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26 gennaio 2018 - 10 Shevat 5778
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
Gli spazi, i colori, i sapori ed il tempo che dedichiamo ai nostri sono fondamentali. “I bambini ci guardano” è il titolo di un drammatico film di Vittorio De Sica del 1943, tratto dal romanzo Pricò, di Cesare Giulio Viola. “I bambini ci guardano” dovrebbe anche diventare il titolo ossessivo di ogni azione educativa che mettiamo in atto quando siamo genitori, educatori, maestri ed anche solo rappresentanti istituzionali di ogni singola comunità ebraica o istituzione ebraica in genere. I bambini, infatti, ci guardano quando si avvicina il 27 gennaio, granitico giorno della memoria che deve essere celebrato, ma non idolatrato a spese dello sguardo dei bambini.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
direttore
Fondazione CDEC
Il dialogo interreligioso non è un’opzione ipotetica, ma una necessità impellente. Le religioni, delle quali il nostro mondo secolarizzato ha pensato di poter fare a meno relegandole ad accessorio di un passato morente, sono tornate nel nostro tempo ad essere elemento culturale e politico centrale. Non conta la differenza fra adesione personale piena o simbolica. Non sembra neppure rilevante la conoscenza profonda delle rispettive tradizioni di appartenenza.
 
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No a mito fascismo buono
il monito di Mattarella
Sd’adapazio sui quotidiani italiani alle parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella in occasione delle iniziative al Quirinale per il Giorno della Memoria. “Inaccettabile sentire parlare ancora oggi di un fascismo che ebbe qualche merito”, ha ribadito Mattarella nel suo discorso ricordando la vergogna delle leggi razziste del 1938, dopo aver salutato i Testimoni della Shoah Piero Terracina e Liliana Segre, neonominata dal Presidente senatrice a vita (Corriere della Sera). “Poi un richiamo forte rispetto alle polemiche di questi giorni: – ricorda Repubblica in riferimento al discorso di Mattarella – chi agita la questione razza, si mette di fatto fuori dalle indicazioni della Costituzione”. “Non lo cita espressamente – spiega Repubblica – ma è chiaro il riferimento alle affermazioni del leghista Attilio Fontana, candidato governatore della Lombardia”, che aveva parlato di “razza bianca”. “Chi parla in Italia ancora di razza – ha aggiunto la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Noemi Di Segni nel suo discorso al Quirinale – non conosce il valore della moralità e della legalità”. I “focolai di razzismo e di antisemitismo” ha poi affermato Mattarella sono tuttora presenti e non vanno sottovalutati per il presidente, “al quale non è sfuggito l’allarme lanciato domenica dal rabbino Riccardo Di Segni, – riporta La Stampa – è fiducioso: certi fenomeni ‘non vanno accreditati di un peso maggiore di quel che hanno. II nostro Paese e l’Unione europea hanno oggi gli anticorpi necessari’”. “Ricordiamo il passato e facciamone memoria quando vediamo che il razzismo riemerge dall’oblio in cui pensavamo fosse stato cacciato”, le parole di Anna Foa (il cui discorso è stato pubblicato ieri integralmente sul Portale moked.it), a cui il Presidente Mattarella ha affidato l’intervento centrale della cerimonia al Quirinale. “Sono passati ottant’anni – ricordava la storica – da quando la dittatura fascista, con l’avallo della corona e nella più completa indifferenza del popolo italiano, varò le leggi razziste, che rovesciavano l’uguaglianza conquistata dagli ebrei nel corso del processo risorgimentale trasformando in cittadini di serie B i quarantasettemila ebrei italiani” (Osservatore Romano). Nelle parole della Foa la risposta indiretta agli inutili lamenti del nipote di Vittorio Emanuele III sul Giornale. E sul rientro della salma del sovrano in Italia Aldo Zargani, che scampò alle persecuzioni nazifasciste, a Repubblica Torino spiega, “Un fatto in se è irrilevante per l’imbecillità dei loro eredi. Il problema è che gli italiani sono assai più fascisti di quanto non abbiano lasciato credere. Dopo la guerra si rifugiarono nel Pci e nella Democrazia cristiana. Quindi ora devono uscire dall’esilio”.

