
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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È
l’idea del crollo che ci lascia senza fiato. L’idea della instabilità,
dell’incertezza di ogni nostro passo, della insicurezza di questo mondo
paradossalmente così sicuro della propria modernità. È l’idea di una
vita perennemente in navigazione su di un Titanic immaginario che può
diventare reale “il cui crollo avviene in un attimo, improvvisamente”
avrebbe detto il profeta Isaia (30,13). Ma non è solo questo.
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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Il
22 agosto 1938 venne effettuato un censimento speciale per stabilire in
base a fantasiosi criteri di razza chi in Italia fosse effettivamente
ebreo e, di conseguenza, perseguitabile. Ne derivarono risultati
modesti e piuttosto dubbi. “58.412 residenti nati da almeno un genitore
ebreo o ex ebreo, suddivisi in 48.032 italiani e 10.380 stranieri
residenti da almeno sei mesi” (cito dalla nuova edizione riveduta e
arricchita che uscirà nei prossimi giorni del bel libro di Michele
Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista, Einaudi). Erano veramente
pochi questi germi infetti che – secondo la battente propaganda
fascista dell’epoca – andavano ad imbrattare la pura razza italica
composta da oltre 40 milioni di individui. E sebbene ci si fosse
sforzati di stabilire un criterio biologico inoppugnabile, era anche
maledettamente complicato decidere chi fosse effettivamente ebreo.
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"Genova, i ministri
non facciano i giudici"
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A
Genova, tra le macerie del ponte Morandi, si continua a scavare senza
sosta. Il bilancio delle vittime è di 38 morti, ma sembra destinato ad
aggravarsi. Lo confermano le parole del procuratore capo di Genova
Francesco Cozzi che ha parlato di “ancora 10-20 persone disperse”.
Sabato, in coincidenza con i funerali di Stato cui parteciperà il
presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’Italia sarà unita in
una giornata di lutto nazionale (Repubblica). Mentre proseguono le
indagini, il governo si divide sulla linea dura contro Autostrade: il
M5S evoca il ricorso alla revoca delle concessioni “qualora ve ne siano
le condizioni” – il vice premier Di Maio voleva la revoca immediata e
avrebbe spinto Conte ad annunciarla scrive il Corriere -, mentre il
ministro dell’Interno Salvini frena: “Non è il momento, ora la società
sospenda i pedaggi”. Intervistato da La Stampa il presidente emerito
della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick si dice preoccupato di
come il governo sta gestendo l’emergenza: “Il crollo impone a tutti una
riflessione profonda su necessità di prevenzione e valutazione del
rischio e su tutte le tematiche legate alla realizzazione delle grandi
opere. Detto questo, mi lascia perplesso l’assunzione di un ruolo molto
autoritario e di dogmatica condanna preventiva, fra l’altro
sostituendosi alla autorità giudiziaria. È l’ennesima riprova di quel
che colgo in tanti altri ambiti di comportamento del governo”. “Si vive
solo di presente e il passato viene usato esclusivamente per attacchi
di campagna elettorale e per sottolineare la propria diversità. –
prosegue Flick ampliando la sua analisi sull’atteggiamento della
maggioranza di governo – Che così sconfina in autoritarismo e
dogmatismo. Pensi alla proposta di abolire la legge Mancino, mentre
continuano ad esserci episodi preoccupanti di xenofobia, e questo nel
momento in cui ricordiamo l’ottantesimo anniversario delle infami leggi
razziali. L’orientamento dominante è di essere tolleranti solo verso
l’intolleranza”.
Il destino di 177 naufraghi. La nave Diciotti della Guardia costiera ha
preso a bordo 177 dei 190 migranti soccorsi dalla Valletta in acque
maltesi. Ma il destino di queste persone è di nuovo in mano alla
politica, sottolinea il Corriere: il ministro dell’Interno Salvini
sostiene che la Capitaneria di porto abbia agito “senza che il Viminale
fosse informato” e ha “imbarcato gli immigrati mentre ancora si
trovavano in acque maltesi per dirigersi verso l’Italia”. Salvini vuole
che sia Malta a farsi carico di queste persone.
