Ephraim Mirvis, rabbino capo di Gran Bretagna
| Insegnaci
ad amare la verità, a sostenere la giustizia e a valorizzare la vita,
così come è scritto: "Ecco, oggi chiamo a testimonianza il cielo e la
terra; la vita e la morte ho posto dinnanzi a te, la benedizione e la
maledizione ma tu sceglierai la vita”.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | “All’interno
di un ambiente fondato istituzionalmente sulla parola di odio, il
combinato disposto di crimini d’odio e piccoli atti di intolleranza, di
solito produce un attacco di maggiore portata”. Lo ha scritto Venerdì 2
novembre sul quotidiano “El Pais” il professor Alejandro Baer,
direttore del Center for Holocaust & Genocide Studies, della
Minnesota University, in un lungo articolo che ha come tema il
linguaggio dell’odio negli Stati Uniti.
Io prenderei sul serio questa riflessione.
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Mattarella: “Il passato
non tornerà”
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Non
torneremo agli anni Venti o agli anni Trenta. Non temo la ricomparsa
degli stessi spettri del passato, pur guardando con preoccupazione a
pulsioni di egoismi e supremazie di interessi contro quelli degli
altri: sarei allarmato da un clima in cui, più che concorrenza, si
sviluppassero contrasti, poi contrapposizioni, quindi ostilità,
ponendosi su una china di cui sarebbe ignoto ma inquietante il punto
finale. Ma l’Europa si è consolidata nella coscienza degli europei,
molto più di quanto non dicano le polemiche legate alle necessarie,
faticose decisioni comuni nell’ambito degli organismi dell’Unione
Europea”. È quanto sottolinea il Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella in una intervista con il Corriere nel centesimo anniversario
dalla fine della Grande Guerra.
Migliaia di persone in piazza a Trieste in risposta al corteo dei
neofascisti di CasaPound. “Da una parte, il raduno nazionale di
CasaPound. Dall’altra, la sfilata di Trieste Antifascista-Antirazzista
che ha messo insieme varie sigle: dall’Anpi alla Cgil fino a Non una di
meno e qualche esponente del Pd, come Serracchiani e Cuperlo. E che –
scrive Repubblica – ha doppiato nei numeri il primo”. Nell’articolo
viene riportato anche un commento del presidente della Comunità ebraica
triestina Alessandro Salonichio sugli estremisti di destra accorsi in
città: “Mi conforta il fatto che non ci siano stati scontri o slogan
discutibili. Ma prima se ne vanno, meglio è”. Di ieri la notizia che è
stato assegnato proprio alla Comunità ebraica triestina il San Giusto
d’Oro per il 2018. Il premio, nato nel 1967, è organizzato
dall’Assostampa Fvg, sindacato unitario dei giornalisti, con la
collaborazione del Comune e della Fondazione CrTrieste.
“Una famiglia ebrea a cui venne confiscata la trattoria, costretta nel
1942 a scappare dalla città per nascondersi nelle campagne prima
livornesi e dopo pistoiesi; anni di terrore con il rischio della
deportazione; la nascita del terzo figlio in uno scantinato
dell’ospedale di Fucecchio; il ritorno a Livorno senza avere più nulla”.
Eppure, secondo la Corte dei Conti, di cui Repubblica riporta uno
stralcio della sentenza, “le innegabili sofferenze e le privazioni
patite durante il periodo bellico non possono intendersi quale
conseguenza diretta e personale dell’applicazione delle leggi razziali,
bensì rappresentano fatti coercitivi che hanno riguardato soggetti
diversi”.
“Visti più facili, nuovi hotel e navi da crociera con l’obiettivo di
limitare l’impatto economico del calo delle vendite di greggio”.
Questa, segnala La Stampa, sarebbe la strategia dell’Iran per aggirare
le sanzioni annunciate da Trump. La Repubblica islamica ha bisogno di
valuta forte per sostituire gli incassi dalla vendita del greggio e
l’arrivo di visitatori stranieri, sottolinea il quotidiano torinese, “è
la via più veloce per ottenerla”.
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DALL'ASSOSTAMPA FRIULI-VENEZIA GIULIA
Trieste, il premio più prestigioso agli ebrei della città
Va
alla Comunità ebraica triestina la 52esima edizione del Premio San
Giusto d'oro 2018 organizzato dall’Assostampa Friuli-Venezia Giulia,
sindacato unitario dei giornalisti, con la collaborazione del Comune di
Trieste e della Fondazione CrTrieste.
Un riconoscimento prestigioso, che in passato ha avuto tra i suoi
vincitori Giorgio Strehler, Claudio Magris, Lelio Luttazzi, Giorgio
Voghera e Amos Luzzatto, e attraverso il quale i giornalisti triestini,
ha spiegato il presidente dell’Assostampa Carlo Muscatello, vogliono
ricordare e onorare, a ottant’anni dalle Leggi razziste annunciate
proprio a Trieste da Mussolini, “il grande contributo dato nel corso
dei secoli dalla Comunità, alla crescita culturale ed economica del
capoluogo giuliano”. Un ricordo che forse arriva in ritardo, viene
sottolineato, “ma quanto mai doveroso in un momento storico che
purtroppo vede, in Italia e ovunque, diffondersi il razzismo e
rinascere l’antisemitismo”.
