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30 Agosto 2018 - 19 Elul 5778
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Elia Richetti,
rabbino
Oggi, che c’è chi nega il nostro diritto di considerare Yerushalaim significativa per la nostra storia, torna in mente un antico insegnamento, riportato dal “Etz haChayìm”, su questa Parashà.
La Torà scrive: “Egli ci ha portato in questo posto (il Beth HaMiqdàsh) e ci ha dato questa terra”. A logica, il dono della terra dovrebbe precedere il ricordo del Santuario. Perché quindi quest’inversione?
La parafrasi caldaica di Yonathàn, al versetto di Shemòth “vi ho sollevato sopra alle ali delle aquile”, scrive che siamo stati portati dalle nuvole al luogo del Beth HaMiqdash per fare lì il primo sacrificio di Pésach dopo l’uscita dall’Egitto. Quindi, prima ancora di darci la terra d’Israele, siamo stati portati a Yerushalaim e al Beth HaMiqdàsh!
 
Giorgio Berruto, Hatikwà


Leggendo “I fanatici dell’Apocalisse” di Norman Cohn, uno studio ormai classico su movimenti messianici e sollevazioni millenaristiche nell’Europa cristiana dagli anni della prima crociata alla “Nuova Gerusalemme” del regno anabattista di Münster (secoli XI-XVI), si ha la netta impressione che lo storico abbia in mente anche un’altra realtà, oltre a quella direttamente descritta. Sembra, in altre parole, che Cohn, mentre scrive di gioachimiti, flagellanti e taboriti, abbia negli occhi alcuni aspetti non secondari della dottrina nazionalsocialista e del “fanatismo apocalittico” dei suoi corifei ed esecutori.
 
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Le parole di Khamenei
“L’accordo sul nucleare non è l’obiettivo, è solo un mezzo. Se raggiungeremo la conclusione che non è più di interesse nazionale lo metteremo da parte”. Così l’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema del paese, nel corso di una riunione con il governo iraniano. Scrive Repubblica: “Tattica? Di certo un messaggio all’Europa. L’accordo sul nucleare è stato infatti denunciato a maggio dall’Amministrazione Trump, che ha anche introdotto nuove sanzioni contro l’Iran in vigore da novembre”.

Il 7 settembre, sempre a Teheran, farà il suo debutto quella che è stata definita la “triplice alleanza”: e cioè l’intesa fra Russia, Turchia e Iran. I colloqui, spiega La Stampa, saranno anche centrati su tematiche economiche. “Tutti e tre i Paesi – si legge – soffrono per le sanzioni americane, hanno visto la loro moneta svalutarsi e l’inflazione crescere. L’Iran è quello più in difficoltà. L’inflazione ha superato il 10% e la disoccupazione è al 12,5%. L’export di petrolio è calato del 10% a giugno mentre ad agosto dovrebbe fermarsi a 2,1 milioni di barili al giorno, contro i 3,1 di aprile”.
 
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  davar
qui tel aviv
Il progetto italo-israeliano: "Risorse umane, un valore"
e
Il ministero israeliano dell’educazione e quello italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, insieme alla delegazione dell’Unione europea in Israele e all’ambasciata italiana a Tel Aviv al lavoro per sviluppare nuove collaborazioni e nuovi impegni nel segno del “capitale umano”. Oggi, nel corso di un incontro che si è svolto proprio a Tel Aviv, membri dei due ministeri e addetti ai lavori coinvolti a vario titolo si sono confrontati su questa sfida che ha tra i suoi obiettivi quello di arrivare a un vero e proprio gemellaggio amministrativo, nell’ambito dell’attuazione dell’Accordo euro-mediterraneo di associazione tra Unione Europea ed Israele,
per lo sviluppo formativo delle risorse umane, migliorando la qualità dell’istruzione e della formazione e promuovendo pari opportunità.
Ad intervenire nel corso della mattinata, tra gli altri, l’ambasciatore Ue in Israele Emanuele Giaufret, il sottosegretario del Miur Lorenzo Fioramonti, l'ambasciatore italiano Gianluigi Benedetti, il dirigente del Miur Federico Cinquepalmi, la dirigente del ministero israeliano Tsipi Weinberg, le referenti del progetto Claudia Fellus e Natalie Ben Shalom, la coordinatrice del Centro di informazione sulla mobilità accademica Manuela Costone, il dirigente dell’ufficio del Primo ministro israeliano Ori Herman.