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pagine ebraiche - agosto
Emma Dessau Goiten,
una vita incisa nell’arte
Aprire
le pagine di un libro è un atto di sfida che può farci sentire alle
soglie di qualcosa di ignoto, attraente seppur effimero, oppure come
esperti scavatori della realtà pronti a cogliere riferimenti,
sollecitazioni, complicità sottese, ovvietà. Si osserva con attenzione
la copertina per ricordarci di capire quali siano i segni, i colori, la
parola che ci attraggono: poi uno sguardo al retro, o al risguardo di
copertina se vogliamo qualche notizia in più prima di decidere se valga
il tempo di impilare quel libro insieme ad altri accanto al nostro
tavolo, esporne la copertina allo sguardo curioso altrui o aspettare
una migliore ispirazione. Oggi un nome, un titolo, possono attrarti ma
anche immediatamente dirottarti alla ricerca digitata sullo schermo di
un telefono, per capire (non sapendo indirizzare a sufficienza neanche
più i nostri istinti) se quella parola, quel nome, quell’immagine,
possano rimandare ad altro che “rinforzi” l’impulso leggero appena
provato. Leggere è una vacanza faticosa, come tutte quelle che poi non
si dimenticano più, oppure non è che l’avventura di un week-end, un
“one-nightstand”, un giallo di non più di cento pagine, piccolo, blu.
Di Emma Dessau Goitein, percorrendo il web, si trovano tante
frammentarie notizie, immagini di quadri, ex-libris, brevi recensioni.
Marisa Patulli Trythall, storica, Pagine Ebraiche, agosto 2018 Leggi
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Maggioranze e minoranze |
Temo
sia inevitabile: prima o poi quando noi ebrei italiani cercheremo di
far valere qualche diritto come minoranza religiosa (non lavorare di
Shabbat o nelle feste, assenza di simboli cristiani nei luoghi
pubblici, ecc.) qualcuno ci rinfaccerà la legge recentemente approvata
alla Knesset su Israele come stato nazionale del popolo ebraico e ci
accuserà di incoerenza. Potremmo stare ore, giorni, mesi, anni a
spiegare le differenze storiche e culturali tra l’Italia e Israele ma
non credo che basterebbe. Ancora di più temo che per evitare eventuali
accuse di incoerenza finiremo per rinunciare a priori a far valere
qualche diritto.
Va anche detto, però, che i paragoni tra Italia e Israele, per quanto
impropri, possono essere interessanti. Anche se L’Italia non è un paese
che si proclama ufficialmente cattolico non si può certo negare che la
cultura italiana sia intrisa di cattolicesimo in tutti i suoi aspetti,
dall’arte alla letteratura (basti solo pensare a Dante e a Manzoni).
Anna Segre, insegnante
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Il rumore sulla tragedia |
Davanti
a tragedie come quella di martedì scorso, oltre lo sconforto e la
rabbia potremmo almeno conservare la speranza che il paese da adesso
metta da parte l'odio, le intolleranze, le divisioni politiche e
sociali che hanno animato questi ultimi mesi, si stringa intorno alla
popolazione colpita e ritrovi la sua unità, acquisti maggiore
consapevolezza, e collabori con chi di dovere per fare realmente luce
sulla vicenda. Sembra invece che il crollo del viadotto Morandi insieme
a decine di vittime e alle macerie, abbia scatenato ulteriormente il
clima da campagna elettorale, gli sciacalli e i tecnici del web, i
protagonismi, gli stupidi parallelismi, gli altisonanti proclami, gli
egoismi, i complottismi, le bufale e le accuse reciproche.
Francesco Moises Bassano
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