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30 aprile 2018 - 15 Iyar 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Paolo Sciunnach, insegnante
Santi dovete essere, perché Santo sono Io, il Signore vostro D-o. (Levitico 19, 2)
Il verso può essere letto così: Santi dovete essere, affinché Santo sia Io.
Oppure: Santi dovete essere, perché Santo sono Io? Il Midrash commenta: Io Sono Santo, ma mi sono forse reso Santo da Me Stesso? No. 
 
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Anna
Foa,
storica
C’è sull’ultimo numero del mensile di Forlì Una città, una bella intervista di Barbara Bertoncini ad Alexander Stille, che insegna giornalismo alla Columbia University. Il nonno di Alexander si chiamava Kamenetzki, era nato in Bielorussia in uno shtetl poi divenuto parte della Polonia, ed era emigrato in Italia con la famiglia nel 1921. Suo padre, Mickail, negli anni Trenta aveva stretto amicizia con Giaime Pintor, avvicinandosi agli ambienti antifascisti e scrivendo sulla rivista culturale “Oggi”, diretta da Pannunzio e Benedetti. A causa delle leggi del 1938 che impedivano agli ebrei di scrivere sui giornali, prese il nome di Ugo Stille.
 
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Il fronte contro Teheran,
il segretario Usa al lavoro
Arabia Saudita, Israele e Giordania. Il nuovo segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ex direttore della Cia, si è recato in questi tre paese nel fine settimana. “A tutti gli interlocutori – riporta il Corriere – ha confermato che il prossimo 12 maggio Trump ripudierà l’accordo sul nucleare con l’Iran firmato nel 2015 da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania”. “A meno che gli alleati europei non trovino il modo per correggere l’intesa”, ha detto Pompeo, ma le possibilità sono oramai remote e la nuova fase della politica mediorientale Usa sembra volgere verso lo scontro diretto con l’Iran. “Il primo ministro Benjamin Netanyahu – sottolinea il Corriere – è pronto da tempo allo scontro con Teheran. Anzi lo ha già avviato in proprio, il 9 aprile scorso con il bombardamento della base siriana T-4 controllata da milizie iraniane”.

Israele e il Giro nel nome di Bartali. Continua l’ampia copertura mediatica dedicata al Giro d’Italia e alla Grande Partenza da Gerusalemme del prossimo 4 maggio. “Israele, un Paese che pedala: la passione per la bici recente ma in crescita”, titola il Corriere che intervista anche uno dei corridori protagonisti di questa edizione, Fabio Aru. Per Aru le tappe israeliane sono “una scelta azzeccata. Da appassionato di viaggi pedalare a Gerusalemme e Tel Aviv mi incuriosisce particolarmente”. Ma il giro sarà anche un momento per celebrare l’eroismo di Bartali: come ricorda La Stampa mercoledì al Museo delle Scienze di Gerusalemme (ore 19.30) sarà conferita a Bartali, riconosciuto Giusto tra le Nazioni, la cittadinanza onoraria israeliana. Per l’occasione “verrà rappresentato – aggiunge il quotidiano torinese – lo spettacolo teatrale Bartali. II campione e l’eroe, con l’attore Ubaldo Pantani, testi di Max Castellani, Ubaldo Pantani, Alessandro Salutini e Adam Smulevich, regia di Pablo Solari”. “È un momento di grande gioia per la nostra famiglia – spiega a La Stampa Gioia Bartali, nipote del campione -. La memoria del nonno, ora che mio padre non c’è più, è affidata a noi. Ed è una memoria segnata dall’affettività. Sono stati mesi straordinari, questi in attesa del Giro. Ho incontrato tanta bella gente che ha a cuore mio nonno e ciò che ha fatto”. Sul Corriere fiorentino è invece Lisa Bartali a ricordare il nonno, sottolineando: “L’interesse verso il nonno cresce ogni anno, in tutto il mondo. Credo sia perché il suo messaggio di impegno in prima persona, di valori, di coerenza, di pace sia più che mai attuale in un mondo pieno di conflitti e contrasti politici e religiosi”. La Gazzetta racconta invece dell’aereo speciale che porterà oggi 880 bici e 2700 ruote da Milano a Tel Aviv. Di come affrontare la tappa del Negev e di integratori per i ciclisti si parla invece su Tuttosport.

Milano, troppi saluti romani. In mille secondo il Corriere, in duemila secondo Repubblica i militanti di estrema destra che hanno ricordato a Milano in un presidio Sergio Ramelli, studente assassinato a 19 anni il 29 aprile del 1975 da estremisti di sinistra. Davanti alla lapide per Ramelli, almeno un centinaio di persone hanno fatto il saluto romano. In Liguria intanto il consigliere comunale di Genova Sergio Gambino, con fascia tricolore, si è racato a Staglieno per commemorare i morti della Rsi.
 
