
Elia Richetti,
rabbino
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“La
‘olà (l’olocausto) è quella che sale sulla sua pira sull’altare”, dice
la Torah. I Maestri del Chassidismo ricavano da queste parole un
insegnamento etico: se qualcosa (di negativo), un pensiero estraneo
sale in mente, deve essere bruciato sulla pira dell’altare, sul fuoco
della Torah e delle mitzvot.
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Giorgio Berruto,
Hatikwà
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“Cassetta
della nonna” c’è scritto, piccolo piccolo, sulla targhetta delle
minuscole chiavi tubolari. Qui nella cantina della zia, una cantina
grande, come quelle delle vecchie case, di casse ce ne sono diverse, ma
nessuna è chiusa a chiave, tranne quella su uno scaffale lassù in alto,
rettangolare e disadorna, coperta dalla polvere di anni, di decenni
forse. La tiro giù con attenzione, per evitare di rovesciarmi addosso
un groviglio di ragnatele antiche e di sporco, ed eccola qui. Proviamo
le chiavi.
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Israele, il raid svelato |
“Spazio
sui giornali (ma neanche troppo) alle rivelazioni israeliane sul
bombardamento che, nel 2007, distrusse un reattore nucleare siriano. “I
cacciabombardieri dovevano volare bassi, a 100 metri di altezza, in
territorio siriano, con la strumentazione spenta, in silenzio radio,
senza comunicare tra di loro. Fino all’ultimo i piloti erano stati
tenuti all’oscuro dell’obiettivo. Sapevano però che avrebbero potuto
ritrovarsi nel mezzo di una tremenda battaglia aerea – ricostruisce La
Stampa, uno dei pochi quotidiani a parlarne ampiamente – se Damasco
avesse deciso di reagire”.
“Per capire l’emozione che come un’onda altissima ha investito Israele
ieri mattina bisogna mettersi nei panni di un padre che ha salvato il
figlio da morte certa riprendendolo per un braccio. Questo figlio non è
soltanto il popolo di Israele ma il mondo intero” scrive Fiamma
Nirenstein sul Giornale. A parlarne, tra gli altri, anche Il Foglio.
Ha patteggiato 8 mesi di carcere Ahed Tamimi, la 17enne palestinese
arrestata a dicembre per aver schiaffeggiato due soldati israeliani nel
cortile della sua casa. Scrive Repubblica: “Con i lunghi capelli biondi
e gli occhi azzurri, è diventata un simbolo per la causa palestinese,
azzoppata da una leadership corrotta e dalla mancanza di sostegno
internazionale, dimostrata ancora una volta dalle deboli reazioni alla
decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale
dello Stato ebraico”.
“Ambienterò le riprese a Roma e ho già scritturato Mark Rylance per la
parte di Papa Pio IX e Isaac Eshete. Ma non ho ancora trovato il
piccolo protagonista, che deve avere 6-7 anni e tenere sulle spalle
l’intero film. L’impresa si sta rivelando difficile, per questo ho
ritardato le riprese”. Così Steven Spielberg, al Messaggero, a
proposito dell’annunciato film sul piccolo Edgardo Mortara.
A proposito di grande schermo, La Stampa segnala Foxtrot
dell’israeliano Samuel Maoz. “Una sorta di parabola che, attraversando
tre generazioni – un architetto che ha un figlio soldato e una madre
sopravvissuta ai campi di sterminio – ripropone in modo circolare la
costante di un destino fatale”
Ultimo atto davanti alla Corte d’Appello Federale per la vicenda degli
adesivi antisemiti con Anna Frank. La richiesta della Procura,
contestata dalla Lazio, è di due turni a porte chiuse per la società
capitolina. Il 25 gennaio scorso, ricorda tra gli altri il Messaggero,
il Tribunale Federale aveva chiuso la vicenda sanzionando il club con
50.000 euro per responsabilità oggettiva.
