
Elia Richetti,
rabbino
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I
Maestri hanno notato che nella gara fra Itzchak ed i Filistei in merito
ai pozzi vediamo che fintantoché a scavare i pozzi sono i servi di
Avraham o di Itzchak, i Filistei riescono a chiuderli. Il primo pozzo
sul quale non ci sono discussioni è quello scavato da Itzchak stesso,
come è scritto: “Si spostò di là, scavò un altro pozzo, e non
litigarono per esso”.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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La
scrittrice israeliana Zeruya Shalev ha vinto la diciassettesima
edizione del premio letterario Adei-Wizo con il romanzo Dolore tradotto
in italiano da Elena Loewenthal (Feltrinelli). È la storia di una donna
che in seguito a una lesione subita in un attacco terroristico soffre
per il resto dei suoi giorni di un dolore fisso e lancinante. Il dolore
continuato, forse più di quello a ondate, è davvero insopportabile, ma
alla fine diventa una presenza fissa e in un certo senso una compagnia
che evita l’assoluta solitudine, e quindi con la sua presenza finisce
per portare sollievo e quasi amicizia, oltre a un senso di speranza che
un giorno il dolore scomparirà.
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Rav Laras (1935-2017)
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Un
maestro, un’autorità in Europa e nel mondo”. Così il Corriere rende
omaggio al rav Giuseppe Laras (1935-2017), scomparso ieri a Milano.
Un maestro “figlio della Shoah”, si spiega ricordando la sua drammatica
salvezza e l’ultimo sguardo rivolto alla madre e alla nonna.L’amicizia
del rav con il cardinale Carlo Maria Martini, viene inoltre
sottolineato, “ha segnato forse il punto più avanzato del dialogo tra
ebrei e cristiani”. Uno dei tanti meriti di un magistero che ha toccato
vette altissime.
“Una vita per il dialogo” titola Avvenire, nel pubblicare il suo ultimo
documento. Un vero e proprio testamento spirituale, dove si passano in
rassegna i momenti essenziali della propria vita e dove si offrono
numerosi spunti di riflessione per l’ebraismo italiano e per le sfide
cui è atteso.
Scrive Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica
milanese, sul dorso locale di Repubblica: “Ricordare il rabbino
Giuseppe Laras significa parlare degli ultimi 80 anni di vita del
nostro paese visti non da uno spettatore della storia, ma da un
protagonista”.
“Simbolo del dialogo tra le religioni” lo loda Repubblica.
Ad andarsene è un rabbino “grande e contemporaneo”, scrive tra gli altri il Foglio.
Come reso noto dal Tribunale rabbinico del Centro-Nord Italia e dai
familiari del rav, la pubblica cerimonia di commiato avrà luogo
quest’oggi alle 13 davanti alla sinagoga di via della Guastalla. Alle
14.30 il feretro abbandonerà Milano per partire in serata per Israele,
dove il rav sarà sepolto nella mattinata di venerdì.
All’interno di una surreale intervista al Corriere il vicepresidente di
CasaPound Simone Di Stefano afferma: “Siamo stati sdoganati dai
risultati elettorali, da Ostia a Bolzano, da Lucca a Lamezia Terme. Nel
tempo abbiamo ospitato centinaia di politici e giornalisti. Siamo per
il dialogo”. Non mancano le consuete lodi al fascismo, mentre per
quanto riguarda le Leggi Razziali Di Stefano dice: “Sono state un reato
gravissimo, da condannare. E un errore, perché hanno allontanato gli
ebrei dal fascismo, nel quale erano protagonisti, dalla Marcia su Roma
al ministro Guido Jung, fino all’esponente del Pnf Ettore Ovazza”. Ora,
aggiunge l’esponente del gruppo di estrema destra, “ci dovrebbe essere
un legame più forte tra la Comunità ebraica e l’Italia”. Alla domanda
se ci siano ebrei in CasaPound, Di Stefano risponde: “Attualmente non
saprei, in passato credo qualcuno”.