Bologna, torna la corsa per la Memoria. Si corre a Bologna, la seconda edizione della Run For Mem, come ricorda il Corriere Bologna. “Lo scorso anno, la corsa non competitiva organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha fatto il suo esordio a Roma. Domenica alle 11, sempre nell’ambito delle iniziative in ricordo della Shoah, scatterà davanti al Memoriale, all’angolo fra via Carracci e il ponte di via Matteotti, dove è previsto anche l’arrivo”. A proposito di Sport e Memoria, Gazzetta e Corriere dello Sport raccontano della presentazione ieri in Campidoglio del docufilm firmato da Matteo Marani, vice direttore di Sky Sport, “1938 – Lo sport italiano contro gli ebrei”.

Trump e l’avviso ai palestinesi. Se i palestinesi vogliono continuare a ricevere gli aiuti economici americani, devono riprendere il negoziato. Ma se vogliono davvero la pace, probabilmente dovranno cambiare leadership. È quanto dichiara da Davos il Presidente Usa Donald Trump, in duro attacco alla presidenza dell’Autorità nazionale palestinese. “Diamo centinaia di milioni di dollari ai palestinesi. Quei soldi sono sul tavolo, non li riceveranno più se non si siedono a trattare”, ha detto Trump (La Stampa). “Nei negoziati precedenti non riuscivamo mai ad andare oltre la questione di Gerusalemme. Ora l’abbiamo tolta dal tavolo, così non dobbiamo più parlarne”, ha aggiunto Trump, che in Svizzera ha incontrato il Premier israeliano Benjamin Netanyahu. Parole giudicate “inaccettabili” dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, che, scrive il Corriere, ha dichiarato che “se la questione di Gerusalemme è fuori dal tavolo, gli Usa resteranno fuori da quel tavolo”.
 
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  davar
la conferenza internazionale osce-ucei
Contrasto a odio e antisemitismo,
la battaglia parte da Roma

Sicurezza, cooperazione, democrazia, Europa. Un 2018 da protagonista per la diplomazia italiana, che assume la guida dei 57 stati membri dell’Osce. Il primo atto di questo impegno per la Farnesina, fortemente voluto dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, trova spazio proprio a Roma con la prima Conferenza internazionale sulla responsabilità degli stati, delle istituzioni e degli individui nella lotta all’antisemitismo in programma lunedì 29 gennaio dalla mattina al tardo pomeriggio. Una giornata di incontri ad altissimo livello realizzata con il sostegno dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea, l’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODHIR), la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano (CDEC) e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
“Negli ultimi anni si sono moltiplicati in Europa e altrove gli episodi di antisemitismo, alimentati anche da tensioni sociali, dalla situazione in Medio Oriente e dal ruolo giocato da Internet nell’accelerare la diffusione della propaganda. La Conferenza servirà a consentire uno scambio di opinioni, esperienze e ‘best practices’ tra i partecipanti. Ambisce a diventare, insomma, una piattaforma per sviluppare il dialogo e migliorare la cooperazione, in linea con i principi Osce, una delle grandi case del multilateralismo globale, in cui non c’è posto per discriminazione e intolleranza” ha detto il ministro Alfano, intervenendo stamane nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento assieme alla presidente UCEI Noemi Di Segni e all’ambasciatore Francesco Maria Talò.

