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30 Settembre 2018 - 21 Tishri 5779
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Ephraim Mirvis, rabbino capo di Gran Bretagna
Sukkot rappresenta più chiaramente di ogni altra festività la dualità dell'ebraismo. Le quattro specie sono un simbolo della terra d'Israele, mentre la Sukkah ci ricorda l'esilio.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Il primo obiettivo della politica “buona” è fare in modo che si mantengano le strutture che consentono i controlli incrociati. Questo per evitare – anche all’indomani dell’abbattimento del governo che si valuta tirannico, o che si presume sia per sua natura «contro il popolo» - la ricerca di un uomo pubblico cui affidarsi consegnandogli fiduciariamente la propria salvezza e nelle cui mani consegnare la propria libertà.
 
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Gaza, tensioni al confine
Oltre 100 bombe e granate improvvisate sono state lanciate dai palestinesi contro i soldati israeliani durante i disordini di venerdì al confine con Gaza. A comunicarlo, l’esercito israeliano che ha pubblicato filmati delle violente manifestazioni, definendole le peggiori degli ultimi due mesi, con tentativi di violazione e sabotaggio della recinzione di sicurezza. Durante gli scontri sette palestinesi sono rimasti uccisi, tra cui due minorenni, riporta la stampa israeliana. “Mentre i colloqui tra Hamas e l’Egitto sembrano bloccati, la comunità internazionale non è molto interessata a Gaza e Hamas agisce solo per alimentare le fiamme, e la violenza lungo il confine si avvicina a un nuovo punto di ebollizione”, scrive Yedioth Ahronot.

L’anniversario delle Leggi razziste. Come annunciato negli scorsi giorni dal suo direttore Marco Damilano, L’Espresso esce oggi in edicola con un numero che solleva molte polemiche: viene ripubblicato il manifesto della razza e la copertina del giornale che lo ospitò con la scritta “1938-2018 Un decreto che discrimina. Ottant’anni dopo le leggi razziali”. Si tratta di un parallelo controverso tra le Leggi razziste del 1938 e il decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Se è vero che l’Italia del 2018 non è quella del ’38, il provvedimento del decreto sicurezza di Salvini introduce, per la prima volta nella storia della Repubblica, un nuovo discrimine, negando i diritti sanciti dalla nostra Costituzione”, afferma il settimanale, in cui compaiono molti approfondimenti dedicati al tema. Per il direttore Damilano, “bisogna sempre stare attenti quando si maneggiano paragoni storici. Materiale incandescente, pericoloso. Per di più in tempi di ignoranza e banalità da social, in cui ogni politico avversario può essere trasformato, all’occorrenza, in un nuovo Stalin o in un redivivo Hitler. Di questa banalizzazione, e di una più preoccupante mancanza di categorie nuove per definire i fenomeni inediti del XXI secolo, i primi a beneficiarne sono proprio i leader messi in parallelo con il passato. Per prima cosa perché, ben al riparo all’ombra della superficialità, possono impunemente lasciarsi andare a ogni genere di remake verbale: i sovranismi, i nazionalismi, la difesa del popolo, della nazione, se non della razza, espressi in termini anti-storici. Salvo poi difendersi, in caso di attacco, spiegando che con quel passato ripugnante loro non c’entrano nulla e che semmai sono i loro critici a essere fuori dalla storia”.

Netanyahu e la soluzione dei due Stati. La Stampa riporta l’attenzione sul tema del negoziato tra israeliani e palestinesi e sull’annuncio del Presidente Usa Donald Trump di preferire la soluzione dei due Stati. Secondo il quotidiano torinese il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, “dopo le dichiarazioni di Trump, è sembrato spiazzato. A New York ha spiegato che preferisce ‘parlare di sostanza, non di etichette’. La parola Stato ‘può voler dire tante cose — ha continuato – persone diverse intendono cose diverse, che cosa intendo io? Non lo so, fate voi, voglio che i palestinesi si autogovernino, ma senza poterci fare del male’”.

Milano antirazzista. “Una piazza vestita di rosso per contrastare l’intolleranza. Un rosso del presente non nostalgico”. Così, Luca Paladini, portavoce de I Sentinelli racconta a Repubblica Milano come vorrebbe piazza Duomo oggi, dove dalle 15 si radunerà il popolo antirazzista, con le magliette rosse che don Ciotti aveva chiesto di indossare la primavera scorsa, come fanno i migranti in mare, per essere visti in caso di naufragio. Un rosso che accomunerà le tante anime di questa manifestazione che è stata indetta anche da Anpi e Aned e che vedrà l’intervento tra gli altri della senatrice Liliana Segre.

Agnes Heller e la libertà di dissentire. In una lunga intervista a firma di Wlodek Goldkorn (L’Espresso) la filosofa ungherese Agnes Heller sottolinea il ruolo dell’identità e l’importanza di essere liberi di dissentire. “Se lei è venuto per chiedermi qual è la mia identità, – afferma Heller – le rispondo: ne ho diverse, sono ungherese, ebrea, donna, filosofa e potrei continuare. Ma semi chiedesse quale tra queste identità sia la più importante, risponderei: dipende dalla circostanza, da quello che sto facendo e da qual è il compito che mi sono data. Oggi, per me è di primaria importanza la mia identità ungherese; e questo a causa del primo ministro Viktor Orbán. Sono convinta che il suo regime sia estremamente pericoloso per l’Ungheria e per l’Europa”.
 