Il Corriere Roma parla dell’intenso incontro alla Casina dei Vallati
sul tema “Ebrei nel calcio durante le Leggi Razziali”, promosso in
occasione dell’uscita del libro Presidenti di Adam Smulevich. Un
confronto in cui molteplici sono stati gli spunti d’attualità. Il
Corriere riporta al riguardo le parole del vicepresidente della
Comunità ebraica Ruben Della Rocca, che così si è espresso sul razzismo
e l’antisemitismo negli stadi. “Tutti i club di calcio devono assumersi
le loro responsabilità. Gli abbonati e i tifosi che comprano il
biglietto non sono degli sconosciuti: decano lasciare le loro
generalità, i tagliandi sono nominativi e gli stadi sono dotati di
controlli e telecamere. Bisogna fare uno sforzo in più Federcalcio
compresa”. Sempre a proposito di Sport e Memoria.
Durante l’incontro il presidente della Fondazione Museo della Shoah
Mario Venezia, ha annunciato una emozionante donazione: i guantoni
appartenuti all’ebreo romano Leone Efrati, grande pugile degli Anni
Trenta ucciso ad Auschwitz, esposti nella mostra sulle Leggi Razziali
alla Casina dei Vallati, sono stati fatti avere ai suoi discendenti in
Israele. A parlarne è il dorso regionale di Repubblica.
Sull’Osservatore Romano i passaggi più significativi di un articolo
scritto da Viviana Kasam per Pagine Ebraiche in cui si raccontano
alcune storie di salvezza di ebrei nel rione Monti. “Una quindicina di
famiglie ebraiche in ottimi rapporti con il quartiere e anche con la
parrocchia. Tanto che quando nel 1943 cominciarono i rastrellamenti –
si legge – la maggior parte trovò asilo nelle case religiose e nei
conventi circostanti, e anche nel cupolone della chiesa di Santa Maria
ai Monti”.
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la scomparsa del grande maestro
Milano, ultimo saluto a rav Laras
L'omaggio al Tempio Maggiore
Si
è tenuta in queste ore, alla Sinagoga Maggiore di via Guastalla, a
Milano, la pubblica cerimonia di commiato a rav Giuseppe Laras,
scomparso ieri all'età di 82 anni. Tutto l'ebraismo italiano si è
stretto attorno alla famiglia nel ricordare una personalità che ha
segnato, con i suoi insegnamenti e studi, intere generazioni. Tante le
autorità e le istituzioni - ebraiche, di altre religioni così come
civili - che in queste ore hanno voluto rendere omaggio alla sua
memoria, ricordando davanti alle persone presenti a Guastalla il
loro legame con Laras (domani mattina alle 10.30 si terrà il funerale
al cimitero di Kfar Nachman, a Raanana, in Israele). E il rav, prima di
morire, ha voluto congedarsi con un ultima lettera aperta, un'ultima
lezione e messaggio al mondo che ha rappresentato in modo autorevole in
questi anni, passando dal guidare la Comunità ebraica di Ancona, a
quella di Livorno, poi Milano, fino alla presidenza dell'Assemblea
rabbinica italiana e Presidente del Tribunale rabbinico del Centro
Nord-Italia. “La mia malattia sta avanzando inesorabilmente ed è
pertanto mio desiderio, seppur brevemente, consegnarvi alcuni pensieri.
- annunciava nel suo ultimo scritto rav Laras - Durante la mia vita ho
potuto vivere in prima persona il tramontare e il sorgere di mondi
diversi, con inquietudini e speranze. La distruzione degli ebrei
d’Europa ha sfiorato la mia esistenza, segnandola per sempre.