(Nell’immagine la presidente Di Segni e il ministro Alfano posano per la campagna sulla Memoria del World Jewish Congress #WeRemember, cui anche l’UCEI ha aderito)
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la ricerca di swg con pagine ebraiche
Memoria e società italiana,
la minaccia del disimpegno

Il lavoro sulla Memoria e in particolare la svolta impressa un anno fa con il lancio di iniziative mirate allo stimolo della memoria viva e della partecipazione, più che ristrette alla sfera della celebrazione istituzionale, sta offrendo risultati interessanti e apprezzabili. L’inquietante tendenza costantemente manifestata negli ultimi anni di un allontanamento della massa dell’opinione pubblica da una percezione nitida del ricordo della Shoah sembra si sia fermata, anzi si registra un recupero di consapevolezza. Eppure, se lo sforzo delle istituzioni, a cominciare dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dei pubblici poteri che sono diretti interlocutori della prima istituzione dell’ebraismo italiano, offrono motivi di speranza, sulla Memoria continuano a delinearsi ombre inquietanti. Questo il risultato dell’indagine “Gli italiani e il Giorno della Memoria – L’evoluzione della percezione” realizzata per il quinto anno consecutivo dal prestigioso istituto di ricerche SWG in collaborazione con la redazione del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche.
Fra il 2014, primo anno della rilevazione, e il 2016 si era fortemente allargata secondo i risultati dell’indagine la componente dell’opinione pubblica che si diceva ignara di cosa fosse il Giorno della Memoria. Un segnale molto preoccupante che poteva far temere nel tempo il confinamento della ricorrenza nell’ampio catalogo di quelle date destinate a divenire una scadenza formale e istituzionale senza più alcuna presa emozionale sulla massa della popolazione. Gli ultimi rilievi, del gennaio 2018, mostrano come questo motivo di preoccupazione si possa considerare largamente rientrato e come la percentuale che manifesta una forte consapevolezza sia in forte crescita. Il lavoro intrapreso con le Istituzioni si sta dimostrando utile, e in particolare l’impegno del mondo della Scuola fa sì che analizzando i dati scomposti per fasce d’età, le componenti più consapevoli restino quelle in età avanzata, per una logica maggiore vicinanza ai fatti storici evocati, e i giovanissimi, che sono ovviamente maggiormente esposti alle attività educative. Resta in mezzo quella fascia della popolazione fra i 35 e i 44 anni dove a fronte di un 54,3 per cento di consapevolezza media nazionale la percentuale scende fino al 44 per cento.
Ma anche altri segnali non sembrano confortanti. Sul fronte della percezione dell’importanza della giornata in sé si arresta la crescita di chi la ritiene una ricorrenza inutile o significativa solo per la realtà ebraica, ma, più in generale, si raffredda il grado di adesione anche alle altre opzioni proposte, a conferma di una crescita della distanza emotiva. Il Giorno della Memoria è considerato sempre meno come un atto dovuto e sempre più come un gesto formativo, il che conferma il rischio di un progressivo incapsulamento all’interno di una dimensione formale e scolastica che potrebbe ulteriormente alimentare il distacco emotivo e il desiderio di delegare ogni responsabilità alle istituzioni.
Desta inquietudine, inoltre, la netta crescita della percentuale di italiani che ritiene che nel nostro Paese sia diffuso un sentimento antisemita. Il 47 per cento che condivide questa preoccupazione rappresenta la quota più alta rilevata, eccezion fatta per il primo anno di rilevazione. Un segnale a doppio taglio, che da un lato denuncia la crescita di preoccupazione e del desiderio di vigilanza all’interno della società italiana, ma dall’altro porta con sé in parallelo anche il germe di una crescita effettiva di antisemitismo espressa attraverso il rafforzamento di pregiudizi negativi che chi è interrogato trova meno imbarazzante attribuire genericamente all’insieme della società.

Guido Vitale, Pagine Ebraiche Febbraio 2018

I risultati della ricerca SWG - Pagine Ebraiche

I dati del sondaggio 2018, il quinto della serie che la SWG dedica alla percezione della Memoria, confermano una inversione di tendenza, peraltro già osservata nel 2017. Si registra una una crescita del ricordo spontaneo della ricorrenza del Giorno della Memoria, che passa dal 52,1 per cento al 54,3 per cento. Il dato di riconoscibilità è quindi tornato ai livelli del primo anno di rilevazione, da cui si discosta dello 0,1 per cento. La percezione del Giorno della Memoria - come mostra la segmentazione per fasce d’età analizzata dai ricercatori - continua a rimanere più forte tra i giovani e tra gli anziani e più debole tra coloro che appartengono alle classi d’età centrali della popolazione (ossia coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni) dove solo il 44 dei rispondenti è in grado di indicare correttamente cosa ricorra il 27 gennaio. A rispondere al questionario, che comprende anche tematiche di tipo sociale, politico e di costume sono mille soggetti rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.

