Giuseppe Momigliano,
rabbino
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Innumerevoli
sono le interpretazioni del famoso sogno di Giacobbe, la scala puntata
a terra, la cui cima giunge in cielo, mentre angeli la percorrono
salendo e scendendo; comune a molte di queste interpretazioni è il
richiamo alla necessità di stabilire un legame tra cielo e terra, ossia
tra gli aspetti materiali e concreti della vita - da un lato - ed i
valori spirituali, dall’altro. Il racconto della vita di Giacobbe
successivo a questo sogno in un certo senso è proprio quello che ci può
confermare questa interpretazione.
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Davide
Assael,
ricercatore
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La
settimana scorsa la notizia della morte di Rav Laras, z.l., mi è giunta
solo dopo aver consegnato il mo pezzo alla redazione. Da milanese
ritengo doveroso un ricordo, che esprimo ora, ad una settimana di
distanza. Dico da milanese e non solamente da ebreo milanese perché Rav
Laras non è stato soltanto una figura difficilmente imitabile, per
statura e autorevolezza, per la Comunità ebraica, ma anche una persona
che ha contributo come pochi alla vita culturale della città.
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Jihad della porta accanto
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Era
pronto a fare attentati tra la folla, come scriveva anche su Facebook.
Per questa ragione un 37enne marocchino, già noto alle forze
dell’ordine e residente a San Colombano al Lambro, provincia di Milano,
è stato espulso dall’Italia. “Si sviluppano tutte su un copione
abbastanza ripetitivo le storie recenti degli aspiranti soldati
dell’Isis. Un passato di criminalità di strada, tentativi più o meno
convinti di integrazione, qualche peregrinazione in cerca di lavoro e
sistemazione. Poi arriva il momento dell’innesco per le aspirazioni di
guerra e martirio: in questo caso – scrive il dorso locale del Corriere
– è stato il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, connesso alle
condanne”.
Su Repubblica si racconta la storia di un 15enne musulmano, nato in
Italia da una famiglia di origine marocchina, che progettava attentati
con un drone. Le forze dell’ordine hanno intercettato alcuni suoi
interventi in una chat di aspiranti jihadisti e l’hanno fermato. “Momo
(il nome è fittizio) ha solo 15 anni. Ma una preoccupata segnalazione
dell’Antiterrorismo ha fatto entrare il suo appartamento, che si trova
in un paesino in provincia di Lodi, nei radar dei detective. E il
quindicenne è così finito in un carcere minorile, con l’accusa di
terrorismo internazionale, articolo 270 bis. Nelle chat con il suo
referente – si legge nell’articolo, intitolato ‘Il ragazzino che
giocava alla Jihad’ – l’idea di armare un velivolo telecomandato con
ordigni chimici”.
In un ampio approfondimento, il Corriere racconta come una parte
significativa della comunità ebraica parigina stia lasciando i
quartieri più difficili a maggioranza araba. “Dei 350mila residenti,
60mila si sono rifugiati altrove. Alcuni in Israele. Molti – scrive il
Corriere – si stanno trasferendo in unico quartiere della capitale,
accanto alla sinagoga in costruzione”.
Per quanto riguarda l’aliyah, l’emigrazione verso Israele, il Corriere
riporta come nel 2015 questa sia stata la scelta di 8mila ebrei
francesi, “i più numerosi al mondo per il secondo anno consecutivo”.
Mentre tra quanti restano, viene segnalato, “molti scelgono di cambiare
zona e di vivere raggruppati”.
“L’abbraccio tra Putin e Assad ridisegna il Medio Oriente” scrive La
Stampa a proposito dell’incontro tra i due leader a Sochi. Un evento
che, si legge, “potrebbe essere una solenne conferma del ruolo
fondamentale svolto da Mosca nelle trattative per plasmare il futuro
ancora incerto del paese levantino”. La Stampa parla di approccio
pragmatico da parte del Cremlino, con Putin che continua a tenere
attivo il filo delle comunicazioni anche con Donald Trump e il re
saudita Salman, con i quali ieri ha discusso al telefono. Un confronto
ha avuto luogo anche col premier israeliano Netanyahu, che – si legge –
teme l’influenza iraniana nel Paese, accresciuta dal corridoio sciita
fra Baghdad e Damasco, ed è interessato a una zona di de-escalation a
sud, vicino al confine con la Giordania.
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qui roma - la mostra al Museo Carlo Bilotti
Antonietta Raphaël Mafai, tra disegno e l’identità
“Ho
perduto parecchio tempo a disegnare, ma in fondo disegnare non è mai
tempo perduto. È piuttosto una chiarificazione di ciò che un artista
pensa di realizzare nella pittura e nella scultura”. Scritte nel 1968,
queste parole di Antonietta Raphaël Mafai testimoniano il ruolo per lei
fondamentale del disegno, funzionale nel fissare un’immagine, un’idea,
una sensazione sulla quale lavorare senza sosta.
Efficacemente lo spiega la mostra Antonietta Raphaël Mafai – Carte al
Museo Carlo Bilotti, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla
Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e
curata da Giorgia Calò (nell'immagine assieme a Miriam Mafai, figlia
della Raphaël)– che presenta al pubblico una selezione di circa 50
carte dell’artista, la maggior parte delle quali inedite, che
ripercorrono la sua lunga attività, dagli anni Venti fino al 1975, anno
della sua scomparsa.
Numerose le suggestioni e i risvolti ebraici in questo inedito percorso
espositivo, presentato in anteprima alla stampa (l’inaugurazione,
questa sera alle 18.30).
