28 febbraio 2018 - 13 Adar 5778

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16 Gennaio 2019 - 10 Shevat 5779
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL


alef/tav
Giuseppe Momigliano,
rabbino
“Ze E-LI’ veanvehu - Questo è il mio Signore e voglio lodarLo, il Signore di mio padre e voglio esaltarLo”(Esodo 15,2). Nel contesto della "shirat hayam", il canto di ringraziamento che tutto il popolo d’Israele intona all’Eterno dopo l’attraversamento del Mar Rosso, troviamo un’espressione che, nelle diverse interpretazioni con cui viene letta, ci trasmette la ricchezza di vita e di sentimenti con le quali i Maestri intendono la lode di D.O.
 
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Davide
Assael,
ricercatore
Come ampiamente annunciato, anche se non con queste proporzioni, Theresa May ha perso la sua sfida per la Brexit: il suo piano è stato bocciato da più di 400 parlamentari britannici. Subito si è rialzata quella che è ormai diventata una retorica stantia, per cui tutti i mali del mondo attuale sarebbero da ricondurre ad una sfida fra popolo ed élite. Il mio maestro Carlo Sini amava dire a lezione che solo una persona stupida ripete due volte la stessa cosa; urge dunque una spiegazione un po’ più approfondita.
 
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Gaza, ore di apprensione
Fine dell’assedio per i tre carabinieri italiani rifugiatisi nella sede Onu a Gaza e là accerchiati da esponenti del gruppo terroristico palestinese Hamas. Una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso e che è oggi segnalata con evidenza sui giornali.
“I palestinesi – scrive Repubblica – credevano che i tre italiani fossero spie israeliane entrate nella Striscia per una missione di intelligence. Per ore il console italiano a Gerusalemme Fabio Sokolowicz ha martellato di telefonate le autorità di Hamas, e in particolare il ministero degli Interni, per confermare che i tre uomini armati erano carabinieri impegnati in una normale missione di ricognizione in vista di una visita diplomatica”. Come spiega tra gli altri il Corriere, i carabinieri stavano verificando le condizioni di sicurezza per una visita ufficiale al monastero di Sant’llarione, “l’eremo di epoca bizantina attorno a cui cerca di resistere la sempre più ridotta comunità cristiana”. In un decennio, si legge infatti, “da quattromila i fedeli sono rimasti settecento”. E chi può cerca di ottenere da Israele i permessi per andarsene e stabilirsi all’estero. La Stampa parla di “luci accese questa notte negli uffici di Palazzo Chigi e della Farnesina”.

A Roma la giornata di ieri è stata segnata dalla ricollocazione delle pietre d’inciampo in ricordo dei membri delle famiglie Di Castro e Di Consiglio trafugate in dicembre e dall’apposizione del primo lotto di nuovo stolpersteine (la messa a dimora proseguirà oggi, con nuove cerimone). Un appuntamento con il ricordo consapevole che è stato vissuto insieme da istituzioni e cittadinanza. “Le pietre d’inciampo – scrive Paolo Conti in un editoriale sul Corriere Roma – riguardano tutti noi: per la Memoria, per l’orrore della Shoah, per nutrire la Memoria. Ma anche perché indicano a Roma una possibile via d’uscita dall’immobilismo e dal Brutto che ci opprime”.
Stasera invece sarà la musica a veicolare un messaggio di Memoria e speranza, con il concerto “Libero è il mio canto” in programma all’Auditorium Parco della Musica della Capitale. Per Repubblica, che ne parla nelle pagine romane, “un esercizio di memoria che fonde bellezza musicale e restituzione di dignità”.

Noemi Di Segni, Presidente UCEI, commenta con il Messaggero la notizia che sub israeliani si immergeranno nelle acque del Danubio a Budapest in cerca dei resti degli ebrei ungheresi massacrati 75 anni fa. “A prescindere dall’entità dei ritrovamenti – afferma – dal punto di vista ebraico questa ricerca ha molto senso. I resti umani sono sacri e degni di sepoltura anche a distanza di secoli”.
 
