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 22 marzo  2018 - 5 Nissan 5778
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
“La ‘olà (l’olocausto) è quella che sale sulla sua pira sull’altare”, dice la Torah. I Maestri del Chassidismo ricavano da queste parole un insegnamento etico: se qualcosa (di negativo), un pensiero estraneo sale in mente, deve essere bruciato sulla pira dell’altare, sul fuoco della Torah e delle mitzvot.
 
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Giorgio Berruto,
Hatikwà
“Cassetta della nonna” c’è scritto, piccolo piccolo, sulla targhetta delle minuscole chiavi tubolari. Qui nella cantina della zia, una cantina grande, come quelle delle vecchie case, di casse ce ne sono diverse, ma nessuna è chiusa a chiave, tranne quella su uno scaffale lassù in alto, rettangolare e disadorna, coperta dalla polvere di anni, di decenni forse. La tiro giù con attenzione, per evitare di rovesciarmi addosso un groviglio di ragnatele antiche e di sporco, ed eccola qui. Proviamo le chiavi.
 
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Israele, il raid svelato
“Spazio sui giornali (ma neanche troppo) alle rivelazioni israeliane sul bombardamento che, nel 2007, distrusse un reattore nucleare siriano. “I cacciabombardieri dovevano volare bassi, a 100 metri di altezza, in territorio siriano, con la strumentazione spenta, in silenzio radio, senza comunicare tra di loro. Fino all’ultimo i piloti erano stati tenuti all’oscuro dell’obiettivo. Sapevano però che avrebbero potuto ritrovarsi nel mezzo di una tremenda battaglia aerea – ricostruisce La Stampa, uno dei pochi quotidiani a parlarne ampiamente – se Damasco avesse deciso di reagire”.
“Per capire l’emozione che come un’onda altissima ha investito Israele ieri mattina bisogna mettersi nei panni di un padre che ha salvato il figlio da morte certa riprendendolo per un braccio. Questo figlio non è soltanto il popolo di Israele ma il mondo intero” scrive Fiamma Nirenstein sul Giornale. A parlarne, tra gli altri, anche Il Foglio.

Ha patteggiato 8 mesi di carcere Ahed Tamimi, la 17enne palestinese arrestata a dicembre per aver schiaffeggiato due soldati israeliani nel cortile della sua casa. Scrive Repubblica: “Con i lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri, è diventata un simbolo per la causa palestinese, azzoppata da una leadership corrotta e dalla mancanza di sostegno internazionale, dimostrata ancora una volta dalle deboli reazioni alla decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico”.

“Ambienterò le riprese a Roma e ho già scritturato Mark Rylance per la parte di Papa Pio IX e Isaac Eshete. Ma non ho ancora trovato il piccolo protagonista, che deve avere 6-7 anni e tenere sulle spalle l’intero film. L’impresa si sta rivelando difficile, per questo ho ritardato le riprese”. Così Steven Spielberg, al Messaggero, a proposito dell’annunciato film sul piccolo Edgardo Mortara.
A proposito di grande schermo, La Stampa segnala Foxtrot dell’israeliano Samuel Maoz. “Una sorta di parabola che, attraversando tre generazioni – un architetto che ha un figlio soldato e una madre sopravvissuta ai campi di sterminio – ripropone in modo circolare la costante di un destino fatale”

Ultimo atto davanti alla Corte d’Appello Federale per la vicenda degli adesivi antisemiti con Anna Frank. La richiesta della Procura, contestata dalla Lazio, è di due turni a porte chiuse per la società capitolina. Il 25 gennaio scorso, ricorda tra gli altri il Messaggero, il Tribunale Federale aveva chiuso la vicenda sanzionando il club con 50.000 euro per responsabilità oggettiva.
 
