Ephraim Mirvis, rabbino capo di Gran Bretagna
| Sukkot
rappresenta più chiaramente di ogni altra festività la dualità
dell'ebraismo. Le quattro specie sono un simbolo della terra d'Israele,
mentre la Sukkah ci ricorda l'esilio.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | Il
primo obiettivo della politica “buona” è fare in modo che si mantengano
le strutture che consentono i controlli incrociati. Questo per evitare
– anche all’indomani dell’abbattimento del governo che si valuta
tirannico, o che si presume sia per sua natura «contro il popolo» - la
ricerca di un uomo pubblico cui affidarsi consegnandogli
fiduciariamente la propria salvezza e nelle cui mani consegnare la
propria libertà.
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Gaza, tensioni al confine
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Oltre
100 bombe e granate improvvisate sono state lanciate dai palestinesi
contro i soldati israeliani durante i disordini di venerdì al confine
con Gaza. A comunicarlo, l’esercito israeliano che ha pubblicato
filmati delle violente manifestazioni, definendole le peggiori degli
ultimi due mesi, con tentativi di violazione e sabotaggio della
recinzione di sicurezza. Durante gli scontri sette palestinesi sono
rimasti uccisi, tra cui due minorenni, riporta la stampa israeliana.
“Mentre i colloqui tra Hamas e l’Egitto sembrano bloccati, la comunità
internazionale non è molto interessata a Gaza e Hamas agisce solo per
alimentare le fiamme, e la violenza lungo il confine si avvicina a un
nuovo punto di ebollizione”, scrive Yedioth Ahronot.
L’anniversario delle Leggi razziste. Come annunciato negli scorsi
giorni dal suo direttore Marco Damilano, L’Espresso esce oggi in
edicola con un numero che solleva molte polemiche: viene ripubblicato
il manifesto della razza e la copertina del giornale che lo ospitò con
la scritta “1938-2018 Un decreto che discrimina. Ottant’anni dopo le
leggi razziali”. Si tratta di un parallelo controverso tra le Leggi
razziste del 1938 e il decreto sicurezza voluto dal ministro
dell’Interno Matteo Salvini. “Se è vero che l’Italia del 2018 non è
quella del ’38, il provvedimento del decreto sicurezza di Salvini
introduce, per la prima volta nella storia della Repubblica, un nuovo
discrimine, negando i diritti sanciti dalla nostra Costituzione”,
afferma il settimanale, in cui compaiono molti approfondimenti dedicati
al tema. Per il direttore Damilano, “bisogna sempre stare attenti
quando si maneggiano paragoni storici. Materiale incandescente,
pericoloso. Per di più in tempi di ignoranza e banalità da social, in
cui ogni politico avversario può essere trasformato, all’occorrenza, in
un nuovo Stalin o in un redivivo Hitler. Di questa banalizzazione, e di
una più preoccupante mancanza di categorie nuove per definire i
fenomeni inediti del XXI secolo, i primi a beneficiarne sono proprio i
leader messi in parallelo con il passato. Per prima cosa perché, ben al
riparo all’ombra della superficialità, possono impunemente lasciarsi
andare a ogni genere di remake verbale: i sovranismi, i nazionalismi,
la difesa del popolo, della nazione, se non della razza, espressi in
termini anti-storici. Salvo poi difendersi, in caso di attacco,
spiegando che con quel passato ripugnante loro non c’entrano nulla e
che semmai sono i loro critici a essere fuori dalla storia”.
Netanyahu e la soluzione dei due Stati. La Stampa riporta l’attenzione
sul tema del negoziato tra israeliani e palestinesi e sull’annuncio del
Presidente Usa Donald Trump di preferire la soluzione dei due Stati.
Secondo il quotidiano torinese il Primo ministro israeliano Benjamin
Netanyahu, “dopo le dichiarazioni di Trump, è sembrato spiazzato. A New
York ha spiegato che preferisce ‘parlare di sostanza, non di
etichette’. La parola Stato ‘può voler dire tante cose — ha continuato
– persone diverse intendono cose diverse, che cosa intendo io? Non lo
so, fate voi, voglio che i palestinesi si autogovernino, ma senza
poterci fare del male’”.