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  davar
giro d'italia - pagine ebraiche maggio 2018
Bartali, il tributo d'Israele
"Gino Bartali, cittadino onorario di Israele". L'anticipazione di Pagine Ebraiche, sul notiziario quotidiano dello scorso 22 aprile, ha fatto in pochi minuti il giro del mondo.
Si tratta - come è stato poi spiegato in forma ufficiale dallo Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme da cui parte il riconoscimento - di una possibilità contemplata tra le facoltà accessorie al conferimento del titolo di "Giusto tra le Nazioni", arrivato per Bartali nel settembre del 2013, ma comunque raramente esercitata. L'ultima volta avvenne 11 anni fa. “È un fatto decisamente raro” hanno confermato dal Memoriale.
Non c'era modo più significativo per festeggiare l'arrivo del Giro d'Italia nella capitale di Israele, anche nel segno delle imprese del grande ciclista fiorentino che aiutò gli ebrei perseguitati dal nazifascismo e fu simbolo di umanità in una epoca buia. Un evento unico nella storia del ciclismo e dello sport, che proviamo a raccontarvi nello speciale dossier "Ruote e Pedali" di Pagine Ebraiche di maggio curato da Adam Smulevich.
È un viaggio che parte, evidentemente, dall'asfalto e dalle suggestioni del percorso. Bello da un punto di vista paesaggistico, ma anche impegnativo. Dumoulin, vincitore del Giro in carica, ma anche Froome, Aru e gli altri uomini di classifica che annunciano battaglia dovranno fare attenzione.
Siamo in Medio Oriente, gli sport in auge sono soprattutto altri, ma c'è chi lavora per fare di Tel Aviv un punto di riferimento della bicicletta a livello internazionale.

(Ad aprire il Dossier di maggio di Pagine Ebraiche,
Gino Bartali ritratto dal disegnatore Enea Riboldi)
 
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moked 5778
Israele e Diaspora, quale futuro
Dalle riflessioni alla festa. Si è concluso nelle scorse ore a Milano Marittima il tradizionale Moked di primavera, la tre giorni di convention organizzata dall'Area Cultura e Formazione dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, guidata da rav Roberto Della Rocca, e dedicata al tema dei 70 anni d'Israele. Tanti gli ospiti che si sono avvicendati nell'ultima sessione dei lavori di ieri – a cui ha preso parte la presidente dell'Unione Noemi Di Segni - a partire dallo studioso francese Shmuel Trigano che ha fotografato la situazione del mondo ebraico attuale: “a causa di alcune grandi catastrofi (Shoah ed espulsione da paesi arabi) oggi, per la prima volta da 20 secoli, la gran parte degli ebrei del mondo (43%) si trovano a vivere in un solo paese, Israele – ha sottolineato Trigano, introdotto
dall'assessore alla Cultura UCEI David Meghnagi - Tre bambini ebrei su quattro oggi nascono nello Stato ebraico e questo comporta grandi cambiamenti nell'identità ebraica. Questa identità, dal tempo dell'emancipazione, si era fondata sull'aderire agli Stati nazione, che oggi sono al tramonto (fine dell'epoca iniziata col trattato di Westfalia nel 1648). Tuttavia Israele è proprio uno stato-nazione”. Il problema, spiega lo studioso, è l'atteggiamento dell'Europa nei confronti dello Stato d'Israele.
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pilpul
Oltremare - Il Giro è qui
Fra le molte cose che nella mia passata vita italiana non avrebbe cambiato di un millimetro la mia routine c'è di sicuro il Giro d'Italia. Di ciclismo il massimo che sono in grado di apprezzare è la canzone di Paolo Conte, ma non mi sarei mai seduta in cima a un paracarro ad aspettare i ciclisti, non saprò mai che silenzio c'è fra una moto e l'altra, e non ho mai visto Bartali col suo naso triste come una salita; ma è anche una questione generazionale. Però adesso improvvisamente, il Giro arriva qui in Israele - è impossibile non saperlo con tutte le pubblicità alla radio e in televisione, ed è tutto nostro.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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Città d'Israele
A Beer Sheva lasciamo i cactus e prendiamo la strada per il Nord. Il traffico aumenta, la campagna ai lati della strada inverdisce, e ciò che mi lascia sbalordito è l’abbondanza di itinerari: i miei ricordi stradali si limitavano ad un solo itinerario, oggi si spazia tra varie alternative tutte ampie e scorrevoli. Arriviamo a Gerusalemme dalla nuova strada che ci fa entrare in città da nord. Strade di scorrimento a più corsie ci portano senza problemi verso il centro della città. Siamo alla Vigilia dello Yom HaZikaron e imprudentemente ci attardiamo nel Parco dell’Indipendenza, sempre attraente anche se lavori di ristrutturazione ne stanno trasformando l’aspetto. Alle 20 in punto suona la sirena per ricordare i caduti delle tante (troppe) guerre.

Roberto Jona
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