Giuseppe Momigliano,
rabbino
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Su
pressante richiesta del popolo, non pago delle ripetute promesse del
Signore circa la “terra che stilla latte e miele”, Mosè invia dodici
esploratori, in rappresentanza delle dodici tribù, con l’incarico di
portare notizie dalla Terra d’Israele. L’esito di questa missione sarà
disastroso, il resoconto di dieci di questi personaggi susciterà
disfattismo e ribellione nel popolo, fino a determinare la condanna che
il Signore infligge a quella generazione che dovrà estinguersi nel
deserto, lasciando ai figli il compito di entrare nella terra promessa.
Soltanto due, Yehoshua e Calev, malgrado il precipitare degli eventi e
pur sottoposti a intimidazioni e persino a minacce per la loro vita,
rimangono tenacemente convinti della bontà della terra promessa e della
certezza della parola divina, soltanto loro meriteranno di entrare in
Terra d’Israele.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Come
da molti sottolineato, il momento più alto che si è vissuto ieri al
Senato è stato il discorso di Liliana Segre, che ha già annunciato dura
opposizione contro ogni progetto di leggi speciali e ancor più se
rivolte a minoranze già ampiamente discriminate. Parole che devono
allertare se lette a fianco delle strategie sull’immigrazione che si
intravedono all’orizzonte. Tutti sanno che se su questo dossier
dovessero prevalere le posizioni del gruppo di Visegrad, perderebbero
Italia, Spagna e Grecia, che più di altri devono sopportare il peso dei
primi approdi (tutto, tra l’altro, da verificare perché l’immigrazione
non è solo via mare). Cosa significa, dunque, sostenere che l’Italia
agirà insieme all’Ungheria per ridisegnare le politiche
sull’immigrazione europee? Ciò che si intravede è la richiesta di un
blocco europeo via mare e via terra per tenere al di là dei nostri
confini persone in fuga a causa di guerre, sofferenze o semplici
speranze di poter dare un futuro ai propri figli. Il fatto che si
voglia presentare il progetto durante il semestre austriaco, altro
Paese con la destra xenofoba al governo, non fa ben sperare.
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Il monito di Liliana
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Il
giorno dopo la fiducia concessa al governo Conte al Senato (171 voti a
favore, 117 contrari e 25 astenuti) i principali quotidiani italiani
ricordano il lucido e applaudito intervento della senatrice a vita
Liliana Segre. Sopravvissuta alla Shoah, Segre ha ringraziato il
Presidente Mattarella per “la scelta sorprendente di nominare senatrice
a vita una vecchia signora, una delle pochissime ancora viventi in
Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz”. E poi ha scandito
la sua storia di Testimone dell’orrore, di chi subì sulla propria pelle
le Leggi razziste del 1938. “Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra
civiltà democratica – ha detto Segre dai banchi del Senato – stia
pensando a leggi speciali contro le popolazioni nomadi. Se accadrà mi
opporrò con tutte le forze”. “L’unico concreto fatto politico di ieri è
Liliana Segre che dice no a leggi speciali contro i rom, il Senato che
applaude, i leghisti no”, scrive Mattia Feltri su La
Stampa</strong>. Sulla questione, Segre torna oggi in
un’intervista rilasciata a Repubblica, sottolineando che le sue parole
sui Rom e Sinti sono state anche un risposta all’appello di Alberto
Melloni sullo stesso quotidiano. La senatrice ricorda il suo stato di
clandestina durante le persecuzioni nazifasciste, di richiedente asilo
e del rifiuto della Svizzera di accogliere lei e suo padre (che poi
morirà ad Auschwitz). “Ci sono analogie” con quanto accade oggi, spiega
Segre, “ma non sono situazioni uguali, a distanza di 80 anni. E io non
sono indifferente: la combatto, l’indifferenza, e continuerò a farlo
finché vivo”.
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il monito di liliana segre
"Parlo da senatrice e Testimone
Difenderò diritti e democrazia"
“Mi
rifiuto di pensare che la nostra civiltà democratica possa essere
sporcata da leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere
mi opporrò con tutte le energie che mi restano”.
È la promessa di Liliana
Segre, Testimone della Shoah e senatrice a vita, le cui parole hanno
lasciato il segno nel corso del dibattito sviluppatosi a Palazzo Madama
per la fiducia al nuovo governo Conte.