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il museo ebraico di bologna e il Beit Hatfusot
Israele, a 70 anni dalla nascita
Una storia per immagini
È
un itinerario carico di emozioni, che dalle fondamenta del nuovo Stato
porta al giorno d’oggi, quello che il Museo ebraico di Bologna propone
in Celebrating Israel 70, la mostra fotografica per i 70 anni dalla
fondazione che è stata inaugurata nelle scorse ore in collaborazione
con Beit Hatfusot, il Museo del popolo ebraico di Tel Aviv. Provengono
infatti dalla collezione centro di documentazione Bernard H. and Miriam
Oster le immagini esposte nell’allestimento, un percorso fatto di tante
foto ma anche del racconto testuale dei momenti salienti che hanno
segnato la storia di questo giovane Stato e i suoi successi in molti
campi. Con uno specifico punto di osservazione: gli occhi del popolo
ebraico per cui ha rappresentato e rappresenta molto più di una
speranza. Non sorprende quindi che particolare enfasi sia stata data ai
destini di quelle comunità che, in diversi momenti del recente passato,
hanno varcato i suoi confini fuggendo da odio e persecuzioni.
Sottolinea Guido Ottolenghi, presidente del Museo ebraico: “Il Beit
Hatfusot ci racconta di come comunità ebraiche con costumi diversi,
abitudini diverse, lingue diverse, alimentazioni diverse abbiano
contribuito alle società dove risiedevano, si siano integrate, ne
abbiano rispettato la cultura, pur mantenendo i loro valori fondanti, e
restando idealmente e concretamente legate alle altre comunità ebraiche
del mondo”. Un messaggio che è un po’ il filo conduttore della serata.
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il direttore del museo ebraico di bologna
“Assieme al Beit Hatfutsot,
raccontiamo il mondo ebraico”
Il
Museo Ebraico di Bologna è onorato di servire la città di Bologna,
offrendole una intensa attività culturale e di relazione con altri
centri di pensiero. Con 25.000 visitatori all’anno, oltre 80 eventi nel
2017, corsi e presentazioni di libri, il Museo offre a Bologna, tra
l’altro con costi davvero contenuti, opportunità di conoscenza e
confronto di valore. Tra queste vi è senza dubbio la relazione col Beit
Hatfutsot, magnifico museo etnografico nazionale israeliano che celebra
i suoi 40 anni di attività.
Ricordo che visitai il Beit Hatfutsot poco dopo la sua apertura, quando
ero ragazzino, nel 1979, e fui orgoglioso di vedere nella sezione
dedicata agli ebrei italiani la bellezza delle kettuboth, i contratti
matrimoniali decorati con gusto squisito, le architetture di sinagoghe
raffinate, i paramenti e gli argenti che risentivano della passione per
l’arte così diffusa nella cultura italiana.
Guido Ottolenghi, presidente Museo ebraico di Bologna
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giovani sportivi al memoriale di milano
Javier Zanetti: "No al razzismo,
siamo tutti fratelli del mondo"
“Ho
ancora gli occhi lucidi. È difficile ma dobbiamo sapere”, la
testimonianza di uno dei giovanissimi ragazzi presenti ieri al
Memoriale della Shoah di Milano in occasione della Giornata mondiale
contro il razzismo. A organizzare la visita per circa 400 ragazzi, la
società di calcio Inter, impegnata da anni con il Comune di Milano e
l’associazione Comunità Nuova nel progetto ‘Io tifo positivo’:
un’iniziativa volta a sensibilizzare i più piccoli sulla necessità di
combattere tutte le espressioni di intolleranza, discriminazione e
razzismo all’interno dell’ambito sportivo e non solo. “#TweetOffRacism
Siamo Fratelli Del Mondo”, il titolo dell’iniziativa organizzata al
Memoriale con la partecipazione, al fianco dei ragazzi, di testimonial
come il vicepresidente dell’Inter Javier Zanetti e l’ex portiere
nerazzurro e della nazionale Francesco Toldo. “Questo luogo è concepito
per voi giovani, perché possiate conoscere la Storia, elaborare quali
idee sono giuste e quali sbagliate, capire che contro i totalitarismi
bisogna sollevarsi, per una società libera bisogna combattere”, le
parole del vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah
Roberto Jarach, rivolte ai ragazzi e ragazze delle giovanili dell’Inter
e della società di basket Olimpia.
