Israele è arrivata a questo Yom HaAtzmaut segnata dalle divisioni e dai contrasti politici. Nel giorno che celebra l’Indipendenza del paese è però "necessario ricordarsi che la diversità è un punto di forza" dello Stato ebraico. A sottolinearlo il presidente Isaac Herzog, nel corso della tradizionale cerimonia organizzata presso la sua residenza. “Anche in questi giorni, in questo tempo di discordia, dobbiamo ricordare: il mosaico israeliano, la stupefacente diversità in cui abbondano argomenti, voci, opinioni e posizioni, non è una debolezza”. Al contrario, ha incalzato, un valore aggiunto.
Rivolgendosi poi alle comunità ebraiche del mondo, Herzog ha affermato che le discussioni in corso – innescate dalla contestata riforma della giustizia promossa dal governo Netnayahu – sono un elemento centrale della giovane storia d’Israele. “Non dobbiamo dimenticare che porci domande sulla nostra identità e sul nostro scopo comune rappresenta un dono”, il pensiero di Herzog. “Avere un Paese da plasmare insieme, da condividere, su cui persino discutere, non molto tempo fa sembrava un sogno lontano. E ora è una benedizione che non dovremmo dare per scontata”.
Di miracolo ha parlato anche il Primo ministro Benjamin Netanyahu. “Fermiamo per un attimo le agitazioni e guardiamo la grande meraviglia chiamata Stato di Israele”, ha detto. Guardiamo a “quanti miracoli abbiamo creato negli ultimi 75 anni: siamo passati dalla Shoah alle vette della rinascita” l'ulteriore riflessione del Premier a margine della cerimonia al Monte Herzl. Ad essere citati come esempi virtuosi la creazione delle Forze di Difesa Israeliane, gli accordi di pace con alcuni Paesi arabi e il libero mercato. “Abbiamo vagato in Egitto per 40 anni fino a raggiungere la terra promessa. Abbiamo capito che solo insieme possiamo raggiungere la nostra destinazione", le parole di Netanyahu. "Ma abbiamo anche inventato Waze (app per la navigazione stradale) per ogni evenienza, perché gli israeliani sono fatti così”.
"Contraddizioni e dibattiti interni
una conferma della nostra vitalità"
Nel momento in cui Israele si trovò a lottare per la propria indipendenza, nei mesi successivi alla nascita della nuova entità nazionale e sotto la minaccia di numerosi eserciti arabi, Mario Piazza O Sed lasciò l’incarico di officiante delle funzioni religiose che ricopriva a Roma per andare a combattere per la difesa del giovanissimo Stato, restando ferito in uno scontro. Tornerà poi a Roma, dove riprenderà la sua funzione rabbinica all’Oratorio di Castro. La sua è una delle molteplici storie su cui si incentrava il video-omaggio ai giovani ebrei romani che lottarono per il diritto ad esistere d’Israele, proiettato in un palazzo d’angolo tra via Catalana e via del Portico d’Ottavia nel corso della serata di festeggiamenti per Yom HaAtzmaut indetta dalla Comunità ebraica. Un’iniziativa congiunta del Centro di Cultura Ebraica e dell’Archivio Storico, per fare memoria di scelte di vita che hanno coinvolto diversi strati della Comunità.
“Israele è una fonte di ispirazione con i suoi successi in campo economico, culturale, scientifico e soprattutto nell’innovazione e high tech. Le contraddizioni e i dibattiti interni al Paese sono una dimostrazione della vitalità di questa nostra democrazia” la riflessione di Alon Bar, l’ambasciatore d’Israele in Italia. “Le relazioni tra i nostri due Paesi – ha poi aggiunto dal palco – sono eccellenti, il mio compito è quello di renderle ancora migliori e più profonde”.