Milano antirazzista. “Una piazza vestita di rosso per contrastare
l’intolleranza. Un rosso del presente non nostalgico”. Così, Luca
Paladini, portavoce de I Sentinelli racconta a Repubblica Milano come
vorrebbe piazza Duomo oggi, dove dalle 15 si radunerà il popolo
antirazzista, con le magliette rosse che don Ciotti aveva chiesto di
indossare la primavera scorsa, come fanno i migranti in mare, per
essere visti in caso di naufragio. Un rosso che accomunerà le tante
anime di questa manifestazione che è stata indetta anche da Anpi e Aned
e che vedrà l’intervento tra gli altri della senatrice Liliana Segre.
Agnes Heller e la libertà di dissentire. In una lunga intervista a
firma di Wlodek Goldkorn (L’Espresso) la filosofa ungherese Agnes
Heller sottolinea il ruolo dell’identità e l’importanza di essere
liberi di dissentire. “Se lei è venuto per chiedermi qual è la mia
identità, – afferma Heller – le rispondo: ne ho diverse, sono
ungherese, ebrea, donna, filosofa e potrei continuare. Ma semi
chiedesse quale tra queste identità sia la più importante, risponderei:
dipende dalla circostanza, da quello che sto facendo e da qual è il
compito che mi sono data. Oggi, per me è di primaria importanza la mia
identità ungherese; e questo a causa del primo ministro Viktor Orbán.
Sono convinta che il suo regime sia estremamente pericoloso per
l’Ungheria e per l’Europa”.
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pagine ebraiche - sukkot
Sette giri intorno al mondo
Parafrasando
il Talmud si potrebbe affermare che chi non ha assistito a Hosha'anà
Rabbà a Roma non ha mai visto Hosha'anà Rabbà in vita sua. Che cos'è
Hosha'anà Rabbà? Nelle parole di un rabbino piemontese del primo
Ottocento, "l'ultimo delle mezze feste delle Capanne vien detto
Hosha'anà Rabbà, voce ebraica che indica salvezza grande, essendo
questo giorno distinto per le numerose preghiere che si fanno a Dio
specialmente per le piogge dell'anno nei tempi opportuni a vantaggio
delle campagne, e s'implora altresì la divina clemenza pel perdono de'
peccati ed accettazione della penitenza messa di già in pratica dal
Capo d'Anno sino a questo giorno. Si usa pure in esso giorno da ogni
Israelita entrare nel Tempio non solo colla Palma, Cedro e Mirto in
mano, come ne' precedenti giorni, ma con alcuni rami di Salice annodati
assieme, che sul fine di tutte le orazioni si batte con essi sul
terreno cinque volte, e se ne strappano da essi le foglie, volendo con
ciò concedere al desiderio che si ha di sterminare il vizio, abbattere
le passioni, sciogliere la nociva unione de' peccati. E si scelgono per
la cerimonia i rami di Salice che secondo i dotti Rabbini sono il vero
simbolo del peccato e della umana fragilità, atta a piegarsi al vizio
ed a ciò che è più dannoso che utile".
