
Yosef Labi, rabbino
di Verona
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"Sii
povero nell'odio, basati sui valori; sii benestante nelle buone azioni,
sii ricco di puro amore. E poi sarai un vero milionario".
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Giorgio Berruto
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Quante
volte mi è capitato, parlando con israeliani – amici di vecchia data
oppure conosciuti da pochi minuti non fa differenza – che mi venisse
chiesto a un certo punto di nominare il migliore hummus di Israele. Si
noti: non il mio preferito, bensì semplicemente il migliore.
A volte mi è capitato di dare la risposta giusta, cioè quella attesa.
Pochi mesi fa, per esempio, chi mi interrogava ha risposto con una
pacca sulla spalla e un “bravo, bravo” quando ho indicato Abu Hassan,
un minuscolo locale di Yafo che riconosci dalla lunga coda di affamati
telavivers in attesa fuori da metà mattina circa e fino a quando – così
vuole la leggenda – il paiolo dello chef è vuoto, di solito non molto
oltre mezzogiorno. Quando arriva il tuo turno devi spicciarti a
ripulire il piatto alla svelta a colpi di pita e cipolla cruda mentre
chi è ancora in coda allunga occhiate impazienti e i camerieri non
vedono l’ora di farti sgombrare e servire i nuovi clienti. Detto per
inciso, è un peccato dover ingurgitare in quattro e quattr’otto quel
nettare cremoso ma l’esperienza è di quelle che non si scordano.
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Meis, taglio ai fondi
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Il
ministero della Cultura (Mibac) ha revocato il finanziamento da 24,5
milioni di euro per la realizzazione del quarto e ultimo lotto del
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Ad
annunciarlo, come raccontano i quotidiani di oggi nelle pagine
nazionali (La Stampa) e locali (Repubblica Bologna, Resto del Carlino,
La Nuova Ferrara), il Comune di Ferrara e la Regione Emilia-Romagna.
“Una scelta incomprensibile e gravissima, motivata con i ritardi del
segretariato regionale, organo dello stesso ministero – le parole
dell’assessore alla Cultura della giunta regionale Massimo Mezzetti –
che non avendo impegnato la somma entro il dicembre 2018, si è visto di
fatto distogliere i fondi. Che verrano riassegnati ad altri
interventi”. “A sera – riporta la Stampa – ci hanno provato il ministro
Alberto Bonisoli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni a smorzare le
polemiche, spiegando che l’intervento non è perduto ma solo rinviato,
che i soldi intanto spesi per altre necessità torneranno a
disposizione”. La Nuova Ferrara registra le reazioni dei candidati
sindaci della città che si augurano il ripristino degli stanziamenti,
posizione espressa anche da Vittorio Sgarbi sul Resto del Carlino, che
ricorda come il 12 aprile sia in programma l’inaugurazione di una
seconda grande mostra al Meis, “Il Rinascimento parla ebraico”. “Io
voglio pensare che non ci sia una `manina’ — afferma il sindaco Tiziano
Tagliani — per togliere fondi ai Comuni oggi politicamente non
allineati con il governo. Sarebbe una iattura, perché parliamo di un
museo che ha una proiezione internazionale, destinato a veicolare,
anche in ragione delle proprie caratteristiche architettoniche, un
potenziale turistico enorme”. “Voglio sperare che si tratti solo di una
battuta d’arresto, prenderò al più presto contatti con i vertici del
Meis per capirne di più. – afferma il presidente della Comunità ebraica
di Ferrara Andrea Pesaro a La Nuova Ferrara – L’attività del museo,
peraltro, non deve arrestarsi: la prima mostra sulla storia
dell’ebraismo in Italia è stata molto importante. Il mese prossimo c’è
l’inaugurazione della mostra successiva, sul Rinascimento, grazie alla
quale si potrà comprendere quanto ha inciso la presenza e l’opera degli
ebrei”.
