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20 Dicembre 2018 - 12 Tevet 5779
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav

Alberto Moshe Somekh, rabbino
L’altruismo è la vera misura dell’immagine e somiglianza Divina nell’uomo. Come sappiamo davvero se qualsiasi nostra scelta è moralmente responsabile? Se essa è dettata essenzialmente da un desiderio di ricevere è frutto della materia, ma se la spinta ci viene invece dal proposito di dare, ecco che è un prodotto dello spirito. Per questo i nostri Maestri interpretano il verso: “e (D.) ti dà amore e ti ama” (Devarim 13,18) come riferito a due azioni distinte. L’amore di D., cioè la Sua volontà di dare, non è fine a se stessa, ma orientata a far sì che anche noi trasferiamo questo amore sugli altri.
 
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Giorgio Berruto
“Megst zikh Zayn vos du bist: / a farbrenter tsionist, / a bundovets, vemen geit dos on?” (Tu puoi esser quel che vuoi: un sionista appassionato, un bundista, che importanza ha?), dice la ragazza all’amato Leybke in una canzone di successo del poeta yiddish Mordechaj Gebirtig, intitolata “Kum, Leybke, tantsn”, “Su, Leybke, danza”. “Sono solo punti di vista”, continua la protagonista, qualsiasi siano le tue idee, “tantsn tango un tsharleston” (“balla il tango e il charleston”).
Nella Polonia degli anni trenta il Bund, Unione generale dei lavoratori ebrei, aveva circa 100.000 iscritti, mentre il sionismo guadagnava anno dopo anno consensi crescenti, complice di fatto l’antisemitismo dilagante in tutta Europa. Il confronto tra le due organizzazioni era a dir poco acceso.
 
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Trump: “Lasciamo la Siria
abbiamo sconfitto l’Isis”
“Abbiamo sconfitto l’Isis in Siria, la mia unica ragione per restare il durante la presidenza Trump”. Così il presidente Usa Donald Trump, attraverso un tweet, ha annunciato il ritiro del contingente americano – duemila soldati – dalla Siria. Una decisione che non trova d’accordo i vertici militari americani: “i generali del Pentagono ritengono che la minaccia militare della Russia sia in crescita e che debba essere arginata in modo energico su tutti i quadranti mondiali, dalla Siria all’Ucraina”, riporta il Corriere. Con il ritiro, scrive il New York Times, Washington cede “un paese strategicamente vitale alla Russia e all’Iran” e ricorda uno degli avvertimenti del Pentagono a Trump: il ritiro rappresenta un tradimento degli alleati curdi che hanno combattuto a fianco delle truppe americane in Siria, e che ora potrebbero essere vulnerabili a un attacco della Turchia (ne scrive anche il Foglio parlando di Curdi abbandonati a Erdogan). “Per la Casa Bianca, – l’analisi del Corriere – evidentemente, le priorità sono altre, e non sempre chiaramente decifrabili. Una sembra essere la stabilizzazione del Medio Oriente da affidare all’alleanza atipica tra Arabia Saudita e Israele, saltando il caos siriano”.

Forconi e gilet gialli. “Le rivendicazioni e la collera dei francesi di oggi ricordano quelle dei cosiddetti Forconi, che nel 2013 organizzarono confuse proteste in tutta Italia. I gilet gialli, però, sono più visibili, più radicali, più violenti e più complottisti. Anche questa volta abbiamo anticipato una tendenza”, riflette Stefano Montefiori sul Corriere 7, tracciando le somiglianze tra i due movimenti di protesta, accomunati anche dalle espressioni antisemite. “Uno dei portavoce dei Forconi, Andrea Zunino, parlava di un’Italia ‘schiava dei banchieri, come i Rothschild: curioso che 5 o 6 tra i più ricchi al mondo siano ebrei’, rivelando un ignobile antisemitismo primario non molto dissimile da quello dello sconosciuto gilet giallo che ha scritto su un cavalcavia ‘Macron prostituta degli ebrei’, o da quello del pluricondannato antisemita negazionista dell’Olocausto Hervé Ryssen, finito in gilet giallo sulla prima pagina di un distratto ‘Paris Matc’”.

Il Totocalcio e l’Italia. Il padre Massimo “sarebbe rimasto addolorato” nel sapere che il parlamento vuole porre fine al gioco del Totocalcio. “Ebbe questa illuminazione idealistica 75 anni fa. Voleva rimettere in piedi lo sport italiano e produrre uno strumento di pubblica utilità per portare gioia agli italiani colpiti dalla guerra. Aveva creato un fatto di costume straordinario, al di là del fenomeno sportivo. Sarebbe sconcertato, la schedina era come una figlia”, racconta il demografo Sergio Della Pergola, intervistato dalla Gazzetta dello Sport in merito alla decisione italiana di chiudere il Totocalcio, ideato dal padre nell’immediato dopoguerra. Radiato dall’ordine dei giornalisti a seguito delle Leggi razziste, Massimo Della Pergola si rifugiò in Svizzera. “Quando lo espulsero – racconta oggi il figlio Sergio – sul suo giornale scrissero: ora senza ebrei si respira un’aria più pura. Ma lui soffriva a vedere l’Italia distrutta. Penso a come rimetterla in piedi, almeno nello sport. Aveva persino immaginato di creare coi proventi del suo gioco una banca dello sport che potesse dare assistenza anche agli atleti bisognosi e fosse di supporto all’intero sistema”.
 
