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4 dicembre 2018 -  27 Kislev 5779
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racconti

La plurale identità di Napoli    

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img headerPierpaolo Pinhas Punturello / NAPOLI, VIA CAPPELLA VECCHIA 31 / Salomone Belforte Editore

Per poter leggere ed apprezzare la raffinata complessità identitaria, psicologica e letteraria della voce autoriale di Rav Pierpaolo P. Punturello in questo suo primo libro, credo sia necessario capire come percepire ed abbracciare quello che il poeta John Donne chiamò “il dialogo dell’uno.” O meglio – i nove racconti di questo libro presentano al lettore l’elegante ritratto di un’identità duale, plurale, gradevolmente frammentata, e tuttavia sempre unita, con amore e aplomb, in un tutt’uno. La presenza dei due o dei molti nell’uno è, come concetto a sé stante, un elemento integrante di una tradizione mediterranea alla quale Rav Punturello fa costante riferimento, sia per motivi ideologici che biografici.  Nel Trattato Berakhot (61a) del Talmud Babilonese, all’interno di una discussione sui possibili significati del termine “tsela,” comunemente tradotto come “costola,” sostiene Rabbi Yirmiyah ben Elazar che D-o creo Adamo con due facce, una maschile davanti ed una femminile di dietro, che poi separò con la creazione di Eva. Una simile versione dei fatti viene data da Aristofane nel Simposio di Platone, narrando dell’iniziale conformazione duale degli esseri umani, seguita poi dalla decisione di Zeus di tagliarli a metà onde poterli indebolire e renderli dipendenti l’uno dall’altra. Ed ovviamente ricordiamo il Giano bifronte dellla tradizione Romana, dio pagano che guarda, dalla fermezza di un presente immediato, sia al passato che al futuro. La voce autoriale di Rav Punturello è dolcemente duale, gradevolmente plurale, e seppure il lettore a momenti possa esser tentato di semplificarla in un dicotomico aut aut, volendo impoverire questa ricchezza identitaria e ridurla all’uniformità tonale di un io ebraicamente monocromatico, i racconti di “Napoli, Via Cappella Vecchia 31” resistono sempre con vigore e passione a questa violenza interpretativa.

Yaakov Mascetti, Università di Bar Ilan 

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storia

Dentro i millenni di Gerusalemme

img headerSimon Sebag Montefiore / GERUSALEMME. BIOGRAFIA
DI UNA CITTÀ
/ Mondadori

Quale mistero e quali eventi hanno fatto di Gerusalemme, questa antica città costruita su un altopiano dei monti della Giudea, stretta tra il Mediterraneo e il Mar Morto, il “centro del mondo” e la Città Santa per i tre monoteismi?
Grazie a una narrazione avvincente e a uno stile che coniuga le necessità descrittive dello specialista con il gusto per l'excursus e l'aneddoto, in “Gerusalemme. Biografia di una città” (Mondadori) Simon Sebag Montefiore svela i mille volti della capitale dello Stato d'Israele, restituendoci ogni epoca e ogni personaggio nella sua vivida lucentezza.
La biografia di Gerusalemme viene raccontata attraverso guerre, intrecci amorosi, rivelazioni di uomini e donne che hanno costruito e distrutto la città.
Con un ritmo incessante si succedono sulla scena protagonisti illustri: dai re Salomone e David, a Saladino e Solimano il Magnifico alla regina Cleopatra; da Adriano a Churchill; da Gesù e Maometto; dal mondo antico di Giuda Maccabeo, Erode e Nerone, ai tempi moderni del Kaiser Guglielmo, di Disraeli, Mark Twain e Lawrence d'Arabia fino alla nascita dello Stato d'Israele e ai giorni nostri.

mdp 

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storia

Fiume, un'identità molteplice e tormentata

società

Lampi sulla storia,
per liberarsi dai pregiudizi

Raoul Pupo / FIUME CITTÀ DI PASSIONE / Laterza

Rijeka (in croato), Sankt Veit am Flaum o Pflaum (in tedesco); Reka (in sloveno) Szentvite poi Fiume (in ungherese), come in italiano. Una storia che finisce tristemente perché, scrive Raoul Pupo nelle pagine conclusive, Fiume è una città in cui «è rimasta l'urbs, ma in cui è assente la civitas... dove ormai ciò che domina è il monolitismo nazionale croato». [pp. 286-287]. È una storia dunque che illumina un percorso nel e del Novecento e che ha il suo primo momento drammatico intorno alla Prima guerra mondiale, ma che anche si trasporta dentro un lungo conflitto interetnico maturato nel corso dell'800. Il Novecento prima di tutto. La memoria italiana di Fiume, osserva l'autore, nasce nei giorni intorno alla fine della Grande guerra.

David Bidussa,
Il Sole 24 Ore Domenica, 2 dicembre 2018


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Paolo Mieli / LAMPI SULLA STORIA / Rizzoli


A Essen, in Germania, quattro anni fa si decise di cancellare una mostra già programmata del pittore Balthus. Il motivo? L'artista, stimatissimo da Rilke, Matisse e Picasso, era accusato di «pedofilia» per le sue immagini infantili e perturbanti. Ad Amsterdam, invece, nel 2015 furono riscritte le targhette di 220 mila quadri perché riportavano termini oggi ritenuti offensivi come «negro», «nano» o «maomettano». La moda del politicamente corretto è un calzante esempio degli infiniti equivoci che possono nascere se si proiettano le convinzioni del presente sul passato. Un problema che si poneva anche Rosario Romeo polemizzando con un libro dedicato alla Grande Guerra che definiva «grotteschi» gli ideali del conflitto.

Mirella Serri,
La Stampa,
29 novembre 2018


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