Yom HaAtzmaut e il 25 Aprile. Un giorno condiviso per festeggiare, dall’Italia a Israele, i valori comuni della democrazia, dell’unità e della libertà. È uno dei paralleli richiamati nel corso dei festeggiamenti organizzati dalla Comunità ebraica di Milano per il Giorno dell’Indipendenza d’Israele. Iscritti e ospiti si sono raccolti nel giardino della Scuola ebraica, dopo aver partecipato al corteo nazionale per il 25 Aprile, per celebrare Yom HaAtzmaut. Un giorno, ha evidenziato in apertura il rabbino capo rav Alfonso Arbib, che ci ricorda come “ogni discussione ha un senso a patto di sapere che siamo Am Echad: un popolo unico; lo siamo nonostante le nostre divisioni, nonostante la pluralità di opinioni. E siamo un popolo unico anche perché unica è la nostra storia”. Elementi da tenere a mente, ha proseguito il rav, per rispondere uniti a chi ancora oggi “mette in discussione la legittimità d’Israele e la legittimità del legame ebraico con la Terra d’Israele”. A tracciare un collegamento tra l’avvicendarsi di date simboliche è stato poi il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Milo Hasbani. “Questa mattina con la presidente dell’Unione Noemi Di Segni siamo andati a deporre una corona alla Loggia dei Mercanti per onorare il sacrificio di soldati e civili per la Liberazione. Poi ci siamo collegati con Israele per il minuto di silenzio per Yom HaZikaron e ora siamo qui a festeggiare Yom HaAtzmaut”, ha detto Hasbani. Un intreccio di ricorrenze che ricordano come libertà e democrazia non possano essere date per scontate.
AMPIA PARTECIPAZIONE IN TUTTO IL PAESE ALLE CELEBRAZIONI
25 Aprile, storie e memorie dell'Italia ebraica
Molte piazze del 25 Aprile gremite nel segno del contributo ebraico alla Resistenza e Liberazione dal nazifascismo. A Verona un solenne omaggio ha commemorato la figura della partigiana triestina Rita Rosani, uccisa sul Monte Comun e medaglia d’oro al valor militare. A ricordarla una cerimonia in sinagoga. Là dove una lapide, posta sulla facciata dell’edificio, celebra il suo impegno a difesa dei “più alti ideali dell’umanità”. Ad accogliere il sindaco Damiano Tommasi e gli altri rappresentanti istituzionali una delegazione comunitaria guidata dalla neo presidente Anna Trenti Kaufman.
“Oggi celebriamo con la città e con il paese intero l’anniversario della Liberazione dal regime nazifascista. È una ricorrenza che ogni anno arriva vicino a momenti del nostro calendario che in qualche modo le sono legati – Yom HaShoah, che abbiamo celebrato pochi giorni fa; Yom Haatzmaut, che celebreremo stasera e domani, giorno che ricorda l’aspirazione alla libertà e una tappa fondamentale per noi ebrei in un cammino di liberazione lungo duemila anni, cammino ancora lontano dall’essere compiuto”, la riflessione posta dal presidente della Comunità ebraica Enrico Fink nel 25 Aprile fiorentino.
A Trieste, autorità civili e religiose hanno preso parte alla cerimonia alla Risiera di San Sabba con la deposizione di una corona nei pressi dell'edificio destinato alle eliminazioni di ebrei, prigionieri civili e militari. In chiusura, il concerto del coro partigiano triestino Pinko Tomažič.
Come tradizione il corteo del 25 Aprile si è chiuso a Venezia in Ghetto, con una cerimonia che ha visto la partecipazione del sindaco Luigi Brugnaro, del prefetto Michele Di Bari e di altre autorità civili e militari. Nella circostanza il presidente della Comunità ebraica Dario Calimani ha tra l'altro affermato: “Chi non sa o non vuole sapere che cosa è stato il fascismo venga in questo Ghetto e glielo spiegheremo. Gli faremo leggere i nomi, a uno a uno, e gli racconteremo le loro storie. Che vengano in questo campo a rivendicare l’innocenza e il bell’ideale repubblichino degli assassini”.
A Napoli il Sindacato unitario dei giornalisti campani ha organizzato una cerimonia in piazza Bovio, nell'area in cui sono state collocate nove pietre d'inciampo in ricordo di altrettante vittime della Shoah e della persecuzione nazifascista. "La Memoria è un antidoto necessario contro chi vuole riscrivere la storia, mettendo in discussione valori che sono alla base della libertà e della democrazia" hanno osservato il segretario generale del sindacato Fabrizio Cappella e il segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Claudio Silvestri. Tra gli intervenuti la presidente della Comunità ebraica napoletana Lydia Schapirer, il consigliere Daniele Coppin e il consigliere della Federazione delle Associazioni Italia-Israele Giuseppe Crimaldi e il presidente dell'Associazione Memoriae Nico Pirozzi.
(Nell'immagine: la cerimonia alla sinagoga di Verona; il coro partigiano alla Risiera di San Sabba, foto di Giovanni Montenero; l'iniziativa in piazza Bovio a Napoli)