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  davar
le conseguenze dell'annuncio di trump
La Siria senza gli Stati Uniti
un pericolo per Israele

Anche senza gli Stati Uniti in Siria, Israele “continuerà ad agire in modo molto aggressivo contro il tentativo dell'Iran di radicarsi in Siria”. “Non intendiamo ridurre i nostri sforzi. - ha avvisato il Primo ministro Benjamin Netanyahu nelle scorse ore, parlando a margine di un vertice con Cipro e Grecia (nell'immagine) - Li intensificheremo, e so che lo faremo con il pieno sostegno e l'appoggio degli Stati Uniti”. La decisione di Trump di abbandonare la Siria non è una buona notizia per Israele: l'annuncio della Casa Bianca significa che gli Stati Uniti stanno lasciando a Russia e Iran, e in certa misura Turchia, la possibilità modellare il nuovo ordine che si formerà in Siria alla fine della guerra civile, scrive l'analista Ron Ben-Yishai su Yedioth Ahronoth.
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il cambio al vertice del quotidiano vaticano
Gli anni di Vian all’Osservatore
Un confronto aperto e stimolante

Cambio al vertice de L’Osservatore Romano, l’autorevole e influente quotidiano della Santa Sede. Dopo undici anni di direzione il professor Giovanni Maria Vian lascia il timone del giornale vaticano ad Andrea Monda. Undici anni intensi, appena poco più dei dieci di vita di questa redazione. E un confronto che tra le testate, in questo arco di tempo significativo, è sempre stato aperto. Quando ci sono stati valori comuni da affermare, ma anche quando vi è stata profonda divergenza di idee e opinioni.
Fu proprio un colloquio con Vian ad inaugurare, sul “numero zero” di Pagine Ebraiche uscito nel maggio del 2009, la serie di interviste che ogni mese appaiono sul giornale. Si era allora in prossimità della visita di Ratzinger al Tempio Maggiore di Roma, secondo papa nella storia a varcarne la soglia. Il colloquio fu quindi l’occasione per approfondire il significato di quell’appuntamento, la sfida del Dialogo interreligioso con particolare riferimento alla realtà cristiana ed ebraica e la sfida delle identità alla prova dell’informazione.
“Un cattolico medio si meraviglia se viene portato ad affacciarsi su un mondo diverso. E forse accade anche a molti ebrei. Questo dimostra che la stragrande maggioranza delle persone vive ancora in mondi separati. Ma direi che c’è molto interesse – spiega Vian – ad ascoltare voci ebraiche”.
Un confronto che in questi anni è stato arricchente e stimolante su entrambi i fronti. Numerosi gli articoli prodotti da questa redazione (e persino una vignetta davvero speciale, dono di Enea Riboldi) che il quotidiano della Santa ha deciso di riprodurre per presentare una voce ebraica autorevole sui temi più disparati.
Pagine Ebraiche il giornale che Vian ha scelto per pubblicare in anteprima i suoi pensieri sulle due recenti visite dei papi in sinagoga: dopo quella di Ratzinger, la visita nel gennaio del 2016 di Bergoglio. Ed è sull’Osservatore Romano, in questo costruttivo scambio e laboratorio di idee, che il direttore della redazione giornalistica UCEI Guido Vitale ha espresso le sue valutazioni su questi storici incontri.
Mettendosi in discussione su diversi fronti, l’Osservatore Romano non solo è stato al gioco di una pagina parodistica (“L’Osservatore Nostrano”) contenuta all’interno di un nostro dossier speciale dedicato al Purim, ma si è più volte confrontato su temi spinosi e magari non graditi da una parte considerevole dei suoi lettori. Lo dimostra ad esempio un serrato confronto sull’identità di Edith Stein aperto da Pagine Ebraiche alcuni anni fa. Uno scambio di opinioni che molto fece parlare la stampa di allora e che il direttore Vian scelse di affrontare con la massima apertura. “Con Pagine Ebraiche confronto anche duro, ma sempre nuovo e stimolante” fu il suo commento.
Apertura ai temi ebraici e importanti momenti di bilancio e riflessione. Tra tante possibilità, fu proprio a Vian che il presidente uscente dell’Unione Renzo Gattegna scelse nel maggio del 2016 di affidare le sue riflessioni conclusive su dieci anni di guida dell’UCEI.
Afferma l’ex Presidente UCEI in un passaggio: “Tanto breve quanto fondamentale, la Nostra Aetate ha segnato una svolta e, per quanto riguarda l’ebraismo, le celebrazioni cinquantenarie sono state una conferma dell’alleanza divina originaria, mai revocata e irrevocabile, con Israele: e ora questa conferma è un segno inequivocabile, un vero segno dei tempi”.
Tempi che sono stati proficui per incontri e per l’amicizia. Un dialogo a testa alta, senza alcun timor reverenziale, anche attraverso le pagine di carta di un giornale.
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nessuna azione dal consiglio di sicurezza
L'Onu inerte davanti a Hezbollah
Nessun provvedimento formale è stato preso dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro Hezbollah, nonostante le sua azioni in violazione della risoluzione 1701 Onu: Israele ha infatti portato alla luce – e distrutto - i tunnel costruiti dal gruppo terroristico per infiltrarsi dal Sud del Libano in territorio israeliano. Prima della riunione, Israele aveva esortato il Consiglio a condannare Hezbollah e a designarla ufficialmente come organizzazione terroristica. Dall'Onu però non sono arrivate azioni concrete seppur diversi membri si siano schierati con l'Israele, esprimendo le proprie preoccupazioni per la violazione del gruppo libanese della citata risoluzione. La Svezia ha detto che le capacità militari di Hezbollah rappresentano un "chiaro rischio" per la stabilità regionale. I Paesi Bassi hanno fermamente condannato la costruzione dei tunnel come "flagrante violazione" della sovranità israeliana e del diritto internazionale.
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per l'anno accademico 2018-2019
Borse di studio, l’impegno UCEI
Fino ad un massimo di otto borse di studio per un minimo di 500 euro ciascuna a studenti provenienti dall’Italia o di origine italiana per l’anno accademico 2018-2019.
È l’impegno assunto dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ne dà notizia attraverso un bando cui è possibile registrarsi inviando una mail a info@ucei.it entro e non oltre il 31 Gennaio 2019.
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jciak
Israele, si ferma la corsa all’Oscar
Si ferma la corsa all’Oscar di The cakemaker. Il film di Ofir Raul Graizer, candidato da Israele come miglior film straniero, non è entrato nella short list dei titoli non in lingua inglese annunciata dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Il film, che racconta un amore al limite dell’impossibile fra Berlino e Gerusalemme, aveva trionfato ai premi Ophir (l’Oscar israeliano) meritandosi la nomination. Resta invece in competizione come miglior lavoro straniero Opera senza autore di Florian Henckel Von Donnersmarck (Germania), grande affresco storico che fa i conti con gli anni del nazismo (nell'immagine, un fotogramma del film).

