LA PARTITA INTERNA ALLA COALIZIONE CON I CONTRASTI TRA NETANYAHU E GANTZ

L'esecutivo alla prova Bilancio

Continuano le divisioni all'interno della coalizione sul tema dell'approvazione del Bilancio. Il Likud e il Primo ministro Benjamin Netanyahu vorrebbero approvarlo di un solo anno mentre Kachol Lavan e il ministro della Difesa Benny Gantz chiedono che sia di due anni come previsto nell'accordo di coalizione. La questione sta creando non poca tensione tra i due partiti mentre nel paese continua a preoccupare il numero di contagi da coronavirus e la crisi economica innescata dalla pandemia. Secondo Netanyahu un bilancio biennale adesso porterebbe a gravi tagli finanziari e non sarebbe quindi percorribile. Subito è arrivata la replica dell'alleato Gantz: “È tutto falso. Dobbiamo introdurre un buon piano finanziario per il bene del pubblico israeliano. È tutta una favola, ci serve un solo Bilancio, uno stabile che tenga conto dell'incertezza finanziaria del Paese, possiamo farcela, sono solo cinque trimestri”, ha dichiarato il leader di Kachol Lavan in un'intervista a Ynet. “Chi non rispetterà l'accordo, che è stato firmato solo tre mesi fa, dovrà in seguito fornire spiegazioni su quanto è successo”, ha proseguito il ministro della Difesa, aggiungendo che i partiti religiosi “sono anche responsabili del rispetto dell'accordo”. In merito all'idea di elezioni anticipate, paventate dal Likud in caso di mancata intesa sul Bilancio, Gantz ha replicato che un ritorno al voto “non servirà a nessuno in Israele”. Una posizione con cui concordano i partiti religiosi storicamente alleati di Netanyahu, Yahadut HaTorah e Shas.

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L'INIZIATIVA DI OLTRE 700 ARTISTI BRITANNICI

Contro l'odio, la musica non sta in silenzio

Usando sui social network l'hashtag #NoSilenceInMusic, centinaia di artisti dell'industria musicale britannica hanno diffuso un manifesto contro l'antisemitismo, il razzismo e l'intolleranza. “Noi, rappresentanti dell'industria musicale, scriviamo per dimostrare ed esprimere la nostra determinazione, che l'amore, l'unità e l'amicizia, non la divisione e l'odio, devono e saranno sempre la nostra causa comune”, si legge nella lettera pubblicata online e firmata da oltre 700 artisti, tra cui i cantanti Rita Ora, James Blunt, Leona Lewis, Lewis Capaldi e Jess Glynne. Una missiva che si inserisce nella globale protesta contro il razzismo innescata dalle manifestazioni negli Stati Uniti, ma rappresenta anche una risposta ai recenti tweet antisemiti del popolare rapper britannico Wiley. “Che si tratti di razzismo sistemico e di disuguaglianza razziale evidenziata dalla continua brutalità della polizia in America o di razzismo anti-ebraico promulgato attraverso attacchi online, il risultato è lo stesso: sospetto, odio e divisione. Siamo al nostro peggio quando ci attacchiamo l'un l'altro”. “Dalla schiavitù alla Shoah abbiamo dolorose memorie collettive. Tutte le forme di razzismo hanno le stesse radici: ignoranza, mancanza di educazione e la ricerca del capro espiatorio”, si legge nella lettera che si conclude con un messaggio di unità contro ogni forma d'odio: “Noi, l'industria musicale britannica, siamo orgogliosi di unirci per amplificare le nostre voci, per assumerci la responsabilità, per parlare e stare insieme in solidarietà. Il silenzio non è un'opzione”. Intanto il citato rapper Wiley è stato bannato da Twitter e in seguito da Facebook e Instagram. Questi ultimi hanno tolto la possibilità al noto antisemita francese Dieudonné di usare le due piattaforme per i propri strali: nelle scorse ore infatti hanno annunciato di averlo bannato per aver utilizzato termini dispregiativi e disumanizzanti per descrivere gli ebrei e le vittime della Shoah.

