IL NUOVO NUMERO DI PAGINE EBRAICHE

La sfida delle risorse, per un futuro da protagonisti

Ancora una volta milioni di italiani si trovano davanti a una scelta che può essere determinante per la crescita culturale e valoriale di una intera collettività. “Otto per Mille, scegliere il futuro” si evidenzia sul numero di luglio di Pagine Ebraiche in distribuzione, a ribadire l’importanza di un sostegno rivolto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. “Non siamo un’azienda che produce un prodotto, non siamo una fabbrica di bottoni. Non vendiamo nulla. I servizi che offriamo, i progetti che portiamo avanti, si sostengono grazie al reperimento delle risorse”, sottolinea l’assessore UCEI al Bilancio Davide Romanin Jacur. Risorse che creano valore, con un riverbero in tutta la società italiana.
Nella parte alta del giornale anche il racconto di un’esperienza nelle scuole che, attuando le linee guida sull’antisemitismo presentate in autunno nella sede del ministero, ha puntato a una sperimentazione didattica rivolta ai docenti come strumento per contrastare ogni forma di pregiudizio. Significativi i feedback di un’iniziativa che potrebbe rappresentare un nuovo modello di buone pratiche per insegnanti e allievi.
L’intervista del mese è a Maurizio Serra, diplomatico, storico e primo italiano a entrare nella prestigiosa Académie française. Suo il posto che fu di Simone Veil. “La sua Francia europeista e interclassista è quella in cui tutti noi speriamo”, sottolinea Serra. “Una Francia che forse ora potrebbe anche imparare dal voto a essere un po’ meno presenzialista, nel senso degli spazi che vuole acquisire per sé, e un po’ più partecipativa”.
Per la quinta volta in tre anni e mezzo Israele si prepara a tornare al voto. La fragile ed eterogenea coalizione guidata da Naftali Bennett e Yair Lapid non ha retto e dopo un anno ha alzato bandiera bianca. Nelle pagine di Eretz un quadro su quel che sta accadendo e sulle prossime mosse che è lecito attendersi.
Sul principale sito matrimoniale indiano 3.5 milioni di persone si sono registrate come “ebrei”. Un dato inverosimile, ma che rivela comunque qualcosa: lo sveliamo in Orizzonti. Mentre in Economia, andando avanti nella lettura, si ragiona sul nuovo asse di collaborazione in materia di energia che vede anche Israele coinvolto. Alla realtà degli Italkim, gli italiani d’Israele, è dedicato invece il dossier centrale di Pagine Ebraiche. Un mondo vivace ed eterogeneo che esploriamo in una prospettiva storica, ricordando ad esempio figure fondanti come quella di Enzo Sereni, ma anche attraverso i progetti e le testimonianze di chi questa comunità continua a viverla ogni giorno. Anche nel segno di un viaggio straordinario di cui ricorre in questi mesi il 70esimo anniversario: il trasferimento di vari arredi sacri caduti in disuso dall’Italia a Israele.
Torna d’attualità, con l’inizio delle riprese del film di Bellocchio, la questione del caso Mortara. Ne parliamo in apertura di Cultura con una testimonianza su questa vicenda tra storia e nuove forme di racconto (cinema e non solo). Celebriamo poi i 100 anni di Silvana Weiller, grande pittrice d’origine veneziana, con un itinerario sul segno dell’identità ebraica nella sua arte. Molte pagine sono inoltre dedicate all’ultimo giallo di Veit Heinechen, ambientato come i precedenti a Trieste, che in un prosa affascinante torna a farci riflettere sul “nero cupo della Storia” e i suoi intrecci con questa città unica nel bene e nel male. Conclusione con lo Sport e varie anticipazioni dalla prossima edizione delle Maccabiadi presto al via in Israele.
 

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L'ARBITRO ISRAELIANO PROTAGONISTA NELLA SEDE DEL CONI

Italia-Brasile, Klein fischia di nuovo
Per onorare la Storia e "Pablito"

Scoccano le 17.15 – l’ora esatta in cui iniziò Italia-Brasile ai Mondiali di Spagna ’82, “la partita” per antonomasia del nostro calcio – quando l’israeliano Abraham Klein, oggi splendido 88enne, torna a fare il gesto che più gli è stato familiare per i lunghi anni della sua onorata carriera di arbitro internazionale: avvicinare le labbra al fischietto e farlo risuonare affinché sia chiaro che da quel momento la situazione sarà sotto il suo totale ed esclusivo controllo. Un gesto cui si è prestato col sorriso nel 40esimo anniversario di quella partita leggendaria che proiettò gli Azzurri (e indirettamente anche lui) nella Storia, in un Salone d’onore del Coni con presenze azzurre di qualità accorse a Roma per onorare l’indiscusso protagonista di quel match, Paolo “Pablito” Rossi, cui è dedicata la mostra “Un ragazzo d’oro” aperta da oggi al pubblico.
Un ragazzo d’oro anche per Klein, che già lo scorso autunno volle posare davanti alla maglia di “Pablito” al Museo del calcio di Coverciano dedicandogli parole di grande stima e affetto (“Un esempio di lealtà, un gentiluomo”). Ieri, al suo fianco, c’erano tra gli altri il presidente del Coni Giovanni Malagò, il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, la vedova del campione Federica Cappelletti, gli ex compagni di squadra Marco Tardelli e Bruno Conti. Una rimpatriata di campioni nel nome di Rossi. E la sensazione, anche per Klein, di stare di nuovo in famiglia. Quella partita, ha infatti confessato, l’avrà rivista almeno un centinaio di volte.