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qui roma - segnalibro
La Shoah e le storie di salvezza,
a confronto con i ragazzi
Contesto
storico, discussioni storiografiche, singole storie di singoli
individui, testimonianze dirette, tutto ciò si è riccamente intrecciato
all’Università di Roma Tor Vergata in occasione della presentazione del
libro di Liliana Picciotto Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla
Shoah, 1943-1945, Giulio Einaudi editore. Nell’introdurre la mattinata,
in un’aula gremita di studenti, Lucia Ceci, direttrice del Centro
Romano di studi sull’Ebraismo, promotore dell’evento insieme al Diploma
Universitario triennale in Studi Ebraici dell’UCEI e alla Fondazione
CDEC, ha ringraziato l’autrice per aver offerto uno studio di così
grande importanza, che unisce alle voci di chi riuscì a scampare alla
deportazione, meditati e attenti capitoli di indagine storica e di
messa a punto di studi sin qui compiuti.
Myriam Silvera
Università di Tor Vergata, Diploma Universitario UCEI Leggi
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Ticketless - Dalla cronaca nera
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Torino
nasconde i suoi scorci più suggestivi. Chissà perché. S’imbocca via
Garibaldi da piazza Castello, lato sinistro. S’infila un vicoletto. I
lavori di un recente restauro hanno restituito al suo splendore una
delle prime sale cinematografiche italiane. Oggi la sala appartiene al
Centro Sereno Regis ed è dedicata a Gabriella Poli, capocronista della
“Stampa”, deceduta cinque anni fa. Con Giorgio Calcagno aveva scritto
una delle prime monografie su Primo Levi (Echi di una voce perduta, Mursia). Che i primi elzeviri poi raccolti ne L’altrui mestiere
passassero al vaglio della “Signorina Poli” è cosa nota. Pochi sanno
che grazie ad un suo generoso lascito oggi, alla memoria dell’autore di
Se questo è un uomo,
è dedicato un parco in Israele. Socialista, partigiana, esordì
all’”Avanti!”, poi seppe vincere le resistenze dell’arcigno Giulio
Debenedetti, che non voleva donne in redazione.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Miopia europea
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Da
napoletano, ho provato un grande sentimento di orgoglio, oltre che di
gratitudine per tutti coloro che si sono prodigati per questo risultato
- a cominciare dal presidente della Federazione, Maurizio Borra, e dal
vicepresidente, nonché Presidente dell'Associazione di Napoli, Giuseppe
Crimaldi -, di fronte alla splendida riuscita del XXVIII Congresso
della Federazione delle Associazioni Italia-Israele, che ha avuto luogo
nella capitale campana gli scorsi sabato 18 e domenica 19 novembre. Due
giornate di dibattito intenso, serrato, costruttivo, che hanno
visto confrontarsi proficuamente tante persone, giunte da quasi tutte
le regioni d'Italia, ognuna delle quali portatrice di particolari
sensibilità, idee e visioni, ma tutte accomunate dal comune amore per
quella piccola, grande nazione, tanto antica e tanto moderna,
tanto forte e tanto fragile, che appare, da sempre, una sfida vincente
alle tenebre, un simbolo vivente di speranza, giustizia, libertà.
Francesco Lucrezi, storico
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Une chanson écrite en captivité
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Durante
la Seconda Guerra Mondiale, sia nella Francia occupata che nello État
français (Regime di Vichy), la Société des Concerts du Conservatoire e
Radio France eseguirono e trasmisero opere scritte da compositori
francesi nei Campi di prigionia militare aperti in territorio tedesco.
Nel 1941 Radio France trasmise il Concerto per pianoforte e orchestra
di Émile Goué scritto nel medesimo anno presso lo Oflag XB Nienburg am
Weser ed eseguito dall’Orchestre National de France; l’11 gennaio 1942
l’Orchestre de la Société des Concerts du Conservatoire diretta da
Charles Munch eseguì in prima assoluta Stalag IX [Musique d’exil] per
orchestra scritta nel 1941 da Jean Martinon e Œdipe Roi su testo di
Jean Cocteau per narratore, coro maschile e orchestra di Maurice
Thiriet (entrambe le opere scritte presso lo Stalag IXA Ziegenhain).
Francesco Lotoro
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Aire, gli ostacoli da superare
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Numerosi
concittadini italiani residenti in Israele incontrano enormi difficoltà
a iscriversi all'Anagrafe Italiani residenti all'estero (Aire), in
quanto non sono in grado di produrre il certificato di nascita. Mi
riferisco a cittadini ebrei italiani nati in paesi arabi che non hanno
rapporti diplomatici con Israele, e dove è quasi impossibile rivolgersi
ai comuni di nascita per ottenere tale certificazione. In base alla
normativa vigente, il possesso del certificato di nascita è la
precondizione per l'iscrizione all'Aire.
David Meghnagi, psicoanalista, Università Roma Tre
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La strada dell'arte
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Una
splendida iniziativa di Andrea Jarach, presidente del Keren HaYesod, ha
condotto un gruppo di 57 farmacisti da tutta Italia ad intraprendere un
intensivissimo viaggio in Israele. Ricordo un adesivo sulla fiat 124
turchese di mio padre che dichiarava: "Visitate Israele, è
entusiasmante". Ecco, per capire questo Paese bisogna venire qui e
perdersi nei viottoli di Zfat, riempirsi di blu davanti al mare di
Cesarea e di Netanya e godersi i bei volti sorridenti e l'allegria
sulle spiagge di Tel Aviv. Bisogna rilassarsi sulle dune del Negev e
ascoltare le storie a Masada, a Gerusalemme, a Modiin.
Angelica Edna Calò Livne
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