Un primo intervento,
nell’aula dove siede dall’aprile scorso per nomina del Presidente
Mattarella, che ha scosso ed emozionato l’opinione pubblica. “Mi
accingo a svolgere il mandato di senatrice – le sue parole – ben
conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella
pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana
nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività
parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato”. Un impegno
che porterà avanti anche nel nome, ha affermato, “di quei tanti che, a
differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono
stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che
sono cenere nel vento”.
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori,
prendendo la parola per la prima volta in quest’aula non possa fare a
meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della
Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare
l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali,
razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale
senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime
ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.
Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di
ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che
ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000
circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono
l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla
società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del
1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo
italiano.
Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a
differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono
stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che
sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto
onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma
anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione
dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci
circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più
avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.
In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero
annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle
popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia
di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate
unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono
portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava
un silenzio spettrale.
Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto
oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che
oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di
leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò
con tutte le energie che mi restano. Mi accingo a svolgere il mandato
di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e
confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei
confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto
contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho
imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente
asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio,
essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del
campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito,
svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento
politico e rispondendo solo alla mia coscienza.
Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai
programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati
dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la
scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a
vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia
al Governo.
Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza
alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo
italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.
Liliana Segre, senatrice a vitai
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decisive le minacce palestinesi Israele-Argentina, salta il match
"Una vittoria degli odiatori"
Sul
sito della Federazione argentina la trasferta è ancora in agenda. Ma,
si avverte, la pagina “sarà sottoposta a delle modifiche”. E le
modifiche previste, trapelate prima come indiscrezione e poi
ufficialmente confermate, sono destinate a far parlare a lungo. Le
minacce da parte palestinese cui sono stati sottoposti i calciatori e
la dirigenza della nazionale argentina, attesa nelle prossime ore a un
incontro amichevole con la compagine israeliana a Tel Aviv, l’ultimo
prima dei Mondiali, hanno portato all’annullamento del match.
È una pagina triste e squallida quella che viene scritta in queste ore,
nell’indifferenza (per il momento) di Fifa e dei massimi organismi del
pallone. “Se Messi andrà in Israele, bruceremo le sue maglie” avevano
annunciato alcune organizzazioni con l’entusiastica adesione del numero
uno del calcio palestinese Jibril Rajoub, da molti indicato come
possibile erede di Abu Mazen. Minacce verbali cui era seguita una
manifestazione, piuttosto partecipata e intrisa di slogan deliranti,
davanti all’hotel di Barcellona dove la squadra era in ritiro. Il
timore di violenze fisiche, viene reso noto, ha innescato il clamoroso
dietrofront. Leggi
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gli impegni e il dialogo Palermo, l'ambasciatore in visita
"Sinagoga un ponte nella storia"
“Ho
percepito che Palermo apprezza molto il suo passato ebraico. La
riapertura della sinagoga in città sarà un momento giusto e costituirà
un ponte nella storia, un ponte tra passato, presente e futuro di
questa terra”.
Così l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Oren David, in
missione a Palermo, durante la visita dell’Oratorio di Santa Maria del
Sabato in vicolo della Meschita, concesso in comodato d’uso
dall’arcidiocesi di Palermo alla Comunità ebraica di Napoli, competente
a livello territoriale sulla Sicilia.
“Dal punto di vista turistico, per gli israeliani la Sicilia è una
destinazione molto popolare e, in questo senso, la sinagoga palermitana
sarebbe un’attrattiva in più” ha precisato il diplomatico.
Ad accogliere l’ambasciatore David le istituzioni cittadine, con il
vicesindaco Emilio Arcuri e l’assessore alla Cultura, Andrea Cusumano.
“Quest’anno Palermo è Capitale Italiana della Cultura – ha sottolineato
Cusumano – Il primo evento culturale, messo da noi in calendario, è
stata proprio la mostra ‘Ricordi futuri 2.0’, dedicata alla Shoah,
curata da Ermanno Tedeschi e tenuta a Palazzo Sant’Elia. Il logo di
Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 è rappresentato da quattro
P, che rappresentano le quattro radici storiche di questa città:
fenicia, greca, araba ed ebraica”.
