Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui     29 Settembre 2019 - 29 Elul 5779
ROSH HASHANAH 5780 - L'AUGURIO DELLA PRESIDENTE UCEI 

“Un anno per l’ascolto e il confronto”

Questa sera al tramonto avrà inizio un nuovo anno, il 5780, e in queste ultime ore fervono lo scambio di auguri e i preparativi, in cucina, nelle sinagoghe, nei nostri cuori e pensieri, in attesa che ci raggiunga quello struggente e antico suono dello shofar.
E così ancora una volta nelle nostre vite, l’estate è passata, le giornate si accorciano, l’anno si allunga al suo massimo, portando con sé nuove promesse e nuove speranze. Tempo di bilancio e di preghiere che recitiamo e tramandiamo da millenni, tempo di testimonianza e di affermazione che la nostra esistenza come genere umano non è solo del presente anno che va e che viene ma dalla creazione del mondo, e che il giorno del giudizio si estende a tutti coloro che sono giunti in questo mondo.
L’augurio che in ebraico ci scambiamo, “shanà tovà” (“buon anno”), è in fondo molto semplice e poco pretenzioso ma racchiude in sé un equilibrato auspicio, consapevoli di quanto le nostre vite siano complesse e abbinano diverse dimensioni e fatiche, e forse a suggerirlo è la millenaria saggezza che augurarsi il buono è più che significativo.
Diversi cari parenti e amici ci hanno lasciato e a loro, prima di tutto, va il mio pensiero salutandoli ancora una volta, soffrendo il vuoto che hanno lasciato per i coniugi, le loro famiglie e amici, e per le istituzioni ebraiche e l’Unione che li hanno visti sempre presenti e vicini. Yzl. Ma anche molte le nascite, di figli, nipoti e pronipoti, che allungano la nostra catena generazionale e ai quali rivolgere attenzioni, amore, cure e benedizioni.
L’anno che va concludendosi, il 5779, è stato carico sfide e iniziative. Anche il 5780 si annuncia particolarmente impegnativo per l’Unione e per le 21 Comunità, per le nostre responsabilità istituzionali ma anche come cittadini di questo Paese. La sfida è di viverlo ancora una volta da protagonisti, con piena consapevolezza delle nostre radici, del nostro essere Comunità con un’identità plurimillenaria da preservare ma anche condividere, nei suoi insegnamenti universali, con il resto della società, primi fra tutti quelli nel campo educativo delle giovani generazioni, quello culturale e di formazione delle coscienze e difesa dei valori fondamentali che uniscono oltre le differenze..
L’augurio e il rinnovato imperativo è quello di vivere con orgoglio e consapevolezza la gioia di essere ebrei italiani, cittadini come tutti gli altri, con gli stessi diritti e doveri sanciti da formidabili presidi democratici che abbiamo contribuito a scrivere e istituire, ma anche portatori di una specificità. Un anno che, come Unione, vogliamo impostare all’insegna della massima condivisione e partecipazione, sostenendo – ma anche sollecitando – comunità ed enti ebraici a vigilare e promuovere cultura e sapere sul loro territorio, riconoscendosi parte di un insieme. L’Unione – è proprio il caso di dirlo – fa la forza. Insisteremo, come sempre fatto, sulla difesa di Israele e del suo diritto a esistere, vivere e progredire in pace, nella prosperità che registra oggi una popolazione di 9,092 milioni di abitanti!
Che sia, questo che si avvia, un anno di ascolto e capacità di imparare anche dal nostro prossimo, dai nostri allievi e figli cultori di conoscenze a noi remote, di azzeramento di ogni violenza e prepotenza verbale ormai diffusa anche nelle nostre comunità virtuali e inaccettabile specchio di una società che non cerca dialogo ma solo visibilità delle proprie cieche opinioni. Che sia un anno che ci veda, invece, confrontarci in modo pacato e costruttivo, arricchendo le nostre conoscenze di lingua e tradizione ebraica con l’aiuto dei nostri Maestri.
Un anno per la solidarietà, aiutando chi è rimasto indietro, in momentanea difficoltà o in recupero. Un anno di luce ebraica, che possa illuminare le nostre case e Comunità ma anche una società italiana talvolta smarrita davanti alle grandi sfide del presente e del globale vivere. Che sia un anno di soddisfazioni piccole e grandi, nelle relazioni di famiglia e nel lavoro.
Come detto, una shanà tovà con tutto il significato che racchiude questo semplice aggettivo, per il popolo ebraico, in Israele e in tutte le Comunità del mondo.

