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17 Agosto 2018 - Elul 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
È l’idea del crollo che ci lascia senza fiato. L’idea della instabilità, dell’incertezza di ogni nostro passo, della insicurezza di questo mondo paradossalmente così sicuro della propria modernità. È l’idea di una vita perennemente in navigazione su di un Titanic immaginario che può diventare reale “il cui crollo avviene in un attimo, improvvisamente” avrebbe detto il profeta Isaia (30,13). Ma non è solo questo.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
direttore
Fondazione CDEC
Il 22 agosto 1938 venne effettuato un censimento speciale per stabilire in base a fantasiosi criteri di razza chi in Italia fosse effettivamente ebreo e, di conseguenza, perseguitabile. Ne derivarono risultati modesti e piuttosto dubbi. “58.412 residenti nati da almeno un genitore ebreo o ex ebreo, suddivisi in 48.032 italiani e 10.380 stranieri residenti da almeno sei mesi” (cito dalla nuova edizione riveduta e arricchita che uscirà nei prossimi giorni del bel libro di Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista, Einaudi). Erano veramente pochi questi germi infetti che – secondo la battente propaganda fascista dell’epoca – andavano ad imbrattare la pura razza italica composta da oltre 40 milioni di individui. E sebbene ci si fosse sforzati di stabilire un criterio biologico inoppugnabile, era anche maledettamente complicato decidere chi fosse effettivamente ebreo.
 
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"Genova, i ministri
non facciano i giudici"
A Genova, tra le macerie del ponte Morandi, si continua a scavare senza sosta. Il bilancio delle vittime è di 38 morti, ma sembra destinato ad aggravarsi. Lo confermano le parole del procuratore capo di Genova Francesco Cozzi che ha parlato di “ancora 10-20 persone disperse”. Sabato, in coincidenza con i funerali di Stato cui parteciperà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’Italia sarà unita in una giornata di lutto nazionale (Repubblica). Mentre proseguono le indagini, il governo si divide sulla linea dura contro Autostrade: il M5S evoca il ricorso alla revoca delle concessioni “qualora ve ne siano le condizioni” – il vice premier Di Maio voleva la revoca immediata e avrebbe spinto Conte ad annunciarla scrive il Corriere -, mentre il ministro dell’Interno Salvini frena: “Non è il momento, ora la società sospenda i pedaggi”. Intervistato da La Stampa il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick si dice preoccupato di come il governo sta gestendo l’emergenza: “Il crollo impone a tutti una riflessione profonda su necessità di prevenzione e valutazione del rischio e su tutte le tematiche legate alla realizzazione delle grandi opere. Detto questo, mi lascia perplesso l’assunzione di un ruolo molto autoritario e di dogmatica condanna preventiva, fra l’altro sostituendosi alla autorità giudiziaria. È l’ennesima riprova di quel che colgo in tanti altri ambiti di comportamento del governo”. “Si vive solo di presente e il passato viene usato esclusivamente per attacchi di campagna elettorale e per sottolineare la propria diversità. – prosegue Flick ampliando la sua analisi sull’atteggiamento della maggioranza di governo – Che così sconfina in autoritarismo e dogmatismo. Pensi alla proposta di abolire la legge Mancino, mentre continuano ad esserci episodi preoccupanti di xenofobia, e questo nel momento in cui ricordiamo l’ottantesimo anniversario delle infami leggi razziali. L’orientamento dominante è di essere tolleranti solo verso l’intolleranza”.

Il destino di 177 naufraghi. La nave Diciotti della Guardia costiera ha preso a bordo 177 dei 190 migranti soccorsi dalla Valletta in acque maltesi. Ma il destino di queste persone è di nuovo in mano alla politica, sottolinea il Corriere: il ministro dell’Interno Salvini sostiene che la Capitaneria di porto abbia agito “senza che il Viminale fosse informato” e ha “imbarcato gli immigrati mentre ancora si trovavano in acque maltesi per dirigersi verso l’Italia”. Salvini vuole che sia Malta a farsi carico di queste persone.
 