Misteriosamente, grazie alla forza e al coraggio di mia madre, il Santo
e Benedetto ha voluto che sopravvivessi agli orrori e alle ceneri della
Shoah. Nel 1948 è nato lo Stato di Israele, dopo un lavorio
pluridecennale, alacre e devoto: ricordo la commozione, l’euforia e il
senso di stupore di quei giorni. Ricordo anche le angosce che
assalirono me, come molti altri tra noi, sino all’ora presente, in
relazione alla sopravvivenza del nostro piccolo Stato. Leggi
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rav laras, il ricordo dei rabbini
"Un Maestro in tutti i sensi”
Un Maestro, un punto di riferimento, un amico. Tutto il rabbinato italiano piange la scomparsa di rav Laras.
“Un grande Maestro, una guida per la nostra Comunità della quale è
stato per 25 anni rabbino capo. Figura di altissimo spessore culturale
e umano, ha segnato un’epoca dell’ebraismo milanese e italiano, ma non
solo”. Così il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib,
insieme ai presidenti Raffaele Besso e Milo Hasbani, al Consiglio, alla
Giunta, al Segretario Generale. “Rav Laras – viene spiegato – ha dato
impulso al Dialogo interreligioso con sincerità e coraggio; ha
divulgato i valori e il Pensiero ebraico diventando un punto di
riferimento costante, per la sua levatura intellettuale e spirituale”.
Parla di “grande vuoto” il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni.
“Non c’è stato evento negli ultimi decenni di storia ebraica italiana
in cui non si sia sentito il peso della sua voce, dei suoi
insegnamenti, dei suoi consigli”. E in questo, osserva, rav Laras è
intervenuto “come sopravvissuto alla Shoah, come Maestro ricco di
dottrina e di esperienza, come cittadino preoccupato degli sbandamenti
della società”. Sempre pacato nella forma, afferma il rav Di Segni, “ma
deciso nei suoi principi” e “senza timore di andare controcorrente”.
Settanta anni di conoscenza per l’ex presidente dell’Assemblea rabbinica italiana Elia Richetti.
“A livello umano, ho sempre provato per lui un grande affetto. A
livello rabbinico, mi hanno sempre colpito la sua preparazione e
sensibilità. Perché talvolta poteva sembrare distaccato – spiega – ma
invece non lo era affatto”. Il ricordo va così al periodo degli studi
in yeshivah a Gerusalemme, con rav Laras che personalmente si informava
dei suoi progressi, lo seguiva da vicino, veniva a trovarlo a casa. Di
questi ultimi mesi, a colpirlo la “lucidità” e “l’intelligenza” con cui
ha affrontato ogni giorno. Anche quelli più difficili.
Per il rav Roberto Della Rocca,
direttore dell’Area Cultura e Formazione UCEI, rav Laras ha avuto “la
grande saggezza di capire e sapersi adeguare ai tempi”. E la capacità
di saper leggere, cogliere l’istante. “Si è sempre aggiornato –
riflette – e con la sua leadership è stato in grado di portare
l’ebraismo italiano fuori dal provincialismo. Su un piano religioso, ma
anche culturale”.
Una lunga collaborazione, nell’Assemblea rabbinica e nella Consulta.
“L’ho sempre sentito vicino, sempre pronto a confrontarsi. Sempre
pronto a dare l’esempio. E la sua è stata davvero una vita esemplare,
anche nel modo in cui ha saputo reagire alla Shoah”.
“Quella di rav Laras è stata una presenza e una figura di Maestro che
ha segnato diversi momenti della mia vita” sottolinea il rabbino capo
di Genova rav Giuseppe Momigliano.
A partire da quando rav Momigliano era allievo alla scuola rabbinica
Margulies e rav Laras l’esaminatore. Quindi, diventato anche lui
rabbino, una lunga collaborazione che ha avuto positivi riflessi per la
Comunità ebraica genovese (di cui è stato riferimento sia per il
tribunale rabbinico, sia per altre problematiche). “Fino all’ultimo è
stato disponibile, un Maestro nella sua umanità” dice rav Momigliano. E
come presidente dell’Ari, la sua valutazione, ha saputo attuare scelte
“coraggiose” e “lungimiranti”.