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Jciak
Un quartiere ebraico da Oscar
La
vittoria dell’israeliano Guy Nattiv con il corto Skin, storia di un
suprematista bianco ucciso dal suo stesso odio; il premio per la
migliore sceneggiatura a Spike Lee per BlacKkKlansman, storia di due
detective – uno nero e l’altro ebreo – che s’infiltrano nel Ku Klux
Klan; il trionfo di Black Panther, supereroe nato dalla fantasia di due
artisti ebrei, Stan Lee (Stanley Lieber) e Jack Kirby (Jacob
Kurtzberg), padri anche dei Fantastici Quattro, Hulk e Iron Man. E,
perché no, Barbra Streisand, che dal palco rilancia la sfida contro
l’odio e i razzismi.
Gli Oscar quest’anno sono stati generosi di spunti ebraici, anche se il
più curioso è passato un po’ sotto silenzio. Il quartiere dove Alfonso
Cuaròn ha ambientato il suo bellissimo Roma, vincitore di tre Oscar,
non solo è quello dove il regista è cresciuto ma è stato uno dei centri
della vita ebraica a Città del Messico.
Daniela Gross Leggi
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Setirot
- Il grande dibattito
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Bene
ha fatto Davide Assael, ieri, da queste colonne, a dirsi compiaciuto
per il riferimento sul Jerusalem Post al libro di Annalisa Capristo e
Giorgio Fabre “Il registro – La cacciata degli ebrei dallo Stato
italiano nei protocolli della Corte dei Conti 1938-1943” (il Mulino).
Doppiamente compiaciuto dal momento che nell’articolo viene
correttamente citata la fonte del giornalista Greer Fay Cashman: Pagine
Ebraiche. Per la redazione, per il direttore, per noi collaboratori e
per i lettori una bella soddisfazione – almeno per me lo è.
Assael scrive anche «Che poi spesso Pagine Ebraiche sia criticato dalle
nostre parti non deve stupire: un po’ fa parte della proverbiale
litigiosità ebraica, un po’ si sa, nessuno è profeta in patria».
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Faccetta nera |
"Sono
amareggiato, siamo finiti sui giornali per il gesto di un
irresponsabile”. Sono le parole di Angelo Fruttero, sindaco di Limone
Piemonte (CN), che in questi giorni si è trovato a dover affrontare una
situazione piuttosto scomoda.
Il gestore della pista di pattinaggio su ghiaccio della graziosa
cittadina, meta storica degli sciatori e degli amanti del trekking, ha
pensato bene di allietare i clienti con canzoni d’altri tempi. Canzoni
che hanno segnato un’epoca e che restano impresse nella memoria.
Canzoni come “All’armi siam fascisti”, “Faccetta Nera” o “L’ha detto
Mussolini e si farà”, un’allegra melodia che fra le altre cose dice:
L’italiano è risoluto allegro e forte… Se ne ride della vita e della
morte!
Maria Teresa Milano
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Noi e gli indigenti
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Nel
corso del progetto ‘Il Talmud insieme’ che prevede, da un mese a questa
parte lo studio del Talmud nelle case ebraiche fiorentine, commentando
la Mishnà Pesachim in cui anche il più povero di Israele deve digiunare
la vigilia di Pesach sino al Seder, viene affrontato il discorso del
dovere dei Parnassim di farsi carico della raccolta delle offerte da
destinare ai bisognosi, e di come l’averà di non avere vino sufficiente
ai quattro bicchieri rituali ricada non sull’indigente ma su chi non ha
provveduto a far sì che anche i bisognosi avessero il necessario per il
Seder (Mishnà Pesachim 10).
Sara Valentina Di Palma
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Soldati
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Claudio
Vercelli – che ha finora concentrato la sua attività di ricerca
soprattutto nei campi della storia d’Israele, dell’antisemitismo, del
negazionismo, delle leggi razziali – ha affrontato adesso il difficile
compito di ricostruire una storia dell’esercito italiano, o, sarebbe
meglio dire, dell’istituzione militare italiana (Claudio Vercelli,
“Soldati. Storia dell’esercito italiano”, Laterza, Bari-Roma, 2019).
Difficile perché la storia militare non ha goduto in età repubblicana –
dopo le ubriacature del periodo fascista – di grande fortuna, anzi si
può dire che a lungo è stato un campo eluso dagli storici, che
rispecchiavano l’orientamento della pubblica opinione, oscillante, nei
confronti dell’istituzione militare, tra estraneità e timore.
Valentino Baldacci
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