PAGINE EBRAICHE GENNAIO 2022 - L'INTERVISTA A PIERRE SAVY
"Storia ebraica, storia del mondo"

“Peregrinare attraverso delle date non significa realizzare una linea del tempo, di cui questo libro peraltro è sprovvisto: vuol dire invece proporre un viaggio in una lunga storia fatta di avvenimenti molto diversi sotto ogni punto di vista, con la loro eco, le loro conseguenze e la loro posterità”. Lo evidenzia Pierre Savy, nell’introduzione a quel suggestivo itinerario in 90 tappe che è la Storia mondiale degli ebrei di cui è il curatore, appena pubblicata in Italia da Laterza in una versione rivista e adattata sotto il coordinamento di Anna Foa. Un’operazione editoriale dal grande fascino che dall’ingresso ebraico nella Storia (l’apparizione del nome “Israele” sulla stele del faraone Merenptah, nel 1207 a.e.v) ci porta, spaziando in numerosi contesti, fino ai giorni nostri.
“Un capitolo nuovo di ricerca sull’identità ebraica e una sfida ai luoghi comuni. Non un’identità ‘à la carte’, ma ‘in costruzione’. Non qualcosa che c’è all’inizio che bisogna cercare di non smarrire, ma come offerta di ciò che lentamente nel tempo si accumula e si cerca”, ha scritto su queste pagine lo storico sociale delle idee David Bidussa. Incontriamo Savy a margine della prima presentazione dell’opera, svoltasi a Roma presso la prestigiosa sede della Società Dante Alighieri. Tra gli intervenuti anche il presidente dell’istituzione culturale Andrea Riccardi, il suo segretario generale Alessandro Masi e il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni.
Pierre Savy, perché è così importante conoscere questa storia?
Per la sua unicità e particolarità. Quello ebraico, come scrivo anche nel libro, è un popolo che nelle sue molteplici ramificazioni dà prova di un’energia sorprendente nel continuare ad esistere e nel portare la sua testimonianza. Una storia all’insegna della ‘diversità’, perché numerose sono le sfaccettature di cui questo mosaico si compone. ‘Diversità’ che però inestricabilmente si accompagna anche a un’idea di ‘unità’, a un comune senso di appartenenza. È quello di far parte, per l’appunto, di uno stesso popolo. Un popolo sottoposto spesso a dure prove, ma che ha tra le sue caratteristiche quello di essere tenace e resiliente. Una storia, in ogni suo rivolo, e da qualunque parte la si osservi, dalla forte valenza universale: non a caso nel libro abbiamo cercato di valorizzare momenti di scambio e interazione con la società circostante dovuti anche alle tante migrazioni verificatesi nel corso dei secoli. Confrontarsi con la storia degli ebrei significa, fondamentalmente, confrontarsi con la storia del mondo. Preciso che di questo si tratta: una storia degli ebrei, non una storia dell’ebraismo. La differenza è sostanziale. Lo dico, anche a scanso di equivoci.

Lei gioca a carte scoperte e non nasconde una alta considerazione del lavoro appena concluso. Questo libro, sostiene, offrirebbe al lettore “il meglio” della ricerca sul giudaismo e la storia ebraica. Un argomento sul quale, aggiunge, non esisterebbe al momento “nessuna sintesi soddisfacente…”.
L’ho scritto e lo penso. Ma non è una lode a me stesso, tutt’altro. Io in fondo non ho scritto che pochi capitoli e svolto un lavoro di coordinamento generale. Il merito è delle molte decine di studiosi che si sono prestati a questa operazione, ciascuno altamente specializzato sui vari argomenti e temi sviluppati. Un lavoro che per raggiungere questo livello, secondo me qualitativamente assai rilevante, non poteva che essere collettivo. Quindi bravi tutte e tutti.
Lei è uno storico, un accademico. Si offende se si definisce questa Storia mondiale un testo divulgativo?
Tutt’altro, è il miglior complimento che mi si possa fare. ‘Divulgativo’ è, per me come la vedo io, un aggettivo nobile. L’obiettivo che mi sono posto è quella di rendere accessibile la Storia a un pubblico il più possibile ampio. Un pubblico che mi auguro possa essere affascinato da questa lettura e che veda, in questa Storia, il punto di partenza per ulteriori esplorazioni e approfondimenti. Se questo avverrà il libro avrà raggiunto la sua missione.
Quali i suoi modelli?
Direi senz’altro l’Histoire mondiale de la France, pubblicata nel 2017. Anche se in realtà erano ben 15 anni che avevo un progetto simile in testa. I testi sono stati raccolti nell’estate del 2019, poi col resto si è andati piuttosto spediti. Anche se, non lo nascondo, il lavoro di montaggio è stato abbastanza intenso.
