
Alberto Moshe Somekh, rabbino
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L’altruismo
è la vera misura dell’immagine e somiglianza Divina nell’uomo. Come
sappiamo davvero se qualsiasi nostra scelta è moralmente responsabile?
Se essa è dettata essenzialmente da un desiderio di ricevere è frutto
della materia, ma se la spinta ci viene invece dal proposito di dare,
ecco che è un prodotto dello spirito. Per questo i nostri Maestri
interpretano il verso: “e (D.) ti dà amore e ti ama” (Devarim 13,18)
come riferito a due azioni distinte. L’amore di D., cioè la Sua volontà
di dare, non è fine a se stessa, ma orientata a far sì che anche noi
trasferiamo questo amore sugli altri.
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Giorgio Berruto
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“Megst
zikh Zayn vos du bist: / a farbrenter tsionist, / a bundovets, vemen
geit dos on?” (Tu puoi esser quel che vuoi: un sionista appassionato,
un bundista, che importanza ha?), dice la ragazza all’amato Leybke in
una canzone di successo del poeta yiddish Mordechaj Gebirtig,
intitolata “Kum, Leybke, tantsn”, “Su, Leybke, danza”. “Sono solo punti
di vista”, continua la protagonista, qualsiasi siano le tue idee,
“tantsn tango un tsharleston” (“balla il tango e il charleston”).
Nella Polonia degli anni trenta il Bund, Unione generale dei lavoratori
ebrei, aveva circa 100.000 iscritti, mentre il sionismo guadagnava anno
dopo anno consensi crescenti, complice di fatto l’antisemitismo
dilagante in tutta Europa. Il confronto tra le due organizzazioni era a
dir poco acceso.
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Trump: “Lasciamo la Siria
abbiamo sconfitto l’Isis” |
“Abbiamo
sconfitto l’Isis in Siria, la mia unica ragione per restare il durante
la presidenza Trump”. Così il presidente Usa Donald Trump, attraverso
un tweet, ha annunciato il ritiro del contingente americano – duemila
soldati – dalla Siria. Una decisione che non trova d’accordo i vertici
militari americani: “i generali del Pentagono ritengono che la minaccia
militare della Russia sia in crescita e che debba essere arginata in
modo energico su tutti i quadranti mondiali, dalla Siria all’Ucraina”,
riporta il Corriere. Con il ritiro, scrive il New York Times,
Washington cede “un paese strategicamente vitale alla Russia e
all’Iran” e ricorda uno degli avvertimenti del Pentagono a Trump: il
ritiro rappresenta un tradimento degli alleati curdi che hanno
combattuto a fianco delle truppe americane in Siria, e che ora
potrebbero essere vulnerabili a un attacco della Turchia (ne scrive
anche il Foglio parlando di Curdi abbandonati a Erdogan). “Per la Casa
Bianca, – l’analisi del Corriere – evidentemente, le priorità sono
altre, e non sempre chiaramente decifrabili. Una sembra essere la
stabilizzazione del Medio Oriente da affidare all’alleanza atipica tra
Arabia Saudita e Israele, saltando il caos siriano”.
Forconi e gilet gialli. “Le rivendicazioni e la collera dei francesi di
oggi ricordano quelle dei cosiddetti Forconi, che nel 2013
organizzarono confuse proteste in tutta Italia. I gilet gialli, però,
sono più visibili, più radicali, più violenti e più complottisti. Anche
questa volta abbiamo anticipato una tendenza”, riflette Stefano
Montefiori sul Corriere 7, tracciando le somiglianze tra i due
movimenti di protesta, accomunati anche dalle espressioni antisemite.
“Uno dei portavoce dei Forconi, Andrea Zunino, parlava di un’Italia
‘schiava dei banchieri, come i Rothschild: curioso che 5 o 6 tra i più
ricchi al mondo siano ebrei’, rivelando un ignobile antisemitismo
primario non molto dissimile da quello dello sconosciuto gilet giallo
che ha scritto su un cavalcavia ‘Macron prostituta degli ebrei’, o da
quello del pluricondannato antisemita negazionista dell’Olocausto Hervé
Ryssen, finito in gilet giallo sulla prima pagina di un distratto
‘Paris Matc’”.