(Nell'immagine in basso l'intervento di Claudia Fellus)
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L'ANTICIPAZIONE DI PAGINE EBRAICHE
"Europa unita, unico destino"

In Italia il romanzo di Menasse
Esce oggi con Sellerio l'edizione italiana dell'ultimo libro di Robert Menasse, La capitale. Un grande romanzo europeo, destinato lasciare il segno e del quale il direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale aveva parlato, anticipandone i temi e l'altissimo significato, in un testo pubblicato sul numero di novembre del 2017.
Nonostante l'avvento dei nuovi nazionalismi e l’avanzata dei populismi, la Brexit, lacerazioni come quella catalana, la ferita del terrorismo, l'Europa va avanti. E, spiegava Vitale, continuerà la sua corsa fino a realizzare il suo più alto, ancora solo timidamente confessato ideale: quello di superare gli Stati nazionali e i loro venefici influssi, quello di essere la casa di tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo e quello di essere il territorio di incontro di tutte le identità e di tutte le minoranze. "A dirlo - si leggeva - un romanzo di oltre 500 pagine che sarà il caso letterario del 2018 e che porta la firma di un ebreo viennese".
La regola del gioco, sottolineava, sta affissa sulla scrivania di Menasse da alcuni anni. È una lezione di Balzac: 'Racconta le cose in maniera che i tuoi contemporanei ci si riconoscano e in maniera che quelli che verranno dopo possano comprendere'.
"Il modello - proseguiva Vitale - è evidentemente quello della grande letteratura viennese del Novecento, e in particolare dell’Uomo senza qualità di Robert Musil, il racconto oceano dove si intrecciando i destini di innumerevoli e disparati personaggi mentre si segna il destino dell’Europa". Nella Bruxelles della burocrazia europea, "che Menasse ha voluto osservare da vicino prima di mettersi a scrivere, trasferendo temporaneamente la propria residenza nella città belga", non si muovono come sembra solo irritanti e inutili burocrati. Ma si scrive un processo inarrestabile di unificazione. E Menasse, viene sottolineato, "non nasconde il suo ottimismo".
Menasse lascia il lettore senza una soluzione ma con una risposta: dell’Europa non possiamo fare a meno, diamo tutti una mano, a cominciare da noi ebrei, "per costruirla nel modo migliore, impegniamoci a fare grande la sua capitale". E lasciamoci alle spalle senza farci suggestionare tutti i perdenti, "che negando la crescita europea certo costituiscono una minaccia, ma finiranno presto o tardi al margine della storia".

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fratelli menasse - l'intervista doppia
"Siamo ebrei da feuilleton"
Un vecchio appartamento a Berlino, nel quartiere Wilmersdorf. Robert Menasse, 63 anni, è venuto da Vienna per questa intervista a casa della sorella, la scrittrice Eva Menasse, di sedici anni più giovane. Ma, si legge sul Der Spiegel, la più importante rivista tedesca che li ha fatti incontrare e li intervista insieme, "sarebbe venuto anche a Berlino, a condizione di trovarsi in un posto dove poter fumare".
Non sono mai stati intervistati insieme. Il fratello maggiore nell’autunno 2017 ha vinto il Deutscher Buchpreis per il suo romanzo Die Hauptstadt (La capitale) e poco dopo Eva Menasse ha vinto l’Österreichischer Buchpreis per la raccolta di racconti Tiere für Fortgeschriettene” (Animali per esperti). Questo doppio premio in famiglia, spiega Der Spiegel, "è il motivo della nostra intervista".

Lo hanno fatto “per nostro padre”, dicono i fratelli. Il padre, Hans Menasse, 87 anni, venne mandato da Vienna in Inghilterra con un Kindertransport quando aveva 8 anni. Dopo la guerra giocò nella nazionale austriaca di calcio. Eva Menasse ha parlato di lui in Vienna, il romanzo basato sulle esperienze della sua famiglia.

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la comunicazione
Ospedale Israelitico di Roma,

concluso il commissariamento
L’Ospedale Israelitico, attraverso un comunicato stampa diffuso nelle scorse ore, ha annunciato di aver ricevuto dalla Prefettura della Provincia di Roma la comunicazione di cessazione della misura straordinaria e temporanea di gestione. Al 30 giugno di quest’anno, viene reso noto, è concluso l’incarico di Claudio D’Amario in qualità di commissario prefettizio limitatamente alla completa esecuzione contrattuale con la Regione Lazio, regolante la prestazione di servizi sanitari per conto e a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
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    pilpul
Setirot - Sovranità
«L’ultimo discorso di Mosè non è una giustificazione della sovranità ma una valutazione dei suoi pericoli. Più che giustificare la sovranità il libro offre una guida su come salvaguardarsi dagli eccessi. Il libro del Deuteronomio è molto più di una giustificazione del potere ebraico. Il Deuteronomio immagina ed esprime una società che non è minata e corrotta da quel potere».

(Micah Goodman, “L’ultimo discorso di Mosè”, Giuntina).


Stefano Jesurum, giornalista 

Il diritto del forestiero 
Rileggere, ad anni di distanza, la parashà di questo Shabbat con occhi diversi.
Sconvolge sempre la parte centrale della parashat Ki Tavò, chiamata degli ammonimenti, תוכחות (tochechot), in cui sono elencati benedizioni e maledizioni che cadranno sul Popolo nel caso segua o meno le mitzvot.


Sara Valentina Di Palma
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