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  davar
il museo ebraico di bologna e il Beit Hatfusot 
Israele, a 70 anni dalla nascita
Una storia per immagini

È un itinerario carico di emozioni, che dalle fondamenta del nuovo Stato porta al giorno d’oggi, quello che il Museo ebraico di Bologna propone in Celebrating Israel 70, la mostra fotografica per i 70 anni dalla fondazione che è stata inaugurata nelle scorse ore in collaborazione con Beit Hatfusot, il Museo del popolo ebraico di Tel Aviv. Provengono infatti dalla collezione centro di documentazione Bernard H. and Miriam Oster le immagini esposte nell’allestimento, un percorso fatto di tante foto ma anche del racconto testuale dei momenti salienti che hanno segnato la storia di questo giovane Stato e i suoi successi in molti campi. Con uno specifico punto di osservazione: gli occhi del popolo ebraico per cui ha rappresentato e rappresenta molto più di una speranza. Non sorprende quindi che particolare enfasi sia stata data ai destini di quelle comunità che, in diversi momenti del recente passato, hanno varcato i suoi confini fuggendo da odio e persecuzioni. Sottolinea Guido Ottolenghi, presidente del Museo ebraico: “Il Beit Hatfusot ci racconta di come comunità ebraiche con costumi diversi, abitudini diverse, lingue diverse, alimentazioni diverse abbiano contribuito alle società dove risiedevano, si siano integrate, ne abbiano rispettato la cultura, pur mantenendo i loro valori fondanti, e restando idealmente e concretamente legate alle altre comunità ebraiche del mondo”. Un messaggio che è un po’ il filo conduttore della serata.
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il direttore del museo ebraico di bologna
“Assieme al Beit Hatfutsot,
raccontiamo il mondo ebraico”

Il Museo Ebraico di Bologna è onorato di servire la città di Bologna, offrendole una intensa attività culturale e di relazione con altri centri di pensiero. Con 25.000 visitatori all’anno, oltre 80 eventi nel 2017, corsi e presentazioni di libri, il Museo offre a Bologna, tra l’altro con costi davvero contenuti, opportunità di conoscenza e confronto di valore. Tra queste vi è senza dubbio la relazione col Beit Hatfutsot, magnifico museo etnografico nazionale israeliano che celebra i suoi 40 anni di attività.
Ricordo che visitai il Beit Hatfutsot poco dopo la sua apertura, quando ero ragazzino, nel 1979, e fui orgoglioso di vedere nella sezione dedicata agli ebrei italiani la bellezza delle kettuboth, i contratti matrimoniali decorati con gusto squisito, le architetture di sinagoghe raffinate, i paramenti e gli argenti che risentivano della passione per l’arte così diffusa nella cultura italiana.

Guido Ottolenghi, presidente Museo ebraico di Bologna
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giovani sportivi al memoriale di milano
Javier Zanetti: "No al razzismo,
siamo tutti fratelli del mondo"