Il Totocalcio e l’Italia. Il padre Massimo “sarebbe rimasto addolorato”
nel sapere che il parlamento vuole porre fine al gioco del Totocalcio.
“Ebbe questa illuminazione idealistica 75 anni fa. Voleva rimettere in
piedi lo sport italiano e produrre uno strumento di pubblica utilità
per portare gioia agli italiani colpiti dalla guerra. Aveva creato un
fatto di costume straordinario, al di là del fenomeno sportivo. Sarebbe
sconcertato, la schedina era come una figlia”, racconta il demografo
Sergio Della Pergola, intervistato dalla Gazzetta dello Sport in merito
alla decisione italiana di chiudere il Totocalcio, ideato dal padre
nell’immediato dopoguerra. Radiato dall’ordine dei giornalisti a
seguito delle Leggi razziste, Massimo Della Pergola si rifugiò in
Svizzera. “Quando lo espulsero – racconta oggi il figlio Sergio – sul
suo giornale scrissero: ora senza ebrei si respira un’aria più pura. Ma
lui soffriva a vedere l’Italia distrutta. Penso a come rimetterla in
piedi, almeno nello sport. Aveva persino immaginato di creare coi
proventi del suo gioco una banca dello sport che potesse dare
assistenza anche agli atleti bisognosi e fosse di supporto all’intero
sistema”.
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il cambio al vertice del quotidiano vaticano
Gli anni di Vian all’Osservatore
Un confronto aperto e stimolante
Cambio
al vertice de L’Osservatore Romano, l’autorevole e influente quotidiano
della Santa Sede. Dopo undici anni di direzione il professor Giovanni
Maria Vian lascia il timone del giornale vaticano ad Andrea Monda.
Undici anni intensi, appena poco più dei dieci di vita di questa
redazione. E un confronto che tra le testate, in questo arco di tempo
significativo, è sempre stato aperto. Quando ci sono stati valori
comuni da affermare, ma anche quando vi è stata profonda divergenza di
idee e opinioni.
Fu proprio un colloquio con Vian ad inaugurare, sul “numero zero” di Pagine Ebraiche
uscito nel maggio del 2009, la serie di interviste che ogni mese
appaiono sul giornale. Si era allora in prossimità della visita di
Ratzinger al Tempio Maggiore di Roma, secondo papa nella storia a
varcarne la soglia. Il colloquio fu quindi l’occasione per approfondire
il significato di quell’appuntamento, la sfida del Dialogo
interreligioso con particolare riferimento alla realtà cristiana ed
ebraica e la sfida delle identità alla prova dell’informazione.
“Un cattolico medio si meraviglia se viene portato ad affacciarsi su un
mondo diverso. E forse accade anche a molti ebrei. Questo dimostra che
la stragrande maggioranza delle persone vive ancora in mondi separati.
Ma direi che c’è molto interesse – spiega Vian – ad ascoltare voci
ebraiche”.
Un confronto che in questi anni è stato arricchente e stimolante su
entrambi i fronti. Numerosi gli articoli prodotti da questa redazione
(e persino una vignetta davvero speciale, dono di Enea Riboldi) che il
quotidiano della Santa ha deciso di riprodurre per presentare una voce
ebraica autorevole sui temi più disparati.
Pagine Ebraiche il giornale che Vian ha scelto per pubblicare in
anteprima i suoi pensieri sulle due recenti visite dei papi in
sinagoga: dopo quella di Ratzinger, la visita nel gennaio del 2016 di
Bergoglio. Ed è sull’Osservatore Romano, in questo costruttivo scambio
e laboratorio di idee, che il direttore della redazione giornalistica
UCEI Guido Vitale ha espresso le sue valutazioni su questi storici
incontri.