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  davar
il caso dei tre uomini dell'arma
Circondati da Hamas e liberati,
i carabinieri tornano in Italia

Stanno tornando in Italia i tre carabinieri protagonisti loro malgrado delle cronache delle ultime ore a Gaza. Entrati nella Striscia governata dal movimento terroristico di Hamas per un sopralluogo legato a una visita consolare italiana – e non dell'ambasciatore italiano in Israele come riportato erroneamente da alcuni media – i carabinieri del Consolato generale di Gerusalemme hanno dovuto rifugiarsi in un edificio delle Nazioni Unite perché sospettati di essere agenti israeliani. Accerchiati per ore dagli uomini di Hamas, i tre - che avrebbero saltato un checkpoint - sono stati lasciati liberi una volta verificata la loro identità italiana e stanno rientrando in Italia.
 

La nipote di Bartali in Polonia 
“Ad Auschwitz per nonno Gino”
Nel maggio scorso ha rappresentato la famiglia allo Yad Vashem, in occasione della solenne cerimonia durante la quale il nonno è stato proclamato cittadino onorario di Israele. Tra qualche giorno volerà in Polonia, per il Viaggio della Memoria organizzato dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. In programma anche la visita ad Auschwitz-Birkenau.
Gioia Bartali, la nipote del grande Gino campione della bicicletta e “Giusto tra le Nazioni” dal 2013 per il salvataggio offerto ad alcuni ebrei perseguitati dal nazifascismo, non nasconde l’emozione. “Si tratta – racconta – di un appuntamento cui guardo con grande attesa e rispetto. Nel nome del nonno, un esempio di vita che mi sforzo di far conoscere al più ampio pubblico possibile, è una visita che pianificavo di fare da tempo. Questo invito rappresenta pertanto un’emozione speciale”.
Figlia di Andrea, il primogenito di Gino, Gioia ha ereditato dal padre il compito di fare Memoria della vita e del coraggio del nonno. “Alcune vicende mi erano note, altre invece sono emerse successivamente grazie al decisivo apporto di Pagine Ebraiche. Si tratta di un impegno che porto avanti con gratitudine, consapevole della valenza che può avere per tante persone”.
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la campagna world jewish congress - ucei
"Proteggi il presente e il futuro,
non dimenticare la Shoah"

Nell’era digitale, la battaglia contro negazionisti, antisemiti e intolleranti deve essere necessariamente portata avanti anche sul web. Da questa convinzione è nata l’iniziativa del World Jewish Congress di lanciare una grande campagna sui social network in occasione del Giorno della Memoria: si chiama “We Remember”, noi ricordiamo, e chiama tutti gli utenti virtuali (e non) a fare un gesto per dimostrare che le vittime della Shoah, dell’orrore della Seconda guerra mondiale, non sono state dimenticate. Alla campagna è promossa, come lo scorso anno, anche dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Per partecipare servono carta e penna (o una stampante) su cui scrivere a caratteri cubitali “We Remember”. Secondo step, farsi una fotografia con il cartello e postarlo sui social network con l’hashtag #WeRemember il 27 gennaio, il Giorno della Memoria. Nel 2019, con l’aumento di sentimenti di ostilità e intolleranza in tutto il mondo, è importante dare un segnale e aderire a questa campagna.
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segnalibro - la presentazione a roma
Andra e Tati, sorelle coraggiose
Tra le ultime sopravvissute italiane alla Shoah in vita, le sorelle Andra e Tatiana Bucci incontrano da anni le scuole, le accompagnano nei Viaggi della Memoria ad Auschwitz, si concedono senza risparmio di energie in tutte quelle iniziative cui sentono di dover partecipare perché nessun altro, al loro posto, può farlo. In quanto testimoni dell’orrore, ma anche come ambasciatrici di speranza.
“Noi, bambine ad Auschwitz” è la loro autobiografia, appena scritta per Mondadori con il supporto di Umberto Gentiloni e Marcello Pezzetti. Memorie e racconti di quei giorni terribili che si fissano su carta anche grazie all’impegno della Fondazione Museo della Shoah di Roma, che sostiene l’iniziativa assieme alla Regione Lazio.
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l'apposizione nella capitale
Roma, nuove Pietre di Memoria
Nella Montefiori era una maestra elementare e con l’entrata delle Leggi razziste lasciò Ancona per riparare a Roma. Il 16 ottobre del 1943 fu rastrellata nel quartiere Prati mentre camminava per strada insieme alla sorella Ada. All’arrivo di una camionetta le due sorelle fuggirono in direzioni diverse. Ada sfuggì all’arresto, mentre Nella venne catturata. Fu deportata ad Auschwitz insieme agli altri ebrei romani fermati nelle ore precedenti e là uccisa.
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qui milano
La ferita del 16 ottobre '43
sul grande schermo