Noemi Di Segni, presidente UCEI

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ROSH HASHANAH 5780 - L'AUGURIO DEL CAPO DELLO STATO MATTARELLA 

"Per un futuro di serenità e prosperità, 
buon anno a tutti gli ebrei d'Italia" 

"La ricorrenza di Rosh HaShanah mi offre la gradita occasione di porgere gli auguri ai concittadini di fede ebraica e a tutti gli ebrei ospiti o residenti in Italia", il messaggio al mondo ebraico italiano del Presidente Sergio Mattarella alla vigilia del nuovo anno ebraico, il 5780. 
"Rosh Hashanah, tempo di bilancio sul passato e di considerazione sulle prospettive del futuro, si apre – con un'aspirazione di costante miglioramento – alle riflessioni sui valori che ispirano l'agire personale e il rapporto con l'altro. Dalla sfera privata questi principi si espandono e acquistano rilievo per il bene delle nostre comunità, fino a costituire lo strumento indispensabile per costruire, ogni giorno e con la partecipazione di tutti, la convivenza nel dialogo fecondo e nel rispetto reciproco", le parole del Presidente. "In questo spirito, rinnovo i miei migliori auguri affinché il nuovo anno ebraico riservi al nostro Paese un futuro di serenità e di prosperità".

NETANYAHU-GANTZ, LE TRATTATIVE FALLITE E LO SPETTRO DELLE ELEZIONE

Israele, un nuovo anno senza un nuovo governo  

Israele si prepara a festeggiare il nuovo anno ebraico con l'auspicio di avere al più presto un nuovo governo ed evitare lo spettro di un ritorno, per la terza volta, alle urne. In queste ore l'ultimo tentativo di trovare un accordo tra i due partiti maggiori, il Likud di Benjamin Netanyahu e Kachol Lavan di Benny Gantz, sono naufragati (nell'immagine assieme al Presidente Reuven Rivlin). Entrambe le parti si accusano per la rottura delle trattative. Subito dopo l'incontro, Kachol Lavan ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che “purtroppo, il Likud si attiene alla sua precondizione di 'Netanyahu prima di tutto'. In questo contesto, - accusa il partito che ha ottenuto 33 seggi nelle elezioni del 17 settembre - il Likud insiste sul blocco dei 55 membri e sul lancio di slogan con l'unico scopo di generare sostegno e prepararsi a trascinare Israele in un altro turno di elezioni per volere di Netanyahu”. “Lo Stato di Israele ha bisogno di un governo di unità ampio, stabile e liberale sotto la guida di Benny Gantz - continueremo a perseguire questo obiettivo e questo unicamente”. Porte serrate dunque da parte di Gantz e compagni – come era prevedibile - per a una possibile rotazione con Netanyahu alla premiership e per un governo di cui facciano parte anche i partiti haredi e nazionalreligiosi. Per parte sua il Likud rimanda la palla dall'altra parte e accusa: “Il fatto che Kahol Lavan respinga l'unica possibilità di un governo di unità dimostra che ha preso la decisione strategica di sbattere la porta su questa possibilità e trascinare il paese alle elezioni – si legge nel comunicato del partito - Il primo ministro Netanyahu farà un ultimo sforzo per trovare la possibilità di formare un governo in questa fase, prima di restituire al presidente il mandato”.