In rappresentanza dell’UCEI c’era il suo vicepresidente, Giulio
Disegni, che ha dichiarato: “Per il gruppo ebraico di Palermo la visita
dell’ambasciatore David è stata proficua. Il rappresentante dello Stato
di Israele ha detto che la futura sinagoga sarà, sicuramente, anche un
luogo di cultura e di dialogo interconfessionale. Quello che stiamo
vivendo non è un periodo facile: antisemitismo e razzismo crescono. La
strada del dialogo e della convivenza pacifica è quella che deve
vincere".
Daniele Ienna Leggi
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qui ferrara - festa del libro Lampronti, il segno del Maestro
“La
salutare efficacia della sua azione fu riconosciuta ed encomiata,
perrochè quand’egli era ancora in vita e anche molti anni dopo la sua
morte gli uomini della comunità andavano proclamando che di quanto
sapevano andavano debitori alle fatiche ed allo zelo del Patriarca
Isacco, così il chiamavano per affetto e venerazione”. Così scrive nel
1871 Benedetto Levi nel suo Della vita e dell’opera – Isacco Lampronti,
parlando del grande Maestro e medico ferrarese vissuto tra il 1679 e il
1756 e definito dai suoi contemporanei Patriarca Isacco, tanto era
l’onore a lui riservato. Per riscoprire la grandezza dell’opera di
Lampronti arriva ora il volume Nuovi studi su Isacco Lampronti. Storia,
poesia, scienza e Halakah (Giuntina-MEIS, Firenze, 2017): un’opera
curata dall’ebraista Mauro Perani che sarà presentata domenica nella
città del Maestro, Ferrara, in occasione della nuova e attesa edizione
della Festa del Libro ebraico, promossa dal Museo Nazionale
dell’ebraismo italiano e della Shoah.
Leggi
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lo studio Gran Muftì e rivolte arabe,
forti responsabilità fasciste
Nell’ambito
del Master Internazionale di Secondo Livello in Didattica della Shoah
dell’Università Roma Tre, di cui il professor David Meghnagi è
direttore, ho sviluppato una ricerca basata sui documenti dell’Archivio
Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, volta a porre in
luce i rapporti tra i capi delle rivolte arabe e il governo fascista.
La ricostruzione degli eventi avviene mediante una lettura critica dei
telegrammi, dei telespressi e dei tanti appunti stilati dalle varie
autorità italiane, che ebbero contatti diretti con i diversi
protagonisti musulmani. Il primo documento riportato è datato 23
ottobre 1933, anno in cui l’Italia entrò in contatto con il Gran Muftì
di Gerusalemme, Hag Amin el Husseini, per arrivare, in conclusione, al
11 novembre 1939 con la fuga del capo religioso in Iraq, a Bagdad. Non
si tratta di una ricostruzione degli eventi specifici, ma, più in
particolare dell’illustrazione dell’apporto italiano al nascente
nazionalismo arabo, in armi e denaro, teso a far risaltare le
responsabilità fasciste nelle rivolte e nella stesura del Libro Bianco
del maggio 1939, diretto a limitare l’immigrazione ebraica in un
periodo buio della storia della persecuzione antisemita. Ciò permette,
inoltre, di affrontare la questione dell’emanazione delle leggi
antiebraiche del 1938, in Italia, con riferimento alle loro
implicazioni nello scenario mediorientale e all’alleanza del Gran Muftì
di Gerusalemme con le Potenze dell’Asse.
Giordana Terracina Leggi
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qui milano - il festival "Cultura antidoto al populismo"
La
preoccupazione per la retorica populista presente nella politica
italiana e per il degradamento generale del discorso pubblico. Si parte
da qui. “Si dicono cose, anche nei confronti degli ebrei, che prima ci
si vergognava ad affermare pubblicamente” sottolinea Andrée Ruth
Shammah, direttrice del Teatro Franco Parenti, invitata a inaugurare la
prima giornata del Festival sulle culture ebraiche A different set of
jews, organizzato a Milano, alla Corte dei Miracoli, da Miriam
Camerini. Shammah ha riflettuto sulla situazione attuale del Paese e
sul proprio impegno culturale nel contrastare chi “parla solamente alla
pancia degli italiani, ai loro istinti più bassi”.