Adam Smulevich, Pagine Ebraiche Gennaio 2022
Leggi
|
|
IL LIBRO "STORIA MONDIALE DEGLI EBREI"
Dall'antisemitismo medievale all'esodo libico,
il contributo degli intellettuali italiani
Tra gli storici coinvolti in questa importante operazione divulgativa ci sono vari collaboratori di Pagine Ebraiche.
Anna Foa, naturalmente, che oltre al coordinamento dell’edizione italiana firma un contributo sul processo al criminale nazista Adolf Eichmann. “A testimoniare sulla Shoah in Italia racconta fu scelto un solo testimone, la fiorentina Hulda Campagnano. Primo Levi si era offerto, aveva anche avuto colloqui preliminari, ma non se ne fece nulla. Ci fu anche una testimonianza di Herbert Kappler, raccolta nel carcere di Gaeta. L’immagine che deriva dalle testimonianze è quella di un’Italia poco responsabile della Shoah. All’epoca il ruolo della Repubblica Sociale nella caccia all’ebreo non era ancora emerso nella storiografia, l’idea del ‘buon italiano’ sembrava piacere un po’ a tutti, e d’altra parte il confronto tra i numeri della Shoah nell’Est Europa e in Italia non giovava a modificare questa immagine edulcorata”. Nonostante ciò, il processo Eichmann rappresentò anche in Italia “una svolta sostanziale nella percezione che si aveva della guerra e dello sterminio”.
David Bidussa, che parla del riscontro inizialmente in sordina e poi sempre più ampio di Se questo è un uomo. “All’uscita del libro, nel 1947, le recensioni non sono molte. Una è significativa, sia per i temi che individua, sia per il nome, allora ancora non famoso del suo estensore: Italo Calvino, che coglie gli elementi essenziali destinati a fare la fame dell’opera, ovvero misurarsi con quella testimonianza come un grido che chiede di accettare e ricordare, laddove la mente stenta, razionalmente a credere”. In altre parole, Calvino “intuisce con precisione quella che è la funzione civile” del libro. Claudio Vercelli, che ripercorre le tappe che portarono all’espulsione degli ebrei libici. “Composta in origine di 40mila elementi spiega dal 1948 la comunità conobbe una progressiva emorragia. Questo processo fu incentivato dall’indipendenza nazionale del 1951 e poi dall’ingresso nella Lega araba, con lo scioglimento degli organismi comunitari ebraici e la negazione della cittadinanza libica, a fronte del crescente antisemitismo. Nel 1967, dopo la guerra dei Sei giorni, le violenze si ripeterono portando a veri e propri pogrom”. La quasi totalità dei 7000 ebrei rimasti “furono quindi trasferiti in Italia, mentre i loro beni venivano confiscati”.
Giacomo Todeschini, che si sofferma sull’origine medievale del cliché che associa gli ebrei all’usura. “Lo stereotipo dell’ebreo abile maneggiatore di denaro racconta cominciò a diffondersi nel XII secolo, in conseguenza dell’inquietudine provocata all’interno delle chiese e dei monasteri dai nuovi giochi dei mercati e dalla dialettica finanziaria che ne costituiva il nocciolo”. Tra dodicesimo e tredicesimo secolo, sottolinea Todeschini, “l’importanza politica crescente del papato coincise con una intensificazione dell’antigiudaismo cristiano”. Evento cruciale in tal senso il IV concilio lateranense del 1215.
Leggi
|
|
LA REPLICA DEL MINISTRO ISRAELIANO YAIR LAPID AL REGIME DI TEHERAN
“L'Iran continua a minacciare,
ma perderà questa battaglia”
A due anni dall'eliminazione del generale Qassem Soleimani, tra gli architetti dell'aggressiva espansione militare iraniana in Medio Oriente, il regime di Teheran continua a minacciare l'area. Lo dimostrano i tre attacchi compiuti nell'anniversario dell'uccisione di Soleimani con bersagli molto diversi. Nello stesso giorno, c'è stato il sequestro di una nave emiratina da parte dei ribelli Houti. Il lancio di due droni contro l'aeroporto internazionale di Baghdad nell'area dove si trova una base statunitense. L'hackeraggio del sito quotidiano israeliano Jerusalem Post. Tre eventi che dimostrano la strategia di Teheran di mantenere alta la tensione, proprio mentre i suoi emissari sono tornati a Vienna al tavolo dei negoziati sul nucleare. L'obiettivo è dimostrare forza alle diverse controparti attraverso aggressioni e minacce. E in questa chiave è da leggere anche l'attacco social del ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian contro Israele. “Il sionismo non ha posto nel futuro del mondo”, ha scritto Amirabdollahian, attaccando in particolare il ministro degli Esteri di Gerusalemme Yair Lapid, che di recente aveva ribadito come Israele sia pronta a intervenire militarmente per fermare l'Iran. “Il regime estremista iraniano minaccia Israele di annientamento, ma continuerà a perdere questa battaglia. La loro leadership fallita sta distruggendo l'Iran dall'interno. Nelle parole del poeta iraniano Saadi: 'Colui la cui essenza è il male, rimarrà per sempre tale'”, la replica di Lapid. “Gli iraniani - ha proseguito il ministro - dovrebbero sapere che è il loro regime che sta rendendo la loro vita miserabile. Lo Stato d'Israele è forte e non permetterà che venga fatto del male ai suoi cittadini”.