Oltre 700 persone e un caloroso applauso sono la testimonianza del rilievo e successo ottenuto dalla proiezione milanese del documentario La razzia – Roma, 16 ottobre 1943, prodotto da Forma International, Fondazione Museo della Shoah - Onlus in collaborazione con Rai Cinema e diretto dal regista Ruggero Gabbai. “Rivederlo qui a Milano è stato un'emozione grandissima e ringrazio tutti voi che siete venuti”, il saluto di Gabbai a conclusione della proiezione, aperta dalle parole del presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia, orgoglioso del progetto che affianca testimonianze documentate oggi a interviste fatte 25 anni fa a sopravvissuti e sopravvissute alla razzia del 16 ottobre 1943. Ad affiancare sul palco Venezia in apertura, Ariela Piattelli ed Emanuele Di Porto, uno dei testimoni protagonisti del documentario scritto da Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto.
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qui roma
1938, l’Italia razzista
La spoliazione dei beni, dalle aziende agli utensili. Una vera e propria razzia di Stato che Fabio Isman racconta ne “1938, l’Italia razzista. I documenti della persecuzione contro gli ebrei”, pubblicato dalla casa editrice Il Mulino con prefazione di Liliana Segre e presentato ieri pomeriggio nella Sala Zuccari del Senato.
L’incontro, promosso dalla Vicepresidente del Senato Anna Rossomando insieme alla Comunità ebraica di Roma, ha visto al tavolo l’autore assieme alla presidente della Comunità Ruth Dureghello, il rabbino capo Riccardo Di Segni e il presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick.
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pilpul
Ticketless - Oneri per lo Stato
Sappiamo bene che se fondassimo un partito della Rifondazione Separatista nell’Italia di oggi prenderemmo meno voti di quelli che ha preso a suo tempo Rifondazione Comunista, ma pazienza. Combattere per le cause perse è sempre stimolante. “Senza oneri per lo Stato” è una formula che noi, iscritti da sempre a quel partito, sventoliamo tutte le volte che osserviamo ingerenze dello Stato nella vita religiosa dei cittadini. Tanto per dire, l’8 per mille.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Giustizia
L’arresto di Cesare Battisti, rappresenta, indubbiamente, una bella notizia, che permette di avere ancora, nonostante tutto, un po’ di fiducia nell’umana giustizia. Il fatto che l’iniziativa sia stata portata a compimento a seguito di una virtuosa sinergia tra le forze dell’ordine di diversi Paesi fa guardare con un po’ meno di pessimismo ai rapporti di collaborazione internazionale, e induce a rivolgere un sentito e profondo ringraziamento a tutte le autorità italiane, brasiliane e boliviane, che hanno permesso di assicurare alle nostre prigioni questo individuo spregevole.

Francesco Lucrezi, storico
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