A lungo suo studente al Collegio rabbinico, il rabbino capo di Firenze Amedeo Spagnoletto
dice: “Era un maestro non solo perché aveva dottrina come pochi, ma
perché conosceva profondamente l’ebraismo italiano, grazie alle sue
esperienze di guida in varie comunità. Conosceva le persone, una delle
qualità che più fanno di una guida religiosa un rav in senso pieno”.
Proprio a un suo allievo, rav David Sciunnach,
il rav Laras ha affidato la guida del Tribunale Rabbinico del Centro
Nord-Italia. “Voglia il Santo e Benedetto accompagnare questo difficile
e delicatissimo lavoro, vegliando sulle nostre Comunità. In particolare
– scrive il rav Laras nel suo testamento spirituale – prego le persone
la cui ebraicità è stata dichiarata da questo Tribunale ad aver
coscienza del dono loro fatto, con tutte le responsabilità e gli oneri
che ne conseguono, invitandole a rafforzare la loro vita ebraica in
seno alle comunità di appartenenza”. Leggi
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qui milano - la premiazione
Premio Adelina Della Pergola,
vince "Dolore" della Shalev
Tre
grandi libri in finale ma solo uno poteva vincere. Così ad essere
premiata dalla giuria della XVII edizione del Premio Letterario
Adei-Wizo Adelina Della Pergola è stata Zeruya Shalev, con il suo
Dolore, tradotto per Feltrinelli da Elena Loewenthal. “Avremo voluto
premiarle tutte, perché ciascuno dei tre libri arrivati in finale era
meritevole della vittoria”, spiega Esther Silvana Israel, presidente
nazionale dell'Adei Wizo. Le altre due contendenti erano infatti altre
due scrittrici, Eve Harris con il suo Il matrimonio di Chan Kaufman
(LibrAria) e Shifra Horn con Scorpion Dance (Fazi Editore). Alla fine
però la toccante e profonda opera di Shalev ha conquistato la giuria
con il conferimento del premio Adelina Della Pergola alla scrittrice
ieri allo Spazio Oberdan di Milano. Accanto a Shalev, a vincere il
premio della sezione ragazzi, Carlo Greppi (nell'immagine, i due
insieme durante la premiazione), con Non restare indietro (Feltrinelli)
arrivato in finale insieme a Una volta nella vita (Vallardi) del
francese Ahmed Dramé. Leggi
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LA SQUADRA ISRAELIANA SI PRESENTA
"Ciclisti, ma anche ambasciatori"
No,
non è una squadra come tante altre. E per il 2018 vuole sorprendere,
emozionare, costruire qualcosa di davvero unico. La Israel Cycling
Academy, la prima compagine professionistica israeliana di ciclismo,
punta decisamente in alto: il prossimo Giro d’Italia, che il 4 maggio
partirà da Gerusalemme. Ancora non c’è l’ufficialità, ma è altamente
probabile che una delle wild card che saranno assegnate
dall’organizzazione a gennaio andrà a questo team che non solo è
cresciuto esponenzialmente sul piano tecnico ma che ha anche molta
Italia nel suo dna. Sono italiane le biciclette, per via della
partnership con la storica azienda produttrice De Rosa. È italiano uno
dei corridori di punta, l’empolese Kristian Sbaragli. È italiano l’uomo
nel cui nome in questi anni sono state realizzate diverse iniziative
per il dialogo, la pace, la reciproca conoscenza: Gino Bartali, il
ciclista ‘Giusto’ che lo Stato di Israele onora tra i suoi eroi dal
settembre 2013. Cinque i continenti e sedici le nazioni
rappresentate in questo team, per un totale di 24 ciclisti. Da
quest’oggi ciascuno di loro è “ambasciatore di pace”, come
ufficialmente riconosciuto nel corso di una cerimonia tenutasi al
Centro Peres per la pace. È stato proprio l’ambasciatore italiano
Gianluigi Benedetti a richiamare l’esemplare vicenda di Bartali e tutto
quello che rappresenta nel rapporto sempre più stretto tra i due paesi.