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GIANCARLO ANTOGNONI A PAGINE EBRAICHE

"Mi ha annullato un goal e ho perso la finale,
ma la colpa fu del guardalinee"

Il pur ottimo arbitraggio di Klein fu segnato da una svista: l’annullamento del quarto goal azzurro, firmato da Giancarlo Antognoni a pochi minuti dal termine della gara, che se convalidato avrebbe forse evitato agli uomini di Bearzot un finale con più di un patema per difendersi dall’assalto dei brasiliani alla ricerca disperata del pareggio. Una svista tutto sommato indolore per l’Italia. Ma non per il diretto interessato, astro della nazionale e bandiera da anni anche della Fiorentina.
“In quel Mondiale avevo un’ossessione. Volevo segnare a tutti i costi, anche una sola rete” la sua testimonianza a Pagine Ebraiche. Da lì il bisogno di provarci in tutti i modi nella successiva semifinale con lo Polonia, al punto da infortunarsi nell’ennesimo di molti tentativi e dover saltare come conseguenza la finale con la Germania. Una beffa atroce di cui parla ancora con difficoltà.
“Quarant’anni dopo mi sento comunque di ‘perdonarlo’ il povero Klein. L’errore in fondo non fu tanto suo quanto del guardalinee”, spiega al giornale dell’ebraismo italiano. “Oggi mi è più facile elaborare quella vicenda. In fondo siamo diventati campioni tutti insieme, a prescindere da chi è poi sceso effettivamente in campo contro la Germania. Certo dispiace, e un po’ brucia, perché penso che avrei potuto essere uno dei protagonisti di quell’incontro. Ma così va il calcio e non posso farne una colpa a Klein”.
Un sodalizio vincente che l’Italia tutta sta onorando con una serie di iniziative che, dice Antognoni, “scaldano il cuore: sono passati tanti anni eppure è un ricordo più che mai vivo: il segno che abbiamo inciso”. Nel nome anche di “Pablito”, scomparso da un anno e mezzo ma sempre nei pensieri dei suoi ex compagni di squadra e amici. “Abbiamo un gruppo Whatsapp, ci scriviamo e sentiamo continuamente. Eravamo e siamo ancora un bel gruppo…”.

(Nell'immagine in basso: la protesta di Antognoni dopo il goal annullato da Klein)

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IL CORDOGLIO DEGLI EBREI PISANI 

Joram Kufert (1953-2022)

Era nato ad Haifa ma da vari anni ormai – profondamente innamorato dell’Italia e della sua cultura – aveva fatto di Pisa la sua città di adozione. Medico e professionista dalla grande esperienza, Joram Kufert aveva lavorato a Cascina come titolare del servizio di FisioKinesiterapia presso la Pubblica Assistenza e poi all’ospedale Santa Chiara, per dedicarsi infine a un centro specializzato in fisioterapia e riabilitazione di respiro internazionale da lui fondato nella zona di Cisanello. Una figura molto amata, per le sue competenze ma anche per la sua attitudine e il suo approccio positivo alla vita.

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Ticketless - Macà e Jeudì
Le cronache ci aggiornano dalla Sardegna: invasione di cavallette. “Il Foglio” di domenica rivela il ritorno delle piaghe bibliche nel mondo: siccità, carestia, epidemie, guerre, locuste. La canicola non aiuta a sollevare lo spirito dei giornalisti e dei lettori, le parlate giudeo-italiane forse sì.
Nell’Ottocento italiano, la parola “macà” serviva a indicare piaghe moleste e piaghe poco moleste: un amico noioso, una zia petulante, un libro inutile. In questi ultimi mesi ho frequentato carteggi di Isacco Artom e di Cesare Lombroso, che riservano non poche sorprese per chi pensa a una loro lontananza dalle consuetudini ebraiche. Giro a linguisti più competenti di me l’uso di “jeudì” (con varianti nella trascrizione: yehudì, judì ecc.). Sostantivo e non aggettivo.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Papi all'Inferno
Abbiamo trattato, la settimana scorsa, della questione della concezione dantesca del rapporto tra Chiesa e Stato, chiedendoci in che modo essa abbia rappresentato, nel Medio Evo, una visione decisamente innovativa, imperniata su un’intransigente difesa del valore che oggi chiameremmo laicità. Concetto, abbiamo detto, la cui definizione appare soggettiva e mutevole, e alla cui costruzione lo stesso poeta ha certamente dato un contributo essenziale sul piano teorico.
Francesco Lucrezi
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Alex, che parlava sei lingue
Tutte le volte che mi reco per ricerche a Cracovia incontro il caro amico Christof Kulisiewicz, che è solito abbracciarmi ed esclamare a gran voce: “Hi Francesco, you again!”. Chiesi e ottenni da Christof gran parte del materiale raccolto in tutta Europa da suo padre Aleksander detto Alex; ma, cosa di gran lunga più importante, misurai la densità del grande e insostituibile contributo offerto da Alex alla letteratura musicale concentrazionaria.
Francesco Lotoro
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