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ROSH HASHANAH 5780 - IL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE

"Ebraismo fondamentale per l'Europa"

“A nome della Commissione europea porgo i miei migliori auguri a tutti gli ebrei europei, ai loro amici, alle loro famiglie e agli ebrei di tutto il mondo che salutano il nuovo anno 5780: possiate celebrare la ricorrenza di Erev Rosh Hashanah con i vostri cari e passare serenamente le solenni festività che seguono”. È quanto dichiara in un messaggio Frans Timmermans, Primo Vice Presidente della Commissione Europea.
“Le antiche tradizioni di Rosh Hashanah – prosegue Timmermans – ci ricordano i valori profondi dell’ebraismo e ci consentono di celebrarne lo straordinario patrimonio e il contributo dato al nostro continente. L’Europa sarebbe diversa senza Sigmund Freud, Albert Einstein o Simone Veil, e l’ebraismo sarebbe più povero senza Maimonides o Raschi, Theodor Herzl o Golda Meir. 



Rassegna stampa

L’Italia dei diritti
e le nuove leggi

Da una riforma della normativa sulla cittadinanza al fine vita, i diritti al centro del confronto della maggioranza Pd-Cinque Stelle. “La maggioranza giallo-rossa – scrive Repubblica – prova a trovare convergenze su temi molto caldi sui quali i cittadini chiedono risposte e sui quali sono intervenute sentenze della magistratura a cominciare dall’ultima della Corte costituzionale sul fine vita”. Il quotidiano presenta le posizioni dei due partiti su fine vita, ius culturae, migranti e clima.

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QUI MILANO - LA LEZIONE DEL FILOSOFO

Antisemitismo e pregiudizio
secondo Finkielkraut 

“Bisogna conoscere la lingua dell’antisemitismo, conoscere l’identità dei nuovi antisemiti. E difficile immaginare nuovi rimedi, soluzioni, ci vuole una buona diagnosi e non sbagliare obiettivo e nemico”, rifletteva nel febbraio scorso il filosofo francese Alain Finkielkraut dopo aver subito un attacco antisemita da parte di un gruppo di gilet gialli. E proprio di antisemitismo in queste ore Finkielkraut ha parlato al pubblico milanese, protagonista dell'incontro “2019, Antisemitismo e Pregiudizio” al Memoriale della Shoah di Milano, in dialogo con Maurizio Molinari, direttore de La Stampa. L'appuntamento è parte della rassegna “Pensieri di libertà - Memoria del passato, immaginazione del presente” curato da Marco Vigevani, responsabile eventi della Fondazione Memoriale della Shoah.


 

QUI FIRENZE

“Asilo e scuola d’infanzia,  multiculturalità al centro” 

“Imparare a fare il pane del sabato e incontrare bambini provenienti da Paesi stranieri, conoscere tradizioni e lingue diverse per far crescere i più piccoli nella multiculturalità”. È l’offerta del Nido Gam Gam e della Scuola d’Infanzia Nathan Cassuto della Comunità ebraica di Firenze, promotrice in queste ore di una campagna di comunicazione per avvicinare queste due realtà a tutta la cittadinanza.

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L’ESITO, ALLA VIGILIA DEL NUOVO ANNO, DELL’ASSEMBLEA DEI GIORNALISTI UCEI