Su un piano sportivo e non solo. Leggi
il cordoglio dell'ebraismo italiano
"Shaykh Pallavicini, esempio
di amicizia e fratellanza"
In
seguito alla scomparsa di Shaykh Abd al Wahid Pallavicini, fondatore
della Comunità Religiosa Islamica Italiana, la Presidente dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha inviato al figlio,
l'imam Yahya Pallavicini, il seguente messaggio di cordoglio.
Carissimo Imam Yahya Pallavicini
Con grande dolore e commozione apprendiamo della scomparsa di Shaykh
Abd al Wahid Pallavicini. A nome degli Ebrei d’Italia e dell’intero
Consiglio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane desidero
esprimere a te e a tutta la Comunità Religiosa Islamica Italiana il più
sentito cordoglio per un lutto che tocca tutti noi. L'esempio di tuo
padre, figura fondamentale per il Dialogo interreligioso di cui è stato
uno dei pionieri , rimarrà per sempre vivo nei nostri cuori. I suoi
insegnamenti, ispirati sempre dal profondo rispetto reciproco e dal
sentimento di fratellanza tra i popoli, hanno segnato l'inizio di un
percorso di confronto proficuo tra mondo ebraico e mondo musulmano che
spetta a noi portare avanti, come missione e responsabilità, verso le
generazioni passate e future.
Che il suo ricordo sia di benedizione
Noemi Di Segni,
Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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qui roma
Pitigliani Kolno’a Festival 2017,
uno sguardo al cinema di Israele
Commedie,
drammi, documentari, panel con professionisti dell’animazione, del
giornalismo documentario e della serialità televisiva, ospiti e
anteprime italiane. Queste alcune delle anime del Pitigliani Kolno’a
Festival, la kermesse dedicata alla cinematografia israeliana e di
argomento ebraico, che giunta alla dodicesima edizione, torna a Roma
dal 18 al 23 novembre 2017.
Il programma è stato presentato questa mattina al Centro Ebraico Il
Pitigliani, dalla direttrice del Centro Ambra Tedeschi, dalla
direttrice artistica del festival Ariela Piattelli (insieme a Lirit
Mash, in collegamento video da Israele) e da Eldad Golan, addetto
culturale dell’Ambasciata di Israele. Leggi
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qui roma - l'incontro
Israele-Italia, quale futuro
È
iniziato con un minuto di silenzio in memoria di Rav Giuseppe Laras
l’incontro che si è tenuto ieri pomeriggio a Roma, nella sala
conferenze dell’agenzia di stampa Adnkronos, dal titolo “Le politiche
del governo italiano nei confronti di Israele”. Il simposio ha visto
dibattere il sottosegretario agli affari esteri Benedetto Della Vedova,
lo psicoanalista e assessore alla cultura dell’UCEI David Meghnagi, il
direttore di Radio Radicale Alessio Falconio, su tematiche come le
recenti e contestate risoluzioni dell’Unesco, il dossier Iran, le
politiche dell’Unione Europea nei confronti di Israele. Temi
tratteggiati da Alessandro Litta Modignani, presidente dell’Unione
delle Associazioni pro Israele (UDAI), che ha introdotto l’evento. A
presiedere Flaminia Sabatello, presidente dell’Associazione Romana
Amici d’Israele, che ha organizzato l’evento. Leggi
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jciak
Gli ebrei dello zoo di Varsavia
Mentre
a Varsavia infuriava la violenza nazista, un’incredibile arca di Noè
s’incaricava di portare in salvo quasi trecento ebrei intrappolati nel
ghetto. Contrabbandati fuori da quelle mura a bordo di un camion,
uomini, donne e bambini trovavano rifugio nelle gabbie, nei
sotterranei, nei passaggi segreti di quello che, prima della guerra era
stato uno degli zoo più celebrati d’Europa. Da lì, muniti di documenti
falsi erano infine traghettati in luoghi più sicuri.
