Jonathan Sacks, rabbino | Le
scuole sono qualcosa di più di quello che sappiamo e che possiamo fare.
Riguardano chi siamo e cosa dobbiamo fare per aiutare gli altri a
diventare ciò che potrebbero essere. Il mondo che i nostri figli
erediteranno domani nasce nelle scuole che costruiamo oggi.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | Nella
storia di Giuseppe che organizza gli anni della carestia, riuscendo a
dare forma a una “razionalizzazione dell’uso” delle risorse, si fa
strada in maniera trasversale la possibilità di uno stretto e tortuoso
“sentiero in utopia” dipendente dalla capacità di autogovernare le
voglie e trasformarle sotto la figura, per niente entusiasmante, ma
efficace, della “buona amministrazione” nella capacità di dare forma a
un patto in nome non dell'ideologia, ma della convenienza. Un "patto
per il futuro" che sa parlare a individui diversi, per certi aspetti
anche reciprocamente estranei.
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Italia, meno sbarchi
e voli umanitari
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“Nel
2018 fino a 10mila profughi potranno raggiungere senza rischi l’Europa
attraverso corridoi umanitari, mentre stando agli obiettivi dell’Oim
30mila saranno i migranti senza diritto all’asilo che potranno tornare
a casa con rimpatri volontari. Quest’anno già lo hanno fatto in 18mila.
Insieme alle autorità libiche abbiamo costruito un nuovo modello di
gestione dall’altra parte del Mediterraneo”. È la sintesi della
situazione dell’arrivo e rimpatrio dei migranti in Europa da parte del
ministro dell’Interno Marco Minniti, che, in un’intervista a
Repubblica, parla positivamente degli accordi stipulati da Roma con
Tripoli (criticati da ong internazionali) che hanno permesso di ridurre
gli sbarchi in Italia di migranti dall’Africa. Minniti interviene anche
sulla mancata discussione della legge sullo ius soli (come racconta il
Messaggero, al Senato non c’era il numero legale: la legge sulla
cittadinanza non la “voleva nessuno. A parte il Pd, ma in realtà –
sotto sotto – neanche tutto il Pd”). Secondo Minniti “siamo arrivati
troppo tardi a porla come centrale in questa legislatura. Ma è una
riforma necessaria, che deve restare all’ordine del giorno del Paese.
Lo ius soli infatti non è una legge sull’immigrazione, ma
sull’integrazione, tassello cruciale delle politiche migratorie, di cui
fanno parte anche controllo dei flussi e corridoi umanitari”.
Usa, l’attentato evitato. Un attacco dinamitardo il giorno di Natale
nel cuore del porto turistico di San Francisco, seguito dall’assalto a
mano armata con due armi automatiche tra la folla in preda al panico.
Il ventiseienne aspirante terrorista Everitt Aaron Jameson aveva
studiato il piano in tutti i particolari, racconta il Messaggero.
L’uomo, arrestato dal Fbi, aveva intenzione di compiere la strage in
segno di vedetta contro Trump per aver riconosciuto Gerusalemme
capitale d’Israele: “Avete permesso a Donald J. Trump di consegnare Al
Quds agli ebrei” aveva scritto nella sua lettera-testamento l’aspirante
terrorista.
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la relazione dell'intelligence israeliana
Shin Bet, lotta al terrorismo
cosa dicono i dati del 2017
Nel
2017 Israele ha sventato 400 potenziali attentati terroristici. A
rivelarlo nelle scorse ore il capo Shin Bet Nadav Argaman. In occasione
di una riunione della commissione per gli Affari esteri e della Difesa
della Knesset, Argaman ha osservato che 13 tra questi potenziali
attacchi erano stati pianificati come attentati suicidi mentre otto
erano diretti al sequestro di persona. Inoltre, 1.100 potenziali
attacchi di lupi solitari sono stati vanificati. Il capo Shin Bet ha
osservato che nel 2017 sono stati effettuati 54 attacchi, un dato in
diminuzione rispetto ai 108 del 2016. Argaman ha però sottolineato che
la diminuzione non è un dato che permette di abbassare la guardia: “la
calma che stiamo vivendo è fuorviante, e Hamas sta cercando con tutte
le sue forze di compiere attacchi e minare la stabilità dell'Autorità
palestinese”, ha detto il capo dello Shin Bet.
Argaman ha aggiunto che il fronte palestinese, sia nella Striscia di
Gaza che in Cisgiordania, è abbastanza instabile, “soprattutto dopo la
dichiarazione di Trump su Gerusalemme”. La situazione, ha rilevato il
capo dell'intelligence israeliana, a Gaza è più difficile che mai. Leggi
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il documentario presentato in israele
Gerusalemme, sullo schermo
l'esodo degli ebrei libici
Presentato
alla Cinemateque di Gerusalemme, nella cornice del Festival
del Cinema Ebraico, il film di Ruggero Gabbai e David Meghnagi:
“Libia. L'ultimo esodo”. Attraverso interviste di ebrei di origine
libica, libici di origine italiana, filmati di repertorio e
testimonianze fotografiche, la pellicola racconta la storia di una
Comunità che ha subito tre esodi, in una Libia dove, negli anni '40 del
secolo scorso, vivevano 50.000 ebrei, soprattutto a Tripoli e Bengasi e
dove, dopo il pogrom e la fuga nel giugno del 1967, ne rimasero meno di
20. Leggi
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Usato garantito |
«Certo
che non torna il fascismo. Infatti, non se ne è mai andato.
D’altro canto, in poco meno di settant’anni di storia repubblicana, una
fetta considerevole di elettori ha dato il suo consenso ad un partito,
il Movimento sociale italiano, che ne rappresentava le diverse istanze.
Va da sé che mettersi a pensare che il regime mussoliniano possa
ripetersi, è una sciocchezza bella e buona. Ma è anche una
banalizzazione estrema pensare che il neofascismo – che è cosa diversa
dal fascismo storico – abbia esaurito le sue ragioni. Se così le
si vuole intendere e chiamare. Non sarà l’alternativa definitiva alle
nostre affaticate democrazie ma costituisce un soggetto politico nel
cui ambito, sfruttando le occasioni e le circostanze che gli sono
offerte, si muove a suo agio. Così come è un errore osservare le
dimensioni delle nuove organizzazioni che a vario titolo si rifanno
all’eredità del fascio littorio – ad esempio CasaPound e Forza
Nuova, oppure il Veneto Fronte Skinheads e Lotta di popolo – per
concludere che essendo di contenute dimensioni siano destinate a non
lasciare troppi segni del loro passaggio. C’è chi liquida le loro
lugubri manifestazioni come un fatto «folcloristico» o l’espressione
demenziale di un gruppo di persone che «ignorano la storia». Né l’una
né l’altra rassicurazione sono in sé destinate a trovare riscontri.
Di folclore pseudostorico, infatti, c’è ben poco, così come di
ignoranza. Ci si trova semmai dinanzi a individui, uomini e donne,
giovani e anziani, che si sentono fascisti, che ragionano da
fascisti, che vivono il nostro tempo da «fascisti del terzo millennio»,
come alcuni di loro preferiscono definirsi. Essere fascisti non implica
fare il clown e neanche il non conoscere la storia. Semmai rimanda a
una ferina determinazione, ad una visione conchiusa delle relazioni
sociali, ad una rivendicazione sì di storia ma della propria. La forza
di questi movimenti riposa nella crescente debolezza delle
società democratiche.
Claudio Vercelli
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