IL TREND ANALIZZATO NELLA NUOVA INDAGINE DELLA PERGOLA - STAETSKY
Ebrei d'Europa: numericamente meno,
ma c'è voglia di recuperare la propria identità
Popolazione ebraica mondiale per aree geografiche principali, 1170-2020, in migliaia - Fonte indagine JPR
Dagli '70 ad oggi l'Europa occidentale ha perso l'8,5% della sua popolazione ebraica. Un trend costante e inesorabile che deve aprire a una più ampia riflessione sul futuro dell'ebraismo europeo. Un dato che però deve essere allo stesso tempo messo in relazione con una tendenza opposta: un crescente recupero della propria identità ebraica da parte di persone che se n'erano allontanate. Entrambi questi elementi fanno parte della nuova e ampia indagine dell'Institute for Jewish Policy Research a cura di Sergio Della Pergola e Daniel Staetsky. La ricerca presenta “un'ampia panoramica di diversi aspetti della demografia degli ebrei in Europa in un nuovo tentativo di stimare la dimensione della popolazione ebraica in ogni paese, prestando attenzione alle questioni delle definizioni, delle fonti e della qualità dei dati. - scrivono gli autori - Il suo scopo primario è quello di fornire ai leader e ai professionisti della comunità ebraica europea, insieme a quelli coinvolti nel sostegno alla vita ebraica in tutto il continente, i dati e le analisi di cui hanno bisogno per migliorare la pianificazione della comunità”. Parlando con Pagine Ebraiche il demografo Sergio Della Pergola sottolinea come non sia “tanto la diminuzione il problema, ma si tratta di comprendere il fenomeno nel suo complesso. Il punto è di capire i processi: c'è un capitolo dell'indagine che dà in maniera molto meticolosa e penosa i numeri paese per paese; un altro esamina i maggiori processi, cioè le migrazioni internazionali (compresa la presenza degli israeliani in ogni paese europeo); le propensioni a fare l'aliyah; la famiglia, in particolare, i matrimoni, i gruppi di età, insomma i dati che ci permettono di capire i profili di queste comunità”.

Percentuale di chi si prepara attivamente a fare l'aliyah o emigrare in altro paese - dato su 12 paesi dell'UE, 2018
Meno spazio è stato dato in questa ricerca all'identità ebraica, ma emergono comunque dati significativi. “È interessante per esempio una delle tabelle iniziali da cui emerge come gli ebrei dei diversi paesi europei percepiscono la loro identità ebraica: in alcuni è soprattutto religione, in altri etnia o addirittura cultura, ci sono dunque grossissime differenze”. Un altro capitolo è dedicato a capire cosa c'è dietro ai numeri. “Abbiamo messo insieme gli indicatori socioeconomici generali dei paesi. E poi alla fine c'è un capitolo dedicato alle conclusioni da cui chi vuole può capire qualcosa sulle politiche da seguire. In ogni caso ci sono molti elementi nuovi, grazie anche ai dati che abbiamo preso dall'indagine della European Union Agency for Fundamental Rights (FRA)”.

Significato principale di identità ebraica in 12 paesi europei, 2018 - Fonte indagine JPR
Tra gli elementi interessanti da analizzare paese per paese c'è il tema della famiglia. "Come gli altri europei, gli ebrei sono una popolazione in fase avanzata di transizione demografica. In generale, una percentuale significativa di ebrei in età fertile non è sposata, mentre il 44%- 72% delle famiglie ebraiche ha solo uno o due figli, con le dimensioni più piccole osservate in Europa orientale, Scandinavia e Paesi Bassi, e le più grandi in Belgio, Spagna e Regno Unito. Il primo gruppo di Paesi ha anche un'alta percentuale di ebrei sposati con non ebrei, mentre il secondo ha una prevalenza piuttosto bassa di matrimoni misti. Queste osservazioni portano alla conclusione che la bassa fertilità è caratteristica degli ebrei in Europa, con l'eccezione di quei paesi che hanno una grande popolazione di ebrei strettamente ortodossi". Ne è un esempio il Belgio, dove c'è una fortissima presenza di ebrei haredi. "L'Italia è il paese in cui la gente si sposa meno in tutta Europa e quindi fa anche meno figli - osserva Della Pergola - Perché? Perché è così l'Italia che è l'ultimo paese in generale per natalità".
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SPORT - LA STORIA DEL CALCIATORE ISRAELIANO
Dalla ferita di Udine alla scoperta di campioni,
la seconda vita di Ronny Rosenthal

Quando nell’estate del 1989 Ronny Rosenthal dal Belgio sbarca a Udine sembra pronto a scrivere una piccola pagina di storia: diventare il primo calciatore israeliano a confrontarsi con la Serie A, che per chi giocava a pallone era a quel tempo il massimo che si poteva sperare nella vita. Sul più bello, dopo che è già stato presentato alla stampa, la ferale notizia: la dirigenza friulana si appiglia a un problema alla schiena che l’attaccante nato ad Haifa si trascina da anni per rimandarlo a casa. Rosenthal lascia Udine, per non tornarci mai più.
Nelle ore e nei giorni precedenti una parte della tifoseria aveva preso posizione contro il neo acquisto, esplicitando il proprio rifiuto con scritte e slogan antisemiti. Una pagina buia che attira l’attenzione della stampa italiana e internazionale.
Più volte è stato sostenuto che vi fosse un nesso tra i due accadimenti. L’Udinese, che pure ha dovuto risarcire il suo quasi tesserato per la scorrettezza compiuta, ha sempre smentito seccamente. E anche lo stesso Rosenthal, in più di una circostanza, si è detto convinto che si sia trattato di altro. Di un voltafaccia dettato piuttosto dalla volontà di ingaggiare un altro calciatore messo sotto osservazione: l’argentino Abel Balbo, poi effettivamente tesserato.
La sua vicenda resta in ogni caso un paradigma di tutto quel che non funzionava e continua a non funzionare in certi ambienti del tifo. Un problema ancora in parte irrisolto per il calcio italiano. Paradossalmente un bene per la carriera di Rosenthal, proseguita poi in club più blasonati come Liverpool e Tottenham e con una propaggine extra-agonistica di tutto rispetto.
Lo racconta il Times of Israel, che negli scorsi giorni ha incontrato il vecchio campione e gli ha chiesto un po’ di cose. Ad esempio della sua seconda vita di talent scout che per primo ha intuito le potenzialità di campioni emergenti come Cristiano Ronaldo, Vincent Kompany e Pierre Emerick-Aubameyang. Ma anche del suo rapporto con le attenzioni poco simpatiche di cui è stato talvolta oggetto anche in Inghilterra.
(Nell’immagine, Ronny Rosenthal a pranzo con il presidente dell’Udinese Giampaolo Pozzo dopo il suo arrivo in città, nel luglio del 1989)
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Setirot - Voci mancanti
 È vero, c’è la pandemia, e su questo siamo tutti concentrati. C’è la paura che potrebbe tramutarsi in rabbia tra le categorie che vedranno devastato - se già non è successo - il proprio lavoro. Ed è anche innegabile che politicamente l’opposizione al governo abbia ingaggiato un’irresponsabile battaglia che non dà tregua, così stravolgendo non poco l’uso delle democrazie di fare quadrato di fronte alle catastrofi, alle emergenze, alle guerre.
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La Francia contro la minaccia islamista
 La barbara uccisione, avvenuta con il rituale della decapitazione, di un insegnante francese – Samuel Paty – che avevo ritenuto possibile, in una scuola della Repubblica, parlare di libertà di espressione facendo l’esempio delle vignette su Maometto, impone di fare chiarezza su quali possono e devono essere i nostri rapporti con l’Islam, con una cultura che, se non può essere interamente identificata con simili atti di barbarie, tuttavia, attraverso l’applicazione della shari’a, li prevede e li giustifica.
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Spuntino - Accomodamenti duraturi
 "Questi sono i discendenti di Noè. Noè era un uomo giusto, integro nelle sue generazioni. Noè si accompagnava al Signore" (Gen. 6:9). Nel solo primo versetto della parashà di Noach che, contiene in tutto tredici parole, il nome del protagonista del brano settimanale é ripetuto per ben tre volte, di cui due consecutivamente. Noach significa comodo, gradevole, accondiscendente. Rabbì Ya'akov Ben Ashèr (Ba'al HaTurim) spiega che Noè lo era due volte, nei confronti del Signore e verso il prossimo, nelle sfere superiori e in quelle terrene, in questo mondo e in quello a venire. Ma talora per accomodare l'Uno bisogna scontentare gli altri o viceversa.
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