Rav Alberto Moshe Somekh Leggi
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qui new york - l'evento alle nazioni unite
Innovazione e dialogo culturale,
il Progetto Talmud all'Onu
Il
Progetto di traduzione del Talmud in italiano come esempio di “best
practice” per la sua capacità di unire la nuova tecnologia digitale
alla valorizzazione del patrimonio culturale. A presentare al pubblico
internazionale l'iniziativa - frutto della collaborazione tra governo
italiano, Cnr, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Collegio
rabbinico italiano - l'evento organizzato a New York in occasione
dell'Assemblea Generale dell'ONU dal titolo "Innovazione e tecnologia
per favorire l'inclusione e il dialogo interculturale: il Progetto
Talmud". A presentare il grande lavoro di traduzione, rav Gadi Piperno,
in rappresentanza dell'UCEI e del Collegio rabbinico, e la direttrice
del Progetto Talmud Clelia Piperno. A intervenire all'incontro, anche
l'ambasciatore Maria Angela Zappìa Caillaux, rappresentante permanente
per l'Italia presso le Nazioni Unite (nell'immagine assieme a rav
Piperno e Clelia Piperno), e rav Arthur Schneier, rabbino capo della
sinagoga di Park East Synagogue New York. Leggi
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lutto nella comunità ebraica di torino
Giorgina Lattes Segre Amar (1918-2018)
È
scomparsa all'età di 100 anni Giorgina Lattes Segre Amar. Nata nella
piccola realtà ebraica di Saluzzo, moglie del celebre intellettuale
Sion Segre Amar, è stata una figura di rilievo dell'ebraismo piemontese
(nell'immagine, con la figlia, la nipote, la bisnipote e trisnipote).
Ai suoi cari un pensiero affettuoso. Che il ricordo sia di
benedizione.
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Smemoranda |
La
fine della guerra non comportò la conclusione delle traversie per
gli ebrei italiani, come anche per quelli europei. Senz’altro si
chiudeva il lungo capitolo delle persecuzioni e, con esse, dello
sterminio. Finiva definitivamente un’epoca dove il razzismo di
Stato aveva costretto l’ebraismo europeo prima ai margini delle
società di cui era parte integrante e poi alla mercé di una
tempesta di proporzioni immani. I sopravvissuti, dopo essersi
ricontati, dovettero fare fronte alle condizioni di eccezionalità e
di emergenza che il dopoguerra impose loro. Molti di essi avevano
perso buona parte, se non l’interezza, dei loro patrimoni e delle
risorse materiali di cui avevano disposto fino al momento della
segregazione istituzionale.
Claudio Vercelli
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Sukkot, metafora del presente |
Giorni
di Sukkot, giorni di riflessione. Molteplici sono i motivi di
autoanalisi, di introspezione che la festa ci suggerisce con i suoi
complessi significati. Molteplici sono le domande e le risposte che
essa può proporre a noi ebrei, ma anche alla società nel suo complesso.
Da un lato il senso di provvisorietà, di fragilità in cui oggi più che
mai viviamo la nostra condizione di minoranza, alle prese con un
presente ogni giorno più lontano dalle certezze che erroneamente davamo
per acquisite come esito saldo di secolari persecuzioni e del
progettato annientamento (la condanna naturale e diffusa
dell’antisemitismo, per esempio); e alle prese con un futuro sempre più
indecifrabile, in cui tutto ma proprio tutto sembra di nuovo possibile,
anche le nere realtà che parevano sepolte per sempre.
David Sorani
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La Cappella Sistina |
In
prima serata su Rai 1 Alberto Angela ha ammaliato milioni di italiani
con Michelangelo e i capolavori della Cappella Sistina. Non c’è dubbio:
come presentatore e divulgatore è molto bravo, ma come esegeta della
Bibbia molto meno. Quando gli è toccato di spiegare la lunetta della
volta che l’artista rinascimentale ha dedicato a Iacob – Ioseph, ossia
Giacobbe e Giuseppe, il nostro Alberto ha concluso che, essendo
Giacobbe il padre di Giuseppe, vediamo qui il “nonno di Gesù”! È pur
vero che nell’interpretazione complessiva le lunette sono dedicate agli
“antenati di Cristo” ma dicendo che Giacobbe è il nonno di Gesù è come
se avesse azzerato l’intera storia biblica, risucchiandola nel
tradizionale cristocentrismo delle chiese e perdendo l’occasione di
spiegare che non sono i patriarchi che ‘appartengono’ al cristianeismo
ma è Gesù che viene dalla storia e dal popolo di Giacobbe/Israele.
Massimo Giuliani
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