Fiducia rinnovata e nuove sfide
per il lavoro dell’informazione

Intensificare l’impegno sull’informazione e sulla comunicazione, ripensare il lavoro secondo logiche più rispondenti ai problemi e alle incertezze delle stagioni che ci attendono, riaffermare i principi di responsabilità e di rigore che devono caratterizzare il lavoro giornalistico e il ruolo di direzione dei giornali.
La relazione del direttore della redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Guido Vitale è servita all’Assemblea dei redattori per fare un bilancio, alla vigilia del nuovo anno ebraico, su una stagione di lavoro che si chiude e per ridefinire le strategie e gli obiettivi da affrontare nel prossimo futuro.
Alle tre testate giornalistiche a stampa e alle cinque testate online su cui la redazione è al lavoro quotidianamente dovrà aggiungersi un rinnovato impegno per meglio coniugare la produzione giornalistica e un utilizzo responsabile e intelligente di tutti i mezzi di comunicazione in rete. Ma soprattutto – ha sottolineato il direttore – bisognerà sviluppare tutte le potenzialità di un lavoro trasversale e solidale fra le diverse componenti che assieme costituiscono la massima istituzione dell’ebraismo italiano. E in una stagione in cui si sente l’esigenza di una profonda riorganizzazione e ripensamento delle strutture, di un contenimento dei costi nel rispetto delle regole e dei contratti e di una contemporanea intensificazione dei risultati, la redazione giornalistica deve rivendicare con coraggio e dedizione un ruolo da protagonista. “Proprio per questo - ha ricordato Vitale – alla vigilia del nuovo anno ho sentito l’esigenza di rimettere in gioco il mio ruolo, invocando, nel nome dell’autonomia e della dignità professionale che costituiscono le uniche vere tutele di un giornalista, maggiore flessibilità e maggiore incisività per il lavoro giornalistico”.
“Per un direttore – ha aggiunto Vitale – conquistare la necessaria fiducia dell’ente editore senza tradire l’etica e l’identità professionale, è una sfida da rinnovare ogni giorno. Ma questo non può ancora bastare. La fiducia che sostiene tale ruolo delicato deve infatti reggersi anche sulla componente del rapporto sincero e solidale fra tutti i giornalisti che compongono la redazione”.
Per questo il direttore ha quindi invitato l’Assemblea a esprimersi sulla base della procedura prevista dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico per rinnovare il proprio giudizio, ricordando che i giornalisti italiani lavorano orgogliosamente sulla base del più antico contratto collettivo di lavoro tutt’ora operante, voluto nel 1911 da un orgoglioso ebreo italiano, il giornalista Salvatore Barzilai. L’esito del voto segreto è stato unanime nella conferma della fiducia.
Sempre nel quadro della formazione della nuova agenda di lavoro, l’Assemblea si è congratulata con la collega Ada Treves, che assume da questa stagione nuove responsabilità anche nella conduzione di progetti trasversali fra l’area giornalistica e le strutture organizzative e amministrative dell’Unione e a cui è stata affidata la responsabilità del giornale ebraico dei bambini DafDaf. “Una testata – ha ricordato Vitale – di cui tutta la redazione deve andare orgogliosa. Il segno tangibile e continuamente riaffermato che gli ebrei italiani hanno un futuro luminoso da conquistare e non solo un glorioso passato che li sostiene”. 

La scommessa ebraica 
Con la parashah letta ieri, Mosè ha finito di parlare. Il tema è che nazione sono gli ebrei: punto di arrivo di una lunga storia passata (come per esempio sostengono tutti i teorici dei nazionalismi, per cui il futuro di ciascun gruppo umano non è altro che la realizzazione del passato) o invece, una scommessa.
La narrazione dice che sono una scommessa, ma poi il ripetere della storia, fino a presentarsi come canone, li trasforma in passato realizzato. Non c’è una fine.
                                                                          David Bidussa, storico delle idee
Matrimoni improbabili e divorzi preventivi 
Se la politica è l’arte del possibile la costituzione del nuovo governo in Israele rischia di rivelarsi una sorta di “mission impossible”. C’è da sperare che la ventiduesima legislatura, quella inauguratasi con il risultato delle elezioni del 17 settembre, non risulti abortita come la precedente. I due ipotetici schieramenti contrapposti, quello di destra, capitanato da Netanyahu e quello che vedrebbe Blu e bianco di Gantz (una colazione di tre partiti, l’Israel Resilience Party, Yesh Atid e Telem, insieme ad un seggio coperto da un deputato indipendente) in pole position, come è abbondantemente risaputo non raggiungono da soli l’agognata maggioranza dei 61 seggi. Né riusciranno facilmente a farlo imbarcando altre forze, anche a rischio di compiere un improbabile collage parlamentare.
Claudio Vercelli, storico
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