Ricordare è “un atto dovuto”? Mentre anche per il 2018 si conferma in calo la percentuale di coloro che condividono questa affermazione, calata con l'ultima indagine di dieci punti percentuali rispetto alla prima rilevazione, è in aumento il dato di coloro che lo ritengono un appuntamento "formativo" (46 per cento dei rispondenti). Aumentano nettamente anche coloro che ritengono che il Giorno della Memoria sia "necessario" (dal 26 al 32 per cento) mentre l'aumento di coloro che ritengono "giusta" l'occasione sale di un solo punto percentuale. L'appuntamento è "retorico" per 13 rispondenti su cento, un dato in calo rispetto al 2017 che torna invece ad allinearsi con gli anni precedenti. Resta "inutile" per una percentuale di italiani che si ferma all’8 per cento.

Per la prima volta in calo dopo l'inquietante raddoppio di coloro che pensano che non serva più a nulla, la prima risposta - "non serve più a nulla" - è il dato su cui si misura la percezione della Memoria. Il calo segue quattro anni di forte progressione e il ritorno a una percentuale che corrisponde comunque a un quinto della popolazione può però essere letto come un aumento dell'inquietudine. Scende anche l'altro dato preoccupante, quello secondo cui il Giorno della Memoria servirebbe “solo agli ebrei”: parrebbe più chiaro come la Memoria serva a tutta la società italiana, alla tutela dei valori e dei diritti dei cittadini. Forte però è il calo della percezione rispetto all'utilità effettiva della Giornata.

Il dato qui presentato va letto ricordando che con una strategia molto usata dai sondaggisti si chiede al singolo di interpretare una tendenza presente nella società di appartenenza. Attribuire ad altri il proprio pensiero permette di dichiarare ciò che altrimenti si direbbe con più difficoltà. I rispondenti attribuiscono così agli italiani una ridotta partecipazione emotiva e un minor coinvolgimento nei confronti delle celebrazioni del Giorno della Memoria, un dato che segue un trend invariato sin dal primo sondaggio. Nell’arco dei cinque anni di riferimento i rispondenti “molto coinvolti” sono passati dal 7 al 5 per cento, gli “abbastanza coinvolti” dal 35 al 28 e infine coloro che si sentono “poco/per nulla” coinvolti sono aumentati dal 58 al 67 per cento, con un salto percentuale di quasi dieci punti in un lustro.

Torna qui la stessa domanda posta precedentemente, a mostrare come l’attribuzione di una opinione all’insieme della società permetta un’operazione disinibitoria importante. Le risposte sono ora molto diverse: se è necessario dichiarare in prima persona dove ci si pone intervengono processi di autocensura forti. Ad essere “molto coinvolti” sono in questo caso il 16 per cento degli italiani, un dato in crescita rispetto allo scorso anno – ma l’andamento sul quinquennio è stato altalenante – e il 44 per cento si dichiara “abbastanza coinvolto”, in misura conforme alle scorse edizioni del sondaggio: a partire dal 2015 il dato è sempre stato uguale, dopo la flessione di due punti percentuali rispetto alla prima edizione. Si dichiara poco o per niente coinvolto il 40 per cento degli italiani.

