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L’Europa e il vuoto di Memoria

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Sembrava una storia vecchia, ormai dimenticata da tutti, eppure la viennese Ruth Beckermann è riuscita a dimostrare anche agli scettici che la contorta scalata alla presidenza della Repubblica austriaca del leader cristianosociale Kurt Waldheim, avvenuta oltre trent’anni fa, è ancora una ferita aperta per il paese alpino e per l’Europa. In un documentario rigoroso e difficile, ma mai pesante per lo spettatore, Beckermann ricostruisce i diversi passaggi di una vicenda che dimostra come l’Austria abbia un importante problema di memoria e stenti ancora a leggere con chiarezza il proprio passato, a riconoscere le proprie responsabilità.
Il film comincia sulla piazza Santo Stefano di Vienna mostrando rare immagini di uno sparuto gruppo di manifestanti che tenta di denunciare le ombre del candidato alla presidenza Waldheim quando ancora la sua campagna elettorale era ai suoi inizi. Il prestigioso settimanale viennese Profil (che è edito da una famiglia di ebrei austriaci) segnala che nella biografia del candidato delle destre regna il buio totale su almeno due anni cruciali. Quelli in cui l’uomo politico e diplomatico austriaco vestiva la divisa della Wermacht ed era dislocato con le truppe d’occupazione in Grecia a Salonicco proprio dove furono deportati decine di migliaia di ebrei. Waldheim era però una persona molto nota, avendo condotto con l’assenso unanime di tutti i paesi, le Nazioni Unite per ben due mandati. Come era possibile tutto ciò? Gradualmente il film, che evoca i continui giri del walzer viennese, lascia venire a galla non solo le responsabilità personali di Waldheim, di cui fu dimostrata più la reticenza e la propensione a mentire più che effettive azioni criminali. Lascia venire alla luce una reticenza generalizzata di un paese che nei grandi numeri della popolazione fu complice e fu servo dell’occupante nazista e assecondò le esigenze della feroce dittatura tedesca. Nonostante una forte compagna di stampa e la denuncia delle organizzazioni ebraiche internazionali Waldheim fu infine comunque eletto e l’Austria attraversò dal 1986 al 1989 un triste quadriennio di solitudine e isolamento internazionale. Una lezione che è giusto ripassare ora che sull’Europa si allungano nuove ombre inquietanti.

g.v Pagine Ebraiche Marzo 2018

(4 marzo 2018)