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Gaza, nuove tensioni al confine

rassegnaOltre 100 bombe e granate improvvisate sono state lanciate dai palestinesi contro i soldati israeliani durante i disordini di venerdì al confine con Gaza. A comunicarlo, l’esercito israeliano che ha pubblicato filmati delle violente manifestazioni, definendole le peggiori degli ultimi due mesi, con tentativi di violazione e sabotaggio della recinzione di sicurezza. Durante gli scontri sette palestinesi sono rimasti uccisi, tra cui due minorenni, riporta la stampa israeliana. “Mentre i colloqui tra Hamas e l’Egitto sembrano bloccati, la comunità internazionale non è molto interessata a Gaza e Hamas agisce solo per alimentare le fiamme, e la violenza lungo il confine si avvicina a un nuovo punto di ebollizione”, scrive Yedioth Ahronot.

L’anniversario delle Leggi razziste. Come annunciato negli scorsi giorni dal suo direttore Marco Damilano, L’Espresso esce oggi in edicola con un numero che solleva molte polemiche: viene ripubblicato il manifesto della razza e la copertina del giornale che lo ospitò con la scritta “1938-2018 Un decreto che discrimina. Ottant’anni dopo le leggi razziali”. Si tratta di un parallelo controverso tra le Leggi razziste del 1938 e il decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Se è vero che l’Italia del 2018 non è quella del ’38, il provvedimento del decreto sicurezza di Salvini introduce, per la prima volta nella storia della Repubblica, un nuovo discrimine, negando i diritti sanciti dalla nostra Costituzione”, afferma il settimanale, in cui compaiono molti approfondimenti dedicati al tema. Per il direttore Damilano, “bisogna sempre stare attenti quando si maneggiano paragoni storici. Materiale incandescente, pericoloso. Per di più in tempi di ignoranza e banalità da social, in cui ogni politico avversario può essere trasformato, all’occorrenza, in un nuovo Stalin o in un redivivo Hitler. Di questa banalizzazione, e di una più preoccupante mancanza di categorie nuove per definire i fenomeni inediti del XXI secolo, i primi a beneficiarne sono proprio i leader messi in parallelo con il passato. Per prima cosa perché, ben al riparo all’ombra della superficialità, possono impunemente lasciarsi andare a ogni genere di remake verbale: i sovranismi, i nazionalismi, la difesa del popolo, della nazione, se non della razza, espressi in termini anti-storici. Salvo poi difendersi, in caso di attacco, spiegando che con quel passato ripugnante loro non c’entrano nulla e che semmai sono i loro critici a essere fuori dalla storia”.

Netanyahu e la soluzione dei due Stati. La Stampa riporta l’attenzione sul tema del negoziato tra israeliani e palestinesi e sull’annuncio del Presidente Usa Donald Trump di preferire la soluzione dei due Stati. Secondo il quotidiano torinese il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, “dopo le dichiarazioni di Trump, è sembrato spiazzato. A New York ha spiegato che preferisce ‘parlare di sostanza, non di etichette’. La parola Stato ‘può voler dire tante cose — ha continuato – persone diverse intendono cose diverse, che cosa intendo io? Non lo so, fate voi, voglio che i palestinesi si autogovernino, ma senza poterci fare del male’”.

Milano antirazzista. “Una piazza vestita di rosso per contrastare l’intolleranza. Un rosso del presente non nostalgico”. Così, Luca Paladini, portavoce de I Sentinelli racconta a Repubblica Milano come vorrebbe piazza Duomo oggi, dove dalle 15 si radunerà il popolo antirazzista, con le magliette rosse che don Ciotti aveva chiesto di indossare la primavera scorsa, come fanno i migranti in mare, per essere visti in caso di naufragio. Un rosso che accomunerà le tante anime di questa manifestazione che è stata indetta anche da Anpi e Aned e che vedrà l’intervento tra gli altri della senatrice Liliana Segre.

Agnes Heller e la libertà di dissentire. In una lunga intervista a firma di Wlodek Goldkorn (L’Espresso) la filosofa ungherese Agnes Heller sottolinea il ruolo dell’identità e l’importanza di essere liberi di dissentire. “Se lei è venuto per chiedermi qual è la mia identità, – afferma Heller – le rispondo: ne ho diverse, sono ungherese, ebrea, donna, filosofa e potrei continuare. Ma semi chiedesse quale tra queste identità sia la più importante, risponderei: dipende dalla circostanza, da quello che sto facendo e da qual è il compito che mi sono data. Oggi, per me è di primaria importanza la mia identità ungherese; e questo a causa del primo ministro Viktor Orbán. Sono convinta che il suo regime sia estremamente pericoloso per l’Ungheria e per l’Europa”.

Macellazione rituale, la Lega vuole vietarla. La senatrice della Lega Stefania Pucciarelli ha presentato nelle scorse settimane un disegno di legge per cancellare le deroghe finora concesse in Italia alla macellazione rituale ebraica e islamica. L’obiettivo della senatrice è rendere obbligatorio lo stordimento dell’animale prima della macellazione, vietato invece dalle regole della Legge ebraica. Come rileva oggi il Messaggero riportando la notizia, “nel 2013 è entrata in vigore una direttiva relativa alla protezione degli animali durante l’abbattimento. Viene tuttavia concesso il diritto agli Stati membri di stabilire delle eccezioni per motivi religiosi”. Eccezioni che Pucciarelli vuole cancellare e, scrive il quotidiano, sembra avere il supporto del suo partito nel farlo.

Segnalibro. La storica Anna Foa analizza sull’Osservatore Romano lo studio di Barry Holtz, docente al Jewish Theological Seminary of America, dedicato a Rabbi Akiva e pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri (Rabbi Akiva. L’uomo saggio del Talmud). “Rabbi Akiva, descritto come ‘il capo di tutti i saggi’, è il personaggio più citato nella letteratura abbinica, 1341 volte soltanto nel Talmud babilonese e centinaia di volte nel Talmud di Gerusalemme e nella letteratura midrashica. Eppure, di lui sappiamo molto poco, e nessuna fonte esterna al mondo ebraico lo ricorda”, spiega Foa che più avanti aggiunge “Incrociando le fonti e interrogandole con finezza interpretativa, Holtz arriva a definire alcuni tratti della personalità di Akiva, un uomo di grandissimo valore intellettuale che si è fatto da sé, in un mondo in cui gli studiosi discendono da famiglie importanti”.

Torino multietnica e la Memoria a scuola. Il direttore de La Stampa Maurizio Molinari dedica una riflessione al lavoro fatto in una scuola della periferia torinese, “dove bambini siriani, nigeriani, marocchini, peruviani ed indiani crescono, assieme ai coetanei italiani” nel segno dei valori della Costituzione, studiando da vicino gli effetti della persecuzione antiebraica del fascismo sui loro coetanei di allora.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked