L'INIZIATIVA PROMOSSA DALL'UCEI NELL'ANNIVERSARIO DELLA NOTTE DEI CRISTALLI
Contro l'oscurità della persecuzione,
l'Italia ebraica accende le sue luci

L'Italia ebraica intera, nei grandi come nei piccoli centri, ha risposto all'invito dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Nel giorno in cui cadeva l'anniversario della Notte dei Cristalli, l'impegno è stato quello di portare una testimonianza non solo di Memoria ma anche di vita e vitalità ebraica.

Luci accese nelle antiche sinagoghe dell'epoca dei ghetti, da Venezia che di quella stagione è stata suo malgrado un simbolo ai gioielli dell'architettura sinagogale piemontese.
Luci accese nelle sinagoghe dell'emancipazione, da quella di Firenze con tratti moreschi a quella di Modena in stile lombardesco.

Luci accese al Tempio Maggiore di Roma, fulcro della più antica Comunità della Diaspora.
Luci accese a Trani, nella sinagoga medievale Scolanova da poco tornata al culto ebraico.
Luci accese in tutte e 21 le Comunità e nelle sezioni che orbitano attorno ad esse.

Luci accese, ma anche momenti di studio di Torah.
È quella, ricordava l'UCEI nel suo invito, la luce più forte dell'ebraismo.

Clicca qui per la photogallery dalle diverse città e Comunità
(Nelle immagini: sinagoghe illuminate a Roma, Milano, Venezia, Torino e Firenze)
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L'ATTORE ANDREA PENNACCHI A PAGINE EBRAICHE
“Mio padre, Ebensee e i No vax:
ecco perché ho scelto di raccontare”

“Sono stati i silenzi a trasformarmi in un narratore”.
Quelli del padre di Andrea Pennacchi avevano come oggetto la sua deportazione ad Ebensee. Un dramma personale sul quale ha sempre preferito glissare. Un argomento, alla prova dei fatti, tabù.
Volto noto del teatro e della drammaturgia, quella storia il figlio ha scelto ora di raccontarla nel suo ultimo spettacolo: “Mio padre”. Ma anche in un monologo televisivo di grande impatto che ha suscitato una valanga di reazioni in rete e sui social. Uno di quei video che in gergo si definiscono virali. “Quelli che ne avrebbero dovuto parlare hanno taciuto, chi non avrebbe dovuto, invece, l’ha fatto”, la considerazione finale di Pennacchi dopo tre minuti di recitazione toccante dagli studi di Propaganda Live.
“Era il momento giusto per farlo” sottolinea a Pagine Ebraiche, ancora alle prese con l’onda emotiva di questa performance. Nel bene, come nel male visti i tanti bulli da tastiera che l’hanno preso di mira. “Tira una brutta aria, inquinata anche da follie di No Vax e No Green Pass che sembrano averci trasportato in un brutto romanzo di fantascienza. I fatti di Novara mi hanno colpito: quando succedono cose del genere sto male, molto male, in un modo anche fisico. Per questo ho scelto di metterci la faccia, di spiegare cosa hanno significato, per mio padre e di riflesso per la sua famiglia, quei pigiami a righe”.
Negli scorsi giorni spiega di essersi confrontato, via Twitter, con alcuni No Vax che hanno reiterato le ignobili distorsioni su lager e Shoah prodotte in rete e nelle piazze. “Le loro argomentazioni – afferma sconsolato – sono impressionanti: non esiste un dialogo possibile, anche perché si scivola sempre nell’orbita del complotto. Guarda caso, molto spesso a tinte giudaico-massoniche. C’è stato chi ha anche rispolverato il classico antisemita dei Savi di Sion”.

Pennacchi il Covid l’ha avuto e in forma assai grave, finendo anche in rianimazione. “Anche dopo essere uscito dall’ospedale ci ho messo dei mesi a riprendermi. Vedere i No Vax in strada, in quel modo assurdo, mi urta. Ho pensato – incalza – che fosse il caso di dare il mio contributo”.
Una sana Memoria è da sempre nel suo orizzonte personale, così come la vicinanza al mondo ebraico. Per l’attore, che è padovano, ha preso anche la strada di una collaborazione stretta. Suo infatti il volto di Moshe Chaim Luzzatto, il celebre Ramhal, in uno dei percorsi multimediali del Museo della Padova ebraica. “Uno spazio molto bello e istruttivo”, afferma Pennacchi. Il Museo sorge all’interno della sinagoga tedesca data alle fiamme, nel ’43, dai fascisti. “Brutta bestia il fascismo”, conclude l’attore. “Un predatore temibile che soffia sull’incertezza sociale, sempre pronto a tornare a galla. Per questo dico: stiamo attenti”.
(Nell’immagine in alto Andrea Pennacchi durante il suo monologo su Ebensee; in basso a destra nei panni di Moshe Chaim Luzzatto, per il percorso multimediale del Museo della Padova Ebraica)
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PAGINE EBRAICHE - LO SPECIALE SULLA NUOVA MOSTRA DEL MEIS
“Raccontare l’Italia, un impegno ebraico”

Su Pagine Ebraiche di novembre in distribuzione molte pagine speciali sono dedicate alla nuova mostra del Meis, il Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara: Oltre il ghetto. Dentro&Fuori, a cura di Andreina Contessa, Simonetta Della Seta, Carlotta Ferrara degli Uberti e Sharon Reichel. Le riflessioni del presidente del Meis Dario Disegni sul tema della mostra e sul futuro del Museo.

Un ulteriore fondamentale tassello nella costruzione del percorso espositivo permanente del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. La mostra “Oltre il ghetto. Dentro & fuori” è la terza grande mostra che apre al Meis dopo quelle inaugurate nel 2017 e nel 2019, “Ebrei una storia italiana. I primi mille anni”, a cura di Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, e “Il Rinascimento parla ebraico”, a cura di Giulio Busi e Silvana Greco. Questo terzo passaggio, spiega a Pagine Ebraiche il presidente del Meis Dario Disegni, rappresenta “il raggiungimento di un traguardo importante per il Museo nel suo impegno a raccontare la storia bimillenaria dell’ebraismo italiano”. Non è stato però semplice chiudere questo capitolo, che copre quattro secoli di storia, dai ghetti all’Emancipazione e al Risorgimento fino ai primi del Novecento. “Avevamo previsto di inaugurare la mostra nel 2020, ma la pandemia ha scombinato i nostri piani. Abbiamo dovuto inevitabilmente rimandarla e riprogrammarla. Significa uno sforzo importante perché vuol dire ricominciare praticamente da zero con le richieste e la gestione dei prestiti: un quadro ad esempio che era disponibile fino al 2021 non è detto infatti che lo fosse nel 2022”. Effetti indiretti di una pandemia che ha segnato il mondo della cultura e in particolare i musei, che ora tornano a respirare e aprire al pubblico. “Questa mostra, alla luce di quanto abbiamo vissuto, credo si arricchisca di significati. – spiega Disegni – Siamo rimasti isolati e confinati nelle nostre case. Ed è stata un’esperienza che ci ha fatto riflettere sulla condizione di vivere dentro e fuori delle mura. Sull’idea di casa e dei perimetri. Non è assolutamente paragonabile al dramma dei dei ghetti, al confinamento imposto agli ebrei, ma credo sia un’esperienza che permetterà ai visitatori di porsi ulteriori domande di fronte alla nostra mostra. Ed è questo uno dei nostri obiettivi: fare in modo che i nostri visitatori si interroghino sul destino degli ebrei in Italia, sulla loro storia, ma anche su se stessi e sulla società”. Dal tema dell’inclusione ed esclusione a quello dell’assimilazione o integrazione nella realtà circostante. “Dalla capacità di mantenere le proprie tradizioni religiose e culturali all’inserirsi a pieno in posizioni sociali da cui prima si era esclusi”.

Dalla mostra emerge tutta la complessità e ricchezza culturale dell’ebraismo italiano, sviluppata nel corso dei secoli in esame. “Si possono vedere le sue diverse sfumature perché ognuna delle comunità ha sviluppato in quel periodo una propria identità, che ha trovato anche un riflesso e una propria autonoma nella produzione artistica. Nelle nostre case sono rappresentate molto bene queste realtà, da Mantova a Venezia, da Torino a Casale Monferrato a Livorno. E poi naturalmente tutto il tema della Roma ebraica, con il suo carico di dolore rappresentato dal ghetto, ma anche dalla capacità di lottare strenuamente per la vita. E partecipare ad esempio alla costruzione di Roma capitale così come gli ebrei di tutto il paese parteciparono nella costruzione dell’Italia”.
(Nell’immagine in alto l’inaugurazione nel 2017 della prima grande mostra del Meis con il Capo dello Stato Mattarella. In basso l'apertura, lo scorso ottobre, di "Oltre il ghetto. Dentro & Fuori")
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L'INAUGURAZIONE ALLA PRESENZA DEL PRESIDENTE SLOVENO BORUT PAHOR
Lubiana ebraica, una sinagoga per guardare al futuro

Ai tempi dell’Impero austro-ungarico la Comunità ebraica di Lubiana agiva nell’orbita di quella dell’austriaca Graz. Un asse antico e nuovo che ha trovato lo sbocco di un’ulteriore collaborazione concretizzatasi in queste ore con l’inaugurazione, nella capitale di Slovenia, di una sinagoga.
Un evento commovente e al tempo stesso solenne segnato dalla partecipazione del Presidente della Repubblica Borut Pahor e di numerosi rappresentanti delle istituzioni e delle comunità religiose. Determinante l’apporto e l’attivismo del presidente degli ebrei di Graz Eli Rosen, che ha permesso di trovare i fondi necessari per istituire il piccolo ma caloroso Beth haKnesset. Situato al primo piano di un palazzo del centro, lo spazio comunitario è integrato dalla presenza di una sala dedicata alla socialità e da una con funzione di cucina.
“Una giornata storica. Adesso la sfida sarà riempire la nostra sinagoga di contenuti e di vita ebraica” spiega a Pagine Ebraiche rav Ariel Haddad, il rabbino capo di Slovenia che vive a Trieste e che proprio da Trieste, per il lieto evento, ha visto giungere una rappresentanza della Comunità ebraica nelle figure del suo presidente Alessandro Salonichio, del suo vice Davide Belleli e del rabbino capo Alexandre Meloni.
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L'INDAGINE DELLA MAGISTRATURA ITALIANA A CARICO DEL NONNO DI EITAN
Mandato di cattura internazionale per Shmuel Peleg,
la decisione della procura di Pavia
La notizia del mandato di cattura internazionale emesso dalla procura di Pavia contro Shmuel Peleg è stata ripresa con grande attenzione dai media israeliani. Tutte le testate richiamano le fonti italiane e raccontano questa nuova evoluzione del caso in cui è coinvolto, suo malgrado, il piccolo Eitan Biran, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone. Il bambino era stato portato via da Pavia in Israele dal nonno Peleg l'11 settembre scorso. Un'iniziativa presa all'insaputa della zia di Eitan, Aya Biran, nominata dal Tribunale di Torino sua tutrice legale. Da qui l'apertura dell'indagine da parte della magistratura di Pavia contro Peleg per sequestro di minore. “Abbiamo lavorato per due mesi nel riserbo assoluto perché l’unico nostro obiettivo è tutelare un bambino a cui la vita ha già tolto troppo”, le parole del procuratore Mario Venditti. Secondo il magistrato Peleg, con la collaborazione di un'altra persona, Gideon Alon, “ha attuato un piano strategico e premeditato che gli ha consentito di portare con sé il bambino fino in Israele. Dalle indagini scrupolose fatte dalla Squadra mobile di Pavia, risulta che tutto è stato studiato nei minimi particolari a partire dal momento in cui Peleg si è reso conto che non sarebbe più riuscito ad ottenere in Italia l'affidamento del nipote”. Venditti ha spiegato che ora la procura aspetterà la risposta delle autorità israeliane per poi procedere con la chiusura delle indagini e la richiesta di processo. A emettere l'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stato il gip di Pavia, con conseguente mandato d'arresto internazionale e richiesta di estradizione.
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LO STUDIO PROMOSSO DAL CONGRESSO EUROPEO EBRAICO CON L'AUSTRIA
"Il veleno antisemita minaccia l'Europa,
servono nuovi strumenti di contrasto"

