Elia Richetti,
rabbino
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Oggi,
che c’è chi nega il nostro diritto di considerare Yerushalaim
significativa per la nostra storia, torna in mente un antico
insegnamento, riportato dal “Etz haChayìm”, su questa Parashà.
La Torà scrive: “Egli ci ha portato in questo posto (il Beth HaMiqdàsh)
e ci ha dato questa terra”. A logica, il dono della terra dovrebbe
precedere il ricordo del Santuario. Perché quindi quest’inversione?
La parafrasi caldaica di Yonathàn, al versetto di Shemòth “vi ho
sollevato sopra alle ali delle aquile”, scrive che siamo stati portati
dalle nuvole al luogo del Beth HaMiqdash per fare lì il primo
sacrificio di Pésach dopo l’uscita dall’Egitto. Quindi, prima ancora di
darci la terra d’Israele, siamo stati portati a Yerushalaim e al Beth
HaMiqdàsh!
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Giorgio Berruto, Hatikwà
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Leggendo
“I fanatici dell’Apocalisse” di Norman Cohn, uno studio ormai classico
su movimenti messianici e sollevazioni millenaristiche nell’Europa
cristiana dagli anni della prima crociata alla “Nuova Gerusalemme” del
regno anabattista di Münster (secoli XI-XVI), si ha la netta
impressione che lo storico abbia in mente anche un’altra realtà, oltre
a quella direttamente descritta. Sembra, in altre parole, che Cohn,
mentre scrive di gioachimiti, flagellanti e taboriti, abbia negli occhi
alcuni aspetti non secondari della dottrina nazionalsocialista e del
“fanatismo apocalittico” dei suoi corifei ed esecutori.
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Le parole di Khamenei
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“L’accordo
sul nucleare non è l’obiettivo, è solo un mezzo. Se raggiungeremo la
conclusione che non è più di interesse nazionale lo metteremo da
parte”. Così l’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema del paese, nel
corso di una riunione con il governo iraniano. Scrive Repubblica:
“Tattica? Di certo un messaggio all’Europa. L’accordo sul nucleare è
stato infatti denunciato a maggio dall’Amministrazione Trump, che ha
anche introdotto nuove sanzioni contro l’Iran in vigore da novembre”.
Il 7 settembre, sempre a Teheran, farà il suo debutto quella che è
stata definita la “triplice alleanza”: e cioè l’intesa fra Russia,
Turchia e Iran. I colloqui, spiega La Stampa, saranno anche centrati su
tematiche economiche. “Tutti e tre i Paesi – si legge – soffrono per le
sanzioni americane, hanno visto la loro moneta svalutarsi e
l’inflazione crescere. L’Iran è quello più in difficoltà. L’inflazione
ha superato il 10% e la disoccupazione è al 12,5%. L’export di petrolio
è calato del 10% a giugno mentre ad agosto dovrebbe fermarsi a 2,1
milioni di barili al giorno, contro i 3,1 di aprile”.
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qui tel aviv Il progetto italo-israeliano: "Risorse umane, un valore"e
Il
ministero israeliano dell’educazione e quello italiano dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca, insieme alla delegazione dell’Unione
europea in Israele e all’ambasciata italiana a Tel Aviv al lavoro per
sviluppare nuove collaborazioni e nuovi impegni nel segno del “capitale
umano”. Oggi, nel corso di un incontro che si è svolto proprio a Tel
Aviv, membri dei due ministeri e addetti ai lavori coinvolti a vario
titolo si sono confrontati su questa sfida che ha tra i suoi obiettivi
quello di arrivare a un vero e proprio gemellaggio amministrativo,
nell’ambito dell’attuazione dell’Accordo euro-mediterraneo di
associazione tra Unione Europea ed Israele, per
lo sviluppo formativo delle risorse umane, migliorando la qualità
dell’istruzione e della formazione e promuovendo pari opportunità.
Ad
intervenire nel corso della mattinata, tra gli altri, l’ambasciatore Ue
in Israele Emanuele Giaufret, il sottosegretario del Miur Lorenzo
Fioramonti, l'ambasciatore italiano Gianluigi Benedetti, il dirigente
del Miur Federico Cinquepalmi, la dirigente del ministero israeliano
Tsipi Weinberg, le referenti del progetto Claudia Fellus e Natalie Ben
Shalom, la coordinatrice del Centro di informazione sulla mobilità
accademica Manuela Costone, il dirigente dell’ufficio del Primo
ministro israeliano Ori Herman.
(Nell'immagine in basso l'intervento di Claudia Fellus)
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L'ANTICIPAZIONE DI PAGINE EBRAICHE "Europa unita, unico destino"
In Italia il romanzo di Menasse
Esce oggi con Sellerio l'edizione italiana dell'ultimo libro di Robert Menasse, La capitale.