Con questa domanda viene richiesto lo stesso sguardo laterale che ha precedentemente permesso di valutare il coinvolgimento verso le celebrazioni del giorno della Memoria: mettere il rispondente di fronte a una domanda diretta non è la strategia migliore, non è stato quindi chiesto direttamente a nessuno se si sente antisemita. Il tentativo è quello di arrivare a ottenere la proiezione di una immagine che il campione sociologico prescelto possa attribuire in maniera asettica all’opinione pubblica. Si tratta del dato più complesso da interpretare, ma la percezione dell’antisemitismo parrebbe in lievissimo calo per quanto riguarda coloro che hanno risposto “molto”, alla domanda se esiste in Italia un sentimento antisemita. Si passa dal sei per cento dello scorso anno al 5 per cento. Cala anche la percentuale di coloro che hanno risposto “poco/per niente”, mentre cresce in maniera decisa la fascia “abbastanza”: si arriva in questa edizione del sondaggio a un 41 per cento di rispondenti che ne confermano in tale maniera la persistenza.
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il documentario su sky
Le Leggi razziste e gli atleti ebrei
La vergogna dello sport italiano 

Matteo Marani torna a lasciare il segno. C’è una firma d’autore nel documentario che Sky Sport ha voluto realizzare per questo Giorno della Memoria, dedicato alle conseguenze che le Leggi antiebraiche promulgate dal fascismo nel 1938 ebbero nella vita degli sportivi ebrei italiani.
“1938 – Lo sport italiano contro gli ebrei” si candida ad essere un formidabile strumento di conoscenza e divulgazione, anche e soprattutto per i giovani. E il nome di Marani, che alcuni anni fa ha sottratto da un pluridecennale oblio la figura di Arpad Weisz, è più di una garanzia in questo senso.
Lungo quarantadue minuti, il documentario apre un ciclo di appuntamenti sul piccolo schermo. “Storie di Matteo Marani”, una serie di incontri televisivi che parleranno di sport ma anche di molto altro. Lo dimostra questa prima prova, curata da Alessia Tarquinio, suddivisa in tre tracce. La storia di Weisz, naturalmente, che con Inter e Bologna vinse complessivamente tre scudetti e che dall’entrata in vigore delle Leggi in poi iniziò il proprio cammino verso l’emarginazione (prima) e l’abisso di Auschwitz (poi). Sempre restando in ambito calcistico, a prendere forma è la vicenda di tre protagonisti del pallone a livello dirigenziale raccontati nel recente saggio Presidenti, di Adam Smulevich.
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qui firenze
Nove storie, nove Testimoni
Ottomila giovani in ascolto

Ottomila studenti, tutti insieme, per ascoltare il racconto dei Testimoni e diventare ambasciatori di Memoria. Ancora una volta il Mandela Forum di Firenze gremito in ogni ordine di posto per il raduno (che si svolge a cadenza biennale) dei ragazzi delle scuole di tutta la Toscana.
Un grande appuntamento di impegno civile, unico nel suo genere, che nasce anche nel solco dell’intuizione dei primi Treni della Memoria lanciata ormai diversi anni fa dalla Regione. “Memoria viva, Memoria tutto l’anno” è un’espressione cara ad Ugo Caffaz, che di queste iniziative è il principale artefice e che anche oggi è salito sul palco per salutare la platea.
Occorre essere intolleranti verso chi è intollerante. Intervenendo sul palco del Mandela Forum, il presidente della Regione Enrico Rossi ha evocato il paradosso della tolleranza di Popper per indicare una strada ai ragazzi. L’intolleranza nei confronti dell’intolleranza come condizione necessaria “per preservare la natura tollerante di una società aperta”.
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L'INIZIATIVA del world jewish congress
Memoria, la campagna è social
"Ricordiamo, anche sulla rete" 