Il veleno dell'antisemitismo continua a minacciare l'Europa. La pandemia, come evidenzia l'ultimo report dell'Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali, ha peggiorato la situazione. Sono nate nuove quanto odiose teorie del complotto con bersaglio gli ebrei e la lezione della storia per molti sembra dimenticata. Lo ha ricordato il presidente del Congresso ebraico europeo Moshe Kantor commemorando, da Vienna, l'anniversario della Notte dei cristalli. “Ottantatré anni dopo i pogrom di novembre e 76 anni dopo la fine della Shoah l'odio, la disinformazione e le teorie di cospirazione sugli ebrei o sullo Stato ebraico circolano più che mai online e avvelenano i cuori e le menti”, la denuncia di Kantor. L'Europa si è attivata e “stiamo assistendo a grandi progressi a livello politico”. Ma serve un ulteriore sforzo perché “il problema dell'antisemitismo nelle nostre società sta purtroppo peggiorando”. E in questa direzione si rivolge lo studio presentato proprio da Kantor, che ha ricevuto il patrocinio del presidente del Consiglio nazionale austriaco Wolfgang Sobotka (nell'immagine con Kantor e il presidente della Comunità ebraica di Vienna durante le commemorazioni della Notte dei cristalli).
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QUI ROMA
Tertio Millennio Film Fest, il cinema del Dialogo
In svolgimento a Roma la venticinquesima edizione di Tertio Millennio Film Fest, il festival cinematografico del dialogo interreligioso organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. “Prendersi cura – Quando il cinema guarda e non passa”, il tema di un’edizione caratterizzata come di consueto da molte proiezioni e occasioni di approfondimento.
Realizzato sotto la direzione artistica di Marina Sanna e di Gianluca Arnone, il festival si propone come luogo di dialogo interreligioso e interculturale “tra le comunità cattolica, protestante, ebraica, islamica, induista e buddhista a partire dai film in concorso e dai temi da questi proposti”. Secondo Paolo Ruffini, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione del Vaticano, un progetto che mostra “quanto il cinema sia importante per fermarsi a vedere le cose, per dare loro una prospettiva, per saperle leggere”.
L’iniziativa ha, tra gli altri, il patrocinio di UCEI e Pitigliani.
Per maggiori informazioni clicca qui
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Ticketless - Edmondo Solmi, tra Gramsci e Spinoza
 Se esiste un luogo nevralgico, un punctum dolens nella storiografia sugli Ebrei in Italia, questo è la recensione che, nell’aprile del 1933, il giovane storico dell’età classica, all’epoca venticinquenne, Arnaldo Momigliano dedica al libro di un rinomato storico anglosassone, Cecil Roth, Gli Ebrei in Venezia. Si formulava una tesi originale, cioè che il minore antisemitismo italiano fosse dovuto al fatto che gli ebrei italiani avevano raggiunto la loro coscienza nazionale «parallelamente» allo sviluppo della coscienza nazionale di tutti gli altri italiani. Con il passare del tempo quella intuizione divenne un canone, se non il dogma della «nazionalizzazione parallela». Intorno a quella recensione negli ultimi tempi, tramontato il culto per Gramsci, s’è scatenata una bagarre suscitata ad arte per una ragione più bassa e volgare: inchiodare Momigliano al fascismo e denunciare i suoi compromessi con il regime.
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Periscopio - Punizione collettiva
 Come abbiamo detto, una questione importante da esaminare, ai fini di una valutazione dell’atteggiamento di Dante di fronte al destino di sofferenza che sarebbe stato riservato al popolo ebraico, per la sua presunta responsabilità derivante dall'accusa del cd. ‘deicidio’, è quella della concezione dantesca della “responsabilità collettiva”.
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