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  27 Dicembre 2017 - 9 Tevet 5778


alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Giuseppe Momigliano e Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto Cavaglion, Francesco Lucrezi e Francesco Lotoro.
 
Paolo Gentiloni
@PaoloGentiloni

27 Dic
#70anni Evviva la #Costituzione
 
 
Usa, taglio ai fondi Onu
Duecentottantacinque milioni di dollari in meno nel budget delle Nazioni Unite per il 2018 e il 2019. Annunciata dall’ambasciatrice Nikki Haley, ecco che arriva la risposta dell’amministrazione Trump al voto contrario dell’assemblea generale dell’Onu su Gerusalemme. La Stampa, tra gli altri, parla di avversione ideologica della Casa Bianca nei confronti dell’Onu per almeno tre motivi. “Primo, la sua dottrina sovranista non accetta l’idea di organizzazioni multilaterali che possano imporre la loro volontà sul governo americano, anche se questo nel caso del Palazzo di Vetro è impossibile, perché avendo il potere di veto gli Usa possono bloccare qualunque risoluzione legalmente vincolante del Consiglio di Sicurezza che non condividono; secondo, le Nazioni Unite sono percepite come nemiche di Israele; terzo, l’organizzazione è fondamentalmente progressista e liberal, promuove principi come la salute riproduttiva o la lotta ai cambiamenti climatici, e quindi ha un’agenda generalmente avversa, se non opposta, aquella del governo Usa in carica”.
Scrive invece il Sole 24 Ore: “Potrebbe apparire solo una rappresaglia, ma somiglia anche a un pretesto per mettere in pratica un piano preparato da tempo. Il taglio di parte dei finanziamenti americani destinati alle Nazioni Unite, annunciato dalla Casa Bianca, rischia di esacerbare le già non idilliache relazioni tra Washington e i Paesi europei”. Alcuni paesi dell’Europa Est, tra cui Romania, Slovenia e Repubblica Ceca, si appresterebbero intanto a trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme. Secondo Fiamma Nirenstein, che ne parla sul Giornale, “una piena sconfessione di quanto vaticinato dalla Mogherini, che si era detta sicura che la Ue avrebbe isolato gli Usa”.

Bitcoin, il blocco israeliano. Israele in prima linea tra i paesi che stanno intervenendo per bloccare gli investimenti in bitcoin, ritenuti troppo speculativi (all’argomento è dedicato un approfondimento sul numero di Pagine Ebraiche di gennaio). L’assenza di regole nelle transazioni del bitcoin, spiega La Stampa, ha spinto ad esempio l’Autorità per Sicurezza (Isa) a convocare per la prossima settimana i regolatori finanziari per discutere l’argomento. “Fino a quando non ci sarà una chiara regolamentazione, faremo in modo che le società che commerciano principalmente in valute virtuali non siano in grado di farlo sul mercato azionario di Tel Aviv” ha detto Shmouel Hauser, direttore dell’Autorità.

Le lettere di casa Savoia. Gli appelli al governo, le missive al Quirinale, le richieste alla Santa Sede, gli scambi interni alla famiglia Savoia. Il Tempo pubblica oggi alcuni carteggi inediti relativi al trasferimento della salma di Vittorio Emanuele III a Vicoforte. Secondo Marcello Veneziani “un un Paese che vive di passato e si raccoglie unito ed entusiasta intorno a Indietro Tutta! Di Arbore, il tema della salme, le divisioni funebri tra i superstiti monarchici, il tanfo di passato sepolto, il conflitto intrasabaudo tra neorealisti minimalisti e legittimisti massimalisti (cioè ‘Pantheon o morte’) sono uno spaccato curioso e verace di quel che resta del nostro Paese”. E cioè, a detta del noto intellettuale di destra, un “agitato cimitero”.

Meis, una storia (anche) meridionale. Sul Mattino ampio spazio dedicato alla mostra del Meis sui primi mille anni di presenza ebraica in Italia, con numerose testimonianze relative agli insediamenti nel Sud Italia (dove per secoli l’ebraismo prosperò rigoglioso). Le prime tracce di una reale frequentazione in territorio campano – spiega uno dei curatori della mostra, Giancarlo Lacerenza – arrivano da Puteoli (l’attuale Pozzuoli). Un grande centro mercantile, sottolinea Il Mattino, “che ben prima di Ostia svolse per Roma la funzione di porto annonario e di approdo per uomini e merci provenienti da ogni parte del Mediterraneo”.

Per Youpi Israele non è un "vero paese". Sul Foglio si parla del clamoroso scivolone di Youpi, rivista francese per i piccoli. Accanto a una cartina geografica del mondo, sulla rivista appare infatti la seguente legenda: “Questi 197 paesi, tra cui la Francia, la Germania e l’Algeria, sono chiamati Stati. Ne esistono anche altri, ma tutti gli altri paesi del mondo non sono d’accordo nel dire che sono dei paesi veri e propri (per esempio lo Stato di Israele e la Corea del Nord)”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

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