Un grande romanzo europeo, destinato lasciare il segno e del quale il direttore di Pagine Ebraiche Guido
Vitale aveva parlato, anticipandone i temi e l'altissimo significato, in un testo pubblicato sul numero di novembre del 2017.
Nonostante l'avvento dei nuovi nazionalismi e l’avanzata dei populismi,
la Brexit, lacerazioni come quella catalana, la ferita del terrorismo,
l'Europa va avanti. E, spiegava Vitale, continuerà la sua corsa fino a
realizzare il suo più alto, ancora solo timidamente confessato ideale:
quello di superare gli Stati nazionali e i loro venefici influssi,
quello di essere la casa di tutti i popoli che si affacciano sul
Mediterraneo e quello di essere il territorio di incontro di tutte le
identità e di tutte le minoranze. "A dirlo - si leggeva - un romanzo di oltre
500 pagine che sarà il caso letterario del 2018 e che porta la firma di
un ebreo viennese".
La regola del gioco, sottolineava, sta affissa sulla scrivania di
Menasse da alcuni anni. È una lezione di Balzac: 'Racconta le cose in
maniera che i tuoi contemporanei ci si riconoscano e in maniera che
quelli che verranno dopo possano comprendere'.
"Il modello - proseguiva Vitale - è
evidentemente quello della grande letteratura viennese del Novecento, e
in particolare dell’Uomo senza qualità di Robert Musil, il racconto
oceano dove si intrecciando i destini di innumerevoli e disparati
personaggi mentre si segna il destino dell’Europa". Nella Bruxelles
della burocrazia europea, "che Menasse ha voluto osservare da vicino
prima di mettersi a scrivere, trasferendo temporaneamente la propria
residenza nella città belga", non si muovono come sembra solo irritanti
e inutili burocrati. Ma si scrive un processo inarrestabile di
unificazione. E Menasse, viene sottolineato, "non nasconde il suo ottimismo".
Menasse
lascia il lettore senza una soluzione ma con una risposta: dell’Europa
non possiamo fare a meno, diamo tutti una mano, a cominciare da noi
ebrei, "per costruirla nel modo migliore, impegniamoci a fare grande la
sua capitale". E lasciamoci alle spalle senza farci suggestionare tutti
i perdenti, "che negando la crescita europea certo costituiscono una
minaccia, ma finiranno presto o tardi al margine della storia".
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fratelli menasse - l'intervista doppia "Siamo ebrei da feuilleton"
Un
vecchio appartamento a Berlino, nel quartiere Wilmersdorf. Robert
Menasse, 63 anni, è venuto da Vienna per questa intervista a casa della
sorella, la scrittrice Eva Menasse, di sedici anni più giovane. Ma, si
legge sul Der Spiegel, la più importante rivista tedesca che li ha
fatti incontrare e li intervista insieme, "sarebbe venuto anche a
Berlino, a condizione di trovarsi in un posto dove poter fumare".
Non sono mai stati intervistati insieme. Il fratello maggiore
nell’autunno 2017 ha vinto il Deutscher Buchpreis per il suo romanzo
Die Hauptstadt (La capitale) e poco dopo Eva Menasse ha vinto
l’Österreichischer Buchpreis per la raccolta di racconti Tiere für
Fortgeschriettene” (Animali per esperti). Questo doppio premio in
famiglia, spiega Der Spiegel, "è il motivo della nostra intervista".
Lo
hanno fatto “per nostro padre”, dicono i fratelli. Il padre, Hans
Menasse, 87 anni, venne mandato da Vienna in Inghilterra con un
Kindertransport quando aveva 8 anni. Dopo la guerra giocò nella
nazionale austriaca di calcio. Eva Menasse ha parlato di lui in Vienna,
il romanzo basato sulle esperienze della sua famiglia.
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Setirot
- Sovranità
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«L’ultimo
discorso di Mosè non è una giustificazione della sovranità ma una
valutazione dei suoi pericoli. Più che giustificare la sovranità il
libro offre una guida su come salvaguardarsi dagli eccessi. Il libro
del Deuteronomio è molto più di una giustificazione del potere ebraico.
Il Deuteronomio immagina ed esprime una società che non è minata e
corrotta da quel potere».
(Micah Goodman, “L’ultimo discorso di Mosè”,
Giuntina).
Stefano Jesurum, giornalista
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Il diritto del forestiero
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Rileggere, ad anni di distanza, la parashà di questo Shabbat con occhi diversi.
Sconvolge sempre la parte centrale della parashat Ki Tavò, chiamata
degli ammonimenti, תוכחות (tochechot), in cui sono elencati benedizioni
e maledizioni che cadranno sul Popolo nel caso segua o meno le mitzvot.
Sara Valentina Di Palma
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