A rendere possibile la loro fuga furono Antonina Żabińska e il marito
Jan, direttore dello zoo, che per salvare le vite innocenti dei
perseguitati non esitarono a mettere a rischio se stessi e i loro
figli. A portare sul grande schermo la loro storia è La signora dello
zoo di Varsavia di Niki Caro (La ragazza delle balene, North Country –
Storia di Josey) – da oggi nelle sale italiane – con Jessica Chastain
nella parte di Antonina, Johan Heldenbergh in quella del marito e
Daniel Brühl nei panni del zoologo nazista Lutz Heck.
Daniela Gross Leggi
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israele - la giovane kehilà
Lo Shabbaton dei giovani
Oltre
50 partecipanti, l’intero ebraismo italiano rappresentato, all’ultimo
shabbaton della Giovane Kehilà, il movimento giovanile della Comunità
italiana in Israele. Lo Shabbaton, che si è svolto nei locali
dell’Agenzia Ebraica a Gerusalemme, ha visto la partcipazione anche di
15 ragazzi del progetto Yeud, seminario di leadership dell’UCEI.
“È stata un’occasione fantastica per incontrare ragazzi di tutta
Israele. C’erano tutti. Quelli che ora studiano, quelli in kibbutz e
quelli in zavà” racconta Benedetta Calò, delegata alla cultura e alle
attività comunitarie della Giovane Kehilà. “Siamo sempre felici di
incontrare nuovi ragazzi e scambiarci informazioni utili sulla vita in
Israele” aggiunge Daniel Oren, delegato a università e studi
accademici, che assiste volontariamente i nuovi giovani Olim. Leggi
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Setirot - Un grande Maestro
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Rav Giuseppe Laras z’z”l non c’è più. Baruch dayan haEmet
È stato un grande maestro e la mia famiglia, midor ledor, gli è e gli sarà riconoscente e grata per sempre.
Stefano Jesurum, giornalista
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Il rav e Livorno
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Il
rapporto tra rav Laras zl e Livorno è rimasto sempre, vicendevolmente,
in essere e di questa Comunità, come ricordava lui peraltro quella di
origine della sua famiglia. Ebbi modo di parlarne incontrandolo a
Milano pochi mesi or sono.
Vi arrivò giovane rabbino, nel 1968, rilevando la cattedra che era
stata di mio padre, rav Bruno Polacco zl, scomparso a metà 1967: lo
ricordo quindi come suo successore, come Maestro, come vicino di casa
che un sabato, ancora bambino, andai a interpellare perchè “nella
Torà,in Bereshith, c’è un errore” o comunque qualcosa che non torna.
Gadi Polacco
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La soluzione possibile
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“La
sua melanconia non rappresenta né l’avarizia né l’insania mentale, ma
un essere pensante in uno stato di perplessità. Non è fissa su un
oggetto che non esiste, ma su un problema che non può essere risolto”:
così Erwin Panofsky descrive l’incisione di Albrecht Dürer “Melencolia
I”. Quando questo passo della “Vita e l’opera di Albrecht Dürer” mi è
capitato sotto gli occhi un po’ per caso domenica sera, ho subito
pensato alle parole pronunciate poche ore prima da Georges Bensoussan,
ospite a Torino in un convegno su Israele e antisemitismo nel mondo
islamico. A conclusione del proprio intervento, lo storico francese
aveva sottolineato, riferendosi al conflitto israelo-arabopalestinese,
che alcuni problemi, grandi o piccoli che siano, non hanno soluzione.
Giorgio Berruto, HaTikwà/Ugei
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Le vite di Sara
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Di
Sarai-Yiskà (mia principessa – colei che vede, per il suo potere
profetico e perché tutti ne guardavano la bellezza, Bereshit 11:29),
moglie di Avram, si parla poco nella Torà, e di lei emerge un ritratto
più per reticenza che per azioni, più per drammi negativi
apparentemente subiti che per protagonismo attivo: una vita errabonda,
a lungo prostrata dalla sterilità, rapita da Parò prima e da Avimelèkh
poi.
Sara Valentina Di Palma
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