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  davar
l'accordo mediato dall'egitto
Israele-Gaza, una tregua a tappe
Un accordo formulato su diverse fasi per garantire la sicurezza d'Israele da una parte, il miglioramento delle condizioni di vita a Gaza dall'altra. Nuovi elementi stanno emergendo in queste ore rispetto alla proposta d'intesa mediata dall'Egitto e su cui Israele e il movimento terroristico di Hamas che controlla la Striscia sembrano voler convergere. Sei le clausole previste dall'accordo, scrive il quotidiano Haaretz, che entreranno gradualmente in vigore a condizione che venga mantenuta la pace: primo step, il cessate il fuoco attualmente in vigore che comprende qualsiasi violenza proveniente da Gaza (dai razzi agli aquiloni incendiari); secondo passaggio – anche questo già in essere - la riapertura dei valichi di frontiera di Gaza e l'ampliamento della zona di pesca autorizzata; altro punto, l'assistenza medica e umanitaria; poi il passaggio complesso in merito alla risoluzione della questione delle salme dei soldati israeliani e dei civili scomparsi in mano ai terroristi di Hamas; un'ampia ricostruzione delle infrastrutture di Gaza, con finanziamenti stranieri; la possibilità di aprire un porto per la Striscia. “Solo nella misura in cui la quiete sarà mantenuta per un lungo periodo Israele accetterà di discutere i progetti umanitari che dipendono da noi, a condizione che si intraprendano anche negoziati per il ritorno dei corpi dei soldati israeliani detenuti a Gaza e di due civili israeliani prigionieri. – ha dichiarato un fonte israeliana ad Haaretz – Le notizie riportate dai media su un molo marittimo riguardano argomenti emersi nei colloqui con i mediatori, ma su questo non c’è consenso in Israele”.
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pagine ebraiche - agosto 
Emma Dessau Goiten, 
una vita incisa nell’arte

Aprire le pagine di un libro è un atto di sfida che può farci sentire alle soglie di qualcosa di ignoto, attraente seppur effimero, oppure come esperti scavatori della realtà pronti a cogliere riferimenti, sollecitazioni, complicità sottese, ovvietà. Si osserva con attenzione la copertina per ricordarci di capire quali siano i segni, i colori, la parola che ci attraggono: poi uno sguardo al retro, o al risguardo di copertina se vogliamo qualche notizia in più prima di decidere se valga il tempo di impilare quel libro insieme ad altri accanto al nostro tavolo, esporne la copertina allo sguardo curioso altrui o aspettare una migliore ispirazione. Oggi un nome, un titolo, possono attrarti ma anche immediatamente dirottarti alla ricerca digitata sullo schermo di un telefono, per capire (non sapendo indirizzare a sufficienza neanche più i nostri istinti) se quella parola, quel nome, quell’immagine, possano rimandare ad altro che “rinforzi” l’impulso leggero appena provato. Leggere è una vacanza faticosa, come tutte quelle che poi non si dimenticano più, oppure non è che l’avventura di un week-end, un “one-nightstand”, un giallo di non più di cento pagine, piccolo, blu. Di Emma Dessau Goitein, percorrendo il web, si trovano tante frammentarie notizie, immagini di quadri, ex-libris, brevi recensioni.

Marisa Patulli Trythall, storica, Pagine Ebraiche, agosto 2018
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opinioni a confronto
Israele, legge sull'identità ebraica
il dibattito continua

Come in Israele, anche in Italia la Legge Fondamentale dal titolo “Israele, Stato-nazione del popolo ebraico” approvata lo scorso 19 luglio dalla Knesset ha aperto un confronto tra posizioni e analisi diverse. Sul Portale dell'ebraismo moked.it, proponiamo una sezione dedicata ai diversi punti di vista provenienti dal mondo ebraico italiano e legati al provvedimento del Parlamento israeliano.
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pilpul
Maggioranze e minoranze
Temo sia inevitabile: prima o poi quando noi ebrei italiani cercheremo di far valere qualche diritto come minoranza religiosa (non lavorare di Shabbat o nelle feste, assenza di simboli cristiani nei luoghi pubblici, ecc.) qualcuno ci rinfaccerà la legge recentemente approvata alla Knesset su Israele come stato nazionale del popolo ebraico e ci accuserà di incoerenza. Potremmo stare ore, giorni, mesi, anni a spiegare le differenze storiche e culturali tra l’Italia e Israele ma non credo che basterebbe. Ancora di più temo che per evitare eventuali accuse di incoerenza finiremo per rinunciare a priori a far valere qualche diritto.
Va anche detto, però, che i paragoni tra Italia e Israele, per quanto impropri, possono essere interessanti. Anche se L’Italia non è un paese che si proclama ufficialmente cattolico non si può certo negare che la cultura italiana sia intrisa di cattolicesimo in tutti i suoi aspetti, dall’arte alla letteratura (basti solo pensare a Dante e a Manzoni). 


Anna Segre, insegnante
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Il rumore sulla tragedia
Davanti a tragedie come quella di martedì scorso, oltre lo sconforto e la rabbia potremmo almeno conservare la speranza che il paese da adesso metta da parte l'odio, le intolleranze, le divisioni politiche e sociali che hanno animato questi ultimi mesi, si stringa intorno alla popolazione colpita e ritrovi la sua unità, acquisti maggiore consapevolezza, e collabori con chi di dovere per fare realmente luce sulla vicenda. Sembra invece che il crollo del viadotto Morandi insieme a decine di vittime e alle macerie, abbia scatenato ulteriormente il clima da campagna elettorale, gli sciacalli e i tecnici del web, i protagonismi, gli stupidi parallelismi, gli altisonanti proclami, gli egoismi, i complottismi, le bufale e le accuse reciproche.

Francesco Moises Bassano
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