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jciak
Danzando con il destino
Quando
apre la porta, a Dafna basta uno sguardo per capire. I due ufficiali
portano notizie di morte: suo figlio Jonathan, soldato, è stato ucciso.
La donna sviene, il marito Michael sprofonda nel silenzio e il lutto si
dipana nel suo lacerante orrore. La prima scena di Foxtrot, da oggi al
cinema, è un pugno nello stomaco che il resto del film non si preoccupa
di smentire. L’ultimo lavoro di Shmuel Maoz, Leone d’Argento a Venezia,
è un film forte, brutale, che scaraventa lo spettatore lì dove non
vorrebbe mai trovarsi. Un film che affonda lo sguardo sulla tragedia di
due genitori per raccontare il dolore collettivo di un’intera nazione
costretta ogni giorno a convivere con la morte.
Articolato in tre atti da tragedia, Foxtrot muove i primi passi nel
chiuso del magnifico appartamento di Dafna (Sarah Adler) e Michael
(Lior Ashkenazi). Mentre lei viene sedata e messa a letto, lui fa i
conti con la piena di un dolore che monta incontrollabile. Ashkenazi dà
corpo al lutto nel silenzio di primi piani che stringono sul suo viso
seguendone le impercettibili sfumature. La bellezza degli ambienti
modernisti, arredati con gusto e affollati di libri, non fa che
accentuarne la devastazione in un rimando claustrofobico a tratti
insopportabile.
Daniela Gross
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Setirot
- End the hate |
L’hashtag
#endthehate può essere postato – e infatti viene postato – da ogni
parte, da tutti contro tutti, eppure dovrebbe essere a difesa generale,
appunto, dall’odio. Appare nei post che condannano l’antisemitismo, che
combattono ogni razzismo ma anche il “buonismo”, che denunciano le fake
news (ovviamente fake a seconda di chi le commenta). Diciamo, insomma,
che #endthehate è in qualche modo universale, o se preferite virale. E
proprio qui sta il punto: diventando banalmente universale perde di
significato. Un po’ come accade con il paragone tra la Shoah e gli
obbrobri che ci circondano finisce per togliere forza, profondità di
ripulsa ed esecrazione sia allo sterminio del popolo ebraico sia,
chessò, alle mostruose inaccettabili disumane stragi di siriani e
curdi. La Shoah resta e deve restare la Shoah, nella sua unicità, e la
strage di siriani e curdi deve o meglio dovrebbe suscitare un nuovo
collettivo "mai più!", un rinnovato obbligatorio "no all’indifferenza".
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Melodie di Pesach |
Pesach
si avvicina e ho pensato di dare alcune suggestioni musicali, come
spesso mi piace fare in occasione delle feste. Ogni momento importante
della storia ebraica è segnato da diverse espressioni musicali, ma
Pesach è davvero particolare perché oltre a possedere un grande corpus
di melodie tradizionali, ha costituito e continua a costituire fonte di
ispirazione per i compositori.
Oggi ho scelto due opere:
– Passover Seder Festival di Shlomo Secunda, per cantore, coro e organo
con narrazione. Shlomo Secunda (1894 – 1977) è conosciuto soprattutto
nell’ambito del teatro yiddish e, ovviamente, per successi mondiali
come Dona Dona o Bei mir bist du sheyn, ma è altrettanto importante il
suo contributo come cantore e autore di musica sacra. Nel 1945 viene
nominato direttore musicale del Concord Resort Hotel sui Monti Catskill
dove resterà per ben 28 anni. Fondamentale in quel periodo è la
collaborazione con Richard Tucker, nato Rubin Ticker nel 1913 a New
York e cresciuto alla scuola del famoso cantore Samuel Weisser presso
la sinagoga Tifereth Israel.
Maria Teresa Milano
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L'emozione del mare
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Dunque
abbiamo iniziato a cantare, di pomeriggio a casa, con la registrazione
audio in macchina (il potere della tecnologia), e anche quest'anno la
voce di Alberto Servi che intona l'Haggadà risuona prima potente, poi
più bassa insieme alle nostre che si fanno via via più sicure, ed
infine in sottofondo a darci quella sicurezza in più quando ormai
riusciamo ad accordarci in un canto tutto nostro.
Sara Valentina Di Palma
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