 

PAGINE DI STORIA CON ANNA FOA

Carlo Ginzburg e il mito del nemico interno

In Storia notturna. Una decifrazione del sabba lo storico Carlo Ginzburg ricostruisce una traiettoria secolare in cui l’ossessione di un complotto contro la società, attribuito a gruppi via via diversi (lebbrosi, ebrei, musulmani, eretici e streghe), s’intrecciò a credenze popolari a sfondo sciamanico. Il complotto immaginario prese forma in un territorio limitato, dalla Francia all’arco alpino. E mosse i suoi passi a cavallo tra il 1320 e il 1348. A questo periodo temporale Ginzburg dedica i primi due capitoli del suo saggio e su di essi si sofferma nella puntata odierna di “pagine di storia” la storica Anna Foa. Due capitoli in cui si spiega, con l’ampio uso di fonti, come in meno di un secolo (tra il 1320 e il 1409) “si coaguli all’interno del mondo cristiano una ideologia per cui al suo interno ci sono dei nemici avvelenano la società, che sono portatori di morte. – sottolinea Foa – E questi nemici sono da una parte i malati veri, i lebbrosi, dall’altra gli ebrei, con sullo sfondo i musulmani e le streghe”. Un'identificazione di un nemico interno che ha avuto effetti drammatici sulla vita delle minoranze europee.

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IL CICLO DI INCONTRI PROMOSSO DA UCEI E AME

Shabbat e pericolo di vita, come comportarsi

“Malattia e pericolo di vita di Shabbat, come comportarsi”. È il titolo del secondo appuntamento del ciclo dedicato all’Etica Medica, organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con l’Associazione Medica Ebraica. A tenere la lezione, che andrà in onda questa sera sul canale social UCEI alle 21.15 (e replicata il mercoledì alle 18), sarà rav Benedetto Carucci Viterbi. L'intervento sarà inoltre messo a disposizione sulla piattaforma video UCEI e in formato podcast.


Rassegna stampa

"No al museo del fascismo a Roma"
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Dittatura del non-pensiero
Vien fatto di chiedersi in che mani sia ormai il nostro destino; che competenze abbia gran parte di coloro che siedono in Parlamento e aspirano alla guida del paese; che idea abbiano del bene comune e come diano mostra di volerlo perseguire.
Se la forma corrisponde così spesso al contenuto e ‘il mezzo è il messaggio’, allora stiamo assistendo a strategie da tribuni della plebe il cui solo scopo è consegnare all’urlo sguaiato, anziché alla logica provata e verificabile, il compito di convincere un uditorio cha a bocca aperta attende la rivelazione. 
Dario Calimani
Nord e Sud
In un bel video si apprende che, a seguito della Guerra dei Sei Giorni, “numerosi israeliti, provenienti dal mondo arabo, portarono a Roma il credo di un’appartenenza assai conservatrice alla più antica delle grandi religioni monoteiste. A differenza del nord Italia, dove vi erano atteggiamenti assai più aperti, moderni e riflessivi”.
Restano degli stimolanti interrogativi: questi “israeliti” così numerosi, sarebbero rimasti conservatori nell’ambito di uno splendido isolamento, oppure avrebbero “contagiato” gli ebrei di Roma? Visto che sono trascorsi 53 anni, sono eventi superati oppure ancora attuali? Per rispondere, occorrerebbe por mano a studi sociologici, che evidenzino la composizione dei diversi “ceppi” e la loro distribuzione nel tempo e nello spazio.
Emanuele Calò
Migranti, la sofferenza riemergente
Immagini che giacevano da qualche parte dentro di noi, sepolte o rimosse dalla coscienza, complice forse il Coronavirus e lo sconvolgimento provocato dalla pandemia in corso. Immagini di fughe, di naufraghi, di sofferenza. Tornano con il loro carico di drammaticità e di angoscia, portate dai nuovi continui sbarchi che la bella stagione e il mare calmo hanno ricominciato a produrre. Presi dalle nostre crescenti e ancora vive paure, le avevamo cancellate; ma dimenticare è colpevole, e puntualmente la miseria e l’assenza di futuro si riaffacciano a chiedere il conto a un Occidente indebolito, spaventato e anche improvvido.
David Sorani
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