“Ho ancora gli occhi lucidi. È difficile ma dobbiamo sapere”, la testimonianza di uno dei giovanissimi ragazzi presenti ieri al Memoriale della Shoah di Milano in occasione della Giornata mondiale contro il razzismo. A organizzare la visita per circa 400 ragazzi, la società di calcio Inter, impegnata da anni con il Comune di Milano e l’associazione Comunità Nuova nel progetto ‘Io tifo positivo’: un’iniziativa volta a sensibilizzare i più piccoli sulla necessità di combattere tutte le espressioni di intolleranza, discriminazione e razzismo all’interno dell’ambito sportivo e non solo. “#TweetOffRacism Siamo Fratelli Del Mondo”, il titolo dell’iniziativa organizzata al Memoriale con la partecipazione, al fianco dei ragazzi, di testimonial come il vicepresidente dell’Inter Javier Zanetti e l’ex portiere nerazzurro e della nazionale Francesco Toldo. “Questo luogo è concepito per voi giovani, perché possiate conoscere la Storia, elaborare quali idee sono giuste e quali sbagliate, capire che contro i totalitarismi bisogna sollevarsi, per una società libera bisogna combattere”, le parole del vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah Roberto Jarach, rivolte ai ragazzi e ragazze delle giovanili dell’Inter e della società di basket Olimpia.
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qui roma - l'incontro al senato
"Cultura, serve un rilancio"
Nel futuro un obiettivo da raggiungere: il riconoscimento istituzionale delle riviste di cultura nel panorama delle risorse dell’informazione e una loro maggiore diffusione attraverso diversi canali. A partire dal mondo della scuola, che si vorrebbe destinatario di un preciso progetto.
A lanciare la sfida è il Coordinamento Riviste Italiane di Cultura, che in sintonia con Radio Radicale ha organizzato questa mattina, nella sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato, un confronto con una ventina di addetti ai lavori sul contributo che tali riviste hanno offerto e continuano ad offrire al paese ma anche sulle prospettive che si potrebbero concretizzare con una azione sinergica.
Su invito del presidente del Coordinamento, l’ex ministro Valdo Spini, a intervenire anche il direttore della Rassegna Mensile di Israel rav Gianfranco Di Segni con una breve storia della testata e con un approfondimento sulla sua specifica identità, attraverso l’esempio di alcuni numeri recentemente usciti.
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jciak
Danzando con il destino
Quando apre la porta, a Dafna basta uno sguardo per capire. I due ufficiali portano notizie di morte: suo figlio Jonathan, soldato, è stato ucciso. La donna sviene, il marito Michael sprofonda nel silenzio e il lutto si dipana nel suo lacerante orrore. La prima scena di Foxtrot, da oggi al cinema, è un pugno nello stomaco che il resto del film non si preoccupa di smentire. L’ultimo lavoro di Shmuel Maoz, Leone d’Argento a Venezia, è un film forte, brutale, che scaraventa lo spettatore lì dove non vorrebbe mai trovarsi. Un film che affonda lo sguardo sulla tragedia di due genitori per raccontare il dolore collettivo di un’intera nazione costretta ogni giorno a convivere con la morte.
Articolato in tre atti da tragedia, Foxtrot muove i primi passi nel chiuso del magnifico appartamento di Dafna (Sarah Adler) e Michael (Lior Ashkenazi). Mentre lei viene sedata e messa a letto, lui fa i conti con la piena di un dolore che monta incontrollabile. Ashkenazi dà corpo al lutto nel silenzio di primi piani che stringono sul suo viso seguendone le impercettibili sfumature. La bellezza degli ambienti modernisti, arredati con gusto e affollati di libri, non fa che accentuarne la devastazione in un rimando claustrofobico a tratti insopportabile.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - End the hate
L’hashtag #endthehate può essere postato – e infatti viene postato – da ogni parte, da tutti contro tutti, eppure dovrebbe essere a difesa generale, appunto, dall’odio. Appare nei post che condannano l’antisemitismo, che combattono ogni razzismo ma anche il “buonismo”, che denunciano le fake news (ovviamente fake a seconda di chi le commenta). Diciamo, insomma, che #endthehate è in qualche modo universale, o se preferite virale. E proprio qui sta il punto: diventando banalmente universale perde di significato. Un po’ come accade con il paragone tra la Shoah e gli obbrobri che ci circondano finisce per togliere forza, profondità di ripulsa ed esecrazione sia allo sterminio del popolo ebraico sia, chessò, alle mostruose inaccettabili disumane stragi di siriani e curdi. La Shoah resta e deve restare la Shoah, nella sua unicità, e la strage di siriani e curdi deve o meglio dovrebbe suscitare un nuovo collettivo "mai più!", un rinnovato obbligatorio "no all’indifferenza".

Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Melodie di Pesach
Pesach si avvicina e ho pensato di dare alcune suggestioni musicali, come spesso mi piace fare in occasione delle feste. Ogni momento importante della storia ebraica è segnato da diverse espressioni musicali, ma Pesach è davvero particolare perché oltre a possedere un grande corpus di melodie tradizionali, ha costituito e continua a costituire fonte di ispirazione per i compositori.
Oggi ho scelto due opere:
– Passover Seder Festival di Shlomo Secunda, per cantore, coro e organo con narrazione. Shlomo Secunda (1894 – 1977) è conosciuto soprattutto nell’ambito del teatro yiddish e, ovviamente, per successi mondiali come Dona Dona o Bei mir bist du sheyn, ma è altrettanto importante il suo contributo come cantore e autore di musica sacra. Nel 1945 viene nominato direttore musicale del Concord Resort Hotel sui Monti Catskill dove resterà per ben 28 anni. Fondamentale in quel periodo è la collaborazione con Richard Tucker, nato Rubin Ticker nel 1913 a New York e cresciuto alla scuola del famoso cantore Samuel Weisser presso la sinagoga Tifereth Israel.


Maria Teresa Milano
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L'emozione del mare
Dunque abbiamo iniziato a cantare, di pomeriggio a casa, con la registrazione audio in macchina (il potere della tecnologia), e anche quest'anno la voce di Alberto Servi che intona l'Haggadà risuona prima potente, poi più bassa insieme alle nostre che si fanno via via più sicure, ed infine in sottofondo a darci quella sicurezza in più quando ormai riusciamo ad accordarci in un canto tutto nostro.

Sara Valentina Di Palma
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