Una ferita cui si è riferito il Presidente Mattarella nell’intervento
tenuto a Trieste nel centesimo anniversario dalla fine della Grande
Guerra. “Desidero – le sue parole – richiamare il ricordo di un soldato
semplice, Vittorio Calderoni. Era nato in Argentina, nel 1901, da
genitori italiani emigrati. A soli 17 anni s’imbarcò per l’Italia, per
arruolarsi e combattere nell’Esercito italiano. Morì per le ferite
ricevute, a guerra ormai finita, nel novembre di cento anni fa. Ritengo
doveroso ricordarlo qui, in questa stessa piazza, dove ottanta anni
addietro fu pronunciato da Mussolini un discorso che inaugurò la cupa e
tragica fase della persecuzione razziale in Italia, perché Vittorio
Calderoni era ebreo, il più giovane tra i circa 400 italiani di origine
ebraica caduti nella Grande Guerra”.
Oltre
al riconoscimento principale la targa speciale del premio è stata
conferita ai ragazzi del Liceo Petrarca che hanno realizzato la mostra
“Razzismo in cattedra”, che dopo la grande affluenza registrata al
Museo Sartorio verrà ora proposta anche in altre città italiane.
Le scelte di quest’anno, rende noto l’Assostampa, “vogliono ribadire
con forza la condanna delle violenze nazifasciste nella città macchiata
e ferita dall’unico lager con forno crematorio sorto sul territorio
italiano, la Risiera, e respingere le pulsioni razziste e i rigurgiti
fascisti incompatibili con i valori costituzionali e l’assetto
democratico del Paese”.
Della
Comunità triestina viene detto: “La collettività ebraica insediata
nella città giuliana ha accompagnato in oltre mille anni di cammino
tutta la crescita, le contraddizioni e la storia tormentata della
città, incarnandone le contrastate vicende, attraversandone le
lacerazioni e impersonandone le speranze. Pagando infine il prezzo più
alto quando l’Italia di Mussolini, proprio a partire dal tragico
comizio di 80 anni fa in piazza Unità, tradì i suoi cittadini ebrei
perseguitandoli e infine collaborando attivamente al loro sterminio”.
Nella città multietnica e multiculturale, nella capitale italiana di
tutte le identità e di tutte le minoranze, si legge ancora, gli ebrei
di Trieste hanno sempre rappresentato una presenza fortemente
integrata. “Nonostante
la breve costituzione di un ghetto alla fine del Seicento gli ebrei
triestini da sempre potevano possedere terreni e immobili in un clima
di rispetto reciproco, non distinguendosi per segni particolari, difesi
anzi dalla comunità cittadina, anche in alcuni tentativi di battesimo
forzato. Con l’istituzione del Portofranco la comunità si era
ulteriormente allargata e consolidata, ottenendo nel 1781 con l’Editto
di Tolleranza la conservazione degli antichi privilegi accanto alle
nuove concessioni. Le nuove idee portate dal diffondersi
dell’illuminismo e della massoneria, oltre alle speranze scatenate
dalla Rivoluzione francese, infiammarono le speranze pur tra i timori
dei conservatori e dei più ortodossi”.
(Nelle immagini,
dall’alto in basso, un’iniziativa culturale all’esterno della sinagoga
di Trieste; l’interno del luogo di culto; il presidente dell’Assostampa
Friuli Venezia Giulia Carlo Muscatello e il presidente della
Federazione nazionale della Stampa italiana Franco Siddi, ospiti dei
lavori di Redazione Aperta, il laboratorio giornalistico estivo della
redazione UCEI; infine, un incontro tra Muscatello e l’assemblea della
redazione giornalistica dell'Unione)
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La manifestazione a Tel Aviv
Rabin, il momento del ricordo
Migliaia
di persone si sono recate in piazza Rabin a Tel Aviv per ricordare il
Primo ministro e Premio Nobel per la pace, assassinato in quello stesso
luogo il 4 novembre 1995. L'evento ha visto la partecipazione di
rappresentanti di tutto l'arco politico israeliano, tra cui il ministro
della cooperazione regionale Tzachi Hanegbi (Likud), il leader
dell'opposizione Tzipi Livni (Unione sionista), il leader di Yesh Atid
Yair Lapid, il capo dell'Unione sionista Avi Gabbay e il capo di Meretz
Tamar Zandberg. Per il secondo anno consecutivo la commemorazione è
stata organizzata da Darkenu, un movimento che afferma di voler
“rafforzare la maggioranza moderata degli israeliani ad esercitare
un'influenza sulla politica governativa e sul discorso pubblico”. Se il
ricordo di Rabin per lo più unisce, meno l'interpretazione della sua
eredità e di cosa abbia significato il suo assassinio da parte di un
estremista ebreo, Yigal Amir, che si opponeva agli accordi di Oslo.
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Due nomi, molte angosce |
Due
parole, solo due parole, transitando di fretta, questa volta, su questa
pagina. La prima parola è un nome, Asia (Bibi). C’è qualcuno che stia
dedicando in “Occidente” la necessaria attenzione a quanto sta
avvenendo in Pakistan intorno alla sua persona, ovvero alla costruzione
di un immaginario satanico che va alimentando una montante marea
d’odio, che rischia di travolgere le stesse istituzioni legali, che già
hanno fatto – almeno in parte – retromarcia rispetto alla legittima se
non indispensabile sentenza di assoluzione (una evidenza dei fatti e
null’altro, che ora viene stravolta dalle isteriche, misogine, plateali
manifestazioni di piazza animate da sobillatori di ogni risma, nel nome
di una concezione della religione che è vissuta come pura violazione
dei più elementari precetti umani)? Scusatemi, scusateci: il problema
non è solo dei pakistani ma di tutto il mondo.
Claudio Vercelli
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