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  davar
pagine ebraiche - sukkot
Sette giri intorno al mondo
Parafrasando il Talmud si potrebbe affermare che chi non ha assistito a Hosha'anà Rabbà a Roma non ha mai visto Hosha'anà Rabbà in vita sua. Che cos'è Hosha'anà Rabbà? Nelle parole di un rabbino piemontese del primo Ottocento, "l'ultimo delle mezze feste delle Capanne vien detto Hosha'anà Rabbà, voce ebraica che indica salvezza grande, essendo questo giorno distinto per le numerose preghiere che si fanno a Dio specialmente per le piogge dell'anno nei tempi opportuni a vantaggio delle campagne, e s'implora altresì la divina clemenza pel perdono de' peccati ed accettazione della penitenza messa di già in pratica dal Capo d'Anno sino a questo giorno. Si usa pure in esso giorno da ogni Israelita entrare nel Tempio non solo colla Palma, Cedro e Mirto in mano, come ne' precedenti giorni, ma con alcuni rami di Salice annodati assieme, che sul fine di tutte le orazioni si batte con essi sul terreno cinque volte, e se ne strappano da essi le foglie, volendo con ciò concedere al desiderio che si ha di sterminare il vizio, abbattere le passioni, sciogliere la nociva unione de' peccati. E si scelgono per la cerimonia i rami di Salice che secondo i dotti Rabbini sono il vero simbolo del peccato e della umana fragilità, atta a piegarsi al vizio ed a ciò che è più dannoso che utile".

Rav Alberto Moshe Somekh
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qui new york - l'evento alle nazioni unite
Innovazione e dialogo culturale,
il Progetto Talmud all'Onu

Il Progetto di traduzione del Talmud in italiano come esempio di “best practice” per la sua capacità di unire la nuova tecnologia digitale alla valorizzazione del patrimonio culturale. A presentare al pubblico internazionale l'iniziativa - frutto della collaborazione tra governo italiano, Cnr, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Collegio rabbinico italiano - l'evento organizzato a New York in occasione dell'Assemblea Generale dell'ONU dal titolo "Innovazione e tecnologia per favorire l'inclusione e il dialogo interculturale: il Progetto Talmud". A presentare il grande lavoro di traduzione, rav Gadi Piperno, in rappresentanza dell'UCEI e del Collegio rabbinico, e la direttrice del Progetto Talmud Clelia Piperno. A intervenire all'incontro, anche l'ambasciatore Maria Angela Zappìa Caillaux, rappresentante permanente per l'Italia presso le Nazioni Unite (nell'immagine assieme a rav Piperno e Clelia Piperno), e rav Arthur Schneier, rabbino capo della sinagoga di Park East Synagogue New York.
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bilancio sociale 13 / LOTTA ALL’ODIO
Antisemitismo e razzismo,
in prima linea per estirparli

Dopo la Shoah, nessuno si aspettava che l'antisemitismo avrebbe rialzato la testa. Come ha più volte sottolineato la senatrice Liliana Segre, il mondo ebraico non era tanto naive da pensare che il pregiudizio fosse di colpo scomparso ma nel dopoguerra la quasi totalità della retorica antisemita era relegata e nascosta nelle pieghe più marginali della società. Oggi il pregiudizio ha rialzato la testa sotto diverse forme: dall'integralismo di matrice islamica a quello di estrema destra, dall'odio verso Israele fino a quello che si mischia a teorie del complotto e parla di presunti poteri forti in mano agli ebrei. Per contrastare questi pericolosi rigurgiti, le istituzioni democratiche hanno lavorato per fornire diversi strumenti: l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, assieme al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, ha ad esempio ideato l'Antenna Antisemitismo che risponde – attraverso un numero verde – all'esigenza di trovare a chi denunciare episodi di antisemitismo quotidiano.
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qui roma
"Sala Roberto Spizzichino"
L'omaggio del Pitigliani

