
la speranza di una pace con i palestinesi, veniva assassinato da un suo
concittadino, un ebreo israeliano, l'estremista Yigal Amir. “Per la
prima volta lo Stato e la democrazia israeliana dovettero affrontare
una minaccia interna tangibile”, ha dichiarato il Presidente d'Israele
Reuven Rivlin nel corso delle cerimonie ufficiali – tenutesi alla
Knesset e al Monte Herzl, dove Rabin è sepolto – in memoria del Premio
Nobel per la pace. Il suo assassinio “è una frattura che cerchiamo
ancora di far guarire e continueremo a farlo”, ha affermato Rivlin. “La
vera democrazia può e deve prevedere il disaccordo. E una democrazia
vibrante dovrebbe permettere il dialogo anche quando è doloroso – le
parole del Presidente israeliano – Ma non può permettere la violenza,
deve denunciarla, soprattutto quando nasce al suo interno. Perché la
violenza, come disse Rabin nel suo ultimo discorso, intacca le
fondamenta della democrazia. La violenza mina i pilastri su cui poggia
lo Stato d'Israele”. Leggi
|
il momento di raccoglimento con bergoglio
Il ricordo delle Fosse Ardeatine
“Memoria e speranza condivisa”
"Un
momento di lutto condiviso, memoria condivisa, speranza condivisa”.
Così il rabbino capo di Roma commenta la visita e il momento di
raccoglimento di Bergoglio alle Fosse Ardeatine. È stato proprio il rav
ad accoglierlo, insieme tra gli altri alla Presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, alla Presidente della
Comunità ebraica romana Ruth Dureghello e al segretario Emanuele Di
Porto. “Questi sono i frutti della guerra: odio, morte,
vendetta…Perdonaci, Signore” ha scritto Bergoglio sul libro d’onore del
memoriale. In una breve preghiera all’interno del sacrario il papa ha
inoltre affermato: “Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe, con questo
nome ti sei presentato per liberare il tuo popolo dalla schiavitù
dell’Egitto, hai osservato la miseria del tuo popolo e hai detto:
‘conosco le sue sofferenze’. Dio di ciascuno dei 335 uomini trucidati
qui, i cui resti riposano nelle tombe. Tu conosci i loro volti e i loro
nomi. Non sei Dio dei morti ma dei viventi. Fa o Signore che ci
togliamo i calzari dell’egoismo e dell’indifferenza e attraverso il
roveto ardente di questo mausoleo ascoltiamo in silenzio il tuo nome”. Leggi
|
le iniziative in israele e in italia
Un bosco nel nome di Alisa
Un
bosco per Alisa, nella foresta di Tsorà, in Israele. Un bosco per
Alisa, mancata negli scorsi mesi in drammatiche circostanze. Aveva 18
anni, un grande cuore, tanti amici. Realizzato su iniziativa della
sezione italiana del Keren Kayemeth LeIsrael, il progetto è diventato
realtà questa mattina.
Numerosi, hanno ricordato i suoi cari, gli impegni nati o che stanno
nascendo nel suo nome. A partire dall’associazione “Suoniamo insieme
per Israele” costituita nel maggio scorso, in sinergia con i genitori
Daniel e Sabrina Coen, per ricordarla attraverso attività di promozione
e sviluppo tra i giovani di attività musicali. Un progetto che fa perno
su un gruppo promotore e che si avvale dell’assistenza tecnica e della
consulenza di professionisti nel campo della didattica musicale, ma che
è comunque aperto, viene sottolineato, “a tutti coloro che desiderano
rispondere a un evento doloroso con una azione positiva”.
Quattro
i progetti su cui si sta lavorando, nella scuola ebraica di Roma e
presso il liceo Virgilio. Presidente dell’associazione
(www.suoniamoinsiemeperalisa.it, le donazioni sono incoraggiate) è Saul
Meghnagi, vicepresidente Anna Orvieto, segretario generale Roger
Hannuna. Il presidente onorario è invece Daniel, il padre di Alisa. Leggi
|
l'anniversario della razzia nazifascista
Genova, 3 novembre 1943
L'orrore della deportazione
“Cade
in queste ore il 74esimo anniversario della cattura di numerosi ebrei
genovesi per mano dei nazisti. Drammatica premessa alla successiva
deportazione e all’annientamento nei lager. La retata in sinagoga ad
opera delle SS, ma anche gli arresti effettuati altrove, come nel caso
del rabbino capo Riccardo Pacifici che fu catturato in Galleria
Mazzini, sono ferite ancora aperte. Pagine dolorose di memoria che
devono ispirare un’intera società civile nella difesa dei suoi ideali e
principi fondamentali”.
È quanto scrive la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Noemi Di Segni, in un messaggio inviato al Consiglio, al
rabbino capo e agli iscritti della Comunità ebraica di Genova. Afferma
rav Pacifici, nell’ultimo Rosh HaShanà prima della cattura (1 Ottobre
1943): “Mai forse il nostro tempio è stato così deserto e abbandonato.
Per contro mai, come in questo Rosh HaShanà, noi vi siamo entrati con
l’animo così appassionato e fervente di ardore religioso, col desiderio
intenso di trovarci vicino a Dio e trovare in Lui pace e conforto.
Possiamo ben dire di essere noi, qui riuniti, gli autentici
rappresentanti di quella comunità d’Israele che mai smentisce se
stessa, anche nelle più gravi e dolorose vicende della vita”. Leggi
|
Irreconciliabile |
L’ebraismo
mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un
nemico irreconciliabile del Fascismo.” Ho sempre amato questa frase; mi
piace soprattutto quell’aggettivo “irreconciliabile”, qualcosa di più
di “inconciliabile” con la forza di quella doppia r che non permette
dubbi o mediazioni e la lunghezza inusuale della parola che circonda
l’ebraismo come una barriera proteggendolo da qualunque tentazione di
avvicinamento al fascismo. E così la frase pronunciata da Mussolini il
18 settembre 1938 suona come un bellissimo complimento per l’ebraismo
di allora. Magari fosse stato anche vero.
Non fingo di non sapere che quella frase è stata usata per annunciare
sette anni di sofferenze e persecuzioni (anche se non sono mancati
coloro a cui le leggi razziali - spingendoli a lasciare l’Italia in
tempo - hanno salvato la vita). E tuttavia sarebbe un peccato ignorarla
solo per questo.
Anna Segre, insegnante
Leggi
|
L’abuso della tecnologia |
“Quando
un’intera popolazione si lascia intossicare dall’abuso del telefono e
perde così l’abitudine a scambiarsi lettere o visite, il difetto sta
nell’uso smodato dello strumento, conviviale nella sua essenza, ma la
cui funzione è snaturata da un’impropria estensione del suo campo
d’azione.” Queste parole le ho estratte da “Tools for Conviviality” di
Ivan Illich (1926-2002), un filosofo austriaco ebreo di nascita ma
convertito al cattolicesimo, che sebbene in molti punti lasci alquanto
perplesso – come per esempio, la sua accesa avversione verso la
medicina moderna, la quale potrebbe anticipare alcune tesi populiste
odierne, tra cui quelle no vax – ha elaborato nella sua opera anche
concetti e spunti interessanti.
Francesco Moises Bassano
Leggi
|
|
|