Ephraim Mirvis, rabbino capo di Gran Bretagna | Alcune delle cose migliori nella vita ci arrivano senza fanfare.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | Ieri
sera in un momento di quiete sono andato a cercare da qualche parte la
«canzone del maggio» di Fabrizio de André, quella che nel ritornello
fa: “Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”; mi
son riletto le pagine di Primo Levi sulla «zona grigia», e una vecchia
lettera agli amici di Giacomo Ulivi, un ragazzino morto a 19 anni,
fucilato il 10 novembre 1944 sulla Piazza Grande a Modena, in cui
scrive, tra l’altro: “Come vorremmo vivere, domani? Non dite di essere
scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo
perché non ne avete più voluto sapere”.
Il futuro non è già scritto. Ma se anche lo fosse, non è una scusa per non provare a crearne un altro.
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Pavia, blitz neofascista
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Un
inquietante episodio a turbare la vigilia del voto a Pavia, dove sulla
porta delle abitazioni di diversi esponenti politici, rappresentanti
dell’Anpi e personalità impegnate contro il razzismo sono stati
attaccati degli adesivi con la scritta “Qui ci abita un antifascista”.
Scrive Repubblica: “Chi sono i fascisti a Pavia? CasaPound, con sede
aperta nel 2015 nel club Il pendolo di via della Rocchetta, a pochi
passi dal Comune e dal circolo Arci Radio Aut dedicato a Peppino
Impastato”.
“Sembra un destino che si ripete: come i cartelli sui negozi degli
ebrei, le scritte contro gli african american o i sudafricani di
colore. Come si può cercare ancora di distinguere e marcare identità,
appartenenze, convinzioni e idee? Sembra un brutto sogno – riflette lo
storico Umberto Gentiloni – un film che dal passato riemerge
pericoloso”.
Su Repubblica un reportage dal Golan, che viene definito il “confine
più caldo di tutto il Mediterraneo” e ormai “frontiera diretta fra
Israele e Iran”. Raccontano alcuni ufficiali dell’esercito israeliano:
“Ormai il fronte è una linea unica che parte dal confine con il Libano,
lungo il quale sono già piazzati e nascosti migliaia di missili e razzi
di Hezbollah. Prosegue lungo tutto il confine siriano, sorvegliato da
una missione di osservatori Onu, che inevitabilmente saranno costretti
a tirare la testa dentro i bunker il giorno in cui dovesse scoppiare
una nuova guerra”.
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campione in campo e fuori Davide Astori (1987-2018)
Un
atleta di grande valore, ma anche un uomo dai solidi principi. È shock
nel mondo del calcio per l’improvvisa scomparsa di Davide Astori,
capitano della Fiorentina e difensore della Nazionale (con cui aveva
disputato 14 partite). In maglia viola dall’estate del 2015, Astori ha
prestato il suo volto a diverse iniziative di sensibilizzazione su temi
ritenuti di forte impatto sociale. Come nel caso della Memoria.
Nel gennaio scorso, insieme ai compagni di squadra, aveva
simbolicamente tagliato un pezzo di filo spinato in ricordo di chi, in
un lager, aveva perso la vita. Con lo stesso spirito, dopo l’orrenda
provocazione di un gruppo di tifosi della Lazio, in ottobre si era
prestato a leggere un brano del Diario di Anna Frank oltraggiato
dall’idiozia ultrà.
“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che
accada di nuovo” le sue parole, in un video-messaggio che aveva avuto
larga diffusione.
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Il gioco dei simulacri
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Sono
in corso le elezioni, nelle stesse ore in cui state leggendo questo
pilpul. Che non intende (né potrebbe) entrare nel merito delle scelte
che, in piena coscienza e totale libertà, ognuno di noi eserciterà per
conto proprio. Una legislatura si è naturalmente conclusa e questo è
già di per sé un risultato. Il Paese, che pure tra molte difficoltà non
sta tuttavia vivendo il suo momento peggiore, non almeno rispetto ad
altri periodi della sua recente storia, pare tuttavia smarrito o
comunque incerto. L’offerta politica ha ripetutamente battuto il chiodo
su alcuni temi indice (presenza ed effetti delle immigrazioni; ipotesi,
più o meno verosimili, di macroriforme fiscali e dei sistemi di
tassazione; indicazioni di indirizzo per alcune revisioni legislative
in divenire rispetto alle questioni relative ai diritti civili e di
identità) ma è risultata fortemente deficitaria rispetto ad altre
questioni che da tempo sono invece entrate, e con prepotenza,
nell’agenda delle famiglie italiane: reddito, lavoro, equità sociale ed
economica, giustizia redistributiva per il tramite dei sistemi di
Welfare State. Va da sé che non tutte le ambasce e i timori che
accompagnano i pensieri quotidiani dei nostri connazionali siano
esclusivamente riconducibili a queste uniche priorità. Tuttavia, il
senso di insicurezza che si è ripetutamente manifestato, e non solo in
questo finale di stagione politico-elettorale, batte anche tali tasti.
Claudio Vercelli
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