Mettendosi in discussione su diversi fronti, l’Osservatore Romano non
solo è stato al gioco di una pagina parodistica (“L’Osservatore
Nostrano”) contenuta all’interno di un nostro dossier speciale dedicato
al Purim, ma si è più volte confrontato su temi spinosi e magari non
graditi da una parte considerevole dei suoi lettori. Lo dimostra ad
esempio un serrato confronto sull’identità di Edith Stein aperto da
Pagine Ebraiche alcuni anni fa. Uno scambio di opinioni che molto fece
parlare la stampa di allora e che il direttore Vian scelse di
affrontare con la massima apertura. “Con Pagine Ebraiche confronto
anche duro, ma sempre nuovo e stimolante” fu il suo commento.
Apertura ai temi ebraici e importanti momenti di bilancio e
riflessione. Tra tante possibilità, fu proprio a Vian che il presidente
uscente dell’Unione Renzo Gattegna scelse nel maggio del 2016 di
affidare le sue riflessioni conclusive su dieci anni di guida dell’UCEI.
Afferma l’ex Presidente UCEI in un passaggio: “Tanto breve quanto
fondamentale, la Nostra Aetate ha segnato una svolta e, per quanto
riguarda l’ebraismo, le celebrazioni cinquantenarie sono state una
conferma dell’alleanza divina originaria, mai revocata e irrevocabile,
con Israele: e ora questa conferma è un segno inequivocabile, un vero
segno dei tempi”.
Tempi che sono stati proficui per incontri e per l’amicizia. Un dialogo
a testa alta, senza alcun timor reverenziale, anche attraverso le
pagine di carta di un giornale.
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Setirot - I conti con la storia |
A
fine ottobre, godendomi alla Triennale l’interessantissima “…ma poi,
che cos’è un nome? Una mostra sul censimento degli ebrei a Milano del
1938” (curata da Laura Brazzo e Daniela Scala della Fondazione CDEC e
da Emanuele Edallo dell’Università degli Studi di Milano), ho
apprezzato ancor di più se possibile, e “sentito” visceralmente,
l’importanza che l’ebraismo riserva al nome, ai nomi. Perché dare un
nome non significa solamente facilitare l’identificazione di qualcosa e
di qualcuno, ma ha un senso ben più profondo: il nome rappresenta/è
l’identità, l’essenza degli esseri viventi. Non a caso, e anche per
ribadire l’obbrobrio della blasfemìa nazifascista che voleva sostituire
un numero a un nome, i sommersi della Shoah li ricordiamo per quanto ci
è possibile sempre uno a uno, nei memoriali, nelle funzioni, nella
nostra memoria individuale.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Mary Poppins |
La
tata praticamente perfetta, torna a far capolino sul grande schermo per
aiutare la nuova generazione della famiglia Banks”, recita il sito
dedicato a uno dei film più attesi per le vacanze di Natale. In questa
nuova, magica avventura, ritroviamo i due piccoli Banks, ormai adulti,
alle prese con i tre figli di Michael, rimasto vedovo e oppresso da
problemi economici. A salvare la situazione è ancora una volta Mary
Poppins (interpretata da Emily Blunt), che nonostante il passare degli
anni è rimasta identica, nel fisico e nello spirito. Nel cast, accanto
alla protagonista Emily Blunt, troviamo Colin Firth, Meryl Streep e
l’inossidabile Dick Van Dyke, classe 1925, già protagonista del film
originale accanto a Julie Andrews. Per lui davvero vale una delle frasi
più celebri del film: “Everything is possible, even the impossible!”.
Maria Teresa Milano
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Noa in concerto |
Al
Teatro Manzoni di Pistoia si è tenuto il concerto della cantante
israeliana Noa, accompagnata dal suo direttore artistico, produttore e
chitarrista Gil Dor e dal flautista Massimo Mercelli. Un concerto di
Natale, tenutosi gratuitamente con il sostegno della Fondazione Cassa
di Risparmio di Pistoia e di Pescia e di Intesa San Paolo, che di
natalizio aveva poco, a parte le Euforbie Pulcherrime, altrimenti dette
stelle di Natale, graziosamente disposte a contornare il palco.
Sara Valentina Di Palma
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