“Mi presentai alle elezioni e fui eletto, non mi feci nessuna propaganda elettorale di nessun tipo. E non sapevo niente: non conoscevo i ragazzi, non conoscevo il direttore. Ero lontanissimo dalla realtà di questa istituzione e pensavo di fare il gregario, di aver tempo di poter assimilare la conoscenza”.
Nel libro Una storia nel secolo breve, pubblicato nel 2016 a cura dell’attuale dirigenza del Cento Ebraico Il Pitigliani, Roberto Spizzichino raccontava così il suo ingresso in Consiglio. Era il 1972 e contro ogni sua previsione iniziava in quelle ore un’avventura destinata a durare un lungo arco di tempo. Trent’anni consecutivi alla presidenza del Pitigliani, dalla fase storica di trasformazione della struttura da orfanotrofio a luogo di incontro e produzione culturale fino al suo consolidamento in questa nuova veste. Da questa mattina una stanza di quella che fu la sua seconda casa ne porta il nome, riconoscendone il ruolo e l’esempio trasmesso.
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Polizia, le celebrazioni ad Ostia 
“Sicurezza, valore da tutelare”
Le più alte cariche, a partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alle celebrazioni per i 50 anni dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato che si sono svolte oggi ad Ostia.
“L’Associazione ha progressivamente sviluppato la sua vocazione solidaristica ed oggi sono numerosissimi i gruppi di volontariato, costituiti in seno alle sezioni provinciali, che svolgono senza fini di lucro attività in favore della collettività, per essere sempre più vicini alla gente. Tutto questo senza mai perdere di vista la propria originaria vocazione, la custodia dei nostri valori, simboleggiati dal Medagliere della Polizia di Stato che rappresenta il sacrificio e la dedizione al servizio di tanti operatori che hanno immolato la loro vita per garantire il rispetto delle leggi dello Stato e per tutelare la sicurezza di tutti i cittadini” ha sottolineato il capo della Polizia Franco Gabrielli nel suo intervento.
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Sorgente di vita
I cedri di Sukkot
La raccolta dei cedri in Calabria, una tradizione antica che si ripete ogni anno in vista di Sukkot, la festa delle capanne: abbiamo seguito Rav Moshe Lazar, che da anni passa l’estate a Santa Maria del Cedro, paese famoso da secoli per la produzione di questi frutti. Rav Lazar e i suoi collaboratori, insieme ai coltivatori calabresi, lavorano tra i filari alla ricerca dei frutti più belli che vengono spediti in tutto il mondo.
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lutto nella comunità ebraica di torino
Giorgina Lattes Segre Amar (1918-2018)
È scomparsa all'età di 100 anni Giorgina Lattes Segre Amar. Nata nella piccola realtà ebraica di Saluzzo, moglie del celebre intellettuale Sion Segre Amar, è stata una figura di rilievo dell'ebraismo piemontese (nell'immagine, con la figlia, la nipote, la bisnipote e trisnipote). Ai suoi cari un pensiero affettuoso. Che il ricordo sia di benedizione. 

pilpul

Smemoranda
La fine della guerra non comportò la conclusione delle  traversie per gli ebrei italiani, come anche per quelli europei. Senz’altro si  chiudeva il lungo capitolo delle persecuzioni e, con esse, dello sterminio.  Finiva definitivamente un’epoca dove il razzismo di Stato aveva costretto  l’ebraismo europeo prima ai margini delle società di cui era parte integrante e  poi alla mercé di una tempesta di proporzioni immani. I sopravvissuti, dopo  essersi ricontati, dovettero fare fronte alle condizioni di eccezionalità e di  emergenza che il dopoguerra impose loro. Molti di essi avevano perso buona  parte, se non l’interezza, dei loro patrimoni e delle risorse materiali di cui  avevano disposto fino al momento della segregazione istituzionale.

Claudio Vercelli
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Sukkot, metafora del presente
Giorni di Sukkot, giorni di riflessione. Molteplici sono i motivi di autoanalisi, di introspezione che la festa ci suggerisce con i suoi complessi significati. Molteplici sono le domande e le risposte che essa può proporre a noi ebrei, ma anche alla società nel suo complesso.
Da un lato il senso di provvisorietà, di fragilità in cui oggi più che mai viviamo la nostra condizione di minoranza, alle prese con un presente ogni giorno più lontano dalle certezze che erroneamente davamo per acquisite come esito saldo di secolari persecuzioni e del progettato annientamento (la condanna naturale e diffusa dell’antisemitismo, per esempio); e alle prese con un futuro sempre più indecifrabile, in cui tutto ma proprio tutto sembra di nuovo possibile, anche le nere realtà che parevano sepolte per sempre.


David Sorani
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La Cappella Sistina
In prima serata su Rai 1 Alberto Angela ha ammaliato milioni di italiani con Michelangelo e i capolavori della Cappella Sistina. Non c’è dubbio: come presentatore e divulgatore è molto bravo, ma come esegeta della Bibbia molto meno. Quando gli è toccato di spiegare la lunetta della volta che l’artista rinascimentale ha dedicato a Iacob – Ioseph, ossia Giacobbe e Giuseppe, il nostro Alberto ha concluso che, essendo Giacobbe il padre di Giuseppe, vediamo qui il “nonno di Gesù”! È pur vero che nell’interpretazione complessiva le lunette sono dedicate agli “antenati di Cristo” ma dicendo che Giacobbe è il nonno di Gesù è come se avesse azzerato l’intera storia biblica, risucchiandola nel tradizionale cristocentrismo delle chiese e perdendo l’occasione di spiegare che non sono i patriarchi che ‘appartengono’ al cristianeismo ma è Gesù che viene dalla storia e dal popolo di Giacobbe/Israele.

Massimo Giuliani
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