“Quello che mi ha insegnato l’ebraismo, è che anche quando ci troviamo
con l’acqua alla gola – come gli ebrei mentre attraversano il Mar Rosso
per fuggire dall’Egitto – dobbiamo continuare ad andare avanti con
fiducia”, il messaggio della Shammah.
Leggi
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qui firenze Balagan, nuova edizione al via
Sesta
edizione al via per il Balagan Cafè, il festival organizzato dalla
Comunità ebraica fiorentina in collaborazione con il Comune nell’ambito
del calendario dell’Estate Fiorentina e con il contributo della Regione
Toscana. Filo conduttore di questa edizione gli anniversari – Dal 1938,
anno delle Leggi razziste, al 1948, l’anno della Costituzione italiana
e della nascita di Israele; per arrivare al ’68 e ad altri meno
scontati. Primo appuntamento domani con una conferenza di Mario Ruffini
che parlerà di “Laura Coen Luzzatto Dallapiccola e la musica” con
l’accompagnamento musicale di Fabio Battistelli che eseguirà motivi
ebraici al clarinetto. L’incontro, è stato spiegato nel corso di una
conferenza stampa, servirà per tracciare un ritratto della moglie di
uno dei compositori più rilevanti del Novecento. A lui e a Mario
Castelnuovo Tedesco sarà dedicato il concerto serale realizzato in
collaborazione con il Maggio Musicale fiorentino e il Conservatorio
Cherubini. Leggi
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Ticketless - Appelli sugli alberi
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A
cicli ritorna nel dibattito interno all’ebraismo italiano l’annosa
questione degli appelli su Israele. Vorrei provare a sdrammatizzare, se
ci riesco. L’ultimo appello, essendo il primo ad essersi manifestato
sui social, pare abbia scaldato molto gli animi. Non ignoro che
documenti analoghi siano lanciati anche in altri paesi e non entro nel
merito. Guardo la cosa dall’esterno e osservo, da dilettante, la forma,
prima che la sostanza. Posseggono, questi appelli, sempre la stessa
venatura stilistica, diciamo pure una retorica, che li rende uguali a
se stessi nonostante il trascorrere degli anni: per il tono accorato,
si direbbe melodrammatico, “core ‘n mano”, e per il piano di superiore
nobiltà morale su cui si collocano i firmatari. Se fossi un semiologo,
li metterei uno accanto all’altro questi appelli e li affiderei a
un’indagine comparativa, di metodo. Per esempio indagherei sul legame
che credo sussista con un altro genere letterario molto praticato
nell’Italia ebraica dve l’attenzione si sofferma su un elenco di nomi:
la redazione di alberi genealogici. Nelle appendici di libri di storia,
ma soprattutto nelle autobiografie dilagano frondosi alberi: “Più ne
Levi, più ne metti”, scherzava una mia amica esperta di lavori
redazionali, ragionando sull’affollarsi dei Levi negli indici dei nomi
di libri dove l’autore impone la sua brava inserzione araldica. A me,
che non ho mai firmato un appello né contro (e nemmeno pro) Israele,
che non possiedo quarti di nobiltà ebraica di cui vantarmi, viene fatto
di chiedermi, con Levi, quale legame sussista fra gli inerti e i nobili.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Cinquant'anni dopo
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Combattuto,
nella scelta dell’argomento da commentare nella mia nota settimanale,
tra l’insediamento del nuovo governo italiano (che, a mio avviso, non
va tanto giudicato dalle persone dei suoi membri, né dai contenuti del
cd. ‘contratto’ a esso collegato, quanto dagli umori profondi che
esprime, dai sentimenti e le pulsioni prevalenti tra gli elettori che
rappresenta, dalla direzione dell’impetuoso vento che sembra gonfiarne
le vele) e l’ennesima recrudescenza delle attività ricreative dei
terroristi di Gaza (col puntuale contorno dei nauseabondi commenti
della stampa internazionale di fronte alle reazioni difensive da esse
generate), ho deciso infine di dire due parole in occasione del
cinquantesimo anniversario (caduto ieri, 5 giugno) dell’assassinio di
una delle più grandi anime del secolo scorso, Robert Kennedy.
Francesco Lucrezi, storico
Leggi
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