Leggi
|
|
QUI ROMA - LA COMMEMORAZIONE AL MURO DEL DEPORTATO DEL VARANO
“4 gennaio 1944, non dimentichiamo”

“Alle ore 20.40 di ieri dallo Scalo Tiburtino è partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n. 292 cittadini romani, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni. Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un maresciallo e quattro militari della Polizia Germanica”.
È quanto si legge nel mattinale della Questura del 5 gennaio 1944. La prima documentazione relativa alla deportazione “politica” e di alcuni prigionieri ebrei che poche ore prima aveva preso avvio dal carcere di Regina Coeli. Tra loro Mario Limentani, scomparso nel 2014, cui all’arrivo a Mauthausen sarà cucita “una stella fatta con due triangoli: uno rosso con IT nero perché ero italiano e m’avevano portato con i politici e uno giallo perché ero ebreo”.
4 gennaio 1944, una data che sempre più deve imprimersi nella coscienza cittadina. A testimoniarlo la partecipazione del sindaco Roberto Gualtieri alla cerimonia commemorativa svoltasi quest’oggi al Muro del Deportato del Verano. “Bisogna coltivare la memoria e il ricordo: l’oblio e l’indifferenza vanno contrastate perché rischiano di farci rivivere e tornare a pagine drammatiche”, le sue parole dopo la deposizione di una corona insieme all’Associazione Nazionale Ex Deportati che, da molti anni ormai, organizza questo appuntamento.
Ad accoglierlo il presidente dell’Aned Roma Aldo Pavia e il suo vicepresidente Andrea Di Veroli, oltre alla presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello. Un luogo, ha affermato quest’ultima, “che deve essere valorizzato e, attraverso la ricerca, completato per ricordare tutti coloro che subirono questa terribile sorte”. Conferma Pavia: “La strada è quella, c’è ancora molto da fare”.
Presenti inoltre l’assessore UCEI alle Politiche educative Livia Ottolenghi, l’assessore comunitario alla Memoria Massimo Finzi, il presidente di Progetto Memoria Lello Dell’Arriccia.
Leggi
|
|
I compromessi della Memoria
 Si stanno avvicinando i lunghi giorni della Memoria. Richieste e proposte cominciano ad arrivare per eventi e cerimonie e presentazioni di libri e ricordi personali. Si fa cultura nelle scuole, ed è la parte migliore della faccenda. Ma troppo spesso la Memoria la vengono a raccontare a noi, che non ne abbiamo bisogno. Manca la sensibilità da parte di chi organizza di ricercarsi il giusto destinatario, di voler fare cultura, anziché mero rito e vuoto atto di contrizione.
|
|
|
La qualità delle leggi
 Roberto Calvo, Ordinario di Diritto Privato, ha da poco pubblicato <em>Scienza e valori della legislazione civile. Diritti della persona, positivismo giuridico e antiebraismo</em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2021. In questo pregevole volume, che consigliamo anzitutto ai giovani e non solo agli studiosi, costui mette in luce la perversa gerarchia delle fonti nel nazismo, dove “L’epilogo dei capovolgimenti su esposti fu l’attribuzione all’ideologia nazista del ruolo di fonte del diritto: lo spirito nazionalsocialista, che idealizzava l’odio razziale e antiebraico, era quindi dotato di forza vincolante; in caso di contrasto con il ≪vecchio≫ diritto scritto l’autorità magistratuale avrebbe dovuto dare prevalenza alla fonte non scritta innervata dalla volontà del Führer (Führerwille), che primeggiava su ogni altra norma giuridica”.
|
|
|
Conoscere i padri
 Una breve visita al Har Herzl in un giovedì di fine 2021 aiuta molto a comprendere fondamenti e aspirazioni formative dello Stato di Israele. Non è un giorno festivo, non ci sono occasioni celebrative particolari, è una normalissima giornata lavorativa in un periodo lontano, qui, da ogni clima vacanziero. Eppure, già all'ingresso si accalcano plotoni di giovani soldati condotti presto dai loro istruttori attorno alla tomba di Theodor Herzl, dove schierati in cerchio ascoltano le spiegazioni di chi li accompagna.
|
|
|
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Le testate giornalistiche non sono il luogo idoneo per la definizione della Legge ebraica, ma costituiscono uno strumento di conoscenza di diverse problematiche e di diverse sensibilità. L’Assemblea dei rabbini italiani e i suoi singoli componenti sono gli unici titolati a esprimere risoluzioni normative ufficialmente riconosciute. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo comunicazione@ucei.it Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: comunicazione@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.
|
|
|
|
|