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - I conti con la storia
A fine ottobre, godendomi alla Triennale l’interessantissima “…ma poi, che cos’è un nome? Una mostra sul censimento degli ebrei a Milano del 1938” (curata da Laura Brazzo e Daniela Scala della Fondazione CDEC e da Emanuele Edallo dell’Università degli Studi di Milano), ho apprezzato ancor di più se possibile, e “sentito” visceralmente, l’importanza che l’ebraismo riserva al nome, ai nomi. Perché dare un nome non significa solamente facilitare l’identificazione di qualcosa e di qualcuno, ma ha un senso ben più profondo: il nome rappresenta/è l’identità, l’essenza degli esseri viventi. Non a caso, e anche per ribadire l’obbrobrio della blasfemìa nazifascista che voleva sostituire un numero a un nome, i sommersi della Shoah li ricordiamo per quanto ci è possibile sempre uno a uno, nei memoriali, nelle funzioni, nella nostra memoria individuale.

Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Mary Poppins
La tata praticamente perfetta, torna a far capolino sul grande schermo per aiutare la nuova generazione della famiglia Banks”, recita il sito dedicato a uno dei film più attesi per le vacanze di Natale. In questa nuova, magica avventura, ritroviamo i due piccoli Banks, ormai adulti, alle prese con i tre figli di Michael, rimasto vedovo e oppresso da problemi economici. A salvare la situazione è ancora una volta Mary Poppins (interpretata da Emily Blunt), che nonostante il passare degli anni è rimasta identica, nel fisico e nello spirito. Nel cast, accanto alla protagonista Emily Blunt, troviamo Colin Firth, Meryl Streep e l’inossidabile Dick Van Dyke, classe 1925, già protagonista del film originale accanto a Julie Andrews. Per lui davvero vale una delle frasi più celebri del film: “Everything is possible, even the impossible!”.

Maria Teresa Milano
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Noa in concerto
Al Teatro Manzoni di Pistoia si è tenuto il concerto della cantante israeliana Noa, accompagnata dal suo direttore artistico, produttore e chitarrista Gil Dor e dal flautista Massimo Mercelli. Un concerto di Natale, tenutosi gratuitamente con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e di Pescia e di Intesa San Paolo, che di natalizio aveva poco, a parte le Euforbie Pulcherrime, altrimenti dette stelle di Natale, graziosamente disposte a contornare il palco.

Sara Valentina Di Palma
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