"Dobbiamo ricordare perché quel ‘mai più’ sembra invece accadere ancora e ancora. È responsabilità delle nuove generazioni di insegnare oggi ai loro amici cosa significa l’orrore dell’odio e di diffondere il messaggio che ‘mai più’ deve voler dire davvero ‘mai più’”. È il monito del presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder in occasione del lancio, per il secondo anno consecutivo, della campagna social #WeRemember, noi ricordiamo, un’iniziativa legata al Giorno della Memoria (27 gennaio) per sensibilizzare sulla necessità di contrastare l’antisemitismo e ogni forma di odio, negazionismo, xenofobia.
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qui roma
Un ulivo per non dimenticare
Viene da Gerusalemme l'ulivo piantato ieri dal Keren Kayemeth Le Israel Italia presso la caserma Salvo D'Acquisto in ricordo delle vittime della Shoah e dei carabinieri vittima del nazifascismo.
“Siamo orgogliosi di essere qui oggi insieme all’Arma a confermare che costruire un futuro migliore è possibile. Questa cerimonia, che è la testimonianza della ritrovata unione e uguaglianza fra il popolo ebraico e il popolo italiano, rappresenta la rampa di lancio per il rafforzamento dei rapporti fra l’Italia e Israele nella salvaguardia dell’ambiente e del pianeta" ha sottolineato il Presidente KKL Italia Sergio Castelbolognesi.
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melamed - milano, fondazione scuola ebraica
I giovani e le sfide educative
Un viaggio nel lato più problematico dell'adolescenza: quello legato all’uso frequente di alcool e droga. Questo il difficile argomento del primo di una serie di appuntamenti alla Scuola ebraica di Milano, dedicati a esplorare il mondo dei ragazzi e delle loro relazioni con i genitori. A ideare il ciclo di appuntamenti, la Fondazione Scuola ebraica di Milano in occasione del ventennale della propria nascita.
Nell'aula magna di via Sally Mayer si sono trovati a discutere di “comportamenti a rischio” il presidente dell'istituto Agostino Miele e il sociologo e criminologo Salvatore Toti Licata, formatore dell'Università Milano Bicocca.
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pilpul
Rifugiati
Con una padre rifugiato (in Svizzera) e una madre nata in Eritrea è inevitabile che io mi senta chiamata direttamente in causa dalla vicenda della minacciata espulsione da Israele di migliaia di rifugiati eritrei e sudanesi. So bene che in uno stato democratico com’è Israele la società civile non ha bisogno di un’imbeccata dagli ebrei della diaspora per mobilitarsi (e infatti qualche giorno fa un interessante articolo di Dario Calimani dava conto delle numerose iniziative che molti israeliani stanno già mettendo in atto senza attendere appelli e sollecitazioni da parte nostra). E tuttavia, per quanto la nostra voce forse non sia essenziale, credo sia nostro dovere farla sentire perché non è una voce come tante altre. 

Anna Segre, insegnante
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Miti e migranti
“Andate in America. C'è un nuovo mondo, laggiù”
“Con quel passaporto [quello giallo che i zaristi davano alle prostitute] non lasciano salire sulla nave”
“Non serve il passaporto. Se riuscite a varcare il confine clandestinamente, potete imbarcarvi anche senza. Basta avere il biglietto per la traversata”.
Se qualcuno ha già letto l'ultimo romanzo postumo di Isaac Bashevis Singer (Adelphi, 2017), scoprirà che Keyla la Rossa e Bunim non arriveranno in America così legalmente, ma soprattutto grazie all'aiuto dei contrabbandieri. Del resto, i concetti di legalità e illegalità sono decisamente recenti e al tempo non erano granché presi in considerazione, specie quando a rischio c'era la propria esistenza. La precarietà dell'essere umano è rimasta immutata, il mondo è però cambiato, senza accorgercene è diventato sempre più definito, piccolo e stretto, i nazionalismi e i conflitti etnici si sono ampliati e sono diventati sempre meno estinguibili, nonostante le numerose lezioni storiche che dovrebbero frenarli.


Francesco Moises Bassano
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Aggadah e futuro
“Nel corso dei secoli, in Italia, la Aggadah è stata vista semplicemente come un bel racconto dei nostri maestri sulla Torah: un modo per attirare la gente, sul quale non ci si dovrebbe soffermare più di tanto. Il rabbino italiano Azarià de' Rossi, nato a Mantova nel 1513 era di questo avviso: le sue critiche al Midràsh arrivarono addirittura al Maharal di Praga, il quale scomunicò l'ebraismo italiano dicendo che chi trattava la Aggadah in questo modo non aveva futuro."  Questo l'incipit della lezione di rav Roberto Colombo a Livorno su “Halakhah e Aggadah – La creazione del Midrash”, per il terzo incontro del progetto nazionale UCEI "Fondamenti di ebraismo".

Ilana Bahbout
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